Di quando mi sono ritrovata giudice in un concorso di olio d’oliva

Eda, Storica dell’arte

“La vita è proprio strana a volte” mi è stato detto. Sulla mia ho smesso di stupirmi.

Quello che accade di buono lo prendo come un’opportunità, quello che mi accade di male lo prendo come un insegnamento. Ed è proprio cogliendo occasioni che mi sono ritrovata a fare qualcosa che non avrei mai pensato di fare.

Milano, maggio 2017

Quando vivi con un imprenditore food blogger ti abitui ad avere per casa i prodotti più strani e disparati, chef che vanno e vengono e arnesi da cucina che non sai neppure come si usino. La vita con un malato di cucina pieno di idee come Andrea non è sempre semplice ma non ci si annoia mai.

E’ stato con un largo sorriso che un giorno mi ha annunciato “mi hanno invitato a fare da giudice in un concorso di oli d’oliva a Milano, andiamo?“.

Ovviamente la mia risposta è stata si.

 

Siamo riusciti ad unire l’evento Leone d’oro con il nostro soggiorno in Valle Imagna e a Como e siamo partiti alla volta della Lombardia pieni di entusiasmo. Il premio Leone d’oro dei mastri oleari è uno dei più importanti a livello nazionale e vi partecipano anche oli esteri, soprattutto dalla Spagna.

Appena arrivati all’evento, l’organizzatrice Maria Paola di O’live&Italy ci ha spiegato come degustare l’olio e poi ha chiesto anche a me di fare da giudice della giuria popolare insieme ad Andrea. Perché no, mi sono detta, non so se mi ricapiterà mai più. Ogni lasciata è persa.

Premetto che produco olio d’oliva da quando sono bambina: mi occupo della raccolta (faticosissima e manuale!) e della spremitura con mia nonna e mio padre poiché abbiamo alcune piante di olivo in Sabina sufficienti a produrre quel poco di olio che basta per la nostra famiglia. Ma mentre ero all’evento mi sono resa conto di saperne ben poco di olio d’oliva anche perché non l’ho mai dovuto acquistare!

All’inizio non capivo davvero bene come assaggiare l’olio per degustarlo né sentivo l’aroma che veniva sprigionato, il retrogusto e il sapore aspro. Solo dopo qualche tentativo e la spiegazione di Maria Paola, ho iniziato a provare tutti i profumi e i gusti dell’olio. Ho imparato e scoperto un mondo che non credevo neppure esistesse, quello dei degustatori di olio e dei mastri oleari, della coltura delle olive fatta secondo tradizione contrapposta a quella “in serie” che viene spesso impiegata per gli oli commerciali.

Durante la degustazione degli oli che siamo stati chiamati a votare, ce n’era uno dei nove di qualità bassa, di quelli che si trovano in commercio a pochi euro nei supermercati. Mi sono stupita dall’essere riuscita a distinguerlo immediatamente! La differenza con gli altri oli era talmente lampante…

Ringrazio Maria Paola e tutta l’organizzazione di questo concorso per avermi permesso di partecipare e di imparare tanto su questo mondo cosi particolare e unico. L’olio d’oliva fa parte del patrimonio italiano e per questo dobbiamo cercare di proteggerlo e di proteggere gli alberi di olivo che da secoli ci permettono di produrre uno degli oli più sani ed eccellenti al mondo. Ma questa è un’altra storia…

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