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Stai pensando di andare a Trani ma non sai cosa bene cosa visitare o dove andare a mangiare? Niente paura, in questo post troverai moltissimi suggerimenti su cosa fare e cosa andare a vedere in una delle più belle città della Puglia.

Una passeggiata alla scoperta delle bellezze di Trani, tra meraviglie medievali, mare e storia.

Pronto a partire? Si parte!



Perché visitare Trani?

Trani è una delle città più belle della Puglia ed ha un’origine antichissima le cui radici affondano fino nella preistoria.  Divenne un’importante centro romano e poi, nel medioevo, passò sotto il dominio bizantino e fù sede vescovile.

La cattedrale di Trani, iniziata nel 1099 e costruita nel tipico stile romanico pugliese, testimonia che la città era un porto importante e molto visitato.

Infatti, sotto il dominio di Federico II di Svevia, Trani divenne un centro importante di scambi e cultura. conoscendo un periodo di sviluppo delle arti.  Il castello Svevo di Trani, costruito nel 1233, rimane a ricordarci quest’epoca di grande ricchezza.

Il declino della città iniziò con il dominio Angioino e proseguì con quello Aragonese a causa dello spostamento delle vie commerciali dopo la scoperta dell’America, dal Mediterraneo all’Atlantico.

Il paesaggio di Trani è qualcosa di indescrivibile: la pietra bianca su cui riflettono i raggi del sole, il blu intenso del mare come sfondo, le forme maestose dei suoi monumenti.

Passeggiare per le sue vie, assaporare il mare dal porto, godersi i suoi colori riempe gli occhi di bellezza e ti trasporterà indietro di mille anni, quando era una città di mare del medioevo.trani

Cosa vedere a Trani in un giorno?

Per visitare Trani occorre almeno un giorno. Ci sono stata tre volte e ho sempre scoperto cose nuove che le precedentemente non avevo notato.

Penso che ci siano almeno tre cose da vedere assolutamente a Trani: la cattedrale, il castello e la chiesa di Ognissanti. Questi tre edifici sono la più importante testimonianza del suo passato medievale e aiutano il visitatore ad immergersi nella sua atmosfera.

traniCosa vedere a Trani: la Cattedrale

La cattedrale di Trani è in stile romanico e si divide su due livelli: la chiesa superiore e la chiesa inferiore.

Nella cattedrale inferiore si possono ammirare alcuni brandelli di antichi affreschi medievali che, insieme alla maestosità dell’architettura e alle colonne non proprio slanciare, infondono un’atmosfera di calma e raccogliemento. In questo luogo sono anche conservate le reliquie di San Nicola, molto venerato in Puglia.

Si possono vedere i resti della chiesa precedente, dedicata alla Madonna e l’ipogeo di San Leucio, risalente al VII secolo.

Il portale bronzeo della cattedrale superiore è un capolavoro di Barisano da Trani che unisce elementi romanici a stilemi bizantini e saraceni. Risale al 1180 e pesala la bellezza di 25 quintali: è diviso in 32 riquadri uno dei quali rappresenta lo stesso Barisano ai piedi di San Nicola Pellegrino, dedicatario della basilica.

La chiesa superiore ha forme più slanciate: gli archi del matroneo (il piano superiore) si alternano alle colonne binate che dividono le navate, creando un ritmo armonioso e fluido. L’abside è incorniciato da un immenso arco, illuminato da una finestra.

Le forme sono semplici, maestose e incredibili.

Non si può non notare il grande campanile della cattedrale di Trani, alto ben 60 metri. Fu iniziato nel 1200 e concluso cento anni dopo: sui diversi livelli, si leggono infatti stili architettonici diversi!trani

Cosa vedere a Trani: chiesa di Ognissanti

Altra meraviglia di questa città è la chiesa di Ognissanti, costruita nel XII secolo. Sorgeva su una delle tratte che soldati e cavalieri di tutta Europa percorrevano per imbarcarsi verso la Terrasanta ed era probabilmente utilizzata per le benedizioni.

Si trovava all’interno di un’ospedale.

Alcuni sostengono che fosse una delle chiese appartenute all’ordine dei Templari, a tal punto che è chiamata anche chiesa dei Templari.

Benché la presenza di quest’ordine sia attesta in città, non vi sono documenti che riportino la loro gestione della chiesa. Quello che è sicuro è che vale la pena visitarla perché sembra di fare un viaggio nel tempo: tra capitelli decorati, l’abside che si affaccia direttamente sul mare e l’ingresso da una via interna, sembra di entrare in un’altra dimensione, raccolta e silenziosa.trani

Dove mangiare a Trani?

Trani è una città di mare e ci sono diversi ristoranti dove assaggiare le delizie locali.

La cucina locale offre varie specialità di pesce e regionali come le orecchiette. Tra i molti ristoranti che troverete in centro ve ne sono di più o meno cari: il mio consiglio è di allontanarvi un pochino dalle zone più turistiche e cercare qualche piccola osteria tipica.

Se volete fare un pranzo veloce, fermatevi in un forno e prendete un pezzo di focaccia: è una delle cose più buone del mondo!trani

Commenti su Trani?

Hai mai visitato questa città ho hai intenzione di visitarla a breve? Scrivimi pure nei commenti e raccontami la tua esperienza di viaggio.

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dettaglio del rosone della cattedrale
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Il portale della cattedrale, capolavoro medievale
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Affreschi medievali all’interno della cattedrale di Trani
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prospettiva del campanile della cattedrale di Trani
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basilica inferiore

State cercando un posto dove andare in viaggio tra dicembre e gennaio? Se vi piace passeggiare tra le bancarelle del centro non potete lasciarvi sfuggire i mercatini di natale più belli d’Europa!

I mercatini di Natale sono una tradizione tipica dell’Europa settentrionale ma ultimamente si stanno diffondendo un pò ovunque. Le più belle vie e piazze del vecchio continente si popolano di piccoli banchetti con prodotti tipici, street food, manufatti artigianali, idee regalo e tanto altro.

Se vi piace viaggiare in inverno, i mercatini di Natale sono un’ottima scusa per visitare le più belle città del nord Europa: pieni di luci, addobbi e profumi, inebriano gli avventori e rallegrano le buie giornate invernali oltre a costituire una vera e propria attrazione turistica.

In questo post trovate i 5 mercatini di Natale più carini in cui sono stata con le cose più buone che si possono assaggiare, pronti a partire?




I Mercatini di Natale in Germania: Aachen

I mercatini di Natale in Germania sono popolarissimi. Se non sapere cosa regalare a Natale, questi mercatini sono sempre un ottima scusa per trovare i regali dell’ultimo minuto o dove bere bere un punch caldo e riscaldarsi nei freddi pomeriggi d’inverno.

I mercatini di Natale di Aachen si trovano nella piazza del municipio e sono tra i più belli che ho visitato. Tra i prodotti tipici che potrete trovare ci sono i biscotti: i domino, l’ottimo pan di zenzero, i printen e gli spekulatius oltre al marzapane ricoperto di cioccolata, sono tutti eccezionalmente buoni, provare per credere.

I Mercatini di Parigi agli Champs Elysée

Tra i più bei mercatini di natale che abbia mai visitato ci sono sicuramente quelli di Parigi.  Di solito sono allestiti lungo gli Champs Elisée ma quest’anno sono stati spostati per ragioni di sicurezza. Tra splendide luminarie, potrete trovare davvero di tutto, inclusa una pista di pattinaggio poco lontana.

Volete regalare dei prodotti tipici francesi? Ai mercatini di Parigi ci sono formaggi di ogni regione francese, vini per ogni palato e i tipici dolcetti “tete au chocolat”, morbida mousse ricoperta di cioccolato… buonissimi!

I mercatiti di Natale a Vienna

Volete organizzare un viaggio a Vienna? Io ci sono stata 7 anni fa e ci sono due cose che mi sono rimaste veramente impresse: gli spendidi mercatini di Natale della capitale austriaca e il FREDDO!

I mercatini di Natale di Vienna si trovano in vari posti della città. I più suggestivi? Quelli alla piazza del municipio.  Su questo sfondo vengono allestite delle bellissime casette di legno, tutte decorate a festa e con tante di quelle luci che fanno sembrare la piazza ancora più magica.

Qui si trovano le splendide candele fatte a mano, addobbi natalizi e punch bollenti per combattere il freddo. Se non sapete dove cenare a Vienna, tra i banchetti dei mercatini di Natale potete trovare le classiche frittelle di patate austriache, le patate al forno con formaggio e, ovviamente l’immancabile torta Sacher!

mercatini di nataleI Mercatini di Natale di Lubiana

Sono stata ultimamente ai mercatini di Lubiana e ne sono rimasta affascinata. Il lungofiume si anima di banchetti e luci bellissime, accompagnato da musica anche dal vivo e ottimo street food tra cui il gulasch. Sono un punto di ritrovo per gli abitanti che ne approfittano per stare insieme e godersi le serate invernali riscaldandosi con il vin brulée.

Se volete visitare Lubiana vi consiglio sicuramente il Castello, illuminato che domina la città la fa sembrare ancora più magica!

mercatini di nataleIl piccolo paesino di Monchau

Monchau è un paesino della germania e, già da solo, sembra il villaggio degli elfi che aiutano Babbo Natale, immaginatevela sotto alla neve piena di lucine!

Al mercatino di Natale di questa città si possono trovare tutti i prodotti tipici: dalla famosa vetreria artigianale per le decorazioni per l’albero, ai prodotti tipici della fabbrica della mostarda (da provare quella al miele o al pomodoro!) e tantissimi pizzi e merletti tipici.

C’è persino una House of Christmas, un negozio di tre piani, in pieno centro, che offre tutto sul Natale da marzo a dicembre. Ve la consiglio caldamente!

mercatini di nataleCommenti sui mercatini di natale?

Penso che il Natale sia un momento di riscoperta delle proprie tradizioni e quindi anche di valorizzazione dei prodotti tipici locali, non solo culinari, per questo i mercatini di Natale sono un punto importante di ritrovo ma anche di riscoperta culturale.

Nei prossimi anni spero di visitarne molti altri, soprattutto in Austria e nel nord Italia.

Quali mi consigliate?

Il rione sanità di Napoli è una zona fuori dai soliti itinerari turistici.

Questo quartiere è stato a lungo vittima di pregiudizi perché ritenuto uno dei luoghi più pericolosi di Napoli. Tuttavia, grazie all’impegno delle persone che ci vivono, oggi il rione sanità sta attraendo sempre più visitatori.

Il percorso lungo il Miglio Sacro nasconde delle bellezze incredibili che rivelano una parte importante della storia di Napoli e dei suoi abitanti.

Se vuoi sapere cosa vedere a Napoli oltre al centro storico, ti racconto la mia esperienza vissuta lungo il Miglio Sacro.

Leggi anche: cosa vedere a Procida in 10 incredibili scatti!



Il rione Sanità e la sua cicatrice

Il rione Sanità era il luogo in cui i napoletani si recavano per chiedere i miracoli. Era una delle zone più facoltose di Napolidove si trovava la tomba di San Gennaro, dove passava il re con la sua corte per recarsi alla reggia di Capodimonte e dove i nobili avevano i loro splendidi palazzi.

Questo quartiere, fatto di salite e discese, è costruito in una valle ed è stata proprio questa la sua sfortuna. Nel 1806, il governo francese decise di costruire un mastodontico ponte nel quartiere sanità per migliorare la viabilità. A causa di questa strada soprelevata, che taglia letteralmente il quartiere ed i suoi edifici, il rione Sanità iniziò un lento ed inesorabile degrado. Tagliato fuori dal resto della città, nei decenni passati è stato al centro di atti camorristici che gli hanno conferito la triste fama di uno dei luoghi più pericolosi di Napoli.

Vi ho già spiegato che oggi le cose stanno cambiando grazie anche all’impegno e al lavoro dei suoi abitanti. Ed è proprio grazie a loro che i suoi tesori del rione sanità stanno ricevendo sempre più attenzione sia per il valore storico artistico che per quello antropologico.

Vuoi sapere cos’è il miglio sacro di Napoli? Te lo spiego tra poco!

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Il miglio sacro di Napoli: che cos’è e perché è importante

Il miglio sacro è un percorso che si snoda all’interno del rione Sanità. Nelle sue varie tappe permette di approfondire e comprendere aspetti diversi ed unici della cultura napoletana.

E’ molto importante perché fa parte di un progetto molto più ampio di rivalutazione del quartiere. Include alcuni importanti siti come le catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, il cimitero delle Fontanelle e bellissime chiese come quella della Madonna della Sanità, di San Severo fuori le mura e di San Gennaro fuori le mura.

Inoltre, per gli appassionati dello street art, c’è un bellissimo che si snoda tra i palazzi storici.

Pronti a partire?

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Le catacombe di San Gennaro a Napoli lungo il miglio sacro

Sotto al rione Sanità si snodano gallerie scavate nel tufo. Questa zona nell’antichità era utilizzata come cimitero e ne abbiamo testimonianza partendo dalle catacombe di San Gennaro. Rispetto alle catacombe che avevo già visitato, sono rimasta colpita dall’ampiezza: non si tratta di un luogo angusto ma di una sorta di grande basilica sotterranea da cui si dipanano varie gallerie.

Il primo santo patrono della città di NapoliSant’Agrippino, venne sepolto qui nel III secolo e, nel V secolo, anche le spoglie di San Gennaro vennero sepolte vicino. Poiché la vicinanza alle reliquie dei santi veniva considerata un privilegio, furono scavate numerosissime tombe, decorate con bellissimi affreschi e mosaici.

Anche se le spoglie di San Gennaro furono portate via nel IX secolo, causando per altro un progressivo abbandono del sito, le decorazioni delle tombe sono rimaste. Particolarmente belli sono i ritratti a mosaico dei primi vescovi di Napoli, tra cui l’africano Quodvultdeus, sfuggito alle persecuzioni vandaliche.

Come spesso accade, le sepolture ci parlano della vita, degli usi e dei costumi ed è proprio qui che si trova  il più antico ritratto di San Gennaro conosciuto.

Le catacombe di San Gennaro al rione Sanità sono una tappa fondamentale per capire a fondo la storia di Napoli.

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La basilica di San Gennaro fuori le mura

Alla fine delle catacombe di San Gennaro, sorge una chiesa paleocristiana del V secolo, pesantemente rimaneggiata nei secoli successivi. Si tratta di San Gennaro extra moenia, fuori le mura, annessa alle catacombe che ospitavano la tomba del santo.

L’edificio assunse forme medievali e poi barocche, finché nel ‘900 non si volle riportarla all’originale “semplicità” rimuovendo gli altri interventi.

Dell’originale struttura si conservano le belle colonne nell’abside e l’impianto basilicale, mentre l’atrio d’accesso è decorato con affreschi cinquecenteschi di Andrea Sabatini, rappresentanti storie della vita di San Gennaro.

Accanto alla chiesa sorse prima un monastero benedettino (VIII secolo) poi convertito in ospedale per gli appestati (XV secolo), e infine ospedale dei poveri (XVII secolo).

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Il cimitero delle Fontanelle a Napoli, dove la devozione incontra il folklore

Uno dei posti più incredibili e suggestivi del Miglio Sacro e del rione Sanità è il cimitero delle Fontanelle. Un’antica cava di tufo, di proporzioni mastodontiche, ospita le ossa di centinaia di migliaia di napoletani.

Dal seicento furono infatti ammassati i resti di tutti gli ossari cittadini, di qualunque epoca fossero, per fare spazio ai corpi delle numerose vittime della peste. Nell’ottocento le ossa furono sistemate da alcune pie donne e da allora questo enorme cimitero divenne un vero e proprio luogo di culto.

Era uso adottare un teschio, detto “capuzzella”, cui si chiedeva protezione e grazia in cambio di preghiere. Le anime pezzentelle, proteggevano l’intera famiglia e, quando realizzavano un miracolo, il teschio veniva messo in una teca, gli si portavano doni e gli si scrivevano dediche.

A volte la suggestione era tale che si sognava la persona a cui era appartenuto il teschio.

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Riflessioni lungo il Miglio Sacro a Napoli

Le riflessioni da fare in un luogo simile sono infinite.

Possiamo pensare alla famosa “livella” di Totò, che peraltro nacque al quartiere Sanità. In questo luogo si trovano i resti di persone dal V secolo al XVII. Tutte ammucchiate, tutte uguali, che siano appartenute a ricchi o a poveri, a persone importanti o sconosciute.

Ho trovato molto interessanti anche le teche dei teschi che hanno esaudito le grazie richieste, alcuni dei quali con errori di ortografia e con dediche speciali, che ci raccontano la storia di chi si era preso cura di questi resti.

Secondo me il cimitero delle Fontanelle del Miglio Sacro non è solo un posto incredibilmente suggestivo, ma anche e soprattutto importante per capire la vita e le usanze napoletane.

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Il centro del rione e del miglio Sacro: la madonna della Sanità

La chiesa di Santa Maria della Sanità sorge proprio al centro del quartiere e del Miglio Sacro. Si tratta di un edificio barocco di grandissime dimensioni, che colpisce soprattutto per la cripta. La chiesa ha infatti origini antichissime: risale addirittura al V secolo di cui ci è arrivata l’immagine della Madonna con Bambino.

Proprio questo ritrovamento ha causato la ricostruzione dell’edificio e della cripta. I frati domenicani, per dare lustro alla chiesa, acquistarono anche le reliquie di 13 santi. Grazie a quest’ultime, aumentarono i fedeli desiderosi di essere sepolti nelle catacombe adiacenti e i prezzi aumentarono velocemente.

Davanti all’altare vi è una superba scalinata detta “a forcipe”, con marmi policromi che fa da cornice all’entrata della cripta. Nella chiesa sono presenti interessanti opere pittoriche del Seicento, di Luca Giordano e Andrea Vaccaro.

La statua di San Vincenzo O’Monacone, patrono del quartiere, è la più venerata.

Sulla sinistra della facciata c’è l’entrata dell’antico chiostro, oggi tagliato in due dalla costruzione del ponte napoleonico. Se riuscite ad entrate noterete gli affreschi antichi, quasi monocromatici, e la particolare forma ellittica.

Da una delle scale si accede al b&b casa del Monacone, gestito dalla cooperativa la Paranza, di cui vi ho parlato qui.

Proprio accanto alla cripta, si trova l’entrata alle catacombe di San Gaudioso, anche queste uniche nel loro genere.

Ora te ne parlo!

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Le catacombe di San Gaudioso a Napoli

Le catacombe di San Gaudioso si trovano proprio sotto alla chiesa della Madonna della Sanità e sono incluse nel percorso turistico del Miglio Sacro. Sono più piccole e strette delle Catacombe di San Gennaro ma non così tanto da causare ansia da claustrofobia.

Anch’esse hanno una parte antica, risalente al V secolo, quando vi erano sepolti i resti di San Gaudioso.

Furono abbandonate dopo la traslazione del corpo del santo e ampliate nel XVII secolo, quando nella chiesa furono portate le reliquie dei 13 santi.

frati domenicani costruirono quindi dei nuovi alloggiamenti per le salme del tutto particolari. All’epoca era in uso a Napoli l’essiccamento dei cadaveri, che prevedeva un tempo di svuotamento e perdita dei liquidi corporei di circa un anno. La temperatura costante del tufo bloccava i processi di putrefazione e permetteva la conservazione dei tessuti.

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Le catacombe di San Gaudioso: macabri racconti barocchi

Al di sotto delle catacombe di San Gaudioso si trova il luogo dove i corpi venivano trattati prima della sepoltura. Questi venivano lasciati su seggi scavati nel tufo di diverse dimensioni, a seconda della grandezza del morto. Vi era una persona addetta proprio a sorvegliare che il processo avvenisse in modo corretto, detta schiattamuorto, che bucava i cadaveri per permettere ai liquidi di fuoriuscire.

E’ ancora in uso a Napoli dire “che tu pozza sculà” cioè che tu possa “scolare”, morire.

Una volta “scolati”, i defunti venivano inumati e la tomba sigillata. La testa veniva murata con tanto di capelli e, al di sotto, veniva rappresentato il vestito del defunto.

Immaginate l’impressione che dovevano fare con tutta la pelle attaccata!

Nelle catacombe di san Gaudioso troviamo un giudice, un medico, delle ricche dame ma, per fortuna, sono conservate solo parte dei teschi e non tutti i crani essiccati!

Anche qui l’arte funebre si mescola al folklore, alle tradizioni locali e della storia del costume. La prossima volta che vi lamentate del vostro lavoro, pensate allo schiattamuorto, che se ne stava dentro alle catacombe tra i liquidi dei cadaveri…TERRIBILE!

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Altre due chiese da non perdere al quartiere Sanità

Vi sono altri due edifici che meritano attenzione lungo il miglio sacro. Si stratta della chiesa di Santa Maria de’ Vergini, cosiddetta perché legata alla confraternita degli eunostidi, dediti alla castità.

L’altro edificio interessante è San Severo fuori le mura, chiesa barocca che nasconde più di un tesoro: l’oratorio della confraternita dei bianchi, con preziosi stucchi e dipinti e delle antiche catacombe, non ancora accessibili al pubblico.

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La street art a Napoli da vedere lungo il miglio sacro

Passeggiando lungo il Miglio Sacro, non potrete non notare i coloratissimi murales che decorano i palazzi. Gli stessi ragazzi che gestiscono le catacombe hanno chiamato artisti da tutto il mondo per decorare il rione Sanità che oggi si presenta come una vera e propria esposizione di street art a Napoli.

Tra i murali più famosi vi è “Luce” di Tonio Cruz, davanti alla Madonna della Sanità, che rappresenta i bambini del rione o “Resis-ti-amo” di Bosoletti, che si concentra sulla “femminilità” del quartiere, abitato da moltissime donne con figli.

Ho trovato splendido anche “Speranza nascosta” che mostra il viso segnato dalle rughe di un clochard però in negativo, come se per essere letto dovessimo avere un filtro, un modo diverso di vedere la realtà. Si trova proprio in corrispondenza con un centro di accoglienza per senzatetto.

Il murale che ricopre totalmente la chiesa accanto al cimitero delle Fontanelle, il volto della venere spezzata che rappresenta il quartiere stesso, il grande totem fuori dalla chiesa di San Severo, tutti raccontano di come questi artisti di fama mondiale vedono questo quartiere tanto bello quanto ricco di contraddizioni.

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Informazioni utili sul miglio sacro

L’intero percorso del Miglio Sacro è frutto di anni di lavoro e paziente rivalutazione del quartiere da parte dei ragazzi che oggi gestiscono le Catacombe di Napoli. Come vi ho spiegato, non si tratta solo di una cooperativa, ma di un progetto molto più vasto che sta dando nuova vita al rione.

Il tragitto intero dura circa tre ore con una guida.

Il Miglio Sacro è un ottimo spunto per scoprire una parte della città di Napoli fuori dai soliti percorsi turistici ma che include grandi bellezze artistiche ed eccellenze culinarie come la pasticceria Poppella, famosa per il suo fiocco di neve, la pizzeria da Ciro Oliva, locali tradizionali dove potrete gustare piatti tipici della tradizione come il ristorante La taverna di Totò o l’alimentari Carmine. Vi lascio agli articoli dei miei compagni di viaggio.

Il racconto di Martina di Martiipal

Il racconto di Gian Luca di Viaggiaescopri

Il racconto di Ramona di Farina Lievito e Fantasia

Il racconto di Fedora di Cappuccino e Cornetto

Il racconto di Pilar di Non solo turisti

Siete mai stati o avete intenzione di visitare il rione sanità di Napoli? Per qualsiasi informazione scrivetemi nei commenti!

Il viaggio è stato sponsorizzato da InsolitaItalia.

 

Visitare Troyes vi farà immergere in un’atmosfera irreale e quasi fiabesca grazie alle sue adorabili case e dei suoi piccoli e pittoreschi vicoli. Oggi è tra le città più importanti della regione dello Champagne ma la sua storia è millenaria poiché fu abitata sin dalla preistoria. 

Il nome deriva dall’antica popolazione celtica che l’abitava, i Galli Tricassi.

Troyes è sicuramente una delle città da visitare vicino Parigi, un piccolo tesoro francese che conserva intatto il suo cuore medievale.



Visitare Troyes: un angolo di medioevo

Conosciuta con il nome di Augustobona sotto i romani, Troyes divenne un importante centro commerciale, religioso e culturale durante il medioevo.

Tra le altre cose fu la città natale di Chretien de Troyes, uno dei più grandi autori del medioevo francese!

Questa città ospitò anche il concilio di Troyes, dove fu redatto il regolamento dello scomparso ordine dei templari, il cui fondatore Hugues de Payns era nato nell’omonimo villaggio a pochi chilometri di distanza.

Tra le cose ipù belle da vedere a Troyes, la maggior parte risalgono al medioevo e all’epoca appena successiva, in cui la città divenne particolarmente ricca e famosa soprattutto grazie al commercio dei tessuti.

Volete scoprire quali monumenti vale la pena di visitare a Troyes? Vi accontento subito!

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Cosa visitare Troyes: la cattedrale

La cattedrale di Troyes è dedicata ai santi Pietro e Paolo (Saint-Pierre-et-Saint-Paul). Misura 114 m di lunghezza, 45 di larghezza ma la cosa stupefacente sono i suoi 1500 m2 di vetrate inclusi due rosoni del diametro di 10 metri.

La cattedrale fu iniziata nel 1200 e i lavori si prolungarono a diverse riprese sino al XVII secolo. Nella sua maestosità, la cattedrale di Troyes lascia senza fiato. T

ra gli altri edifici liturgici sono interessanti le chiese di Sainte Madeleine, anch’essa eretta intorno al 1200, e la bellissima basilica di Saint Urbain, della stessa epoca.

Cosa visitare Troyes: le bellissime casette a graticcio

Difficile vederne oggi in altre città (anche il centro di Rouen ne conserva di bellissime), queste case fatte in legno sono state spesso distrutte a causa di guerre e incendi. A Troyes si conservano delle bellissime case medievali perché furono sempre ricostruite secondo la tradizione del XIII secolo.

Tra le case medievali più belle da visitare a Troyes ci sono la tourelle de l’orfevre (XVI secolo) e le casette della Ruelle des Chats (XV secolo), così chiamata perché le case sono talmente vicine tra loro che i gatti potevano saltare da un tetto all’altro senza rischiare di cadere.

Particolarmente suggestiva e rilassante è la passeggiata sulle rive della Senna, dove si possono ammirare le piccole case riflesse sul canale, e la cattedrale da lontano.

Personalmente ci ho lascito il cuore.

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I musei più interessanti da visitare a Troyes

Avreste mai pensato che è possibile trovare delle opere di Modigliani nelle piccole cittadine francesi? Ebbene, proprio di fronte la cattedrale si trova il museo di arte moderna di Troyes con opere di autori come Modigliani, Degas, Soutine e altri.

Da segnalare anche il piccolo museo di Saint-Loup, che conserva le memorie archeologiche locali dalla preistoria al medioevo, una sezione di scienze naturali e una pinacoteca, il tutto dentro un antica abbazia.

Per gli amanti delle vetrate come me, vi é uno spazio interamente dedicato ad esplorare questa delicata arte, alla cité du vitrail.

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Troyes è il regno dello shopping a poco prezzo!

E’ bene sapere che Troyes è considerata la capitale francese dell’outlet: appena fuori dalla città si trovano grandi centri commerciali che vendono le migliori marche a prezzi scontati.

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La tradizione gastronomica a Troyes vanta prelibatezze uniche

La tradizione gastronomica da queste parti propone molte “delizie”: il piatto tipico di Troyes é una salsiccia chiamata “andouillette”, fatta a partire dagli intestini e dallo stomaco del maiale tagliato grossolanamente.

Dopo questa informazione di servizio, vi lascio ancora qualche foto di questa bellissima città della Francia. Fatemi sapere se l’articolo vi è piaciuto, se ci siete stati già o pensate di andarci prossimamente.

Scrivetemi pure nei commenti se avete bisogno di aiuto per organizzare una visita a Troyes!

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Visitare Provins è un tuffo nel passato di anni, forse anche di secoli, fino a rivivere un po’ di quel medioevo che sembra voler restare attaccato alla città.



Perché dovresti visitare Provins

Provins ha conservato la sua struttura medioevale: raggiunse l’apice della sua gloria nel XII secolo, sotto Enrico il Liberale e sua moglie Maria, una delle figlie dell’incredibile Eleonora d’Aquitania.

Divenuta mecenate delle arti, Maria, rese questa regione il centro del romanzo cavalleresco e dell’amour courtois (amore cortese) con Chretien de Troyes.

In quest’epoca, Provins, divenne una delle due capitali della regione dello Champagne.

Le chiesa da visitare a Provins

Da visitare vi sono due chiese, Saint Ayoul e Saint Quiriace. Il culto di Saint Ayoul risale al X secolo, mentre la chiesa fu costruita nel XII secolo, in stile gotico primitivo. Purtroppo molte parti furono ricostruite dopo la rivoluzione francese, e l’interno ha perso molto del suo fascino originale.

Saint Quiriace invece ha conservato in buona parte la struttura originale, con enormi vetrate ( mai viste di cosi grandi!) che lasciano trasparire una luce tiepida lungo i muri spogli e storti, chissà se per un errore di costruzione o piegati dai secoli.

Visitare Provins: la tour César

La principale attrazione di questa piccola città, insieme alle mura medievali che la cingono, è la tour Cèsar: costruita nel XII secolo, era il simbolo della potenza dei conti di Champagne.
Avamposto militare, ha conservato la sua forma ottagonale e le quattro torrette che la decorano. Il tetto, cosi come la sua impalcatura, furono rifatti nel XVI e XVII secolo.
I passaggi sono talvolta molto stretti ed angusti, le scale difficili da salire, ma il fascino di questa torre è rimasto invariato.
Secondo la leggenda fu fondata da Giulio Cesare, da cui il nome, tuttavia non si hanno prove di una precedente costruzione.

Quello che non devi perderti se vuoi visitare Provins

Un luogo che non si deve assolutamente mancare, sono i sotterranei di Provins. Impossibile immaginare che sotto una cittadina di queste dimensioni possa esserci un labirinto di gallerie scavate così esteso ed intricato ( di simili se ne trovano anche a Santarcangelo in Romagna).

Realizzati prima per estrarre la roccia, i sotterranei di Provins vennero poi impiegati per farne delle cantine, stanze per albergare i pellegrini e infine come camere di iniziazione per una loggia massonica.

Sui muri umidi di questi cunicoli, si scorgono iscrizioni e graffiti di ogni epoca, alcuni impossibili da datare, come la figura di un cinghiale che è divenuta il logo di queste gallerie, altre invece realizzate dai turisti (vandali).

Una visita è caldamente consigliata a tutti i curiosi: ci sono due visite guidate al giorno, e il biglietto si può integrare con quello della Tour César (per altre informazioni cliccare qui).

Visitare Provins: il mercato coperto della città

La grange aux dimes ci da un’idea di cosa fosse un mercato coperto durante le fiere annuali in Champagne: questo spazio fu utilizzato a tale scopo sin dal XIII secolo, come si evince anche dall’architettura.

Visitare Provins e passeggiare lungo le mura medievali

Per terminare il tour di Provins non si può non prendere in considerazione una passeggiata lungo le antiche mura della città. Respirare quelle pietre sotto il sole freddo del nord ed il suo cielo grigio mi hanno trasportato in un’altra epoca, un altro tempo in cui i ritmi erano più lenti e la vita aveva un sapore diverso.

Fammi sapere se l’articolo ti è piaciuto, lasciami un commento!

Foligno è un borgo umbro pieno di bellezze, dove il medioevo ha lasciato tracce indelebili. Ti racconto la storia di questa città, la sua struttura e le sue unicità in questo post!



Le informazioni che devi conoscere per visitare Foligno

Foligno, in origine si chiamava Fulginia e sorge sull’altopiano di Colfiorito, in Umbria. E’ famosa per la giostra della Quintana, una rievocazione storica molto suggestiva. Se vuoi visitare Foligno devi sapere che per tradizione questa città viene considerata il “centro del mondo“. Si trova infatti al centro della penisola italiana, a lungo considerata il centro d’Europa e quindi del mondo. L’avresti mai detto?

Durante la visita a Foligno troverai spesso la sigla S.P.Q.F.: come il famoso SPQR romano, anche qui la sigla sta per senatus populusque fulginei.

Infatti questa città umbra fu municipium e poi comune indipendente dall’antica Roma al medioevo e in passato era conosciuta per aver dato i natali a San Feliciano, cui è dedicata la cattedrale.

Se vuoi scoprire di più sulla bella cattedrale di Foligno, continua a leggere!

Visitare Foligno: una cattedrale, due facciate

La cattedrale attuale risale al 1133 ma sorge su una struttura più antica, costruita tra il IX e il X secolo d.C. La facciata principale risale infatti al rifacimento medievale mentre il transetto fu costruito nel 1201. A seguito di questo ampliamento, fu possibile realizzare una seconda e più grandiosa facciata laterale che sorge su piazza della Repubblica.

Nel 1545 Cola di Caprarola ridusse l’edificio ad un’unica grande navata, poi completamente decorata in stile neo classico nel 1772-1819 su progetto di Luigi Vanvitelli e Giuseppe Piermarini. L’interno ha perso totalmente il suo fascino originale, ma conserva un baldacchino costruito ad imitazione di quello di San Pietro del Bernini, opera di Andrea Calcioni.

(Se vuoi saperne di più su Gianlorenzo Bernini e le sue opere puoi cliccare qui.)

Entrare a palazzo Trinci e visitare Foligno tra medioevo e rinascimento

Palazzo Trinci, la cui entrata sorge in Piazza della Repubblica, al lato del palazzo comunale e accanto alla facciata secondaria della cattedrale.

Questo museo sorge all’interno di un edificio tardo gotico dell’inizio del ‘400 e conserva parte della decorazione pittorica tardo medievale (che già da sola vale il prezzo del biglietto!). Fu decorato da Gentile da Fabriano ed altri: le collezioni si dividono tra l’area archeologica, e la pinacoteca.

Nella prima parte troverai interessanti reperti provenienti da tutta la zona di Colfiorito come lapidi con iscrizioni in umbro e statuette votive antichissime. Al primo e secondo piano è invece conservata la pinacoteca e alcuni bellissimi affreschi staccati da varie chiese della zona.

La cosa che più mi è piaciuta è stato scoprire la storia dell’edificio: il museo è infatti molto ben allestito, e in ogni sala sono disponibili schede informative per spiegare ai visitatori cosa si può ammirare. Dalla domus romana con mosaici alla scala di raccordo tra un palazzo e l’altro, dagli affreschi al passetto che univa il palazzo alla cattedrale, Palazzo Trinci è tutto da scoprire.

Letteralmente da lasciare a bocca aperta la sala delle arti liberali e dei pianeti, il ponte sospeso, la sala dei giganti, e la cappella di  Ottaviano Nelli con affreschi di storie della Vergine datati al 1424. Davvero da non perdere.

Altre attrazioni da vedere a Foligno

Se vuoi visitare Foligno ci sono altre cose che devi vedere. La chiesa di San Domenico, risalente al XIII secolo, il museo diocesano, dove sono conservati i tesori della cattedrale e l’antichissima Santa Maria infraportas, del XII secolo.

A Foligno ci sono tantissimi tesori, non ultimi quelli enogastronomici… provare per credere!

Eurodisney con l’arte non c’entra nulla ma ha sicuramente a che fare con l’organizzazione di un viaggio verso Parigi. Vi racconto le attrazioni principali che vi aiuteranno ad organizzare la visita in anticipo senza perdervi il meglio!



Come raggiungere Disneyland da Parigi

Se volete raggiungere Disneyland da Parigi, potete prendere il treno RER A fino a Marne-la-Vallée (il capolinea, ma fate attenzione alle direzioni, ce ne sono diverse!) ma ci sono anche delle navette che dall’aeroporto arrivano fino al parco.

Come sono organizzati i parchi e qual é il prezzo d’entrata

Disneyland é un parco a tema tra i più famosi nel vecchio continente. Offre due parchi diversi, gli studios e il parco vero e proprio, con diverse opzioni per il prezzo d’entrata, a seconda dei periodi e del tempo che vi si resta. Trovate la lista dei prezzi qui, ma prima di partire date un’occhiata in giro, potrebbe esserciqualche offerta o pacchetto conveniente.Il parco principale ospita hotel, caffè e ristoranti, presso gli studios vi sono anche un cinema multisala e numerosi fast food. Potete passarci una giornata o soggiornarvi per settimane intere, perché ambedue i parchi sono molto grandi e ci sono tantissime attrazioni e spettacoli da sperimentare. All’entrata riceverete una mappa dei due parchi e un piccolo piano delle parate e degli spettacoli con gli orari giornalieri.

Normalmente ogni pomeriggio c’è uno stunt show, chiamato lights, motors, action!  con auto e moto che sgommano e fanno acrobazie, sul tema del cartone animato Cars agli studios, poi c’è una parata, ogni stagione diversa, dei carri disney  e vari altri spettacoli con musica e balli al disney village, e lo spettacolo dei fuochi d’artificio, che vale davvero la pena di vedere, la sera, presso il castello della Bella Addormentata, al disney village.

Quali sono le attrazioni di Disneyland Paris? Te le spiego una per una qui!

Diseneyland è pensato per i più piccoli, e per quanto riguarda l’organizzazione di viaggi con bambini rimando ai post dettagliati di bambini con la valigia e di bimbi e viaggi.

Non essendo mamma, mi limiterò a segnalare le attrazioni adatte anche ai bambini, ma soprattutto quelle più divertenti per i “grandi”.

Le attrazioni adrenaliniche di Disneyland Paris

Indiana jones: in mezzo alla giungla, in un accampamento di fortuna, salirete su un carrello che vi porterà alla scoperta del tempio del pericolo, con giri della morte, picchiate e salite. Si gode anche una bella vista sul parco.

Space mountain: una montagna russa beeeellissima, in cui sarete inviati nello spazio, tra stelle, satelliti e pianeti che esplodono. Anche qui non mancano i giri della morte e virate improvvise ma sarete al coperto.

Rock’n’roller coaster: progettata insieme agli Aerosmith vi porterà in uno studio di registrazione e poi in viaggio dentro alcuni dei pezzi più famosi di questa band, tra luci da discoteca, colori e virate. Anche questa è al chiuso e si trova agli studios.

Attrazioni “da paura” a Disneyland Paris

Phantom manor :  è in assoluto la più bella casa di fantasmi che abbia mai visto. Attenzione però: potrebbe fare paura ai bambini.

Attrazioni divertenti adatte a tutti a Disneyland Paris

Il labirinto di Alice : essendo una grande fan del Cheshire cat o Stregatto, questo labirinto mi è piaciuto moltissimo. Ci si sente un po’ al posto di Alice nel paese della meraviglie quando si incontrano la Regina di Cuori, il Bianconiglio, il Brucaliffo e tutti gli altri personaggi del sogno dell’eroina di Lewis Carroll. Non dimenticatevi di salire al castello!

Le tazze pazze : questa attrazione si basa su un gioco che abbiamo fatto tutti da bambini: il girello. Ma questa volta sarete seduti nelle tazze, all’ora del tè, non lontani dal Cappellaio Matto e dal Leprotto bisestile. Vi faranno girare la testa e perdere il senso dell’orientamento, ma alla fine vi divertirete da morire!

Ratatouille : è la novità del parco Studios (aperta a luglio 2014), e la prima al mondo ad essere interamente in 4D. Ispirata alle avventure del topolino Remy, vi farà rivivere la sua storia attraverso effetti speciali sorprendenti. Il nostro eroe diventerà un piccolo chef e voi scoprirete come ci si sente ad essere dei piccoli animaletti, a bordo della “rat mobile”.

Pirati dei caraibi : è una delle attrazioni più lunghe (dura circa 10 minuti) e vi porterà alla scoperta di un covo di pirati. La particolarità che distingue Disneyland dagli altri parchi è la cura dei dettagli delle ambientazioni. La musichetta dei pirati vi resterà in testa per giorni interi, non riuscirete a liberarvene. Ci sono anche dei bellissimi ristoranti all’interno stesso del percorso dell’attrazione.

Buzz lightyear laser blast : in compagnia dell’eroe di Toy Story, dovrete sparare con delle pistole laser sui mostri che vogliono invadere la Terra. Anche se non avete una mira infallibile, salverete il mondo e vi divertirete moltissimo.

L’isola dei pirati e la capanna di Robinson: non è un’attrazione, ma una parte dell’ambientazione del parco che merita di essere esplorata.

Gli studios : come dice il nome, sono parti dedicate a spiegare come sono realizzati alcuni film, con effetti speciali impressionanti.

Attrazioni per i bambini piccoli (che non vuol dire che non piacciano anche ai più grandi)

It’s a small world : scivolerete sull’acqua in mezzo a bambolotti rappresentanti tutti i paesi del mondo, al ritmo di musica e in un ambiente molto colorato. Un bel messaggio contro il razzismo.

Peter Pan : volerete con Peter e Campanellino alla scoperta della loro storia appassionante. Ovviamente, questa attrazione è pensata per i bambini ma l’ho apprezzata moltissimo anche da adulta.

Biancaneve : rivivrete la storia di questa povera ragazza andando in giro su un trenino nella grotta dei Sette Nani e nella loro casetta. Se i vostri bambini hanno paura della strega cattiva LASCIATE PERDERE.

Pinocchio: stesso discorso di Biancaneve. Un trenino vi guiderà attraverso le diverse tappe della storia della marionetta più famosa del mondo.

Il tappeto volante di Aladdin : al parco Studios, volerete sul tappeto volante di Aladino ma senza salire troppo in alto.

Dumbo : stesso tipo di attrazione del tappeto volante, ma nel parco principale.

Padiglione delle principesse : realizzerete il sogno delle vostre figlie facendogli incontrare le principesse Disney in questo padiglioni (normalmente c’è una fila interminabile).

Evitare le file a Disneyland si può, basta usare qualche trucchetto! Ecco le mie strategie…

A Disneyland, come in tutti i grandi parchi, ci sono delle file infinite per entrare, per le attrazioni e persino per i ristoranti! Tuttavia è possibile guadagnare tempo con qualche piccola astuzia. Prima di tutto, piuttosto che fare la fila all’entrata del parco, prenotate e stampate il vostro biglietto da internet: vi basterà presentarlo ai tornelli!

Per evitare le attese alle attrazioni, si può utilizzare il “fast pass“, cioè prenotare l’attrazione con il biglietto d’entrata. Basterà cercare le  macchinette che si trovano davanti alle attrazioni più frequentate e scansionare il codice a barre del vostro biglietto. Riceverete uno scontrino con un orario nel quale potrete accedere all’attrazione scelta senza fare la fila.

Attenzione! Si può usare un solo fast pass ogni due ore e, per certe giostre (come Ratatouille), i fast pass possono terminare molto presto in mattinata. E’ quindi consigliato di studiare bene la situazione per non sprecare i propri fast pass.

I cartelloni che indicano il tempo di attesa di ogni attrazione, sono ugualmente molto utili. Se vedete che c’è una fila inferiore ai 10 minuti, precipitatevi verso quella giostra! Potete monitorare queste informazioni anche sul vostro cellulare, basta scaricare l’app Disneyland Paris.

Controllate sempre i tempi di attesa stimati per ogni attrazione e se non siete interessati a parate e spettacoli, approfittatene per accedere alle varie attrazioni.

Spero che questo post vi sia stato utile, se avete domande o curiosità scrivetemi pure nei commenti!

Ti porto a scoprire il quartiere Coppedè, uno dei più singolari ed affascinanti di Roma!



Il quartiere Coppedè e la sua storia unica

A Roma, in zona Trieste, su una traversa di viale Regina Margherita, tra la via Nomentana e i Parioli, sorge un quartiere del tutto particolare. In realtà non si tratta propriamente di un quartiere, ma di un insieme di 26 palazzi e 17 villette ideati dall’arhitetto Gino Coppedé, da cui il nome.

Questi edifici sono il frutto di un’originale mescolanza tra l’armonia leggera dello stile liberty e le dure linee squadrate dello stile fascista. Coppedé iniziò a progettare questo quartiere nel 1915, ma dovette più volte rimaneggiarlo per aderire alle direttive delle commissioni edilizie e del regime, che volevano aggiungere elementi che rimandassero all’Impero Romano. Fu per questo che l’architetto introdusse mascheroni “classici”, modanature e stucchi su questo tema. Anche il grande arco che fa da ingresso al quartiere rimanda agli archi di trionfo, come l’uso del marmo travertino, materiale prediletto dai romani. Coppedé morì prima che finissero i lavori, nel 1927, e il suo progetto fu portato a termine da un altro architetto.

La magia del quartiere Coppedè

Oggi, quando si passa dal traffico di Viale Regina Margherita allo spazio dove sorgono questi edifici fiabeschi, sembra di entrare in un altro universo.

Al centro della piazza del Mincio zampilla la fontana delle Rane, tutto intorno architetture finemente decorate di stucchi ed affreschi. Spiccano il palazzo del Ragno, che è un’esaltazione del lavoro, il villino delle fate, con una decorazione che rappresenta Roma Firenze e Venezia e il palazzo detto Ospes Salve, in cui si invitano gli ospiti ad entrare.

Notevole anche il grande lampadario in ferro battuto che si trova sotto all’arco d’ingresso e la decorazione del soffitto.

La simbologia esoterica del quartiere Coppedè

Alcuni hanno identificato una serie di significati simbolici nel quartiere Coppedè, legati in particolare ad un percorso iniziatico di tipo massonico. Il lampadario posto sotto l’arco sarebbe un simbolo di luce legato alle pratiche massoniche, cosi come i vari rimandi al tempio di Salomone. La densa simbologia si arricchisce di allegorie, l’eclettismo delle architetture che rimandano al rinascimento, al neogotico, al liberty permettono molte diverse interpretazioni per questo quartiere.

Gli animali che vengono scelti sono senz’altro significativi: il ragno e le api, ad esempio, sembrano rimandare al lavoro e alla costruzione di elementi perfetti (la ragnatela e l’alveare che con la loro simmetria hanno sempre affascinato l’essere umano). Le rane e le fate sarebbero invece da intendersi come creature di passaggio tra un mondo e l’altro: la terra e l’acqua, il reale ed il fantastico.

Cio’ che è certo è che la fantasia e l’originalità di questo architetto hanno reso il quartiere Coppedé un posto unico al mondo.

Il quartiere Coppedè e Roma

Il quartiere Coppedè ospita anche alcune ambasciate ed è un quartiere residenziale di lusso. L’architetto pensò anche gli interni delle dimore per essere funzionali ma allo stesso tempo adatte ad ospitare serate e cene di lavoro. Le decorazioni infatti proseguono anche all’interno, in un’originale mescolanza tra stile liberty e decò 

Il quartiere Coppedè sorge poco fuori alle mura e al centro città. Poco distante dalla piazza c’è una discoteca storica della capitale, il Piper club. Se vuoi visitare il quartiere Coppedè ti consiglio di farlo al mattino: la luce è più intensa e valorizza le splendide decorazioni dei palazzi. Di notte invece sembra quasi grottesco ma è molto suggestivo!

Chi lo ha visitato o ha in mente di farlo? Scrivetemi nei commenti.







Se state programmando di passare l’estate in Sud Tirol ci sono alcune attività che non posso non consigliarvi spassionatamente. Ecco la mia esperienza e 7 cose che rifarei anche domani se tornassi tra le splendide Alpi dell’Alto Adige.



1) Le pedalate in bicicletta

Sono tantissime le piste ciclabili della zona e tutte molto ben tenute e con indicazioni chiare. Se non te la senti di fare 40 km in bicicletta tra San Candido e Lienz, pensa comunque a pedalare per spostarti tra una cittadina e l’altra. Ci sono vari vantaggi, giuro: potrai goderti paesaggi che in auto o in treno non apprezzeresti a pieno, respirerai aria buonissima e smaltirai le grasse delizie che si gustano tra questi monti! Ma l’estate in Sud Tirol è molto di più… continua a leggere!

2) Perdersi ad ammirare i laghi alpini

Non pensavo che un lago potesse essere tanto suggestivo finché non sono arrivata (pedalando!) al lago di Braies. Quello di Dobbiaco fa lo stesso effetto e anche quello di Misurina. Sono degli spettacoli della natura, specchi immersi in un verde a perdita d’occhio. Ah, c’è un campanile nel mezzo del lago di Resia… io non ci sono stata, ma se stai programmando il tuo itinerario pensa ad includerlo!

3) Incontrare i daini al parco zoologico di Gustav Malher</h1

Nel parco zoologico di Gustav Malher a Dobbiaco troverai gli animali autoctoni delle montagne. Se gli esemplari vogliono evitare i visitatori possono tranquillamente appartarsi per non essere disturbati, poiché i recinti sono molto vasti. Ho fatto degli incontri incredibili… oltre a capre, pecore, scoiattoli e papere ho dato da mangiare a un daino. Anche gli animali più timidi diventano intraprendenti quando si tratta di cibo…

4) Scoprire i tesori dei vari villaggi

Passerai le vacanze d’estate in Sud Tirolo ma hai paura di annoiarti? Sappi che ogni piccolo villaggio ha un tesoro: a San Candido troverai una chiesa romanica splendida, a Dobbiaco un barocco tutto particolare, a Lienz e Brunico bellissimi castelli medievali. Non c’è un centro tra queste montagne che non abbia qualche perla da scoprire!

5) Passeggiare in montagna fino a raggiungere la cima

Non si può andare sulle Alpi e non fare una passeggiata in montagna. I paesaggi che godrai dalla cima sono incantevoli e per scendere puoi trovare varie opzioni, camminare è la più banale!

Su alcuni percorsi si può infatti tornare giù con il fun bob, una sorta di slittino con rotaie sul quale vi divertirete da matti! Io ho provato quello di Innichen (San Candido). Sono poi disponibili passeggiate a cavallo e funivie… a te la scelta!

6) Assaggiare le specialità del Sud Tirolo

Se gli argomenti precedenti non ti hanno convinto a passare l’estate in Sud Tirol, questo potrebbe essere quello decisivo. Senza addentrarci nelle lodi allo speck e ai formaggi locali, ti lascio qui una brevissima guida di quello che potrai gustarti…

Tirtlanfrittelline ripiene con morbido formaggio, o ricotta e spinaci, o erbette, o chi più ne ha più ne metta… deliziosi, da gustare ancora caldi!

Krapfen: tipici dolci fatti di pasta lievitata e poi fritti, ripieni di marmellata oppure cioccolata. Perfetti per la colazione!

Schlutzkrapfen o Schlutzer: raviolini ripieni di carne o ricotta e spinaci. Eccezionali!

Canederli o Knodel: polpette di pane condite con speck e formaggio e servite di solito in brodo. Sono uno dei piatti tipici del Trentino Alto Adige più conosciuti e famosi. Nonostante l’apporto calorico, da provare almeno una volta!

Strudel e torte: trovandosi al confine con l’Austria, in questa regione troverai delle torte eccezionali della tradizione austriaca. Ho potuto gustare una buona Sacher torte e un eccellente strudel di mele. Provare per credere!

7) E se ancora non ti ho convinto…

Bolzano, Merano, Bressanone, San Candido, gli animali, le montagne, i castelli… se tutti questi motivi non ti hanno ancora convinto a passare l’estate in Sud Tirol, allora pensa al fatto che tra questi monti non fa un caldo asfissiante, che ci sono cascate, laghi e piscine dove potrai rinfrescarti e che questa regione, è un paradiso anche per chi non ama la montagna. Si può fare dell’ottimo shopping, prendere il sole, dedicarsi alla cura del corpo nelle numerose SPA, fare passeggiate anche senza doversi arrampicare troppo e conoscere la vita contadina e le tradizioni locali.

La mia esperienza è stata del tutto positiva… Sei mai stato in questa regione in estate? Cosa aggiungeresti o toglieresti da questa lista? Fammelo sapere nei commenti!

Quando ho visitato Ostuni, pensavo che avrei trovato solo l’ennesima cittadina tipica, niente di speciale e invece ho trovato un pezzetto di Grecia messo nel sud Italia senza ragione. Ostuni è davvero tutta bianca!



Gli incredibili colori di Ostuni

L’intonaco sui muri amplifica la splendida luce del sud, il blu del cielo e del mare, che luccica a qualche chilometro di distanza, creano un’atmosfera irreale. Se dovessi fare un ritratto alla mia idea di estate mediterranea, Ostuni sarebbe un ottimo soggetto.

Se ti chiedi cosa vedere ad Ostuni, continua a leggere!

Cosa vedere ad Ostuni: donne vecchie di 25.000 anni

La visita richiederà almeno un paio d’ore di passeggiata: vale la pena di gustarla piano piano.

Il piccolo borgo ha mantenuto la sua forma medievale ma ha origini molto più antiche: proprio in quest’area si sono ritrovati insediamenti risalenti al paleolitico. Negli anni ’90 fu ritrovato anche lo scheletro della cosiddetta Delia, una donna vissuta 25.000 anni fa e morta mentre era in gravidanza. Lo stato di conservazione eccezionale della defunta e del suo feto, ne hanno fatto una scoperta straordinaria per gli archeologi. E’ possibile vederne un calco presso il museo Museo delle civiltà preclassiche della Murgia Meridionale.

Sviluppata su un colle di circa 200 mt, Ostuni colpisce per le sue abitazioni tipiche, tutte attaccate, le suechiese barocche ed i suoi incredibili colori, tra cui predomina il bianco.

Ecco perché Ostuni è detta la città bianca e perché il suo bianco l’ha salvata dalla peste

Sai perché viene chiamata la città bianca?  Questo nome è dovuto all’abitudine di imbiancare le abitazioni con la calce, tradizione che risale al medioevo. Proprio grazie a questa pratica Ostuni non venne mai colpita dalla peste, in quanto la calce è un disinfettante naturale. I contagi vennero bloccati e la città bianca continuò a prosperare.

Se ti chiedi cosa vedere ad Ostuni, non puoi perderti una visita alla magnifica chiesa principale. La concattedrale, risale al XV secolo ma fu pesantemente rimaneggiata nei secoli successivi. Oggi si può visitare pagando un euro.

Personalmente non l’ho trovata bella quanto altre che ho visto in questa regione proprio perché l’interno è stato rifatto nel ‘700, quindi ha perso parte del suo fascino originale. La facciata però è molto bella, con un grande rosone gotico e all’interno sono ancora visibili parti degli affreschi originali. Notevoli l’altare barocco nel transetto a sinistra e le enormi tele sul soffitto.

Cosa vedere ad Ostuni, fare un giro tra i suoi vicoli

In piazza della Libertà è presente una bella colonna scolpita raffigurante Sant’Oronzo, patrono della città (l’artista è il nativo Giuseppe Greco, XVIII secolo).

Il resto delle bellezze di questa città non sono nelle chiese o nei musei ma nei suoi vicoletti deliziosi. Vi consiglio di farvi una passeggiata tra le sue stradine, i suoi punti panoramici, le altre piccole chiese e i palazzi signorili che ci raccontano di come Ostuni sia diventata una perla della Puglia, bianchissima ed incastonata tra uliveti e spiagge cristalline.