Sono particolarmente legata agli Angelucci da Mevale, non solo perché sono i pittori che ho studiato per la mia tesi in Storia dell’Arte, ma soprattutto perché sono loro ad aver affrescato la chiesa del mio paese d’origine in Umbria, Castel Santa Maria.

Gli Angelucci da Mevale lavorarono soprattutto nel centro Italia, ma la maggior parte delle loro opere è andata distrutta o perduta. Perfino nella chiesa della Madonna della Neve restano solo pochi frammenti del loro lavoro: un violento terremoto ha quasi completamente distrutto la chiesa, e l’incuria e il tempo hanno fatto il resto.

Nonostante la grande sfortuna delle loro opere, nei piccoli paesi umbri e marchigiani sono rimasti alcuni lavori che ti aiuteranno a scoprire il loro stile e l’importanza del loro contributo in questa bellissima terra.

Vuoi saperne un po’ di più su questi pittori?

Ora ti spiego perché ho deciso di studiare proprio le loro opere e cos’hanno di particolare.

Si parte!

Perché ho studiato gli Angelucci da Mevale

All’inizio mi sono messa a studiare gli Angelucci da Mevale perché furono loro ad affrescare la chiesa della Madonna della Neve, il luogo che più amo al mondo. Poi, però, mi sono resa conto che questi artisti “minori” della storia dell’arte sono davvero molto interessanti.

In mezzo ai grandi personaggi su cui si sono versati fiumi di inchiostro, spesso ci si dimentica che esistevano anche artisti di sola fama locale, che hanno comunque dato il loro contributo sul territorio.

La storia dell’arte non è fatta solo di geni, ma anche di artisti che, con pazienza e costanza, hanno tramandato e personalizzato la tecnica dei grandi maestri, contribuendo a diffondere le nuove tendenze anche nei luoghi più remoti.

Affresco degli Angelucci da Mevale con figure dai colori vivaci

Chi erano gli Angelucci da Mevale?

Gli Angelucci da Mevale furono una famiglia di pittori attivi nell’Umbria meridionale e nelle Marche nel XVI secolo, autori anche di opere bellissime e originali.

Come avrai intuito, non si tratta di un singolo artista ma di un’intera famiglia, che spesso si ritrovò a lavorare insieme sulla stessa commissione. Gli Angelucci da Mevale sono in tutto tre: il padre Gaspare, il figlio maggiore Camillo e quello minore Fabio.

Venivano, come dice il nome, da Mevale, oggi una piccola frazione di Visso, nelle Marche, al confine con l’Umbria. Passarono la vita a dipingere affreschi e a intagliare pale d’altare dai colori sgargianti e dalle forme morbide, e furono artisti molto produttivi, attivi per quasi un secolo tra la Valnerina, il Camerinese e l’alto Spoletino.

Ciononostante, ci è rimasto pochissimo delle loro opere. Ancora meno dopo il terremoto del 2016.

Dettaglio di un affresco degli Angelucci da Mevale

Gaspare Angelucci da Mevale

Padre degli altri due, Gaspare ricevette la sua formazione di pittore a Roma. Fu lì che ammirò i capolavori di Perugino, Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo.

Fu allievo dello Spagna (Giovanni di Pietro, uno dei migliori seguaci di Perugino e Raffaello), e lo studioso Pietro Pirri non esclude che sia stato tra gli aiuti di Raffaello. La sua formazione fu senza dubbio segnata dall’influsso dei più grandi artisti della sua epoca, tanto che Gaspare fu il primo a portare le novità di Roma tra le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano.

Oltre a essere pittore, fu anche intagliatore: dai contratti si capisce che si occupava sia della realizzazione delle pale d’altare sia delle loro cornici. Nella tavola detta della “Pace casciana” si trova una firma che lo testimonia:

GASPAR AGNELVTIVS DE MEVALE TERRA NVRSIAE VNA CVM CAMILLO EJVS FILIO DEI GRATIA PR(aese)NS OPVS FECIT ET PINSIT A.D. 1547

L’iscrizione dice che l’artista, “insieme al figlio Camillo”, fece e dipinse la tavola: quel “fece” sottolinea il suo impegno anche come intagliatore.

In cosa si caratterizza la sua arte?

Le opere di Gaspare Angelucci da Mevale presentano figure massicce e rubiconde, dai colori vivaci, sempre inquadrate in prospettive simmetriche e ricche di particolari. Il tema classico è molto presente nelle architetture che dipinge e spesso anche nelle decorazioni.

Una delle sue tavole più belle era stata realizzata per la Collegiata di Visso e conservata, con un’altra Vergine con Bambino, nel museo diocesano di Sant’Agostino a Visso. Purtroppo, a causa del terremoto del 2016, l’opera è stata messa in salvo e attende, in deposito, che la situazione si risolva.

Gaspare lavorò molto con il figlio maggiore, che non solo viene citato insieme a lui come autore, ma è anche il più dotato dei tre.

Tavola d’altare attribuita a Gaspare Angelucci da Mevale

Camillo Angelucci da Mevale

Di Camillo Angelucci da Mevale non sappiamo quasi nulla, se non che imparò il mestiere dal padre, con cui lavorò fin da ragazzo. Poiché le sue opere sono spesso datate, possiamo dire che fu attivo tra il 1540 e il 1584 e realizzò moltissimi dipinti, alcuni non firmati, sparsi tra varie chiese di montagna.

Essendo anche intagliatori, gli Angelucci da Mevale produssero probabilmente numerosi cibori e ornamenti per le chiese, oltre agli affreschi e alle pale d’altare.

Sappiamo che Camillo lavorò a Mevale, a Cerreto di Spoleto, a Cascia, Norcia, San Pellegrino, Visso e in molti altri centri. Lo troviamo affiancato dal fratello nelle decorazioni di molti comuni della Valnerina e della zona di Visso, dove i due si ritrovarono a più riprese e per diversi anni.

Affresco degli Angelucci da Mevale con Madonna e santi

Fabio Angelucci da Mevale

Fabio Angelucci da Mevale fu il più prolifico della famiglia e portò le sue opere in tutto l’Appennino tra Umbria e Marche.

Meno dotato del padre e del fratello, fu attivo tra il 1568 e il 1603. La sua opera più riuscita tra quelle giunte fino a noi è la cosiddetta cappella degli Innocenti in San Gregorio Maggiore a Spoleto. Con il fratello, invece, decorò la chiesa della Madonna della Neve a Castel Santa Maria, un pezzo del mio cuore.

Suo allievo, e ultimo esponente della “scuola mevalese”, fu Ascanio Poggini, forse un suo parente, che lo affiancò negli ultimi lavori.

Affresco di Fabio Angelucci da Mevale

Le opere “maledette” degli Angelucci da Mevale

Ovviamente non c’è nessuna maledizione sulle opere degli Angelucci da Mevale: la loro vera sfortuna, semmai, è stata quella di aver lavorato in un territorio molto sismico come l’Appennino tra Umbria e Marche.

Moltissime delle loro opere sono infatti andate perdute a causa dei terremoti che hanno colpito queste zone. Abbiamo notizia, per esempio, di una pala d’altare intagliata da Gaspare nel 1518 per la Corporazione dei Fabbri di Visso, che purtroppo non è arrivata fino a noi.

Le opere nella chiesa della Madonna della Neve stanno sbiadendo anno dopo anno: dopo il sisma del 1979 sono state lasciate alle intemperie, e gran parte dell’affresco si è ormai staccata dalla parete, rivelando i disegni preparatori. Il nicchione della chiesa di Sant’Agostino a Norcia è invece sepolto sotto le macerie dal 30 ottobre 2016, il giorno del terremoto che ha raso al suolo mezza Valnerina, compresa la basilica di San Benedetto a Norcia.

E l’elenco, purtroppo, continua. La lenta ricostruzione di queste chiese di montagna è ancora in corso, e con essa la speranza di rivedere un giorno esposte le opere oggi chiuse nei depositi.

Nonostante le enormi perdite, restano ancora alcune opere di questi prolifici autori, che ci testimoniano, speriamo per molti anni ancora, il loro stile fatto di colori brillanti, visi paffuti e dolci e mille dettagli.

E tu, ci avevi mai pensato a quanti piccoli grandi artisti si nascondono nelle chiese dei paesi che attraversiamo di sfuggita?

Affresco degli Angelucci da Mevale in una chiesa dell’Appennino