Gli Angelucci da Mevale e le loro opere “maledette”

Eda, Storica dell’arte
I pittori che ho studiato per la mia tesi e che conoscono in pochi: gli Angelucci da Mevale e le loro opere “maledette”.

Perché gli Angelucci da Mevale?

All’inizio mi sono messa a studiare gli Angelucci da Mevale perché furono loro ad affrescare la chiesa che più amo al mondo e di cui conto di parlarvi presto. Poi però mi sono resa conto che queste figure “minori” nella storia dell’arte, sono davvero molto interessanti. In mezzo a grandi artisti su cui si sono versati fiumi di inchiostro, mi fa piacere presentarvi anche questi pittori e intagliatori umbri del XVI secolo.

La storia dell’arte non è fatta solo di geni, ma anche di artisti che, con pazienza e costanza, hanno tramandato e personalizzato la tecnica dei grandi maestri e che hanno contribuito a diffondere le nuove tendenze. Quindi oggi vi racconto la storia assurda degli Angelucci da Mevale e delle loro opere sfortunatissime.

Affresco in Sant’Agostino a Norcia, ora sotto alle macerie.

Ma chi erano gli Angelucci da Mevale?

Gli Angelucci da Mevale furono una famiglia di pittori attivi in Umbria meridionale e nelle Marche nel XVI secolo. Detto cosìsembra abbastanza noioso, in realtà hanno creato opere bellissime. Sono tre diversi artisti, ma spesso hanno lavorato insieme: il padre Gaspare, il figlio maggiore Camillo e quello minore Fabio.

Venivano, come dice il nome, da Mevale, un piccolo paesino delle Marche. Hanno passato la loro vita a dipingere affreschi e ad intagliare pale d’altare dai colori sgargianti e dalle forme morbide e sono stati artisti molto produttivi. Ciononostante, abbiamo conservato pochissime delle loro opere. Almeno dopo il 2016.

Gaspare Angelucci da Mevale

Padre degli altri due, Gaspare ricevette l’educazione come pittore a Roma. Fu li che ammirò i capolavori di Perugino, Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo. Fu allievo dello Spagna e lo studioso Pietro Pirri non esclude che fosse tra gli aiuti di Raffaello. La sua formazione fu sicuramente condizionata dal suo influsso, tanto che Gaspare fu il primo a portare le novità di Roma tra le montagne dell’appenino umbro/marchigiano.

Oltre ad essere pittore fu anche intagliatore: dai contratti si evince chiaramente che le sue pale d’altare sono decorate da lui anche nelle cornici. Inoltre nella tavola detta della “pace casciana” firma GASPAR AGNELVTIVS DE MEVALE TERRA NVRSIAE VNA CVM CAMILLO EJUS FILIO DEI GRATIA PR(aese)NS OPVS FECIT ET PINSIT A.D. 1547 quindi fece e dipinse, a sottolineare il suo impegno anche come intagliatore. La sua arte è caratterizzata, come lo sarà quella dei figli, da figure massicce, rubiconde, dotate di colori molto vivaci e sempre inquadrate in prospettive simmetriche e ricche di particolari. Il tema classico è molto presente nelle architetture che rappresenta e spesso anche nelle decorazioni.

Una delle sue più belle tavole era completa di ciborio, realizzata per la Collegiata di Visso.  Era conservata assieme ad un’altra tavola con la Vergine con Bambino, presso il museo diocesano di Sant’Agostino a Visso, ma ora è stata spostata a causa del sisma. Gaspare lavorò molto con il figlio maggiore, che viene citato assieme a lui come autore delle opere. In realtà credo la figura più interessante delle tre sia proprio Camillo.

La pala di Gaspare al museo diocesano di Visso

Camillo Angelucci da Mevale

Di Camillo non sappiamo quasi niente, se non che imparò il mestiere dal padre, con cui lavoro’ sin dalla fanciullezza. Poiché le sue opere sono spesso datate, possiamo dire che fu attivo tra il 1540 e il 1584. Sue sono moltissimi dipinti, alcuni anche non autografati, sparsi tra le varie chiese di montagna.

Essendo anche intagliatori, gli Angelucci probabilmente produssero numerosi cibori ed ornamenti per le chiese, oltre agli affreschi e alle pale d’altare. Sappiamo che Camillo Angelucci lavorò a Mevale, a Cerreto di Spoleto, a Cascia, Norcia, a San Pellegrino, a Visso e in molti altri centri. Lo troviamo affiancato dal fratello nella decorazione, effettuata a più riprese ed in anni diversi, in vari paesi, tutti tra la Val Nerina e la zona di Visso.

Ma anche l’ultimo esponente della famiglia degli Angelucci non fu da meno.

Fabio Angelucci da Mevale

Fu il più prolifico dei tre e dipinse anche lui in tutta la montagna. Meno dotato del padre e del fratello, fu attivo tra il 1568 e il 1603. La sua opera più riuscita (pervenutaci) è la cosiddetta cappella degli Innocenti a San Gregorio Maggiore a Spoleto. Fu con il fratello che decorò la chiesa della Madonna della Neve a Castel Santa Maria, un pezzo del mio cuore.

Suo allievo, e ultimo esponente della scuola mevalese, fu Ascanio Poggini, forse un suo parente, che lo affianco’ nei suoi ultimi lavori.

La strage degli innocenti a Spoleto, di Fabio Angelucci

Le opere “maledette” degli Angelucci da Mevale

Ovviamente non c’è nessuna maledizione sulle opere degli Angelucci da Mevale. Solo, di tutte i loro lavori pervenuteci (e dobbiamo pensare che fossero anche di più), ne sono scomparse molte a causa dei vari eventi sismici. Abbiamo notizia di una pala d’altare intagliata da Gaspare Angelucci nel 1518, per la Corporazione dei Fabbri di Visso che non ci è arrivata. Le opere nella chiesa della Madonna della Neve stanno sbiadendo anno dopo anno poiché dopo il sisma del 1979 sono state lasciate alle intemperie. Il nicchione nella chiesa di Sant’Agostino a Norcia è sepolto sotto alle macerie dal 30 ottobre. E l’elenco, purtroppo, continua.

Per fortuna di questi artisti ci restano, speriamo ancora per molti secoli, opere che hanno custodito i colori brillanti, i visi paffuti e dolci e tanti dettagli che ci raccontano la loro arte.

Crocifissione di Visso

Particolare della crocifissione a Visso

La pala della pace casciana, di Camillo Angelucci

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