Il santuario della Fortuna Primigenia si trova a Palestrina, un comune poco distante da Roma. Nell’antichità questa città era celeberrima proprio per il suo importantissimo santuario dedicato alla Fortuna Primigenia, uno dei più grandi e venerati luoghi oracolari del mondo romano. Palestrina era una meta di pellegrinaggio così importante che il suo antico nome, Praeneste, diede origine al nome della strada che vi conduceva, la via Prenestina.
Questa cittadina fu sempre molto ricca, soprattutto grazie alla sua posizione strategica: è arroccata sulle pendici del Monte Ginestro e domina tutta la valle. Qui sorgeva probabilmente un antico insediamento già prima della fondazione di Roma; pensa che sono stati ritrovati resti archeologici del VI secolo a.C., quindi molto prima della costruzione del tempio stesso.
Visitare Palestrina e il suo bellissimo santuario della Fortuna Primigenia ti permetterà di fare un tuffo nel passato, per scoprire aspetti importantissimi della spiritualità dell’antica Roma, una straordinaria opera architettonica e un museo con un grande capolavoro.
In più, ti racconterò una piccola curiosità che ti farà capire che, in fondo, in 2000 anni non è cambiato poi molto, e che gli antichi romani si comportavano proprio come noi oggi.
Vuoi saperne di più?
Si parte!
La storia di Palestrina in breve
Come ti dicevo, la storia di Palestrina è molto antica e numerose sono le leggende sulla sua fondazione. Una delle più famose racconta che la città fu fondata da Telegono, figlio di Ulisse e della maga Circe; i romani, invece, la legavano a Ceculo, figlio del dio Vulcano.
Miti a parte, quello che sappiamo per certo è che qui esisteva già un insediamento di epoca pre-romana, poi entrato nell’orbita di Roma insieme agli alleati della Lega Latina.
Ma perché i romani erano interessati a queste terre?
La posizione era strategica: dominava la valle ed era un passaggio molto frequentato verso l’Italia meridionale, tanto da essere già dotata di importanti fortificazioni.
Ma c’è di più!
Tra gli eventi che segnarono la storia di Palestrina c’è la famosa guerra civile tra Mario e Silla. La città si schierò con i mariani, e proprio qui Mario il Giovane (figlio del celebre Mario) si rifugiò e morì nell’82 a.C., durante l’assedio di Silla. Si racconta inoltre che Praeneste fosse una delle mete di villeggiatura degli antichi romani, apprezzata anche in età imperiale, un po’ come la villa di Tiberio a Sperlonga.
Ma, storia della città a parte, il vero tesoro di questo luogo è il famosissimo santuario della Fortuna Primigenia.
Ecco cosa troverai e perché è così importante.

Il tempio della Fortuna Primigenia
Il santuario di Palestrina, dedicato alla Fortuna Primigenia, fu costruito verso la fine del II secolo a.C., anche se gli scavi hanno portato alla luce resti di luoghi di culto ancora più antichi.
Il tempio era di dimensioni gigantesche: era così grande da essere visibile persino da Roma, a oltre trenta chilometri di distanza.
Si pensa che venne realizzato grazie agli investimenti di più famiglie arricchitesi con i commerci. Forse non ci crederai, ma per costruire il tempio della Fortuna Primigenia venne modificata perfino la morfologia del terreno, ricavando sei enormi terrazze artificiali che salgono una sull’altra lungo il fianco del monte, collegate da monumentali scalinate e sorrette da possenti sostruzioni.
Ma perché era così importante già nell’antichità?
Molto semplicemente perché qui si poteva consultare l’oracolo.
I grandi templi oracolari erano di tradizione greca: il più famoso dell’antichità era quello di Apollo a Delfi, con la sua sacerdotessa, la Pizia. Ebbene, anche a Palestrina i fedeli potevano recarsi per farsi predire il futuro o interrogare la dea su questioni importanti.
Proprio per questo, pur essendo stato realizzato in tarda età repubblicana, il santuario di Palestrina si rifà ai grandi santuari oracolari greci (ne troverai uno molto bello anche a Rodi).
Ma cosa c’era sulle terrazze artificiali?
Ora te lo racconto.

Le terrazze del tempio di Palestrina
Come ti dicevo all’inizio, alcune cose non sono cambiate dall’epoca dei romani. Proprio come oggi nei grandi luoghi di pellegrinaggio, anche allora esistevano i negozi di souvenir: si trovavano lungo le terrazze del tempio di Palestrina e permettevano ai pellegrini di acquistare un ricordo del viaggio.
Ma sulle terrazze si svolgeva anche un vero e proprio rituale.
Le prime terrazze davano accesso all’area sacra: lungo un percorso guidato si procedeva alla purificazione dei pellegrini tramite abluzioni. Poi, attraverso due monumentali scalinate, si saliva all’area dell’oracolo. Qui, secondo un rito descritto anche da Cicerone (le celebri sortes Praenestinae), un giovane estraeva da una cassa dei bastoncini di legno con incise delle parole, che rappresentavano il responso della dea.
Proprio di fronte si trovava la statua della dea Fortuna, raffigurata mentre allatta Giove e Giunone bambini, un’immagine insolita che colpiva già gli antichi.
Ma non finisce qui!
Sulle terrazze c’era probabilmente anche un boschetto di ulivi e, dopo il responso, i pellegrini raggiungevano una grande piazza con un ampio porticato e un tempio a pianta rotonda.
Ecco un’altra curiosità!
Persino Cicerone racconta che il santuario di Palestrina era tra i più sacri per i Romani: perfino i generali venivano qui a consultare la dea Fortuna prima delle campagne militari. Il tempio era così importante che furono coniate delle monete raffiguranti il contenitore da cui si estraevano i responsi.

Il museo di Palestrina e il mosaico del Nilo
Come puoi immaginare, grazie ai continui pellegrinaggi e all’afflusso dei ricchi romani, il santuario accumulò grandi ricchezze.
Il Museo Archeologico Nazionale Prenestino, ospitato nel Palazzo Barberini costruito sopra le terrazze del santuario, conserva ancora oggi reperti eccezionali. L’opera più celebre è senza dubbio il mosaico del Nilo (o mosaico Barberini), un gigantesco mosaico con scene di vita lungo il fiume Nilo, databile tra il II e il I secolo a.C.
È una vera e propria mappa: raffigura il corso del Nilo dai confini con l’Etiopia fino al Mediterraneo, con templi, città e il porto di Alessandria d’Egitto. I dettagli sono meravigliosi: scene di caccia e di pesca, una grande varietà di animali, soldati egizi e macedoni. Fu probabilmente realizzato sul posto da artisti alessandrini, la cui presenza in Italia è documentata già nel II secolo a.C., e testimonia il fascino che l’Egitto esercitava sul mondo romano.
Tra i particolari, mi ha molto colpita il rinoceronte, rappresentato quasi con una corazza: accanto, una scritta in greco ne specifica il soggetto, rinokeros!
Oggi il mosaico è esposto in verticale, ma anticamente si trovava sul pavimento di una sala absidata dell’antico foro. Questo capolavoro lascia senza parole: le sue dimensioni imponenti e lo splendore delle scene sono senza tempo.


Il tempio di Palestrina oggi
Purtroppo, nel Cinquecento gli abitanti iniziarono a “invadere” le antiche terrazze del tempio. Qui sorse un nuovo quartiere, noto come “il Borgo”, e molti materiali e decorazioni antiche furono riutilizzati per costruire le nuove case.
L’area venne talmente modificata che non era più possibile distinguere la struttura originaria del tempio di Palestrina. Nel Seicento la potente famiglia Barberini costruì il proprio palazzo proprio sulla terrazza più alta del santuario, ricalcandone la forma, e fu tra i primi a interessarsi alla storia del luogo (fu allora che riemerse il famoso mosaico del Nilo).
Ma allora come mai oggi il santuario è di nuovo visibile?
Per una tragica coincidenza. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale (1944) colpirono duramente Palestrina, distruggendo proprio le case moderne costruite sopra il tempio. Paradossalmente, quelle macerie liberarono le antiche terrazze.
E quindi?
Se oggi possiamo ammirare questa imponente struttura dell’antichità, lo dobbiamo agli scavi del dopoguerra. Rimossi i detriti, tornarono finalmente alla luce le antiche fondamenta in opera romana che puoi ammirare ancora oggi, salendo di terrazza in terrazza fino al Palazzo Barberini.
Informazioni pratiche per visitare Palestrina
- Dove: Palestrina, a circa 35 km da Roma. Il santuario si sale a piedi lungo le terrazze fino al Palazzo Barberini, che ospita il museo.
- Come arrivare: in auto dall’A24 (uscita Tivoli) o dall’A1 (uscita Valmontone/San Cesareo); con i mezzi, l’autobus Cotral da Roma (stazioni della metro Anagnina o Ponte Mammolo) oppure il treno regionale Roma Termini–Zagarolo con bus di collegamento. Da Roma sono circa 40 minuti: è una delle gite fuori porta più belle.
- Biglietto e orari: l’ingresso al Museo Archeologico Nazionale Prenestino ha un costo contenuto (intorno ai 10 €), gratis la prima domenica del mese; il museo è chiuso alcuni giorni della settimana. Verifica sempre orari e tariffe aggiornate sul sito ufficiale prima di partire.
Se ti è piaciuto camminare dentro la Roma antica, dopo Palestrina ti consiglio anche Villa Adriana a Tivoli, poco distante, Ostia Antica e la Via Appia Antica.
E tu, cosa ti incuriosisce di più di Palestrina: le terrazze del santuario oracolare o il grande mosaico del Nilo?