Via Appia Antica: la storia macabra e densa di meraviglie della regina viarum

Eda, Storica dell’arte

La passeggiata lungo la via Appia antica è piuttosto lunga e comprende percorsi molto diversi tra loro. Si passa dalla Roma cimiteriale dell’extra moenia, alle chiese medievali, dagli ipogei alle ville di campagna.

Tra tutto questo patrimonio storico-artistico, oggi ci soffermeremo sullo stadio di Massenzio, i misteri della villa di Erode Attico e il mausoleo di Cecilia Metella.

L’Appia Antica: regina viarum

Visitare l’Appia antica vuol dire ripercorrere la storia di Roma e scoprire un lato della civiltà romana molto particolare, quello legato alle vie di comunicazione e alle sepolture. La via Appia fu una delle più importanti sin dall’antichità. Collegava infatti la città eterna a Brindisi, uno dei più importanti porti per la comunicazione con l’Asia e la Grecia.

Per gli antichi romani le strade erano indispensabili sia per i commerci che per controllare il territorio muovendo velocemente le legioni da una regione all’altra dell’impero. La via Appia, definita regina viarum cioè regina delle strade, fu costruita verso il IV secolo a.C. e sino al medioevo fu una delle principali vie di comunicazione nella penisola italiana.

Ti racconto qui delle curiosità sulla sua storia e cosa devi assolutamente vedere sulla via Appia!

L’Appia antica: una storia di morte e crudeltà

Come su tutte le vie principali, appena fuori dalla città sorgevano tombe e mausolei. Per ragioni igieniche infatti i romani non seppellivano i loro morti intra moenia, cioè all’interno delle mura della città ma solo all’esterno. Le tombe romane spesso portavano delle scritte in cui il defunto parlava in prima persona. Era infatti uso leggere ad alta voce e non mentalmente e silenziosamente come siamo abituati oggi: in questo modo, quando i passanti leggevano, i defunti ritrovavano la loro voce e raccontavano la loro storia.

La via Appia fu anche teatro di un terribile e crudelissimo evento, tra i più cruenti nella storia del mondo. Nel 71 a.C. circa 6000 schiavi, che con Spartaco si erano ribellati ai loro padroni, furono crocifissi sulla via Appia. Il tratto che da Roma arrivava a Capua fu riempito di croci come monito per gli altri schiavi a non ribellarsi. La società romana si basava infatti sulla manodopera schiavile e non era concepibile tollerare una loro ribellione.

Lo stadio di Massenzio

Lungo la via Appia antica incontriamo numerosi monumenti dell’antichità romana, tra i quali spicca senz’altro lo stadio di Massenzio. Se vuoi visitare l’Appia antica ti consiglio di partire proprio da qui!

Massenzio, scelto come Cesare nel 306 d.C dalla parte “meridionale” dell’impero di Roma, si alleò con Costantino per consolidare il suo potere contro gli eredi di Diocleziano.

Il suo declino iniziò poco tempo dopo, quando Costantino si alleò con il secessionista africano Lucio Domizio Alessandro, e poi con il suo stesso padre Massimiano, costringendolo a venire alle armi nella celebre battaglia di Ponte Milvio. Il 28 ottobre 312, Costantino vinse la battaglia mentre Massenzio trovò la morte: fu decapitato e gettato nel Tevere.

Rovine dello stadio di Massenzio

Il circo di Massenzio, edificio straordinario

Tra i grandi lavori edili che promosse, come la famosa basilica di Massenzio al Foro Romano portata poi a termine da Costantino, c’è anche la sua meravigliosa villa suburbana sulla via Appia Antica. La residenza comprendeva un magnifico palazzo, il mausoleo di suo figlio Valerio Romolo, e un enorme circo “privato” per le corse dei cavalli.

Molto impressionanti sono le dimensioni delle rovine di questo circo che, essendo limitato alla corte imperiale e agli amici, poteva ospitare “solo” 10.000 persone. Era lungo 520 metri e largo fino a 92, ma non ha trovato la notorietà del più famoso circo Massimo. Resta comunque un sito di grande interesse che vale assolutamente la pena di visitare.

Erode Attico: storia di un professore, di una villa e di un terribile omicidio

Sempre sulla via Appia Antica, si trova un’altra costruzione, un’antica villa romana di un personaggio alquanto singolare, che ebbe una vita densa di eventi e di misteri: si tratta di Erode Attico.

Nato e cresciuto in Grecia, fu uno degli uomini più ricchi della sua epoca. Il padre, probabilmente usuraio, anche se di nobili origini, dichiarò di aver trovato un tesoro nel muro della sua casa. Chi ne beneficiò fu però il figlio, che utilizzò quel denaro per finanziare numerose opere pubbliche. Iniziò ad insegnare ad Atene e divenne  poi il precettore di Lucio Vero e Marco Aurelio, il futuro imperatore “filosofo”.

Un giallo lungo 2000 anni

Sposò la giovanissima nobile romana Appia Annia Regilla, e con lei passò un periodo a Roma, dimorando nella villa suburbana della moglie, completa di ogni comodità. La coppia fu funestata da gravi eventi: persero più di un figlio in tenera età, Regilla fu poi costretta dal marito a seguirlo in Grecia dove divenne sacerdotessa. L’unico figlio che raggiunse l’età adulta, Bradua, fu in eterno conflitto con il padre a causa di un delitto misterioso quanto crudele.

Infatti, nel 160 d.C. Regilla venne picchiata violentemente da un liberto, probabilmente su ordine del marito. Morì, a soli trentacinque anni, per le percosse subite e con lei il bambino che aveva in grembo da otto mesi.

Erode Attico fu accusato ma riuscì ad evitare la pena grazie alla protezione di Marco Aurelio. Tuttavia suo figlio Bradua non lo perdonò mai, così, per assicurarsi una discendenza, Erode Attico adottò altri bambini. Si mostrò molto rattristato per la morte della moglie, ed in suo onore fece erigere un cenotafio sulla via Appia Antica.

Regilla luce della casa

La villa di Erode Attico oggi

Oggi a raccontarci di questa famiglia funestata, rimangono le fondamenta della loro villa, ed una casa, fatta erigere nel dopoguerra, che ha inglobato nella muratura varie parti dell’antica abitazione romana. Le vasche delle terme, i mosaici, le statue e persino un’iscrizione, in greco, che riporta “Regilla, luce della casa“, ci raccontano la storia di questa donna e di questo delitto impunito.

All’interno della casa moderna in cui sono state riutilizzate parti antiche, è oggi allestita una mostra fotografica che ci fa ripercorrere la storia della via Appia Antica. L’ingresso è gratuito, la struttura è molto ben organizzata  e nelle domeniche di primavera si organizzano delle visite guidate con brunch nel giardino, che ospita la palma più grande d’Italia!

Il mausoleo di Cecilia Metella

Non si puo’ visitare l’Appia Antica senza fermarsi al mausoleo di Cecilia Metella, enorme tomba che nei secoli ha suscitato l’interesse di artisti, architetti e storici.

Della defunta non si sa nulla se non cio’ che è riportato in un’iscrizione sulla struttura: era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico, personaggio di spicco e console nel 69 a.C., suo marito era Marco Licinio Crasso, figlio del Crasso che si uni con Cesare nel primo triumvirato.

L’edificio circolare ospita una camera funeraria di trenta metri, alta quasi quaranta, rivestita di marmo e decorazioni con bucrani. Non sappiamo se in origine fosse coronato da una cupola oppure ospitasse una copertura di terra e piante come testimoniato in altre sepolture né cosa ne sia stato del ricco corredo funerario che doveva accompagnare il sarcofago.

Sicuramente questo monumento fu fatto costruire per veicolare un messaggio politico e per celebrare il prestigio della famiglia oltre che della nobile defunta.

Mausoleo di Cecilia Metella

Visitare l’Appia Antica

Per visitare l’Appia Antica ti consiglio o una passeggiata o un giro in bicicletta: nei weekend è davvero piacevole recarsi in questo parco dove il tempo sembra essersi fermato all’epoca romana!

Ci sei mai stato? Qual’è il monumento che ti è piaciuto di più? Fammelo sapere nei commenti!

Ciao, mi chiamo Elisa e sono una storica dell’arte. Ho uno spirito nomade e adoro viaggiare per scoprire posti nuovi, scrivere e vivere nuove esperienze! Sono fermamente convinta che l’arte vada scoperta, vissuta e divulgata, per questo ho deciso di condividere la mia passione su questo blog.

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