Vuoi scoprire cosa fare a Pitigliano e dintorni ma non sai bene da dove cominciare?
Ti trovi nel posto giusto.
Pitigliano è una città toscana con alcune particolarità che la rendono assolutamente unica: si trova incastonata nella roccia ed è chiamata per questo la città del tufo. Io ci sono capitata per caso durante la primavera e, solo guardandola dall’esterno, mi sono subito innamorata.
Vuoi sapere perché?
Facile: la città di Pitigliano si trova sulla cima di una rupe di tufo, tanto da ricordare la famosa Civita di Bagnoregio, ma anche piccoli paesi come Calcata o Vitorchiano. Il centro storico di Pitigliano è interamente costruito in tufo, e il color ocra di questa pietra caratterizza tutto il borgo e i suoi vicoli.
Proprio in tufo, ad esempio, è costruita la sinagoga del ghetto ebraico di Pitigliano. Questo edificio è molto interessante perché racconta una lunga storia di convivenza tra la città e la comunità ebraica, tanto che Pitigliano ha preso il soprannome di “piccola Gerusalemme”.
Insomma, nel borgo di Pitigliano e nei dintorni ci sono moltissime cose da fare e da vedere.
Vuoi saperne di più?
Continua a leggere per scoprire perché mi ha colpita così tanto e per conoscere le pagine più oscure della sua storia.
Si parte!
Le origini di Pitigliano
Quando sono arrivata a Pitigliano ho spalancato gli occhi. L’ho vista da lontano, appoggiata sul nulla. Se ne sta arroccata su uno sperone di roccia, circondata per tre lati da burroni profondissimi. Le case sono a strapiombo sul vuoto: sembra sospesa sopra la foresta e i fiumi che le scorrono sotto, a metà tra terra e cielo.
È uno spettacolo incredibile.
Alcune persone del luogo mi hanno raccontato che Pitigliano era abitata sin dall’epoca degli etruschi, di cui sono stati ritrovati insediamenti e necropoli. D’altronde la posizione e la ricchezza d’acqua ne facevano un punto perfetto per il controllo dell’area circostante.
Il suo aspetto medievale è invece rimasto intatto grazie al palazzo fortificato degli Orsini, di cui ti parlerò tra poco, e al magnifico campanile della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il duomo cittadino.
Ma non è finita qui, perché la storia di Pitigliano è molto più appassionante. Feudo degli Aldobrandeschi, passò agli Orsini nel 1293, quando Anastasia Aldobrandeschi sposò Romano Orsini portando in dote la contea; fu proprio a Pitigliano che gli Orsini trasferirono la sede della contea.

Ecco perché Pitigliano si chiama la piccola Gerusalemme
Pitigliano ha preso il nome di piccola Gerusalemme perché, a partire dal Cinquecento, accolse una fiorente comunità ebraica, che qui trovò rifugio e un quartiere-ghetto in cui vivere.
Io ho avuto modo di visitare il museo ebraico e la sinagoga nel cuore del ghetto, dove ho scoperto usi e costumi della comunità. L’ingresso costa 6 € (5 € il ridotto) e comprende la sinagoga e il percorso tra gli ambienti scavati nel tufo.
Nelle antiche grotte di Pitigliano, scavate nella pietra, si conservava il vino, prodotto d’eccellenza del territorio. Ho visto poi la macelleria kosher, dove si macellava il bestiame secondo la tradizione. Ci sono anche il forno dove si produceva il tipico pane azzimo, il bagno rituale (mikveh) e una tintoria, tutto in uno spazio molto angusto.
L’ambiente più bello è la sinagoga, riccamente decorata e dall’aspetto quasi barocco: fu costruita nel 1598. Oggi la sinagoga di Pitigliano fa parte del museo perché non è più officiata regolarmente: servono infatti almeno dieci uomini ebrei adulti (sopra i 13 anni) perché si possano celebrare i riti.
Il museo in sé non mi ha colpita particolarmente, ma sono rimasta sconvolta nel leggere la lapide che ricorda gli ebrei di Pitigliano morti nei campi di concentramento. In una città così piccola e tranquilla non mi aspettavo di trovare così tante vite spezzate senza un motivo.
Le persecuzioni, però, iniziarono molto prima della seconda guerra mondiale: leggi qui sotto per scoprirne di più.

Lo Sfratto di Pitigliano
Una scoperta che ho fatto a Pitigliano riguarda un tipico dolce ebraico dalla forma di un piccolo bastone: lo sfratto.
Questo dolce ricorda quando, nel Seicento, un editto confinò nel ghetto tutti gli ebrei della città e dei dintorni. I funzionari del Granduca di Toscana bussarono alle porte delle case per intimare alle famiglie ebraiche di lasciarle, usando un piccolo bastone di legno.
Molto tempo dopo, gli ebrei hanno creato questo dolce di forma allungata che ricorda proprio quei bastoni. Dentro alla pasta c’è un delizioso ripieno di miele, noci, scorze d’agrume, noce moscata e anice: davvero niente male.
Io l’ho gustato al “Forno del Ghetto”, dove la proprietaria mi ha fatto assaggiare alcune specialità della tradizione ebraica e locale.
Te lo consiglio.

Il palazzo degli Orsini
Uno degli edifici più belli della città di Pitigliano è il palazzo degli Orsini. La struttura medievale è davvero imponente e fu ristrutturata tra il 1543 e il 1545 da Antonio da Sangallo il Giovane per il conte Gianfrancesco Orsini.
Oggi ospita il museo diocesano di Palazzo Orsini e il museo civico archeologico, ma in passato fu importante per un motivo ben preciso.
Il palazzo fu roccaforte prima degli Aldobrandeschi e poi degli Orsini, e difese Pitigliano dai continui tentativi di sottomissione di Siena e Orvieto.
Una strenua resistenza che durò fino al 1604, anno in cui il conte Gian Antonio Orsini cedette la città al Granducato di Toscana per saldare i propri debiti, dando inizio al lento declino del borgo.
Vuoi conoscere il simbolo di Pitigliano? È l’acquedotto mediceo, la cui costruzione iniziò nel 1636: le sue quindici arcate (due enormi e tredici più piccole) attraversano ancora oggi il centro e compaiono in tutte le foto più belle della città.

Il vino bianco di Pitigliano
In questo territorio il vino è un prodotto tipico ricercato, frutto di secoli di selezione e lavoro. Il Bianco di Pitigliano ha infatti la certificazione DOC e viene prodotto solo nei comuni di Pitigliano e Sorano.
Non me ne intendo molto di vini, ma quello che ho assaggiato era davvero ottimo, perfetto da accompagnare alle specialità del territorio!

Come raggiungere Pitigliano
Pitigliano si trova a pochi chilometri dal confine tra Toscana e Lazio, in un territorio molto caratteristico chiamato “area del tufo”. I comuni di questa zona sono molto simili tra loro e, come ti dicevo, ricordano molto la più famosa Civita di Bagnoregio.
Il modo più pratico per arrivare a Pitigliano è l’auto: che tu venga da nord o da sud, ti consiglio di prendere l’A1 e uscire a Orvieto se arrivi da nord, oppure a Orte se arrivi da sud.
Trovandosi a circa 80 km da Grosseto, tra le alternative c’è anche il treno, con le stazioni di Albinia, Orbetello o Grosseto; da lì dovrai proseguire in autobus. Sempre in autobus è possibile raggiungere la città grazie ai collegamenti giornalieri da Grosseto, Firenze o Siena.
E tu, di Pitigliano ti attira di più la sua storia di “piccola Gerusalemme” o il colpo d’occhio del borgo di tufo sospeso sui burroni?

