Immagino che da piccoli abbiamo tutti provato a fare qualche disegno riempiendo il foglio di puntini colorati qua e là.

Scommetto che ci hai provato, ma dopo un po’ ti sei stancato e hai lasciato perdere, ho indovinato?

Al contrario della maggior parte di noi, Seurat ha fatto di questa tecnica una vera e propria arte, affrontata con rigore scientifico e calcolo matematico.

Ma come, non erano solo puntini?

Mi dispiace deluderti, ma dietro tutte le opere di Seurat c’è uno studio molto approfondito sia dei colori sia del loro accostamento.

L’intuizione geniale di questo artista fu capire che i colori non appaiono quasi mai puri: alla vista umana sono influenzati da tutti gli altri colori posti accanto. Approcciando la questione in modo del tutto scientifico, Seurat applicò alle sue opere la teoria del “contrasto simultaneo”, formulata dal chimico Michel Eugène Chevreul.

Un bel parolone, ma che vuol dire?

Molto semplicemente, nelle sue opere Seurat disponeva pennellate precise e ravvicinate di colori puri e complementari, in modo da “ingannare” l’occhio dell’osservatore. Quando ti troverai davanti a uno dei suoi quadri, ti accorgerai che, a una certa distanza, non vedi più i puntini ma distingui tutte le figure di una composizione uniforme e brillante.

Oggi questo concetto ci sembra quasi banale, ma un secolo e mezzo fa fu una vera rivoluzione!

Ti va di saperne un po’ di più?

Bene, qui sotto ti parlo della vita di Seurat e dell’innovazione che portò nella pittura.

Si parte!

Bagnanti distesi vicino alla Senna in un dipinto puntinista di Georges Seurat

La vita di Seurat

Georges Seurat è considerato il maestro del puntinismo e l’artista che ha rivoluzionato la pittura con le teorie sul colore, rinnovando l’impressionismo in chiave scientifica.

Mi dispiace dirtelo, ma sulla vita di Seurat c’è ben poco da raccontare, perché fu davvero breve.

Nacque a Parigi il 2 dicembre 1859 da una famiglia agiata. Si iscrisse all’École des Beaux-Arts nel 1878, dove seguì le lezioni di Henri Lehmann (allievo di Ingres) e iniziò a interessarsi ai problemi del cromatismo e della luce. Da lì partì la ricerca straordinaria che lo portò a fondare una nuova corrente artistica.

Una delle sue modelle, Madeleine Knobloch, fu anche la sua compagna e gli diede un figlio, Pierre-Georges, nato nel febbraio 1890. La loro storia rimase quasi segreta: molti amici scoprirono l’esistenza della famiglia solo alla morte dell’artista.

Seurat morì infatti a soli 31 anni, il 29 marzo 1891, per un’infezione fulminante di cui non conosciamo con certezza la natura (si è parlato di difterite, ma anche di meningite o polmonite). Pochi giorni dopo, la stessa malattia si portò via anche il piccolo Pierre-Georges; Madeleine era intanto incinta di un secondo figlio, che non sopravvisse alla nascita.

Seurat è il maestro del puntinismo per eccellenza.

Ma perché dipingere a “puntini”?

Cosa si cela dietro questa scelta?

Te lo spiego qui sotto.

Dettaglio a puntini di un dipinto di Georges Seurat

Georges Seurat e il puntinismo

L’interesse di Georges Seurat per i colori nacque probabilmente dalla lettura del chimico Michel Eugène Chevreul, autore del saggio Della legge del contrasto simultaneo dei colori (1839), ma anche dagli scritti dello scienziato americano Ogden Rood e del critico Charles Blanc.

La sua ricerca si basò sul rappresentare i colori “puri”, cioè non mescolati, in tutta la loro luminosità, creando comunque gradazioni. Con la tecnica del puntinismo i colori vengono stesi puri sulla tela ed è l’occhio umano a fare il lavoro di mescolarli, creando le sfumature.

A una certa distanza dal quadro, forme e colori appaiono come macchie; solo avvicinandosi ci si accorge che il dipinto è fatto di migliaia di “puntini”.

Per fare un esempio semplice, è come se fossero le tessere di un mosaico o i pixel di una foto ingrandita al massimo.

Il risultato sono colori vibranti e luminosi, ottenuti semplicemente accostando tinte pure. Per avere il verde, ad esempio, Seurat non mescolava blu e giallo, ma alternava puntini blu a puntini gialli: a distanza l’occhio crea da solo il verde, sovrapponendo le due tinte. È un modo semplicistico di spiegare una tecnica molto più complessa, che comprende lo studio approfondito del colore e della luce, il cosiddetto cromoluminarismo.

L’approccio scientifico di Seurat alla pittura e lo studio della luce portarono a battezzare questa nuova corrente neoimpressionismo. Lo stesso Seurat, però, preferiva chiamare la sua tecnica divisionismo, perché i colori erano “divisi” e la tela era composta da pennellate minute.

Studio a puntini di Georges Seurat con figure in un paesaggio

L’innovazione di Seurat

Georges Seurat fu senz’altro ispirato dagli impressionisti, ma il suo interesse era più di carattere scientifico. Tra le sue opere più famose avrai visto almeno una volta i Bagnanti ad Asnières, Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte e Il circo, tutte realizzate con la tecnica divisionista.

Ma le sue opere hanno anche una caratteristica che non tutti notano.

Se fai attenzione ai particolari, percepirai lo sguardo analitico e persino ironico di Seurat sulla società dell’epoca.

Dalla scimmietta che la signora della Grande-Jatte tiene al guinzaglio alla dama che pesca, dai bagnanti stesi sull’erba vicino alla Senna: in ogni opera di Seurat trovi una società borghese cristallizzata, dove i personaggi non interagiscono e restano immobili, distaccati.

Anche nella sua ultima opera troverai questo elemento, seppure mascherato. La tela rimase incompleta alla sua morte e si intitola Il circo (1890-91).

Quest’opera presenta un grande dinamismo, ma, sebbene ti aspetteresti allegria tra la folla, se osservi il pubblico noti che nessuno sorride o sembra davvero coinvolto.

Molti hanno interpretato l’immobilità dei personaggi di Seurat come una trasposizione artistica dell’immobilità sociale della belle époque: un mondo in apparenza calmo, piacevole e divertente (fare il bagno, stendersi sul prato la domenica), ma già percorso da forti tensioni sociali e politiche che sarebbero sfociate, pochi decenni dopo, nella prima guerra mondiale.

Il circo, l’ultima opera incompiuta di Georges Seurat

Georges Seurat, un impressionista atipico

Benché spesso accostato agli “impressionisti”, Seurat era un personaggio molto diverso dai suoi colleghi, sia per lo stile sia per il modo di lavorare.

Molti impressionisti dipingevano con colori puri, accostando pennellate dense e corpose, spesso senza alcun disegno preparatorio. Seurat, al contrario, si distingueva per il lungo studio che dedicava a ogni opera, fatto di bozzetti, schizzi e disegni.

Gli impressionisti erano famosi per la loro capacità di dipingere all’aria aperta?

Seurat lavorava soprattutto nel suo studio.

Ti sembreranno dettagli da poco, ma è anche per questo che il suo stile fu definito neoimpressionismo. Rifiutato dal Salon ufficiale, nel 1884 Seurat fu tra i fondatori della Société des Artistes Indépendants, il cui Salon accoglieva le opere escluse dalle mostre ufficiali; la Grande-Jatte fu invece esposta nel 1886 all’ottava e ultima mostra impressionista.

Seurat una volta dichiarò:

«Alcuni dicono che vedono la poesia nei miei quadri. Io vi vedo solo la scienza».

Una frase che lo avvicina molto alle ossessioni geometriche di Escher.

Dove ammirare le opere di Seurat

Le tele di Seurat sono sparse tra l’Europa e gli Stati Uniti:

  • a Parigi, il Musée d’Orsay conserva Il circo, la sua ultima opera, e i bozzetti della Grande-Jatte;
  • a Londra, la National Gallery ha i Bagnanti ad Asnières;
  • a Chicago, l’Art Institute custodisce Una domenica sull’isola della Grande-Jatte;
  • altre opere sono al Kröller-Müller (Le Chahut), alla Barnes Foundation (Le modelle) e al Metropolitan di New York (Parade de cirque).

Se sei a Parigi, il modo migliore per vedere dal vivo Il circo è prenotare il biglietto salta-fila per il Musée d’Orsay: eviti le lunghe code e nello stesso museo trovi Monet, Van Gogh e Degas.

Io la poesia nei suoi quadri la vedo, e tu?