Tag

napoli

Browsing

Il museo archeologico di Napoli è uno dei più belli d’Italia. Le opere che vi sono conservate sono varie e splendide, basti pensare che racchiude la splendida collezione Farnese, reperti di Pompei ed Ercolano, una vasta sezione sull’antico Egitto ed una sulla numismatica. Le meraviglie da vedere al MANN sono tantissime, per questo  vi segnalo le 7 opere che mi hanno colpita di più. Pronti?museo archeologico di napoli

Il toro Farnese o supplizio di Dirce

Lo puoi studiare, vedere in foto e ammirarne le forme sul pc, ma quando te lo ritrovi davanti fa tutto un altro effetto. Uno dei tesori più importanti del museo archeologico di Napoli è sicuramente l’enorme scultura del Toro Farnese. Questo gruppo venne riportato alla luce per ordine di Paolo Farnese, presso le terme di Caracalla a Roma, nel lontano 1545.  Fu sistemato nella villa Farnese di Roma e vi rimase sino al 1786 circa, quando il re Ferdinando IV di Borbone fece spostare l’intera collezione Farnese a Napoli, creando il nucleo originale del MANN.

La tragicità dell’episodio narrato, il supplizio di Dirce, viene trasmessa in modo potente dall’opera. Questo gruppo coglie infatti un momento esatto del mito, quando la perfida Dirce sta per essere legata all’enorme toro dai due giovani. Sono i figli di Antiope, decisi a vendicare la madre, vittima per anni dei soprusi di Dirce. La donna verrà trascinata dal toro per le montagne rocciose sino alla morte. Tutta la tensione della scena sembra suggerirci l’epilogo della vicenda. E’ stato di recente avanzata l’ipotesi che questo enorme gruppo, tratto da un unico blocco di marmo tra il III e il II secolo a.C., fosse in origine una fontana. La bellezza e la grandezza di quest’opera lasciano senza fiato chiunque voglia visitare il museo archeologico di Napoli!museo archeologico di napoli

Graffiti dal passato: le epigrafi

Le epigrafi, antichi testi scritti su diversi supporti, ci parlano di epoche lontane. Al museo archeologico di Napoli se ne trovano in pietra, argilla, terracotta e persino una parte dedicata alle iscrizioni ritrovate sui muri di Pompei ed Ercolano. Propaganda politica, insegne, leggi, annunci, contratti… i testi conservati ci parlano della vita quotidiana dell’antichità inclusi i graffiti vandalici in giro per le città!museo archeologico di napoli

Mummie e faraoni a Napoli: la collezione egizia

La collezione egizia del museo archeologico di Napoli è seconda in Italia solo a quella di Torino. Tra mummie, sarcofagi, oggetti votivi, statue e monili, potrete scoprire i vari aspetti della vita degli antichi egizi. La sezione è stata recentemente rinnovata ed è stata pensata per mostrare ai visitatori le meraviglie che provengono da questa antica civiltà.museo archeologico di napoli

Mosaici da un milione di tessere

La sezione che forse mi ha emozionata di più è quella sui mosaici. Vedere dal vivo il mosaico della battaglia di Isso è un’esperienza unica! Più di un milione di tessere minutissime rappresentano una delle battaglie più famose dell’antichità, quella tra Alessandro Magno e Dario III di Persia ad Isso. Ma di mosaici incredibili ce ne sono molti altri, soprattutto provenienti dagli scavi di Pompei. La qualità e la bellezza delle opere sono impressionanti, vedere per credere!museo archeologico di napoli

Lato B da dea: la Venere Callipigia

La Venere Callipigia o dalle belle natiche (perché callipigia questo significa!) rappresenta l’ideale di bellezza femminile in epoca classica. La dea della bellezza è ritratta mentre si volta indietro, scoprendosi le natiche in una posa naturale ma molto originale in scultura. Da quando fu ritrovata nel 1594, divenne costante fonte di ispirazione per gli artisti delle epoche successive.museo archeologico di napoli

La testa di cavallo di Donatello

La monumentale testa di cavallo in bronzo, opera di Donatello, fa parte di una statua equestre incompiuta. Commissionata da Alfonso V d’Aragona, venne realizzata verso il 1458. La testa era talmente ben fatta, che venne a lungo creduta un’opera archeologica dell’antichità classica: sappiamo per certo, dal rinvenimento dei documenti, che l’autore fu proprio Donatello. Questa testa di cavallo è uno dei simboli della città di Napoli e del MANN tanto che sulla scala d’entrata al museo archeologico di Napoli è stato recentemente dipinta una sua riproduzione.museo archeologico di napoli

Il gabinetto segreto: amore e sesso al tempo dei romani

Probabilmente è la parte che fa più sorridere dell’intero museo nazionale di Napoli, quella dedicata alla “pornografia” dell’antichità. Visitare questa sezione è importante per capire come fosse vissuto non solo il sesso nell’antichità ma anche la nudità, la libertà di costumi e la fertilità. Dalle statuette propiziatorie di Priapo con i giganteschi falli ad affreschi di scene erotiche, questa sezione del museo vi porterà a scoprire una delle tematiche meno trattate nella storia ma inevitabilmente tra le più affascinanti. Anche se è vietato ai minori!museo archeologico di napoli

Informazioni pratiche sul museo archeologico di Napoli

Il museo archeologico di Napoli si trova nel centro città. Per me è stata la prima trappa del percorso che mi ha portata alla scoperta del quartiere Sanità e del miglio Sacro e delle magnifiche persone che si impegnano ogni giorno per migliorare la città ed il proprio quartiere. Vi consiglio questo museo per aprire o chiudere la vostra visita a questo quartiere tanto unico quanto affascinante. Il prezzo d’ingresso al museo è di 12 euro (ridotto 6), trovate tutte le info a questo link.

Ora sono curiosa di sapere quali sono state le opere e le sezioni che vi sono piaciute di più di questo museo! Scrivetemelo nei commenti!museo archeologico di napoli

Il rione sanità di Napoli è una zona fuori dai soliti itinerari turistici.

Questo quartiere è stato a lungo vittima di pregiudizi perché ritenuto uno dei luoghi più pericolosi di Napoli. Tuttavia, grazie all’impegno delle persone che ci vivono, oggi il rione sanità sta attraendo sempre più visitatori.

Il percorso lungo il Miglio Sacro nasconde delle bellezze incredibili che rivelano una parte importante della storia di Napoli e dei suoi abitanti.

Se vuoi sapere cosa vedere a Napoli oltre al centro storico, ti racconto la mia esperienza vissuta lungo il Miglio Sacro.

Leggi anche: cosa vedere a Procida in 10 incredibili scatti!

Il rione Sanità e la sua cicatrice

Il rione Sanità era il luogo in cui i napoletani si recavano per chiedere i miracoli. Era una delle zone più facoltose di Napolidove si trovava la tomba di San Gennaro, dove passava il re con la sua corte per recarsi alla reggia di Capodimonte e dove i nobili avevano i loro splendidi palazzi.

Questo quartiere, fatto di salite e discese, è costruito in una valle ed è stata proprio questa la sua sfortuna. Nel 1806, il governo francese decise di costruire un mastodontico ponte nel quartiere sanità per migliorare la viabilità. A causa di questa strada soprelevata, che taglia letteralmente il quartiere ed i suoi edifici, il rione Sanità iniziò un lento ed inesorabile degrado. Tagliato fuori dal resto della città, nei decenni passati è stato al centro di atti camorristici che gli hanno conferito la triste fama di uno dei luoghi più pericolosi di Napoli.

Vi ho già spiegato che oggi le cose stanno cambiando grazie anche all’impegno e al lavoro dei suoi abitanti. Ed è proprio grazie a loro che i suoi tesori del rione sanità stanno ricevendo sempre più attenzione sia per il valore storico artistico che per quello antropologico.

Vuoi sapere cos’è il miglio sacro di Napoli? Te lo spiego tra poco!

napoli-miglio-sacro-palazzo-san-felice

Il miglio sacro di Napoli: che cos’è e perché è importante

Il miglio sacro è un percorso che si snoda all’interno del rione Sanità. Nelle sue varie tappe permette di approfondire e comprendere aspetti diversi ed unici della cultura napoletana.

E’ molto importante perché fa parte di un progetto molto più ampio di rivalutazione del quartiere. Include alcuni importanti siti come le catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, il cimitero delle Fontanelle e bellissime chiese come quella della Madonna della Sanità, di San Severo fuori le mura e di San Gennaro fuori le mura.

Inoltre, per gli appassionati dello street art, c’è un bellissimo che si snoda tra i palazzi storici.

Pronti a partire?

murales-napoli-street-art

Le catacombe di San Gennaro a Napoli lungo il miglio sacro

Sotto al rione Sanità si snodano gallerie scavate nel tufo. Questa zona nell’antichità era utilizzata come cimitero e ne abbiamo testimonianza partendo dalle catacombe di San Gennaro. Rispetto alle catacombe che avevo già visitato, sono rimasta colpita dall’ampiezza: non si tratta di un luogo angusto ma di una sorta di grande basilica sotterranea da cui si dipanano varie gallerie.

Il primo santo patrono della città di NapoliSant’Agrippino, venne sepolto qui nel III secolo e, nel V secolo, anche le spoglie di San Gennaro vennero sepolte vicino. Poiché la vicinanza alle reliquie dei santi veniva considerata un privilegio, furono scavate numerosissime tombe, decorate con bellissimi affreschi e mosaici.

Anche se le spoglie di San Gennaro furono portate via nel IX secolo, causando per altro un progressivo abbandono del sito, le decorazioni delle tombe sono rimaste. Particolarmente belli sono i ritratti a mosaico dei primi vescovi di Napoli, tra cui l’africano Quodvultdeus, sfuggito alle persecuzioni vandaliche.

Come spesso accade, le sepolture ci parlano della vita, degli usi e dei costumi ed è proprio qui che si trova  il più antico ritratto di San Gennaro conosciuto.

Le catacombe di San Gennaro al rione Sanità sono una tappa fondamentale per capire a fondo la storia di Napoli.

affresco-di-san-gennaro-miglio-sacro-napoli

La basilica di San Gennaro fuori le mura

Alla fine delle catacombe di San Gennaro, sorge una chiesa paleocristiana del V secolo, pesantemente rimaneggiata nei secoli successivi. Si tratta di San Gennaro extra moenia, fuori le mura, annessa alle catacombe che ospitavano la tomba del santo.

L’edificio assunse forme medievali e poi barocche, finché nel ‘900 non si volle riportarla all’originale “semplicità” rimuovendo gli altri interventi.

Dell’originale struttura si conservano le belle colonne nell’abside e l’impianto basilicale, mentre l’atrio d’accesso è decorato con affreschi cinquecenteschi di Andrea Sabatini, rappresentanti storie della vita di San Gennaro.

Accanto alla chiesa sorse prima un monastero benedettino (VIII secolo) poi convertito in ospedale per gli appestati (XV secolo), e infine ospedale dei poveri (XVII secolo).

san-gennaro-affresco-napoli

Il cimitero delle Fontanelle a Napoli, dove la devozione incontra il folklore

Uno dei posti più incredibili e suggestivi del Miglio Sacro e del rione Sanità è il cimitero delle Fontanelle. Un’antica cava di tufo, di proporzioni mastodontiche, ospita le ossa di centinaia di migliaia di napoletani.

Dal seicento furono infatti ammassati i resti di tutti gli ossari cittadini, di qualunque epoca fossero, per fare spazio ai corpi delle numerose vittime della peste. Nell’ottocento le ossa furono sistemate da alcune pie donne e da allora questo enorme cimitero divenne un vero e proprio luogo di culto.

Era uso adottare un teschio, detto “capuzzella”, cui si chiedeva protezione e grazia in cambio di preghiere. Le anime pezzentelle, proteggevano l’intera famiglia e, quando realizzavano un miracolo, il teschio veniva messo in una teca, gli si portavano doni e gli si scrivevano dediche.

A volte la suggestione era tale che si sognava la persona a cui era appartenuto il teschio.

cimitero-delle-fontanelle-napoli

Riflessioni lungo il Miglio Sacro a Napoli

Le riflessioni da fare in un luogo simile sono infinite.

Possiamo pensare alla famosa “livella” di Totò, che peraltro nacque al quartiere Sanità. In questo luogo si trovano i resti di persone dal V secolo al XVII. Tutte ammucchiate, tutte uguali, che siano appartenute a ricchi o a poveri, a persone importanti o sconosciute.

Ho trovato molto interessanti anche le teche dei teschi che hanno esaudito le grazie richieste, alcuni dei quali con errori di ortografia e con dediche speciali, che ci raccontano la storia di chi si era preso cura di questi resti.

Secondo me il cimitero delle Fontanelle del Miglio Sacro non è solo un posto incredibilmente suggestivo, ma anche e soprattutto importante per capire la vita e le usanze napoletane.

catacombe-delle-fontanelle-a-napoli

Il centro del rione e del miglio Sacro: la madonna della Sanità

La chiesa di Santa Maria della Sanità sorge proprio al centro del quartiere e del Miglio Sacro. Si tratta di un edificio barocco di grandissime dimensioni, che colpisce soprattutto per la cripta. La chiesa ha infatti origini antichissime: risale addirittura al V secolo di cui ci è arrivata l’immagine della Madonna con Bambino.

Proprio questo ritrovamento ha causato la ricostruzione dell’edificio e della cripta. I frati domenicani, per dare lustro alla chiesa, acquistarono anche le reliquie di 13 santi. Grazie a quest’ultime, aumentarono i fedeli desiderosi di essere sepolti nelle catacombe adiacenti e i prezzi aumentarono velocemente.

Davanti all’altare vi è una superba scalinata detta “a forcipe”, con marmi policromi che fa da cornice all’entrata della cripta. Nella chiesa sono presenti interessanti opere pittoriche del Seicento, di Luca Giordano e Andrea Vaccaro.

La statua di San Vincenzo O’Monacone, patrono del quartiere, è la più venerata.

Sulla sinistra della facciata c’è l’entrata dell’antico chiostro, oggi tagliato in due dalla costruzione del ponte napoleonico. Se riuscite ad entrate noterete gli affreschi antichi, quasi monocromatici, e la particolare forma ellittica.

Da una delle scale si accede al b&b casa del Monacone, gestito dalla cooperativa la Paranza, di cui vi ho parlato qui.

Proprio accanto alla cripta, si trova l’entrata alle catacombe di San Gaudioso, anche queste uniche nel loro genere.

Ora te ne parlo!

miglio-sacro-quartiere-sanita-santa-maria-della-sanita

Le catacombe di San Gaudioso a Napoli

Le catacombe di San Gaudioso si trovano proprio sotto alla chiesa della Madonna della Sanità e sono incluse nel percorso turistico del Miglio Sacro. Sono più piccole e strette delle Catacombe di San Gennaro ma non così tanto da causare ansia da claustrofobia.

Anch’esse hanno una parte antica, risalente al V secolo, quando vi erano sepolti i resti di San Gaudioso.

Furono abbandonate dopo la traslazione del corpo del santo e ampliate nel XVII secolo, quando nella chiesa furono portate le reliquie dei 13 santi.

frati domenicani costruirono quindi dei nuovi alloggiamenti per le salme del tutto particolari. All’epoca era in uso a Napoli l’essiccamento dei cadaveri, che prevedeva un tempo di svuotamento e perdita dei liquidi corporei di circa un anno. La temperatura costante del tufo bloccava i processi di putrefazione e permetteva la conservazione dei tessuti.

napoli-catacombe san gudioso

Le catacombe di San Gaudioso: macabri racconti barocchi

Al di sotto delle catacombe di San Gaudioso si trova il luogo dove i corpi venivano trattati prima della sepoltura. Questi venivano lasciati su seggi scavati nel tufo di diverse dimensioni, a seconda della grandezza del morto. Vi era una persona addetta proprio a sorvegliare che il processo avvenisse in modo corretto, detta schiattamuorto, che bucava i cadaveri per permettere ai liquidi di fuoriuscire.

E’ ancora in uso a Napoli dire “che tu pozza sculà” cioè che tu possa “scolare”, morire.

Una volta “scolati”, i defunti venivano inumati e la tomba sigillata. La testa veniva murata con tanto di capelli e, al di sotto, veniva rappresentato il vestito del defunto.

Immaginate l’impressione che dovevano fare con tutta la pelle attaccata!

Nelle catacombe di san Gaudioso troviamo un giudice, un medico, delle ricche dame ma, per fortuna, sono conservate solo parte dei teschi e non tutti i crani essiccati!

Anche qui l’arte funebre si mescola al folklore, alle tradizioni locali e della storia del costume. La prossima volta che vi lamentate del vostro lavoro, pensate allo schiattamuorto, che se ne stava dentro alle catacombe tra i liquidi dei cadaveri…TERRIBILE!

santa-maria-della-sanita

Altre due chiese da non perdere al quartiere Sanità

Vi sono altri due edifici che meritano attenzione lungo il miglio sacro. Si stratta della chiesa di Santa Maria de’ Vergini, cosiddetta perché legata alla confraternita degli eunostidi, dediti alla castità.

L’altro edificio interessante è San Severo fuori le mura, chiesa barocca che nasconde più di un tesoro: l’oratorio della confraternita dei bianchi, con preziosi stucchi e dipinti e delle antiche catacombe, non ancora accessibili al pubblico.

cupola-di-san-severo-napoli

La street art a Napoli da vedere lungo il miglio sacro

Passeggiando lungo il Miglio Sacro, non potrete non notare i coloratissimi murales che decorano i palazzi. Gli stessi ragazzi che gestiscono le catacombe hanno chiamato artisti da tutto il mondo per decorare il rione Sanità che oggi si presenta come una vera e propria esposizione di street art a Napoli.

Tra i murali più famosi vi è “Luce” di Tonio Cruz, davanti alla Madonna della Sanità, che rappresenta i bambini del rione o “Resis-ti-amo” di Bosoletti, che si concentra sulla “femminilità” del quartiere, abitato da moltissime donne con figli.

Ho trovato splendido anche “Speranza nascosta” che mostra il viso segnato dalle rughe di un clochard però in negativo, come se per essere letto dovessimo avere un filtro, un modo diverso di vedere la realtà. Si trova proprio in corrispondenza con un centro di accoglienza per senzatetto.

Il murale che ricopre totalmente la chiesa accanto al cimitero delle Fontanelle, il volto della venere spezzata che rappresenta il quartiere stesso, il grande totem fuori dalla chiesa di San Severo, tutti raccontano di come questi artisti di fama mondiale vedono questo quartiere tanto bello quanto ricco di contraddizioni.

street-art-napoli-murales-luce

Informazioni utili sul miglio sacro

L’intero percorso del Miglio Sacro è frutto di anni di lavoro e paziente rivalutazione del quartiere da parte dei ragazzi che oggi gestiscono le Catacombe di Napoli. Come vi ho spiegato, non si tratta solo di una cooperativa, ma di un progetto molto più vasto che sta dando nuova vita al rione.

Il tragitto intero dura circa tre ore con una guida.

Il Miglio Sacro è un ottimo spunto per scoprire una parte della città di Napoli fuori dai soliti percorsi turistici ma che include grandi bellezze artistiche ed eccellenze culinarie come la pasticceria Poppella, famosa per il suo fiocco di neve, la pizzeria da Ciro Oliva, locali tradizionali dove potrete gustare piatti tipici della tradizione come il ristorante La taverna di Totò o l’alimentari Carmine. Vi lascio agli articoli dei miei compagni di viaggio.

Il racconto di Martina di Martiipal

Il racconto di Gian Luca di Viaggiaescopri

Il racconto di Ramona di Farina Lievito e Fantasia

Il racconto di Fedora di Cappuccino e Cornetto

Il racconto di Pilar di Non solo turisti

Siete mai stati o avete intenzione di visitare il rione sanità di Napoli? Per qualsiasi informazione scrivetemi nei commenti!

Il viaggio è stato sponsorizzato da InsolitaItalia.

 

A Napoli ho conosciuto persone incredibili che hanno trovato il coraggio e la forza di impegnarsi quotidianamente per cambiare il proprio quartiere e, nel loro piccolo, per migliorare il mondo.

Ti racconto qui sotto chi sono e cosa fanno…

Napoli, novembre 2017

Quando sono partita per il blog tour a Napoli con Insolita Italia, sapevo che stavo andando a visitare un quartiere fuori dai soliti itinerari turistici, dove alcune persone si stavano impegnando nella riqualificazione del patrimonio.

Interessante, direte voi. E pensando questo infatti, sono partita.

Una volta arrivata mi sono resa conto che non mi trovavo in un posto qualunque: sembrava di essere in una periferia, che però aveva chiese barocche e palazzi antichi. Appena arrivati al b&b, ci hanno raccontato che il chiostro affrescati era stato tagliato in due da un mastodontico ponte ottocentesco. Alloggiavamo presso la casa del Monacone, che si è scoperta solo dopo essere parte di un progetto più ampio della cooperativa la Paranza.

Paranza a Napoli non è solo il fritto misto, ma è la compagnia degli amici, la comitiva, il gruppo di ragazzi del quartiere. Proprio così è nata questa iniziativa, da cinque ragazzi raccolti intorno ad un parroco geniale, che ha guardato al futuro e ha creduto in loro. Hanno risistemato il convento, creando un b&b con camere spaziose. Si fa colazione sopra la sagrestia, dalle finestre si vede la chiesa di lato. Hanno poi preso la gestione dellecatacombe di San Gennaro, che hanno risistemato, restaurato ed aperto, restituendo i suoi incredibili affreschi e mosaici alla città.

Lo stesso con  le catacombe di san Gaudioso, proprio accanto alla cripta della chiesa. Il tutto in un quartiere che viene considerato malfamato, in una periferia di quelle senza speranze, dove il tasso di disoccupazione e abbandono scolastico è altissimo e tutto partendo dal basso, con fondi privati e bandi pubblici. Grazie al loro coraggio, le cose sono cambiate.

coraggio-a-napoli

Oggi la cooperativa dà lavoro a più di 20 persone, si occupa di visite guidate lungo il miglio sacro, di cui vi parlerò presto, alle catacombe di Napoli e al cimitero delle Fontanelle.

Questo ce lo racconta Enzo, come se fosse la cosa più semplice e ovvia del mondo, prima di cena.

Cena che ci cucinano le mamme della Sanità, un altro progetto per impiegare le donne del quartiere e valorizzare le loro incredibili qualità di cuoche. La tavolata si imbandisce di piatti tipici: il cuoppo di frittura di alici, pasta e patate, friarielli e polpette e l’immancabile biscotto all’amarena.

Già a quel punto eravamo tutti molto colpiti, non solo dalla cucina delle mamme, ma dalla storia e dai progetti di questi ragazzi. Non sapevamo ancora cosa avremmo scoperto i giorni seguenti.

murales-napoli-storie-di-coraggio

Dal loro esempio sono nati altri progetti sociali, in primis quello di casa Tolentino, che ha ridato vita ad un antico convento agostiniano nei quartieri Spagnoli. E’ stato fondato infatti un b&b con un giardino, un orto condiviso in preparazione e una terrazza panoramica che abbraccia Napoli e il suo golfo.

In tre giorni, abbiamo incontrato gli attori del nuovo teatro Sanità, ricavato in una chiesa in disuso, che ospita spettacoli e laboratori pomeridiani per i bambini.

Poi siamo stati alla  casa dei Cristallini, spazio riqualificato di un antica casa per poveri che ora ospita un doposcuola proprio per evitare che i più giovani abbandonino gli studi. E attenzione! Tutti questi progetti sono nello stesso quartiere, a pochi metri gli uni dagli altri e convivono, coesistono e dialogano in continuazione.

Ciro Oliva, chef famoso del quartiere Sanità, ci ha servito una delle migliori pizze che abbia mai mangiato supiatti disegnati dai bambini della casa dei Cristallini. Anche lui era uno di loro, e adesso gli paga le lezioni di inglese del giovedì.

L’ultima sera abbiamo anche conosciuto Don Antonio Loffredo, che ha dato l’impulso a tutto questo e che è guida della comunità, non solo spiritualmente.

coraggio-a-napoli-chiesa

Questa rivoluzione dal basso ha innescato un circolo virtuoso anche in altri quartieri.

Ai quartieri Spagnoli c’è la signora Tina, che apre il suo negozietto di frutta a tutti una volta alla settimana per cucinare insieme e viaggiare scambiandosi ricette e sapori. Si mette in piedi su una cassetta della frutta per raccontarci che a lei non interessa che tu sia siciliano o milanese, immigrato o turista, bianco o nero, è convinta che la cucina unisca tutti (ed ha ragione).

Poi c’è Salvatore Iodice, che si è stufato di vedere rifiuti abbandonati nel suo quartiere, quindi li porta nella sua falegnameria e gli dà nuova vita. Anche lui accoglie i bambini e gli insegna a dipingere, fabbricare piccoli oggetti e “usare le mani per qualcosa di buono” come dice lui. Le sue di mani, quando ce le stringe, sono sporche di vernice e forti, come lui.

murales-a-napoli

Mentre camminiamo tra meraviglie artistiche, scorci da clichè, palazzi nobiliari e chiese, ci raccontano che hanno chiamato street artist da tutto il mondo in questi quartieri, per decorare facciate di palazzi altrimenti anonime. Quindi tra i panni stesi e i piccoli negozi, ci si imbatte di tanto in tanto in qualche coloratissima opera d’arte contemporanea.

Ah, c’è stata la notte bianca al quartiere Sanità, che si è riempito di luci e spettacoli musicali. C’è un’orchestra di ragazzi e bambini, Sanità Ensemble, che va a suonare in giro per l’Italia. Dalle finestre, oltre ai cantanti neomelodici, ora si sentono suonare anche i violini.

Sembrano piccole cose forse, ma vi rendete conto sommate quante sono?

coraggio-a-napoli-murale

Siamo stati con loro per tre giorni, abbiamo visto il risultato del lavoro di anni, di impegno, coraggio e tenacia. La lezione che ho imparato è che per quanto impossibile qualcosa possa sembrare, se sei determinato a farla, la farai. Cambiare l’immagine di un quartiere, cambiare la mentalità delle persone può sembrare impossibile, ma non lo è.

Il mondo siamo noi, e ogni giorno decidiamo come cambiarlo con le nostre azioni, anche le più piccole.

Le parole per raccontare la passione e la forza che ho trovato nei ragazzi delle catacombe di Napoli non ci sono, dovresti incontrarli dal vivo. Quello che posso dirti è che in un quartiere che tutti considerano un brutto posto, ci sono cose meravigliose e persone che stanno lavorando per realizzare il proprio sogno di renderlo un luogo bello come merita di essere. E già ci sono riusciti per quanto mi riguarda.

Sono tornata con la valigia piena di sfogliatelle, il cuore pieno di emozioni e la testa ancora più piena di sogni.

coraggio-a-napoli-foto-gruppo

Mattia Preti fu uno dei pittori di successo del ‘600. Ad oggi molti lo considerano il più importante artista calabrese di tutti i tempi.

La sue opere sono numerosissime, grazie agli oltre 60 anni di carriera di questo artista. Visse a Roma, Napoli e Malta ma viaggiò  tantissimo e trasse ispirazione da diversi artisti .

Oggi te lo racconto attraverso 9 delle sue opere più belle.

La vita di viaggi di Mattia Preti

 Mattia Preti nacque nel 1613 a Taverna, in Calabria da una famiglia “onorata“. In passato, la sua famiglia era stata ricca ma quando nacque era stata censita come ricca solo di virtù morali. Bisogna quindi immaginare che visse con qualche difficoltà economica i primi anni di vita. Fu comunque istruito e presto parti per Roma con il fratello Gregorio, anch’egli pittore.

A Roma frequento’ l’accademia di San Luca, studiò i dipinti di Caravaggio e dei caravaggeschi ed iniziò ad affermarsi come artista. Dipinse il coro di Sant’Andrea della Valle e lavorò in varie parti d’Italia e all’estero.

Fu in Spagna, in Francia, in varie città dell’Italia settentrionale e nelle Fiandre. Restò a Roma per circa 30 anni, prima di trasferirsi a Napoli dove ricevette importanti commissioni. Nel 1659 si spostò a Malta dove divenne il pittore ufficiale dei Cavalieri di Malta e fu eletto cavaliere a sua volta.

Fu lui a dipingere la cattedrale di San Giovanni a la Valletta. Dopo vari viaggi, di cui uno a Roma per la morte del fratello nel 1672,  Mattia Preti continuo’ a lavorare a Malta. Pur essendo in età molto avanzata, dipinse fino al giorno della sua morte, il 3 Gennaio 1699. 

Le opere di Mattia Preti

La vita di Mattia Preti è per alcuni aspetti assimilabile a quella di Caravaggio. Entrambi furono cavalieri di Malta, entrambi lavorarono a Roma, Napoli e Malta.

Ma la sua arte non fu influenzata solo da lui: studiò e prese spunto anche dagli emiliani, quali Domenichino, Lanfranco e Guercino. Il suo più grande maestro rimase comunque il fratello Gregorio, di 10 anni più grande. Realizzarono insieme numerose opere, nelle quali però spicca sempre Mattia, per originalità e dinamicità.

Artemisia Gentileschi è la prima pittrice donna di cui parliamo. E’ anche una delle prime pittrici donne di cui si sia mai parlato in realtà.

La sua vita fu segnata da un terribile dramma ma anche dal meritato successo che la rese una delle donne più incredibili del XVII secolo.

Continua a leggere per scoprire la vita e l’arte di una pittrice che è diventata un’icona del femminismo!

Artemisia Gentileschi: sulle orme di suo padre

Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593: suo padre Orazio, era amico di Caravaggio ed uno dei più stimati pittori dell’epoca. Crebbe facendo il suo apprendistato con i suoi fratelli presso il padre, in un ambiente molto stimolante per una giovane pittrice.

La sua casa era assiduamente frequentata da artisti e, oltre a dipingere, vi si discutevano le ultime novità. Essendo rimasta orfana di madre, Orazio incentivò la frequentazione della figlia con una vicina di nome Tuzia, che divenne presto loro coinquilina e compagna inseparabile di Artemisia.

Le doti della giovane non tardarono a manifestarsi: ai suoi 17 anni risale il primo dipinto che conosciamo, Susanna e i vecchioni, che è un’equilibrata sintesi tra il realismo di Caravaggio e le forme dei Carracci.

Suo padre si prodigò molto per diffondere l’arte di Artemisia, raccontando e scrivendo ai personaggi più influenti del talento di sua figlia.

<

Il dramma di Artemisia Gentileschi: il processo per stupro

La sua vita ed il suo successo furono offuscati da un terribile scandalo che segnò profondamente la sua vita e la sua arte. Nel 1611 infatti, Artemisia venne stuprata da Agostino Tassi, collega ed amico di suo padre.

Orazio denunciò il fatto alle autorità dopo circa un anno.

All’epoca intentare un processo del genere voleva dire aggiungere disonore alla vergogna perché una donna non più vergine e non sposata era considerata una poco di buono, indipendentemente dal fatto che avesse subito violenza o meno.

Abbiamo ancora gli atti del processo, che venne intentato solo perché il suddetto Tassi era già sposato e non poteva ricorrere al “matrimonio riparatore“. Probabilmente Orazio aveva deciso di procedere per vie giudiziarie sperando di ottenere una dote in risarcimento del danno subito. Dalla documentazione si evince che oltre alla violenza, venne imputato al pittore anche il furto di alcuni quadri.

Il racconto della violenza di Artemisia Gentileschi

La giovane pittrice, nonostante le lettere di raccomandazione del padre, non era stata ammessa agli studi di pittura, e aveva quindi iniziato a prendere lezioni di prospettiva dal Tassi.

Dopo vari incontri ed una corte insistente, si ritrovò in casa con lui e Tuzia, la sua amica. Artemisia pregò la compagna di restare, ma l’altra li lasciò soli, permettendo che la violenza fosse perpetrata.

Negli atti del processo Artemisia dichiarò che, dopo il fatto, aveva accondisceso più volte alle richieste del suo stupratore nella speranza che mantenesse la promessa di sposarla e non la disonorasse.

Dopo alcuni mesi scoprì poi che la moglie del Tassi era ancora viva e, persa la speranza di poter rimediare, confidò tutta la vicenda al padre, che intentò il processo.

La conclusione del processo per lo stupro di Artemisia Gentileschi

La deposizione di Artemisia Gentileschi fu fatta sotto tortura, mentre le venivano schiacciate le dita. Essendo pittrice, possiamo solo immaginare quanto potesse essere gravoso per lei dover raccontare un fatto simile rischiando di veder compromesse le proprie mani a vita!

La crudezza con cui raccontò i fatti rende tutta la vicenda ancora più terribile.

Sul conto di Artemisia intanto circolavano molte maldicenze. Fu sottoposta ad una visita ginecologica che appurò che non fosse più vergine. Venne accusata di rapporti incestuosi con il padre Orazio e di avere numerosi amanti ed una condotta disdicevole.

La deposizione di Tuzia, sorprendentemente, avvalorò le cattive voci sul conto della ragazza.

Agostino Tassi era davvero un delinquente: era già stato accusato di incesto con la cognata e di essere mandatario dell’omicidio della moglie (che pero era sfuggita all’imboscata). Per lo stupro fu incarcerato per otto mesi e successivamente venne accusato di sodomia, furti e debiti.

Dopo il processo, Artemisia fu costretta a lasciare Roma e a sposare un artista fiorentino non molto noto, Pierantonio Stiattesi. Questo matrimonio ovviamente fu deciso solo per mettere a tacere le voci e riabilitare la giovane agli occhi della società.

Lo stupro di Artemisia Gentileschi: una vicenda poco chiara

La vicenda, ad oggi, non risulta comunque molto chiara. Tassi dichiarò che il quadro rubato era stato eseguito da lui. La figura di un terzo uomo, amico di Agostino e di Orazio, che avrebbe spinto il Tassi alla violenza e avrebbe cercato a sua volta di stuprare Artemisia non fa che rendere la trama dei rapporti tra questi pittori ancora più intricata.

C’è chi pensa addirittura che sia stata tutta una manovra di Orazio per svalutare il collega Agostino e chi dice che sia stato un piano ordito dagli altri pittori contro la giovane per screditarla. Alcuni asseriscono che per stuprum si intendesse il rapporto, anche consenziente, al di fuori del matrimonio. Secondo questa teoria, Artemisia Gentileschi sarebbe stata consenziente credendo alle promesse del matrimonio e si sarebbe inventata la violenza solo nella speranza di farsi risarcire.

La maggior parte della critica però considera la deposizione di Artemisia come veritiera. Infatti né lei né suo padre avrebbero intentato un processo del genere sapendo che sarebbero stati messi al centro di uno scandalo che poteva compromettere le loro carriere, se non fosse accaduto realmente il fatto.

L’incredibile carriera di Artemisia Gentileschi

La carriera di Artemisia fu l’unica tra quella delle persone coinvolte a subire le conseguenze. Ma la sua perseveranza ed il suo talento riuscirono a farle ottenere dei grandi risultati. La donna si trasferì a Firenzedopo le nozze e fu la prima donna ammessa all’accademia delle arti del disegno. 

Riuscì ad intessere rapporti con i personaggi più influenti del suo tempo, a partire da Cosimo II de’ Medici. Fu amica di Galileo Galilei, con cui intrattenne un lungo rapporto epistolare e fu amata dal nipote omonimo di Michelangelo Buonarroti.

Artemisia Gentileschi fu anche una bellissima donna, ed ebbe molti ammiratori. Per il suo aspetto, la faccenda dello scandalo ed il fatto che fosse indipendente, le voci malevole sulla sua condotta continuarono a circolare sul suo conto per tutta la vita e anche dopo.

La sua intraprendenza e la sua ambizione la spinsero a lasciare il marito nel 1621 e a tornare a Roma con le sue due figlie.

Il periodo della maturità di Artemisia Gentileschi

A Roma tuttavia non trovò il lavoro che stava cercando. Veniva apprezzata soprattutto come ritrattista e per le sue eroine bibliche, ma nessuno le commissionò mai grandi affreschi o importanti pale d’altare. Cosi verso il 1630, Artemisia Gentileschi si spostò prima a Venezia e poi a Napoli dove rimase per il resto della vita.

Fu qui che ebbe la sua prima commissione per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli. A Napoli sposò anche le sue figlie, fornendo loro le doti. Venne in contatto e partecipò attivamente all’effervescente atmosfera culturale napoletana.

Nel 1638 fu a Londra dove il padre era diventato pittore di corte al servizio di Carlo I. I due lavorarono assieme all’affresco della volta nella Casa delle Delizie di Greenwich della regina Enrichetta. Orazio mori un anno dopo.

La pittrice, rientrata a Napoli, continuò la sua attività sino al 1653, anno della sua morte.

L’arte di Artemisia

Grazie al suo talento ed alla sua capacità di mantenere ottimi rapporti con personaggi importanti della sua epoca, raggiunse importanti traguardi. Inoltre Artemisia riuscì a crearsi un proprio stile seguendo le orme di Caravaggio. Le sue figure sono monumentali, espressive, vivaci, quasi teatrali.

Alcuni suoi quadri sono stati letti da un punto di vista psicoanalitico: nella sua prima opera, Susanna e i Vecchioni, c’è chi vede il padre e il suo aggressore, Tassi. Nella Giuditta ed Oloferne, opera di grande violenza, c’è chi legge il desiderio di vendetta della donna contro il suo stupratore.

Ancora, si è letto nelle sue eroine bibliche, spesso affiancate da amiche ed ancelle, la sua delusione per il tradimento di Tuzia che permise la violenza e l’accusò in tribunale.

adorazione-dei-magi-artemisia-gentileschiUn’eroina del femminismo

Artemisia Gentileschi nel XX secolo è diventata un simbolo del femminismo, in quanto donna che si è ribellata alla violenza subita, artista indipendente ed emancipata. Come abbiamo visto le sue vicende personali segnarono comunque la sua vita alimentando le voci sul suo conto per decenni.

Quello che è sicuro è che fu una pittrice straordinaria, per la sua abilità e per il suo coraggio di essere una donna padrona del suo destino, nonostante tutto, nel XVII secolo.

Pin It