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L’antica abbazia di Venosa è una chiesa incompiuta, circondata dai resti archeologici di case romane, con terme e perfino un anfiteatro.

Venosa si ha l’impressione di camminare nei secoli ripercorrendo le fasi costruttive degli edifici, la storia dei popoli che vi vissero e degli eventi che ne determinarono le sorti.

Ti racconto cosa è accaduto…

Leggi anche: La triste storia di San Galgano e la spada nella roccia!



L’abbazia di Venosa, tra resti romani e chiese cristiane

La Venosa attuale si trova nei pressi dell’area archeologica di cui stiamo parlando. L’odierna cittadina infatti ha avuto uno sviluppo diverso e deve il suo impianto agli interventi medievali e rinascimentali.

Sin dall’antichità questa località ebbe un certo sviluppo grazie alla vicinanza con la via Appia, diventando centro di scambi e commerci. I resti archeologici romani a venosa testimoniano questa ricchezza: ci hanno restituito un anfiteatro, delle terme e numerose domus di una certa importanza, di cui conserviamo anche alcuni preziosi mosaici.

Interessante è la cosiddetta colonna dell’amicizia di Venosa, anch’essa di epoca romana, che secondo la tradizione garantisce amicizia eterna se ci si gira intorno tenendosi per mano.

Verso il V secolo vi fu costruita una basilica a tre navate, probabilmente sui resti del tempio pagano del dio Imene. Gli scavi hanno permesso la riscoperta di un mosaico e delle antiche fondamenta.

Dopo le invasioni barbariche, la città e la chiesa passarono sotto al dominio longobardo. A loro si devono i primi interventi sull’edificio paleocristiano, di cui si conserva parte della decorazione tipicamente stilizzata, oggi visibile all’interno del portico.

Tuttavia le modifiche del X secolo subirono a loro volta uno sconvolgimento tra l’XI e il XII secolo, quando la famiglia normanna degli Altavilla decise di rendere questo monastero benedettino uno dei più importanti del sud Italia.

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Gli Altavilla e la chiesa incompiuta di Venosa

All’interno della chiesa della Santissima Trinità a Venosa, sono conservate le sepolture di personaggi molto importanti della famiglia degli Altavilla. Tra gli altri vi sono sepolti anche il condottiero normanno Roberto il Guiscardo, e la sua prima moglie Aberada, in tombe monumentali.

La famiglia degli Altavilla regno sul sud Italia per oltre un secolo. L’importanza dell’abbazia di Venosa per la nobile famiglia spinse i monaci benedettini ad ampliarla. Per questo motivo, nel XII secolo, iniziarono i lavori di ingrandimento prolungando l’abside.

La nuova chiesa di Venosa doveva essere enorme e maestosa per accogliere un nutrito numero di fedeli: fu progettata con oltre 2000 metri quadrati, un ampio transetto e un coro triabsidato.

Solo che le cose non andarono come previsto...

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L’abbazia di Venosa, gigante solitario

Presto i monaci terminarono i fondi e quindi i lavori si fermarono. Quando l’abbazia passò all’ordine dei cavalieri di Malta, il progetto fu definitivamente abbandonato. I nuovi proprietari si spostarono infatti all’interno della città, lasciando l’abbazia di Venosa incompiuta.

Oggi si possono ammirare le forme romaniche e i blocchi di marmo sottratti al vicino anfiteatro che portano ancora immagini e scritte romane. Aggirarsi tra i resti di questa chiesa mai completata è molto suggestivo.

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La città e l’abbazia di Venosa oggi

L’abbazia di Venosa era una delle più importanti del sud Italia e, ancora oggi, è una delle più significative della Basilicata. Ma la città non è famosa solo per questo edificio straordinario.

Volete sapere dove è nato Orazio? Proprio qui a Venosa dove è conservata ancora la cosiddetta casa di Orazio: l’edificio è del II secolo a.C. ma probabilmente si tratta di resti di terme e non di una casa.

C’è poi la fontana Angioina, risalente al 1298, la fontana di Messer Oto, con un leone romano e la fontana di San Marco, entrambe del XIV secolo. Tra le stradine si affacciano vari palazzi cinquecenteschi, tra chiese barocche e piccoli vicoli. Si arriva infine al bellissimo castello del Balzo, del 1470, che ospita anche il museo archeologico.

Vi consiglio veramente di fare questa passeggiata dopo aver visitato l’incompiuta abbazia di Venosa! Non so se è una mia passione per le chiese distrutte o mai finite (come San Galgano, la chiesa do Carmo a Lisbona o Saint-Jean-des-Vignes a Soisson) ma trovo che questi luoghi siano particolarmente suggestivi. Hanno storie complicate da raccontare.

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Commenti su Venosa?

Chi di voi conosceva Venosa e la sua chiesa incompiuta? Scrivetemi nei commenti cosa ne pensate.

Tra le fontane più belle di Roma ci sono molte opere di Bernini. Tra queste, una delle più sottovalutate, è la fontana del Tritone. Se stai cercando cosa vedere a Roma, questa fontana è uno spettacolo da non perdere assolutamente.

Leggi anche: Il quartiere Coppedè a Roma, sospeso tra sogno e realtà



La fontana del Tritone a Roma, capolavoro del Bernini

Una delle opere più belle di Bernini è la Fontana del Tritone: si trova nel mezzo di piazza Barberini, vicino a Via Veneto e alla Cripta dei Cappuccini.

Fu commissionata nel 1625 da papa Urbano VIII Barberini per decorare la piazza sulla quale si affacciava il palazzo. Le le tre api che si vedono sono infatti simbolo di operosità e stemma di questa nobile famiglia.

Il famoso palazzo Barberini, a 200 metri dalla piazza, ora ospita un importantissimo museo che ti consiglio di visitare: è qui che si trova la bellissima scalinata di Leonardo da Vinci.

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Lo stemma dei Barberini

Perché Bernini ha rappresentato un Tritone?

Bernini decise di rappresentare un tritone, antico dio delle acque, che soffia in una conchiglia spargendo acqua tutto intorno.

Il tritone è seduto a sua volta su una grande conchiglia, sorretta da quattro delfini. Questi animali sono rappresentati in modo non molto realistico ma dobbiamo pensare che per lo scultore non era possibile vederne di veri all’epoca!

La particolarità è che al centro, dove s’incrociano le code dei delfini, la fontana del Tritone è vuota. Bernini amava stupire con questo tipo di sfide: le forze e le spinte della struttura sono quindi particolarmente ben studiate, come d’altronde accade nella fontana dei quattro Fiumi a piazza Navona.

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La fontana del Tritone e la propaganda dei papi

La fontana del Tritone fu costruita per un motivo ben preciso.

In primo luogo si voleva abbellire la piazza antistante la dimora dei Barberini ma l’altro motivo è legato invece alla propaganda dei papi e alla promozione del loro operato. L’acqua che alimenta la fontana del Tritone infatti, proviene dall’acquedotto Acqua Paola, restaurato nel 1610.

I papi dell’epoca miravano ad esaltare la propria immagine con grandi lavori pubblici, regalando al popolo fontane maestose. La stessa cosa successe per il ripristino di altri acquedotti, il più celebre è forse la fontana di Trevi per l’acqua Vergine.

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Una fontana “irriconoscibile”

La fontana del Tritone fu spesso oggetto di incuria da parte dei romani e dell’amministrazione della città. Questa incuria divenne tale che il tritone divenne quasi irriconoscibile perché completamente ricoperto di alghe e muschio.

Nel 1932, quando vennero tolti più di 10 cm di incrostazioni dalla statua, venne indetta una campagna dai cittadini per “ripristinare” la fontana originale. Erano convinti che fosse stata sostituita con una copia tanto appariva diversa!

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La fontana del Tritone e Roma

La fontana del Tritone fa talmente parte della vita dei romani che piazza Barberini viene spesso chiamata “piazza del Tritone”.

Nella cultura romana vi sono molti stornelli e canzoni popolari, non potevo non citare questa, che mio nonno mi cantava in versione “censurata” per bambini, sostituendo parolacce e oscenità.

Commenti sulla fontana del Tritone?

Pensi anche tu che la Fontana del Tritone sia una delle fontane più belle di Roma? Hai qualche altra fontana da suggerirmi?

Scrivimi pure nei commenti.

Place des Vosges è una piazza quadrata che ti colpisce non solo per la sua forma, ma per l’armonia ed il colore delle costruzioni che la circondano.

Sai qual è la storia di questo angolo di paradiso a Parigi, perché c’è la statua di un re al centro e qual è l’origine del suo nome?

Te lo racconto in questo post… scopri una delle piazze più belle di Parigi!

Leggi anche: Piazza della Repubblica e la fontana delle Naiadi a Roma



Place des Vosges, dove è nata l’urbanistica francese

Place des Vosges è uno dei miei luoghi preferiti a Parigi per la sua atmosfera calma e rilassata. Questa piazza quadrata ha un’armonia tutta particolare. Il suo delizioso giardino è incorniciato da un bellissimo portico su cui si affacciano piccole gallerie d’arte e boutique.

Fu voluta da Enrico IV ed inaugurata come Place Royale (piazza reale) nel 1612. A Place des Volsges si trovavano le residenze del re a Parigi, con affaccio sul giardino interno, quello che ora è la piazza.

Si tratta di uno dei primi esempi di pianificazione “urbanistica“ al mondo! Infatti questa piazza è stata edificata con voluta unità compositiva: i caseggiati che ci si affacciano sono tutti nello stesso stile.

Al centro di place des Vosges, campeggia la statua di Luigi XIII, il padre del famoso “re Sole” che costruì Versailles. La piazza venne infatti inaugurata in occasione delle nozze di questo sovrano con Anna d’Austria.

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Perché si chiama place des Vosges?

Il nome attuale di Place des Vosges è post rivoluzionario.

Si chiamava infatti in origine Place Royale, nome che i rivoluzionari anti-monarchici non potevano ovviamente tollerare. La piazza fu rinominata dunque piazza dei Vosgi in onore dei primi che pagarono le tasse alla Repubblica Francese appena costituita, i Vosgi appunto.

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La casa di Victor Hugo a Place des Vosges

Anche uno dei più grandi scrittori francesi, Victor Hugo, amava Place des Vosges. Ne siamo certi perché abitò al civico 6 per ben 16 anni. Infatti, dal 1832 al 1848, questo artista risiedette in uno di questi splendidi palazzi ove compose alcuni dei suoi più famosi romanzi.

Ti consiglio assolutamente di visitare la casa di victor Hugo a Parigi: oggi la casa si può visitare gratuitamente (salvo mostre temporanee). All’interno troverai oggetti, mobili e cimeli appartenuti al grande Hugo ma anche porcellane cinesi e disegni fatti da lui stesso.

Altre informazioni sulla Maison de Victor Hugo a questo link.

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Place des Vosges oggi

Si tratta di una delle più antiche piazze di Parigi e oggi si trova nel cuore del Marais, un quartiere vivace e rumoroso. Quando si entra tra i portici ed i palazzi rossi, sembra di passare in un altro mondo grazie al giardino e alla quiete che vi regna.

Una delle porte che si aprono su questa piazza conduce al cortile interno del bellissimo hotel de SullyNei portici si trovano oggi eleganti ristoranti, negozi di antiquariato ed artigianato e splendide boutiques. Passeggiando sono incappata più volte in tenori e soprani che cantano meravigliosi pezzi dell’Opera classica per portare “l’opera in strada”… uno spettacolo davvero suggestivo!

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Commenti su Place des Vosges?

Hai mai avuto la possibilità di passeggiare un questa bellissima piazza di Parigi? Raccontami la tua esperienza nei commenti.

Nella campagna senese sorgono le rovine di un’antica abbazia, che venne abbandonata nei secoli e che oggi attira migliaia di turisti grazie al suo fascino: si tratta dell’antica abbazia di San Galgano.

Poco lontano, in una roccia è conficcata una spada che potrebbe essere la mitica Excalibur. Ti racconto le storie di questo luogo incantevole in questo post!



La rotonda di Montesiepi, dove la storia ebbe inizio

Prima della costruzione dell’abbazia di San Galgano, sorgeva in cima alla collina di Montesiepi, una piccola pieve. Qui San Galgano visse sino alla morte, nel 1181. Nel 1185 venne costruita una rotonda, per onorare la tomba del santo.

L’impianto è piuttosto semplice: la bicromia (l’uso di due colori) presente nella muratura è tipica del romanico senese mentre la cupola ricorda antiche tombe etrusche. L’edificio originale è stato più volte modificato nel corso dei secoli. Uno degli interventi più importanti risale circa al 1330, quando venne aggiunta una cappella affrescata da Ambrogio Lorenzetti.

Chi era San Galgano e perché c’è una spada nella roccia?

Proprio sul luogo dove ora sorge la rotonda di Montesiepi, Galgano Guidotti, piantò la sua spada in segno di rinuncia ai beni terreni. Questo santo, originario proprio di Chiusdino, abbandonò la sua dissoluta vita da cavaliere e divenne eremita.

La sua spada ancora oggi si trova all’interno della rotonda e non può non far pensare alla famosa leggenda della spada nella roccia e di re Artù. Bisogna infatti considerare che Chrétien de Troyes, l’autore del ciclo arturiano, era contemporaneo di San Galgano. Anche se le leggende dei cavalieri della tavola rotonda erano probabilmente già tramandate oralmente da decenni, sarebbe interessante capire se la spada di Galgano non abbia potuto ispirare lo scrittore. I contatti tra questa parte d’Italia e la Francia erano infatti assai frequenti grazie alla via Francigena, ed è suggestivo pensare che il Galgano della Toscana possa essere stato l’ispirazione per uno dei fedeli cavalieri di re Artù, il famoso Galvano!

Per molti anni questa spada è stata vittima dell’incuria e numerosi turisti hanno tentato di estrarla dalla roccia in cui è incastrata danneggiandola irrimediabilmente. Oggi la spada si trova sopra una cupola protettiva e non può essere toccata in alcun modo. Le analisi chimiche hanno dimostrato che si tratta effettivamente di un’arma del XII secolo ma non è l’unica spada di quel periodo incastonata nella roccia, ve ne sono altre in diverse regioni d’Europa.

Che San Galgano abbia o meno influenzato una delle storie più famose del mondo non credo possa essere dimostrato, ma mi piace pensare che l’eco di questo cavaliere e della sua spada possa essere giunto lontano. Di cavalieri divenuti santi leggendari, nel Medioevo se ne trovano molti… ad esempio San Martino, a cui è dedicata una particolarissima chiesa di Lucca. Ne abbiamo parlato qui!

La storia di incuria dell’abbazia di San Galgano

I Cistercensi fondarono l’abbazia di San Galgano nel 1201. Il complesso crebbe velocemente, tanto che nel XIII secolo era uno dei più potenti del centro Italia. Tuttavia, già un secolo dopo, l’abbazia iniziò la sua decadenza a causa della peste e delle carestie. Fu più volte saccheggiata e infine abbandonata dai monaci nel XV secolo, che si trasferirono a Siena.

Il degrado dell’abbazia di San Galgano fu tuttavia causato da uno scellerato abate commendatario, a cui era stata affidata. Questo abate per saldare i suoi debiti, vendette il tetto della chiesa, lasciandola senza copertura! Da quel momento in poi il degrado fu lento ed inesorabile. L’incuria ha condotto la chiesa allo stato in cui la vediamo ora.

Nonostante si siano fatti lavori di ristrutturazione già nei secoli passati, appare evidente che l’abbazia di San Galgano non tornerà mai più al suo antico splendore.

Storie di antichi abbandoni, San Galgano e non solo

San Galgano non fu l’unica abbazia ad essere rovinata e abbandonata. Se pensiamo ad esempio all’abbazia di Soissons o alla chiesa Do Carmo a Lisbona capiamo che questo problema ha riguardato edifici religiosi magnifici in diverse parti del mondo. Anche in Germania, Scozia e Galles ci sono splendide chiese semi distrutte dall’incuria e dal tempo.

Nonostante questo luogo sia decisamente suggestivo, dobbiamo essere felici che San Galgano in Italia sia un esempio pressoché isolato! E’ triste vedere un edificio tanto maestoso ridotto in rovina… quali altri conosci? Fammelo sapere nei commenti!

Il cimitero Père-Lachaise é il più importante cimitero di Parigi ed ospita tombe di personaggi illustri del passato come del presente.

Nonostante si tratti di un cimitero, è un luogo affascinante, con una quantità di bellissimi monumenti che lo hanno fatto diventare una delle attrazioni più visitate della città di Parigi.

Non serve esagerare per dire che il cimitero Père-Lachaise è bellissimo. Monumenti, fiori, vialetti bianchi, statue incredibili e tanti ricordi ti accompagneranno durante la passeggiata alla scoperta dei più importanti personaggi della Francia e non solo.

Continua a leggere e scopri la mia esperienza in questo bellissimo cimitero monumentale.



Echi dal passato al cimitero Père-Lachaise

Non sono una grande fan dei cimiteri, ma dopo aver intrapreso una lunghissima passeggiata senza meta per le vie parigine, mi sono ritrovata davanti all’entrata del famoso Père-Lachaise. Non lo avevo mai visitato ripetendomi che, tra le cose da vedere a Parigi, ce ne sono moltissime che celebrano la vita per andare a visitare questa piccola città dei morti.

Se non sai cosa visitare a Parigi in autunno/inverno, le nuvole plumbee e la pioggia leggera, ti convinceranno senz’altro che l’atmosfera è davvero perfetta per non sfruttare l’occasione. Non esiste un momento migliore per avventurarsi tra le tombe, antiche e moderne, di questo luogo incredibile e quasi surreale.

La bellezza di alcune sepolture è davvero impressionante, come la dolcezza e la delicatezza di altre. Passeggiando tra le viuzze del cimitero di  Père-Lachaise ho iniziato a scoprire come un cimitero possa essere diventato una sorta di parco cittadino.  Un luogo dove passeggiare tra i trapassati in totale tranquillità, dove statue tutte diverse fanno capolino tra tumuli e mausolei, dove foto, date e ritratti ci raccontano attimi delle vite di chi ha abitato questa terra prima di noi.

Le tombe dei personaggi famosi al Père-Lachaise di Parigi

Nel cimitero Père-Lachaise sono sepolti molti personaggi famosi.

Puoi trovare, tra le altre, le tombe dei due amanti sfortunati Eloisa ed Abelardo, di Jim Morrison, Oscar Wilde, Edit Piaf, Molière, Cyrano de Bergerac e Bizet.

All’interno di questo cimitero di Parigi non potevano certo mancare le tombe di alcuni degli artisti più famosi che hanno vissuto nella capitale francese. Qui si possono vedere le tombe di Géricault, Modigliani, Corot, De Nittis e Pisarro e molti altri

Storia del cimitero Père-Lachaise

Il nome deriva dal padre gesuita che possedeva il terreno su cui poi è sorto il cimitero, Padre La Chaise.

Père-Lachaise è stato uno dei primi cimiteri di Parigi, istituito da Napoleone. La decisione fu dettata per motivi di igiene pubblica: infatti prima i morti venivano sepolti nei piccoli cimiteri accanto ai luoghi di culto o anche nelle chiese, sotto al pavimento e l’unico modo per nasconderne il cattivo odore e disinfettare l’aria era bruciare l’incenso.

Al cimitero Père-Lachaise furono spostate le ossa di celebri personaggi morti molto prima di Napoleone, per incitare i cittadini a farsi tumulare extra moenia, fuori dalle mura della città. Vi furono poi istituite aree specifiche per le diverse religioni e fu ingrandito a più riprese sino a diventare un cimitero monumentale.

Forse non ci crederai ma è una delle attrazioni più visitate di Parigi. Evidentemente, tra i tanti monumenti, parchi, musei e chiese meravigliose della capitale francese, anche i turisti hanno bisogno di concedersi qualche ora di riflessione tra i resti mortali dei nostri predecessori.

Non me l’aspettavo, ma Père-Lachaise mi è piaciuto molto.

Commenti sul cimitero di Père-Lachaise?

Hai mai visitato questo cimitero monumentale di Parigi? Raccontami la tua esperienza o chiedimi pure maggiori informazioni nei commenti.

Nel Lazio c’è un bosco incantato dove troverai statue uniche al mondo e molto suggestive. Se pensi che nel parco di Bomarzo ci siano soltanto le statue di creature spaventose, ti sbagli di grosso. Il giardino è decorato con sculture di molti altri animali e personaggi mitologici.

Il sacro bosco anche detto parco dei mostri di Bomarzo è un giardino delle meraviglie voluto dal principe Pier Francesco Orsini nel 1547. Fu scelto per la realizzazione l’architetto Pirro Ligorio, molto famoso all’epoca e già direttore dei lavori a San Pietro in Vaticano e poi artefice di Villa d’Este a Tivoli.

Il bosco fu dedicato a Giulia Farnese, la defunta moglie del principe. Le sculture che vi sono ospitate hanno dato adito alle più diverse interpretazioni così come le iscrizioni enigmatiche che corrono accanto ad alcuni “mostri”.

Ma perché venne costruito il parco dei mostri di Bomarzo? Forse il suo ideatore lo fece, come recita un’iscrizione, “Sol per sfogare il core” addolorato dalla perdita della moglie, o forse per stupire gli ospiti con le monumentali sculture grottesche.

Pronto a scoprire di più?



Quali sono i mostri del bosco sacro di Bomarzo?

Le incredibili sculture che popolano il parco dei Mostri di Bomarzo sono state ricavate dai grandi blocchi di pietra già presenti nel bosco. Troverai sfingi, sirene, elefanti, giganti, antichi dei, tartarughe, leoni, draghi e molto altro ancora.

La fantasia non ha dato limiti alla creatività degli scultori, anche se pare che ci sia un simbolismo ben preciso nel parco dei mostri, che il principe ideo per il suo bosco sacro.

Te ne parlo qui sotto.

Il simbolismo del Parco dei Mostri di Bomarzo

Sin da quando fu costruito, il parco dei mostri di Bomarzo ha affascinato studiosi ed artisti, dando adito a varie interpretazioni. Persino Salvator Dali lo celebrò per la sua originalità e bellezza! Anche se non ci sono documenti che lo attestino con chiarezza, il principe avrebbe seguito un preciso schema nella scelta dei soggetti da scolpire. Indovinelli e frasi enigmatiche, sparse qua e là nel parco, non fanno che rendere il mistero più denso e disorientare ulteriormente il visitatore.

Il bosco sacro di Bomarzo è anche detto bosco iniziatico, poiché il percorso seguirebbe delle tappe simboliche della vita dei ogni visitatore. Proprio all’ingresso, accanto a due sfingi, c’è la scritta

Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l’inganno o per l’arte”. 

Tutto l’allestimento è infatti mirato a far riflettere sulla vita (non dimenticarti che fu dedicato ad una donna morta).

Un tempietto a lei dedicato, campeggia significativamente sulla collina che sovrasta il bosco. Poco sotto vi sono Proserpina, sposa del dio greco dell’aldilà e il cane cerbero, guardiano mostruoso dell’oltretomba.

Sei stupito? Ma non è finita qui.

Il parco dei mostri di Bomarzo è tutto un controsenso: ecco perché

Gli scritti che accompagnano ciascuno dei mostri di Bomarzo sono volutamente contraddittori.

“Ogni pensiero vola“

ad esempio, scritto sulla bocca di un orco, è come un invito ad abbandonare il pensiero razionale e a penetrare i propri istinti e pensieri più profondi. In fondo alla bocca dell’orco, che sembra volerti divorare si trova infatti un tavolo. L’elemento che mi ha lasciata perplessa è proprio questo: l‘orco è la parte “animale” di mostro divoratore e poi si scopre che invece all’interno cela un tavolo, che rimanda ad un pasto “umano” e civile. O forse vuol dire che penetrando i nostri pensieri più profondi alla fine ci ritroviamo ad essere più umani di quanto non pensiamo? Tu che ne pensi?

Le contraddizioni continuano presso la panchina, che dovrebbe essere un luogo di riposo, sulla quale si trova la scritta

“Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder maraviglie alte et stupende, venite qua dove son faccie horrende elefanti, leoni, orsi, orchi et draghi“.

Al visitatore che se ne va per il mondo alla ricerca di bellezze, si porge l’invito a guardare mostri che in realtà mostri non sono, poiché sono statue di pietra.

Ti consiglio sicuramente di entrare all’interno della casa pendente, costruita su un masso inclinato, che ti farà perdere l’equilibrio ed il senso dell’orientamento. La scritta

Animus fit quiescendo prudentior ergo

ti inviterà a riposare in un luogo dove è impossibile trovare riposo poiché a mala pena si riesce a stare in piedi dritti. Questi sono solo due esempi dei controsensi disseminati in questo luogo di meraviglie!

Il percorso da seguire nel parco dei mostri di Bomarzo

Tra le prime sculture che incontrerai c’è la sfinge, per poi proseguire con Ercole che uccide Caco. Il malcapitato è ritratto mentre il forzuto eroe lo sta squartando a mani nude. Si prosegue poi con la tartaruga gigante, nei pressi del fiume e il bellissimo Pegaso, il cavallo alato della mitologia greca.

Davvero impressionante la statua monumentale del dio Nettuno che osserva accigliato i visitatori. Un elefante, un drago e dei cani, ti condurranno dritto alla scultura più famosa, quella dell’orco. Salendo verso il mausoleo, si trovano sirene, orsi, Persefone, dea dell’aldilà (molto rovinata purtroppo) e il terribile cane Cerbero.

Tutto, anche le panche, sono un segno dell’attenzione con cui questo parco delle meraviglie fu costruito. Il mostro che mi è piaciuto di più? Glauco, un pescatore divenuto divinità marina, con la bocca spalancata. Si trova vicino ad una cascata proprio all’entrata (o all’uscita) del parco.

Informazioni pratiche e prezzo del biglietto a Bomarzo

Per visitare il parco dei mostri di Bomarzo, potrai seguire diversi percorsi. La visita dura circa due ore e comprende salite e discese. Il prezzo del biglietto è di 10 euro (tutte le info a questo link).

Ovviamente potrai restare all’interno del parco tutto il tempo che vorrai.

Se stai pensando di fare una gita con il tuo amico a 4 zampre, purtroppo all’interno del parco di Bomarzo non è possibile portare animali (ad eccezione dei cani-guida per i non vedenti).

Commenti sul parco dei mostri di Bomarzo?

Hai dubbi o vuoi raccontarmi la tua esperienza in questo giardino così suggestivo? Scrivimi pure nei commenti








Una delle chiese più imponenti della Germania e del mondo, ti spiego perché visitare il duomo di Colonia e cosa non devi perderti!



Il cantiere infinito del duomo di Colonia

Quanti di voi hanno fatto lavori e ristrutturazioni in casa? Quando si parla di edilizia le lamentele sono sempre le stesse: ci vuole un sacco di tempo, gli operai ci mettono una vita! Beh, non lamentiamoci… nel caso del duomo di Colonia la situazione è molto più tragica!

Per costruire questa meravigliosa cattedrale ci sono voluti la bellezza di 600 anni (persino di più che per costruire il duomo di Milano…)! I lavori iniziarono nel 1248 e proseguirono fino al 1530 ma poi si fermarono per mancanza di fondi. Solo la parte del coro era stata realizzata e veniva usata per le funzioni religiose. I lavori alla cattedrale ripresero solo nel 1842 e terminarono nel 1880.

La cattedrale dei record: i numeri del duomo di Colonia

Le due grandi torri che svettano sulla facciata sono alte più di 157 metri. Questo ne ha fatto l’edificio più alto del mondo dal 1880 al 1884 (quando fu costruito l’obelisco di Washington e poi molti altri come la Tour Eiffel). Questa misura le dà anche il secondo posto come chiesa più alta della Germania, dopo la cattedrale di Ulma, e terza più alta del mondo.

Date le incredibili dimensioni della sua facciata, ha il primato per la più grande del mondo per un edificio religioso. Le volte della navata centrale raggiungono i 40 metri e ne fanno una delle più alte volte gotiche al mondo. Quando andrai a visitare il duomo di Colonia, parteciperai ad un altro record, quello di monumento più visitato della Germania. Vi si recano infatti ogni anno più di 6 milioni di persone. Ma non finisce qui: il duomo di Colonia conserva, tra le sue 12 campane, anche la più grande campana a batacchio del mondo. Si chiama Peter der Grosse e pesa ben 24 tonnellate!

Le origini del duomo di Colonia: un genio medievale e la devozione popolare

Il duomo di Colonia fu costruito nel medioevo su edifici precedenti, forse un tempio romano del IV secolo, una chiesa cristiana del IX secolo e un’altra chiesa romanica che andò distrutta nel 1248. Dopo la perdita di quest’ultima, si decise di costruire un tempio grandioso per omaggiare le reliquie dei re magi, portate a Colonia da Milano da Barbarossa nel 1164. Fu cosi pensata una cattedrale a croce latina, di cinque navate con due grandi torri e un coro bellissimo.

Il genio a cui si deve il progetto di questa cattedrale e che morì proprio durante i lavori, fu Mastro Gerardus. Nel medioevo gli architetti erano delle figure molto poliedriche che non si limitavano alla progettazione degli edifici ma si occupavano anche della loro decorazione. Spesso, in accordo con i committenti, nascondevano significati simbolici nelle misure e nelle proporzioni delle strutture. E’ il caso del duomo di Colonia, in cui il ricco vescovo  Corrado di Hochstaden e mastro Gerardus, pensarono una serie di rimandi ai testi sacriDodici sono le porte che si aprono nel duomo, come gli apostoli e come le porte della Gerusalemme celeste. Sette le cappelle radiali del coro, come le virtù e i peccati capitali. Le navate sono divise in 12 campate sul braccio lungo e 9 su quello corto, altri numeri legati all’Apocalisse e di valenza simbolica.

Bisogna tuttavia dire che nel medioevo quasi tutti gli edifici erano intrisi di simbolismi che oggi ci  stupiscono ma che erano parte integrante della cultura dell’epoca. 

Il duomo di Colonia, tra devozione popolare e orgoglio nazionale

Visitare il duomo di Colonia è un’esperienza indimenticabile: è infatti uno dei più begli esempi di arte gotica e, anche se fu terminato nel XIX secolo, le parti originali lo rendono uno dei primi esempi di questo stile in Germania. L’ispirazione è senza dubbio francese, dalle cattedrali di Amiens, di Chartres e di Parigi.

Oggi ci sembra assurdo, ma le pietre per costruire questa chiesa furono portate da lontano, risalendo il Reno, persino dalla Francia. Le cave principali si trovano circa a 50 km a sud di Colonia: se oggi ci sembra una distanza esigua, per l’epoca ed i mezzi di cui disponevano era invece un bel viaggio da far fare ad un materiale tanto pesante! Come la maggior parte delle grandi chiese, il duomo di Colonia fu costruito grazie al “crowdfunding”: furono infatti la devozione popolare e le donazioni private a coprire le spese per la maggior parte dei materiali.

I lavori ripresero nel 1842 per volere della corte Prussiana di terminare il grande progetto dei loro antenati. Vennero incredibilmente ritrovati i disegni originali di Mastro Gerardus e vennero seguiti per la costruzione.

In piena epoca romantica infatti, il fascino del gotico e del medioevo conquistarono la popolazione che, come era accaduto secoli prima, fornì la maggior parte dei soldi necessari a completare l’enorme struttura. Alla sua inaugurazione, 38 anni dopo, prese parte anche l’imperatore Guglielmo I.

Il “miracolo” del duomo di Colonia

Il duomo di Colonia ha avuto una storia complicata, come abbiamo visto. La pagina più nera tuttavia risale alla seconda guerra mondiale, quando fu colpita 14 volte dalle bombe. Gran parte della città venne rasa al suolo, ma per fortuna, il duomo non collasso’. Anche per questo è il più importante simbolo di Coloniae della Germania.

I tesori inestimabili da vedere se vuoi visitare il duomo di Colonia

Visitare il duomo di Colonia vuol dire immergersi nei suoi tesori. Il più famoso è senz’altro la Dreikönigenschrein cioè il sarcofago in legno e argento che si trova dietro l’altare principale ed ospita le reliquie dei re Magi. Questo capolavoro del XIII secolo pesa circa 300 kg ed è uno dei lavori di oreficeria più importanti del medioevo nonché il più grande sarcofago d’Europa.

Anche le finestre sono da considerare un capolavoro: 10 000 sono i metri quadrati occupati da splendide vetrate, alcune risalenti al XIV secolo ma perlopiù del XIX secolo. Il famoso crocifisso di Gero datato 960/970 costituisce invece uno dei primi esempi di Christus Patiens della storia dell’arte. Cristo è infatti rappresentato sofferente (patiens) evidenziando la sua veste umana e non divina: infatti patisce il dolore della crocifissione.

Bellissimo anche l’altare dei santi patroni della città opera di Stefan Lochner risalente al 1442. Sculture e tesori sono visibili nella Schatzkammer, la stanza del tesoro, allestita nel sotterraneo della cattedrale, a sinistra dell’entrata principale. All’interno potrete ammirare croci medievali, pastorali, abiti vescovili, statue e guglie, reliquiari magnifici e capolavori soprattutto di oreficeria.

Informazioni pratiche per visitare il duomo di Colonia

Ecco qualche informazione utile se vuoi visitare il duomo di Colonia:

l’apertura della chiesa da novembre ad aprile è dalle 6 alle 19h30, da maggio a ottobre dalle  6 alle 21.

Nella camera del tesoro del duomo di Colonia si entra dalle 10 alle 18 e il prezzo del biglietto intero è di 6 euro (ridotto 3 euro).

Per salire sulle torri, da cui si gode una splendida vista sulla città, gli orari sono da novembre a febbraio dalle 9 alle 12, da marzo ad ottobre dalle 9 alle 17.  I gradini da salire sono 533 quindi per chi non è in forma o soffre di claustrofobia è meglio prendere l’ascensore. Il prezzo per salire a piedi è di 3 euro ma attenzione, non si possono portare borse e zaini di grandi dimensioni, altrimenti bisogna pagare un supplemento al guardaroba.

Per le visite guidate potete leggere qui gli orari, il prezzo è 8 euro. Per qualunque altra informazione, potete rivolgervi all’ufficio del turismo proprio davanti alla cattedrale!

L’emozione di visitare il duomo di Colonia

L’emozione di visitare il duomo di Colonia è indimenticabile. Personalmente l’ho visitata almeno una decina di volte ma la sensazione e l’impressione che la sua enorme mole fanno è sempre fortissima. Molti dicono che fa venire le vertigini, a me fa solo venire la sindrome di Stendhal: potrei stare li ad accarezzare le sue decorazioni con gli occhi per ore ed ore. Le vetrate, i pavimenti, le tombe dei costruttori, le opere al suo interno, la rendono più bella di un museo. La luce colorata che filtra, le colonne e le volte la fanno sembrare una selva di pietra.

Meglio di me la possono descrivere le parole di due incredibili scrittori, Petrarca e Goethe. Concludo questo post lasciandovi le loro testimonianze. Fatemi sapere le vostre impressioni se lo avete visitato!

«Ho visto in mezzo alla città un tempio bellissimo, sebbene incompleto, che non immeritatamente summum vocant(chiamano sommo)»- Petrarca

«Sotto la voce gotico, come in un articolo del vocabolario, accumulavo tutte le nozioni sinonime e erronee che mi erano state inculcate: imprecisione, disordine, affettazione, eterogeneità, rattoppo, sovraccarico (…) Camminando tremavo in anticipo all’idea di vedere un mostro informe, confuso, arruffato. Quanto fu inattesa la sensazione che mi assalì quando scoprii l’edificio! Il mio animo era penetrato da una fortissima impressione, che potevo certamente gustare e assaporare, ma non definire o spiegare, poiché essa proveniva da mille dettagli che si armonizzavano». – Goethe



La Francia é il paese con più castelli al mondo, alcuni dei quali antichissimi e ben conservati: il più grande castello di Francia si trova in Bretagna, a Fougères, una piccola località non lontana da Rennes.



Arrivare al castello di Fougères in auto

Arrivando in auto, tra mucche, fattorie, campi coltivati e piccole case in pietra, sembra di entrare in un’altra dimensione, in un vecchio racconto, in una realtà scandita tempi lenti di una natura invariata da secoli.
Quando sono arrivata a Fougères mi si è spezzato il fiato: l’imponente rocca medievale si erge in tutta la sua grandezza con torri, bastioni e merli al di là di un fossato, come se, davvero, il tempo si fosse fermato 800 anni fa.

Visitare castello di Fougères: immergersi nel medioevo

Per entrare al castello bisogna pagare un biglietto (adulti 8€ ridotto studenti 5€ e per famiglie forfait di 20€) in cui é inclusa l’audioguida e una mappa per districarsi attraverso la storia di questo luogo.
Tra spettacoli multimediali e pannelli esplicativi, si ripercorrono le varie fasi di costruzione delle torri che vanno dall’XI al XV secolo, assieme allo sviluppo delle tecniche militari a cui le torri dovevano, di volta in volta, resistere.

Dai bastioni del castello di Fougères

Dai bastioni si gode di una vista bellissima sul castello e sulla cittadina: splendida la chiesa di Saint-Léonard, che domina dalla collina, ma anche la piccola Saint-Sulpice, proprio accanto alle mura.
Una passeggiata è d’obbligo in centro o intorno al castello, dove ho potuto ammirare le dimensioni incredibili e i mulini che sfruttano la pendenza del fiume che alimenta il fossato, il Nançon.

Gli antichi mulini del castello di Fougères

Questi mulini, esistenti sin dall’XI secolo, sono stati ripristinati nel 2013 per alimentare un generatore elettrico e rendono il tutto ancora più suggestivo.
Fougères è una sorpresa che non si dimentica facilmente soprattutto per gli amanti del medioevo…come me!
Vi lascio alle foto più belle, lasciatemi un commento o un like alla pagina facebook se vi è piaciuto l’articolo!

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A Fiastra troverete due tipi diversi di tesori e a distanza di circa 50 km l’una dall’altra. Un lago di montagna, una riserva naturale, un’abbazia di Chiaravalle… ti racconto un’avventura sullo splendido sfondo de Le Marche.



Ma a Fiastra c’è o non c’è un’abbazia?

Quando ho letto dell’abbazia di Fiastra mi sono detta che dovevo andare a vederla assolutamente. Sono salita in auto e sono partita. Chiunque penserebbe che l’abbazia di Fiastra sia a Fiastra, ma non è cosi!

La risposta infatti è no, a Fiastra non c’è nessuna abbazia.

Pero’ c’è un lago molto bello.

Ora ti racconto dove sta l’abbazia medievale più importante de Le Marche.

A Fiastra non c’è un’abbazia ma c’è un bellissimo lago…

Fiastra è tra le montagne, vicino Visso. Arrampicandoti sull’appennino godrai di panorami mozzafiato, come è successo a me sul monte Cavallo, che divide Umbria e Marche. Tra valli incantate e boschi, potrai incontrare anche gli abitanti del luogo: noi abbiamo avvistato un cervo e un’aquila, che si è messa in posa per la foto.

Quando si arriva a Fiastra, dopo tantissime curve, salite e discese, si rimane senza fiato. Davanti si apre unlago di montagna dal colore cristallino di un verde spettacolare. La bellezza di questo luogo è incredibile…tuttavia non è a Fiastra che troverai l’abbazia di Fiastra!

Ecco dove si trova l’abbazia di Fiastra

L’abbazia di Fiastra infatti si trova a circa 50 km da Fiastra. Perché ha lo stesso nome? Perché è il nome di un fiume, lo stesso che alimenta il lago!

Quando si giunge all’abbazia con il suo giardino curato, gli uccelli che cinguettano e gli alberi che ciondolano piano, si viene pervasi da un forte senso di pace, tipico dei luoghi dalla grande spiritualità. Questa fu per secoli una delle più importanti abbazie della regione e anche d’Italia.

Fu fondata nel 1142 dai monaci cistercensi che seguivano la regola di San Benedetto. In antichità quest’area era un insediamento romano chiamato Urbs Salvia, che era poi stata distrutta nel 410 da Alarico. I monaci diedero nuova vita alla zona poiché seguendo la regola di ora et labora, l’abbazia divenne presto un centro economico ricco e prosperoso.

L’abbazia “quadrata”

L’abbazia di Chiaravalle di Fiastra è una delle tante abbazie fondate dai cistercensi sul modello “ad quadratum“, teorizzato da San Bernardo di Chiaravalle, che diede inizio al grande successo dell’ordine.

In sostanza Bernardo invento’ un nuovo modo di concepire lo spazio monastico ed ecclesiastico che poteva adattarsi a qualunque territorio, materiale costruttivo e budget. Una sorta di IKEA dei monasteri, per dirla in modo stupido, che permetteva di costruire le abbazie in poco tempo e a basso costo. In questo modo, in pochissimi anni, sorsero monasteri cistercensi ovunque in Europa. Tutto si basava sul concetto di quadrato, replicato e moltiplicato quale impianto modulare simbolo di perfezione e semplicità.

La linearità con cui queste costruzioni furono edificate è semplice quanto funzionale: i rapporti proporzionali tra pianta e alzato sono sempre gli stessi, regolari e chiari. Il risultato è un’armonia estremae una bellezza semplice quanto maestosa. Fiastra non fa eccezione e se si guarda la sua pianta, si riconosce il progetto ad quadratum di Bernardo.

L’abbazia di Fiastra ed i suoi segreti

I monaci cistercensi dovevano lavorare, pregare e produrre e la loro giornata era scandita in modo molto preciso. Ogni abbazia doveva essere indipendente e produrre tutto l’occorrente. Per questo anche nell’abbazia di Fiastra c’è una grande cantina dove si conservavano olio e vino, e un complesso sistema di grotte, fresche d’estate e d’inverno.

Lo stile romanico, possente ed elegante, conferisce alla chiesa e gli altri ambienti una bellezza tutta particolare. Ho trovato incantevole la sala del capitolo, dove i monaci si riunivano quotidianamente per parlare e scambiarsi critiche costruttive per perfezionare il proprio carattere e la propria vita in comunità. Sai perché si dice “non avere voce in capitolo”? Io l’ho scoperto a Fiastra! Alcuni monaci, i conversi nello specifico, non potevano parlare nell’assemblea capitolare, mentre i coristi potevano parlare e dunque avevano voce in capitolo. 

Nel 1422 l’abbazia venne saccheggiata da Braccio da Montone, signore di Perugia e capitano di ventura. Da quel momento, persa la propria autonomia, si susseguirono vari ordini religiosi tra cui i Gesuiti. Nel 1773 quest’area passo’ alla famiglia Giustiniani Bandini che costruì il ricco palazzo ancora visibile. Dal 1985 fu istituita la riserva naturale Abbadia di Fiastra, i monaci cistercensi sono tornati a gestire questa struttura e si sono allestiti un museo del vino e un’esposizione archeologica con i resti dell‘Urbs Salvia e sulla riutilizzazione dei materiali nella costruzione medievale.

Se passate da queste parti, visitate Fiastra e poi anche l’abbazia omonima!

A Sintra, una delle più belle località del Portogallo, sorge un parco unico al mondo.

Le sue costruzioni sono piene di simboli esoterici che gli conferiscono un alone di mistero: ti porto con me a visitare la quinta da Regaleira.



La quinta da Regaleira di Sintra, una bellezza particolare

Avevo letto molto sulla Quinta da Regaleira ed era una delle cose che volevo assolutamente vedere per visitare Sintra. Non si tratta di un palazzo, anche se viene spesso chiamata palacio, ma di una tenuta, con all’interno diverse strutture: torrette, fontane, gallerie sotterranee, pozzi, una chiesetta, il palazzo vero e proprio… ci si possono passare ore intere ad esplorarla!

Il nome deriva dalla baronessa di Regaleira, che ereditò il complesso dal padre prima di venderlo, nel 1892 al ricco imprenditore Carvalho Monteiro detto per le sue fortune Monteiro dei milioni.

Luigi Manini, un architetto e i suoi simboli

Fu a lui che si deve l’odierna sistemazione. Chiamò infatti a lavorarci l’architetto italiano Luigi Manini, che mise a punto una serie di percorsi e strutture dal fortissimo valore simbolico ed esoterico. Le varie costruzioni furono terminate entro il 1910.

Un misto di stilimanuelino, gotico, romanico e classico, fanno di questi edifici un insieme eterogeneo ma a suo modo armonico. Tra i punti di interesse, le torrette panoramiche, le splendide fontane, le cascatelle e i due pozzi, quello incompiuto e quello iniziatico.

Il pozzo iniziatico della quinta da Regaleira

Il pozzo iniziatico della Quinta da Regaleira è ispirato ai gironi infernali della Divina Commedia. Infatti è diviso in 9 livelli e profondo 30 metri, come 30 sono i canti che riguardano l’inferno vero e proprio (togliendo i primi due canti introduttivi e quello degli ignavi).

La simbologia è chiara: si passa dalla luce alle tenebre, fino ad una galleria sotterranea e poi di nuovo alla luce, in un percorso di “morte e rinascita” molto emblematico. L’ispirazione classica ed il richiamo all’antica mitologia greco/romana ma anche egizia, si ritrova a più riprese, nella grotta di Leda, nel pianerottolo degli dei, nel labirinto, nella terrazza delle chimere…

Intrecci di simbologie alla quinta da Regaleira

La quinta da Regaleira è davvero un posto unico: anche nel palazzo potrete sbizzarrirvi a cercare simbolismi e allegorie: le corde intrecciate, le croci templari, i compassi massonici.

Il percorso iniziatico, non è nei singoli edifici, ma nel loro complesso: le gallerie che collegano varie strutture come la Grotta dell’Oriente, il Lago della Cascata, il Pozzo Imperfetto, il Portale dei guardiani e il Pozzo iniziatico. I due pozzi sono contrapposti alle due torri e sarebbero torri invertite a simboleggiare l’equilibrio tra ciò che c’è sopra e ciò che c’è  sotto. Le scale, le salite, le cascate e la costante presenza di acqua rendono le passeggiate un continuo sali e scendi, uno scorrere e un fluire costante, anche nella visita.

Anche se non è del tutto chiaro chi fosse questo ricco Monteiro dei milioni, sicuramente mise a punto con il suo architetto, un complesso, colto ed interessante intreccio di simbologie.