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La bellissima chiesa di Santa Maria del Popolo ha una storia davvero unica.

Leggende di streghe, fantasmi e malefiche riunioni in un bosco di pioppi lasciano spazio ad una delle chiese più belle di Roma.

In questo edificio vi sono capolavori inestimabili di alcuni dei più importanti artisti italiani e un’icona bizantina antichissima.

Scopri tutti i segreti e le bellezze che nasconde!

Santa Maria del Popolo a Roma

Santa Maria del Popolo fu costruita su un luogo molto particolare, uno dei luoghi più macabri di Roma.

Proprio qui, prima della chiesa, sorgeva la tomba dell’imperatore Nerone il più grande persecutore dei cristiani. Tutto intorno vi era un boschetto di pioppi che si diceva fosse infestato di spiriti maligni. Secondo le superstizioni popolari, in questo bosco, sempre sorvolato da neri corvi, si riunivano  streghe e fantasmi.

Il popolo era cosi preoccupato che verso il 1100 la zona fu esorcizzata e poi sistemata: gli alberi vennero tagliati e vi fu eretta una prima cappella, seguita da una vera e propria chiesa nel 1227.

Secondo alcuni, i materiali furono acquistati grazie alle elargizioni del popolo romano, da cui il nome della chiesa. Secondo altri il nome Santa Maria del Popolo e piazza del Popolo derivano invece dapioppo” che in latino si dice “populus”. La chiesa quindi forse sarebbe Santa Maria del Pioppo e non del Popolo!

Interno di Santa Maria del Popolo

Piazza del Popolo e la sua chiesa

D’altronde la piazza del Popolo ha una lunga e macabra tradizione: proprio qui, sino alla metà dell’800 avvenivano le esecuzioni capitali. Anche il famoso “muro torto” che costeggia la piazza fu a lungo considerato demoniaco per la sua forma “torta” appunto.

Santa Maria del Popolo fu successivamente  ristrutturata in forme rinascimentali nel tardo ‘400 e poi barocche nel 1650 circa. All’interno dell’edificio hanno lavorato alcuni tra i più importanti artisti ed architetti della storia dell’arte italiana: Raffaello, Bernini, Caravaggio e Carracci.

Continua a leggere per scoprire i capolavori che hanno lasciato in Santa Maria del Popolo!

Tomba nella cappella Chigi

La cappella Cerasi: due capolavori di Caravaggio e uno di Carracci

Nella cappella Cerasi sono conservate tre incredibili tele. Puoi trovarle nel transetto, a sinistra dell’altare.

Queste opere sono di due grandi artisti coevi ma diversissimi, Caravaggio e Annibale Carracci. Sulle pareti destra e sinistra si trovano i due fondatori della chiesa in due momenti topici della loro vita: la vocazione di San Paolo ed il martirio di San Pietro opera di Caravaggio.

Nella vocazione, San Paolo è rappresentato ad occhi chiusi, caduto da cavallo, nell’atto di ricevere la visione di Dio che gli consentirà poi di convertirsi e compiere la sua missione. Il giovane soldato, incredulo, ha le braccia spalancate e quasi arretra. La luce è tutta sul suo corpo e non si notano il servo ed il cavallo che fanno da cornice al miracolo. Il cavallo non schiaccia Paolo proprio per intervento divino infatti è ritratto con la zampa sollevata, mentre guarda il suo padrone.

Nel martirio di San Pietro invece, Caravaggio dà sfoggio del suo crudo realismo. La luce è tutta concentrata sul santo che sta per essere crocifisso a testa in giù. I suoi carnefici non hanno volto e sono ritratti nell’atto di tirare su la croce, in un complesso sistema di spinte e trazioni. Da notare ancora una volta i piedi sporchi di uno di loro in primo piano. Caravaggio infatti prendeva come modelli persone del popolo e le ritraeva, a volte con grande scandalo, in tutto il loro realismo anche nei particolari più sordidi.

Tra questi due capolavori vi è anche l’assunzione della Vergine di Annibale Carracci. La Madonna esce vittoriosa dal sepolcro sorretta da angioletti che la portano verso il cielo. I due principi degli apostoli, Pietro e Paolo, assistono sorpresi all’evento e quasi spaventati dall’improvvisa ascensione della Vergine.

I dedicatari della cappella erano infatti i due santi e la Madonna.

La cappella Chigi: il genio di Raffaello, le forme di Bernini

La cappella Chigi, lungo la navata sinistra, fu progettata da Raffaello. Fu lui a disegnare la decorazione a mosaico della cupola che fu eseguita da Luigi De Pace. Le tombe Chigi in Santa Maria del Popolofurono pensate dall’artista come simboli di eternità e quindi resurrezione dell’anima, e simbolo della trinità.

La cappella fu sistemata da Bernini che la arricchi con due splendide sculture: la celebre Abacuc e l’angelo e la splendida Daniele e il leone. La statua con il profeta Abacuc è particolarmente teatrale, con l’angelo che chiede al profeta di soccorrere Daniele che si trova nella fossa con i leoni. Le due statue infatti fanno parte della stessa narrazione.

Sul pavimento vi è una tarsia rappresentante la morte alata. Tutti i lettori di Angeli e Demoni la ricorderanno ma in realtà fu ideata da Bernini con la scritta Mors ad caelos, per comporre, con le lettere maiuscole, la date di esecuzione dell’opera: MDCL cioè 1650.

Abacuc e l’angelo

Un’icona dipinta da San Luca in persona

Sull’altare maggiore di Santa Maria del Popolo vi è una delle icone bizantine più belle di Roma. Attribuita addirittura a San Luca, quest’icona fu portata dal Laterano a Santa Maria del popolo verso il 1231 da Papa Gregorio IX.

Fu molto imitata in epoca rinascimentale e anche successivamente ma forse è essa stessa una copia di una precedente icona bizantina.

Tra le chiese più belle di Roma

Santa Maria del Popolo è una delle chiese più belle di Roma e di notevole importanza storica. 

Nonostante questo, tra le chiese importanti della capitale, è forse quella meno conosciuta e meno visitata dai turisti. In pochi infatti sono a conoscenza dei tesori che nasconde e quindi passa in sordina rispetto alla vicinissima piazza del popolo, piazza di Spagna o una passeggiata sul Pincio

Tu cosa ne pensi? Sai mai entrato in questa bellissima chiesa di Roma?

Sull’Aventino si trova uno dei luoghi più romantici di Roma. Si tratta del famoso buco della serratura da cui è possibile osservare la cupola di San Pietro. In pochi sanno però che, al di la della porta, si trova uno dei più bei giardini di Roma: il giardino del priorato di Malta.

Se hai appena scoperto questo luogo suggestivo e vorresti scoprire come visitare il priorato di Malta sull’Aventino, devi sapere che le visite sono concesse solo su prenotazione e solo in alcuni precisi orari e giorni della settimana.

Se vuoi passare la porta del “buco della serratura” più famoso di Roma, visitare i bellissimi giardini e capire più a fondo chi sono questi misteriosi cavalieri, non ti resta che visitare l’antica Villa Magistrale sul colle Aventino.

Io l’ho fatto! Sei pronto a scoprire la mia esperienza? Te la racconto qui sotto.

I cavalieri di Malta, tra mito e realtà

C’è chi ancora confonde i Cavalieri di Malta con i Templari, chi pensa che siano un ordine monastico e chi crede che siano tutti maltesi. Sull’ordine dei cavalieri di Malta in generale regna una grande confusione.

Io stessa, varcata la porta del Priorato di Malta sull’Aventino a Roma, mi aspettavo di trovare uomini intonacati a cavallo, una spada in un fianco e una croce a otto punte sul mantello.

In realtà quest’ordine antichissimo ha perso gran parte del suo carattere militare e si occupa soprattutto di assistenza. Si tratta infatti di un ordine ospedaliero. L’avresti mai detto?

Continuate a leggere per scoprire la loro incredibile storia!

 La villa del priorato di Malta ed il giardino

La villa del Priorato di Malta

La villa del Priorato di Malta o villa Magistralis si trova sul colle Aventino a Roma, in una posizione rialzata dalla quale si può ammirare tutta la città. In epoca romana, dove oggi sorge questa splendida sede, si trovavano dei templi pagani.

Dopo le devastazioni delle invasioni barbariche, vi fu costruito un monastero benedettino che poi fu poi ceduto ai templari. Dopo la soppressione di questo ordine, da cui deriva la confusione di molti, i cavalieri di Malta vi stabilirono il loro priorato.

Nel 1765 si decise di ristrutturare la villa: l’opera fu affidata a Giovanni Battista Piranesi. Fu lui a costruire la bella piazzetta antistante l’ingresso, lui a ricostruire la piccola chiesa di Santa Maria del Priorato e a creare la straordinaria prospettiva del “buco della serratura”.

Ma non è finita qui!

 Roma vista dal priorato di Malta

Il buco della serratura a Roma e l’illusione ottica di Piranesi

Il buco della serratura del priorato di Malta è famoso perché permette di avere una visuale perfettamente inquadrata della cupola di San Pietro in Vaticano. Ogni giorno e ogni sera, romani e turisti si recano in quello che è diventato uno dei luoghi più romantici di Roma, solo per ammirare il trompe d’oeil che ci ha regalato Piranesi.

La prospettiva dal buco della serratura del priorato di Malta è stata studiata dall’architetto per farla sembrare molto più vicina di quanto non sia in realtà.

Se infatti avrai la possibilità di entrare nel Priorato di Malta sull’aventino, ti potrai rendere conto che percorrendo lo stretto corridoio fatto di piante intrecciate infatti, si accede alla terrazza e la cupola si mostra molto più lontana di quello che sembra.

Inquadrare tra le piante la basilica più importante di Roma dà infatti l’illusione che sia più grande e quindi più vicina!

All’interno del Giardino del Priorato di Malta

La parte che ho amato di più della villa è senza dubbio il giardino del priorato.

Qui si trova l’unica testimonianza rimasta dell’epoca templare a Roma, rappresentata da un piccolo pozzo in pietra, numerosi busti di uomini illustri e delle siepi a forma di croci, molto ben curate. Il risultato è di un’armonia perfetta, sembra di essere in un’oasi di pace che si affaccia su Roma.

Mi è piaciuto il corridoio di cespugli che crea la prospettiva sulla cupola di San Pietro. Ma siccome ho un debole per la storia e gli oggetti antichi, è normale che abbia anche una passione smisurata per gli alberi molto vecchi (non a caso ho scritto un libro che si chiama “Radici“!).

Al centro del giardino del Priorato di Malta si trova un cedro del Libano. Non si tratta di un albero qualunque: non solo è il più grande d’Europa ma ha più di 600 anni!! Ha un tronco enorme e rami ampi che coprono tutto intorno.

Si dice che perfino Michelangelo usasse riposare e disegnare sotto la sua ombra! Immagina la mia emozione quando mi hanno raccontato questa storia!

Il cedro del libano del priorato di Malta

La villa Magistrale di Piranesi: come una nave

Piranesi era un architetto geniale ma anche un massone e un fine simbolista. Per questa ragione decise di dare una forma ben precisa alla villa del priorato di Malta e di disegnarne i contorni perché, dall’alto, potesse apparire come una nave.

Il palazzo infatti ha una torretta su cui spicca la bandiera dell’ordine: è l’albero maestro. Il fitto intrico del giardino sono le corde della nave, pronte ad essere tirate per salpare l’ancora.

Questa simbologia rappresenta ovviamente la vocazione militare e di navigatori dell’ordine dei Cavalieri di Malta che passarono di isola in isola per tutto il Mediterraneo fondando città e villaggi che ancora oggi è possibile visitare.

La chiesa di Santa Maria del Priorato e i suoi significati simbolici

La simbologia all’interno della villa di Piranesi è presente soprattutto nella piccola chiesa che si trova accanto al palazzo. E’ qui che hanno luogo le cerimonie più importanti e che si trova il trono del gran maestro dell’ordine.

Questo edificio mi ha colpita perché è bianco sia all’esterno che all’interno e riesce ad essere sobrio ed elegante nonostante la ricchezza della decorazione. Sulla facciata scorgiamo quattro lesene scanalate con i simboli  dell’ordine gerosolimitano come la nave, la croce, armi ed emblemi militari. Il serpente qui non rappresenta il male ma riprende la vocazione ospedaliera dell’ordine: il serpente, attributo di Esculapio, antico dio della medicina, è ancora oggi rappresentato nel caduceo, simbolo della farmacia e della medicina.

Il colle Aventino inoltre era conosciuto come mons serpentarius, il monte dei serpenti.

Le due mezzelune incatenate rappresentano la sottomissione dei musulmani, eterni nemici dei cavalieri di Malta. I castelli invece ricordano le rocche dove si riparavano e si organizzavano per controllare le isole e combattere gli assalitori.

L’interno della chiesa di Santa Maria del Priorato: stratagemmi geniali e studio della luce

L’interno della chiesa è un originale mix tra sobrietà neoclassica ed esuberanza barocca: le forme sono regolari e semplici tranne che per la grande decorazione a stucco del soffitto, che celebra l’ordine, e le sculture dell’altare.

Queste sculture sono un’opera di Tommaso Righi e rappresentano il fulcro della chiesa in un intreccio di forme, raggi, puttini . In un bassorilievo vi è la Madonna con il bambino mentre sopra vi è San Basilio in gloria, molto venerato dall’ordine dei Cavalieri di Malta. Il santo poggia su un’arca, a metà tra un antico sarcofago ed una nave, ancora una volta, a ricordare la vocazione marinara e militare dei committenti.

Anche qui Piranesi utilizza uno dei suoi stratagemmi: il bianco dello stucco viene esaltato nei chiaroscuri delle sculture, dalla luce naturale proveniente da una finestra dietro l’altare, invisibile allo spettatore. La parte posteriore del gruppo è inoltre perfettamente levigata e senza decorazione per permettere alla luce di filtrare facilmente ed andare ad illuminare il santo assunto in cielo, come se fosse divina.

La tomba di Piranesi nella chiesa dei cavalieri di Malta a Roma

Piranesi volle essere sepolto proprio in questa piccola chiesa. La statua a grandezza naturale che fu posta a decorazione della sua sepoltura, fu realizzata da Angelini nel 1780. E’ una scultura unica a Roma per un monumento funebre di quell’epoca. Il grande architetto è ritratto pensoso, con tutti gli strumenti del suo mestiere, il compasso e la squadra.

Questi strumenti sono spesso associati anche alla massoneria di cui l’artista faceva parte. I massoni d’altronde nascono come una confraternita di costruttori tanto che il terminemaçon in francese designa ancora oggi il muratore.

Anche qui i rimandi simbolici non sono pochi.

Le torce rovesciate ad esempio, rappresentano la morte mentre il serpente intrecciato dietro alla testa dell’artista, l’uroboro, simboleggia l’eterna continuità degli eventi, della vita e dell’energia della natura.

L’artista è ritratto come un antico filosofo, appoggiato ad un’erma. In mano tiene un cartiglio con la pianta di un tempio che ha fatto molto discutere gli storici. Questo architetto cosi originale nelle sue simbologie riesce a sorprendere e far discutere anche per la sua sepoltura!

I cavalieri di San Giovanni: militari ospedalieri tra Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e Roma

I cavalieri di Malta nacquero nel 1048 in Terra Santa quando un gruppo di mercanti della repubblica marinara di Amalfi costruì una chiesa a Gerusalemme per l’assistenza dei pellegrini. Il loro nome era ordine di San Giovanni di Gerusalemme e presto vennero chiamati solo gerosolimitani.

L‘ordine dei Cavalieri di Malta venne riconosciuto dalla chiesa come ordine religioso laicale nel 1113. A seguito delle guerre che videro Gerusalemme contesa e continuamente centro di scontri, quest’ordine divenne anche militare, per difendere i pellegrini e proteggere le proprie sedi.

Dopo la perdita dei territori da parte dei cristiani, i cavalieri di Malta migrarono a Cipro, poi a Rodi e, infine a Malta. E’ con grande orgoglio che il cavaliere che ci ha guidato alla scoperta della villa, ci ha detto che l’ordine aveva contribuito alla vittoria della flotta cristiana durante la battaglia di Lepanto nel 1571!

I cavalieri di Malta si insediarono sul colle Aventino a Roma nel 1834 facendone il loro quartier generale. L’ordine ha sempre avuto carattere internazionale ed è presente in ogni parte del mondo.

Ho visitato il loro castello medievale a Rodi un paio di anni fa e già all’epoca convivevano cavalieri di nazionalità diverse e lingue differenti.

Se vuoi saperne di più sui cavalieri di Malta, trovi maggiori sull‘ordine di Malta a questo link!

Informazioni per la visita al Priorato dei Cavalieri di Malta

Dal 2013 la villa del priorato è aperta a visite guidate su prenotazione.

Per accedere alla villa magistrale del priorato di Malta puoi prenotare seguendo le istruzioni riportate al link.

Il prezzo del biglietto per la Villa del Priorato di Malta a Roma costa circa 20 euro a persona e dura più o meno 2 ore.

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Hai già avuto modo di visitare uno dei luoghi più belli di Roma?

Fammi sapere cosa ne pensi dell’articolo commentando qui sotto!

Piazza della Repubblica è una delle più belle piazze di Roma.

Prima del 1960 si chiamava piazza Esedra per via della sua forma semicircolare. Questa zona della città fu costruita alla fine del XIX secolo, quando il re, decise di trasformare Roma in una capitale moderna.  Egli volava rendere più moderna la città con grandi strade alberate su modello dei boulevards francesi e grandi fontane.

Al centro di piazza della Repubblica c’è infatti la vasta e bellissima fontana delle naiadi, capolavoro di Mario Rutelli (bisnonno del’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli).

La storia di Piazza della Repubblica a Roma e della fontana delle Naiadi è quella di una città in trasformazione.

Ecco alcune curiosità che devi assolutamente conoscere.

La fontana delle Naiadi

Le naidi sono antiche divinità acquatiche, appartenenti alla mitologia greco-romana. Ve ne erano di diversi tipi, a seconda delle acque che popolavano. Queste fanciulle divine avevano poteri taumaturgici legati alle facoltà dell’acqua.

Il monumento rappresenta le Ninfe dei fiumidegli oceani, dei laghi e delle acque sotterranee. Al centro troneggia Glauco, simboleggiante il potere dell’uomo sulle forze naturali. L’acquedotto venne distrutto dai Goti alla fine dell’impero e ripristinato da papa Pio IX solo nel XIX secolo.

In queste acque, credute taumaturgiche, fece il bagno persino l’imperatore Nerone!

Il contesto storico della città di Roma dopo l’Unità

La sistemazione di piazza della Repubblica si colloca in un momento di grandi cambiamenti per la città di Roma. Questa si trovava improvvisamente ad essere la capitale di un nuovo regno e a passare da città santa a città laica.

Nello stesso periodo fu costruita via Nazionale, in modo da collegare la stazione Termini con la strada principale, via Lata, da allora chiamata via del Corso.

Fu sempre in quest’epoca che fu edificato l’altare della Patria, il palazzo di giustizia e molti altri importanti edifici.

Piazza della Repubblica è anche un importante luogo d’incontro: in questa grande piazza campeggia l’antica chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, costruita all’interno delle antiche terme romane di Diocleziano.

E’ qui che si trovano alcuni degli hotel più belli e lussuosi di Roma nonché molti bar eleganti, un cinema ed una grande libreria.

Lo scandalo della fontana delle Naiadi a Roma

I corpi nudi e bagnati dall’acqua risultarono essere uno spettacolo immorale per l’ala conservatrice che ancora viveva nella città e di cui si faceva ovviamente capo il Vaticano.

Intorno alla fontana delle Naiadi venne inizialmente mantenuto uno steccato in legno proprio per impedire la vista del monumento, in attesa che il comune prendesse una decisione sul da farsi. Tuttavia, lo steccato ebbe un effetto opposto.

L’andirivieni dei giovani che si fermavano ad ammirare le statue tra le tavole sconnesse non faceva che alimentare il senso di scandalo che la fontana di piazza della repubblica suscitava in tutta Roma.

Per fortuna il comune abbracciò le tesi progressiste e, il 10 febbraio 1901, lasciò che i romani abbattessero lo steccato liberando per sempre le bellissime ninfe.

Stai pensando di fare un tour dei Musei Vaticani a Roma ma non riesci a decidere quali sono le sezioni del museo che non vuoi assolutamente perderti? Se vuoi visitare Roma o semplicemente vivi in questa magnifica città, non puoi assolutamente mancare l’appuntamento con uno dei musei più belli del mondo.

Visitare i Musei Vaticani in un giorno sembra un’impresa impossibile. La collezione è talmente vasta che bisognerebbe spenderci almeno 2 o 3 giorni per riuscire a vedere tutte le opere che ci sono conservate.

Ci sono inoltre diverse piattaforme online che suggeriscono dei tour guidati dei Musei Vaticani, ma non sono tutti uguali! Quello che sicuramente ti consiglio è di prenotare dei tour saltafila dei musei vaticani in modo da non rischiare di restare in coda per ore.

In questa guida ti spiego qual è il miglior tour dei Musei Vaticani per riuscire a vedere tutte quelle opere che non devi assolutamente perderti.

Pronto per questa visita virtuale? Si parte!

Un po’ di storia sui musei Vaticani

Il primo nucleo dei musei Vaticani nacque dalla raccolta di straordinarie sculture collezionate da Giulio II, che fu pontefice dal 1503 al 1513.

Questo Papa fu un grande amante delle arti e un committente importante. Fu lui a chiedere a Michelangelo di dipingere la volta della Cappella Sistina, e a Raffaello di affrescare le famose stanze vaticane. A Giulio II si deve anche  la costruzione della nuova basilica di San Pietro a Bramante e a sognare un grande sepolcro mai realizzato per cui fu scolpito il Mosé.

Alcune sculture della sua collezione sono oggi conservate presso il cortile ottagono e tra di esse ve ne sono alcune che ispirarono grandi artisti per secoli. Col passare del tempo, altri papi collezionisti contribuirono all’arricchimento di questo museo.

Oggi vi sono diverse sezioni: la pinacoteca dei Musei Vaticani, una sezione di arte egizia, una di arte romana, una di arte etrusca, greca e molte altre.  Impossibile non citare le bellissime stanze di Raffaello e la cappella Sistina.

Prima di dirvi quel è il miglior tour dei Musei Vaticani va precisato che l’architettura stessa e le decorazioni del palazzo, costituiscono esse stesse un’opera di incredibile bellezza.

Qui di seguito trovate una selezione delle opere che mi hanno colpita di più con dei link utili per approfondire.

1 – La statua del Lacoonte ai musei Vaticani

Nonostante una copia di questa statua si trovi negli Uffizi di Firenze, il Lacoonte originale è proprio qui, all’interno dei Musei Vaticani.

La storia del Lacoonte è strettamente legata alla guerra di Troia: la leggenda narra che quando i Troiani decisero di portare in città il famoso cavallo donatogli dagli Achei, il sacerdote Lacoonte mise in guardia i concittadini chiedendogli di non accettare il dono dei loro nemici. Atena allora inviò due serpenti marini a divorare i figli dello sfortunato che rimase ucciso nel tentativo di salvarli.

Ma dove si trova il Lacoonte?

Questa scena del mito è conservata nel cortile ottagono dei Musei Vaticani. E’ un esempio incredibile della maestria raggiunta dagli scultori dell’antica Roma, ma probabilmente si tratta di una copia di un originale greco.

Il gruppo è alto circa 240 cm e fu realizzato tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Si pensa che l’originale fosse bronzeo e che fosse opera di alcuni dei più grandi scultori dell’antichità: Agesandro, Atanodoro e Polidoro.

Incredibile no?

2 – Le stanze di Raffaello ai musei Vaticani

Ecco un piccolo aneddoto sulle stanze di Raffaello ai Musei Vaticani!

Quando Papa Giulio II decise di decorare le sue stanze private, chiamò alcuni dei più grandi artisti e gli chiese di affrescare le pareti di quattro grandi sale. Quando vide però le pitture del giovanissimo Raffaello, mandò via tutti gli altri e gli chiese continuare da solo tutto il lavoro.

Le stanze di Raffaello sono uno dei più grandi capolavori del pittore urbinate. Vi sono alcuni dei più famosi affreschi del mondo, come quello della scuola di Atene. Quest’ultimo è celebre perché i personaggi rappresentati come filosofi sono in realtà le più importanti personalità dell’epoca (ne ho anche parlato qui).

Nella stanza di Eliodoro si può notare uno dei più bei notturni della storia, sulla parete della finestra: la luce della luna e della torcia che riflette sulle armature dei soldati è dipinta in modo perfetto.

3 – Il pignone del cortile della pigna

Nei musei Vaticani si trovano tutti i generi di arte Romana: dalle statue ai mosaici, dai sarcofagi al vasellame. Tra le opere più importanti e più impressionanti c’è però una pigna enorme.

Ma quindi… è solo una pigna?

Il cosi detto pignone è alto 4 metri circa e risale al II secolo d.C. Questa scultura bronzea doveva essere un tempo una colossale fontana. Fu rinvenuta nei pressi del Campo Marzio nella zona conosciuta come rione Pigna, cosi chiamato proprio a seguito del ritrovamento.

Era già ospitata nel cortile dell’antica basilica di San Pietro in Vaticano, fu poi spostata nella sua attuale collocazione da Bramante, nel XVII secolo. Il cortile dove si trova ora si chiama proprio cortile della pigna.

4 – La cappella Sistina capolavoro del Rinascimento

La Cappella Sistina di solito è l’ultima tappa del tour dei Musei Vaticani, ed è una delle più impressionanti.

Sulla Cappella Sistina sono stati versati fiumi di inchiostro, e ne ho parlato anche noi in questo post. Quello che non tutti sanno è che non fu Michelangelo l’unico genio a lavorare a questa cappella.

La Cappella Sistina fu eretta da papa Sisto IV (da cui il nome Sistina) nel 1475, e fu fatta decorare da alcuni dei più grandi artisti dell’epoca tra i quali Ghirlandaio, Perugino, Signorelli, Botticelli e Pinturicchio. Sono loro gli autori delle scene lungo le pareti della Cappella Sistina. Soffermatevi ad ammirare i cicli di storie del vecchio e del nuovo testamento.

La parete che ora ospita lo splendido Giudizio Universale di Michelangelo, un tempo doveva essere decorata con scene della nascita di Gesù e della vita della Vergine. La volta della Cappela Sistina invece era dipinta come un cielo stellato prima di ospitare il ciclo dell’opera di Michelangelo.

Secondo alcuni le misure della cappella ricalcherebbero quelle del tempio di Salomone e le proporzioni riportate sulla Bibbia.

5 – Il polittico Stefaneschi

Giotto fu uno dei più importanti artisti del medioevo e aprì la strada all’arte rinascimentale (ne ho parlato qui).

Uno dei suoi capolavori è conservato proprio nella pinacoteca Vaticana. Si tratta di un enorme trittico dai colori vivaci con fondo dorato, che rappresenta da un lato San Pietro e dall’altro Gesù. Era destinato a fungere da divisione tra il clero e i fedeli nellantica basilica di San Pietro.

I significati simbolici dei colori che mi ha spiegato la mia guida mi hanno lasciata senza parole! L’arte ci parla davvero su tanti livelli diversi.

6 – Il torso del Belvedere

Il torso del Belvedere è un pezzo di statua senza testa, senza braccia e senza gambe.

E allora che cos’ha di cosi speciale?

Questa statua testimonia l’importanza della scultura greca e il modo in cui venne recepita e rielaborata presso i Romani. E’ infatti autografa dello sculture greco Apollonio di Atene: quest’opera ha una forza espressiva incredibile, nonostante le mutilazioni.

Fu oggetto di studio ed ispirazione per gli artisti del Rinascimento per come sono scolpiti i muscoli della schiena e delle cosce, il modo in cui è descritta l’anatomia e la posizione di certo non comune.

Non trovi che il Cristo del Giudizio Universale di Michelangelo sia ritratto in una posizione molto simile?

7 – Il sarcofago di Sant’Elena

Santa Elena fu la madre di Constantino, il primo imperatore cristiano e, durante la sua vita, andò alla ricerca delle reliquie della croce di Cristo a Gerusalemme.

Il sarcofago di Santa Elena ai Musei Vaticani è totalmente in porfido rosso, un marmo rarissimo e tra i materiali più preziosi al mondo: le cave di questo materiale si trovavano in Egitto e si erano già esaurite nel V secolo d.C. Il colore rosso porpora lo rese il marmo riservato agli imperatori e alle loro famiglie.

Il porfido è una pietra durissima e difficile da lavorare soprattutto con i mezzi del tempo. Per questo le sculture presenti sull’enorme sarcofago dell’imperatrice Elena sono ancora più apprezzabili. Inoltre il colore lucido e la levigatura fanno sembrare le sculture ancora più vive!

8 – La Pinacoteca dei musei Vaticani

Sono stata ai Musei Vaticani almeno tre volte ma non avevo mai visitato la pinacoteca vaticana. Tralasciarla è un grosso errore perché contiene capolavori incredibili, come la Trasfigurazione di Raffaello, il Polittico di Giotto, opere di Guercino, Caravaggio, Veronese, Leonardo, Guido Reni, Perugino, Beato Angelico, Filippo Lippi e Bellini.

La mia preferita?

Mi sono innamorata di Melozzo da Forlì e del dipinto “Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana (1477)”. Dai un’occhiata a questo post: già dalle foto potrai capire che vale la pena di visitare questi musei anche solo per la Pinacoteca vaticana!

9 – La galleria delle carte geografiche

Questa galleria fu realizzata alla fine del XVI secolo e ancora oggi costituisce un preziosissimo documento delle conoscenze geografiche del cinquecento.

Lungo un corridoio dal soffitto, impreziosito da bellissimi stucchi colorati, vi sono rappresentate le carte di tutte le regioni d’Italia, dei suoi porti e delle isole.

La particolarità di questa galleria?

Molte carte sono raffigurate come se fossero viste da Roma, e quindi le mappe risultano rovesciate per l’osservatore moderno. Rimarrai impressionato dalla precisione e dal dettaglio con cui sono rappresentati anche i più piccoli villaggi!

Consigli di visita per i Musei Vaticani

Ho avuto il privilegio di visitare i Musei Vaticani con una guida d’eccezione che mi ha spiegato opere d’arte bellissime sotto un altro punto di vista: Brother Anthony, instancabile appassionato d’arte, ha guidato me ed i miei amici alla scoperta del significato religioso di alcuni incredibili capolavori, aiutandoci a capirli più a fondo.

E’ stato interessante leggere sotto un altro aspetto opere che già conoscevo e guardarle da un’ottica simbolica e religiosa oltre che storica!

Orari dei Musei Vaticani

I musei Vaticani sono aperti dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 18.00 (ultima entrata ore 16.00).

Per evitare la fila, ti consiglio di prenotare il biglietto online o di andare di pomeriggio quando ci sono molte meno persone.

L’entrata è gratuita per tutti l’ultima domenica del mese. Ti consiglio di andare molto presto al mattino perché di solito c’è già una lunga coda all’apertura!

L’altare della patria è uno dei monumenti più famosi e fotografati di Roma.

Molti romani chiamano il Vittoriano “macchina da scrivere”, ripetono che è brutto e lo associano al fascismo. In realtà non c’entra proprio niente né con Mussolini né con il ventennio della sua dittatura.

Vuoi saperne di più su questo monumento della capitale? Si parte!

L’altare della patria come simbolo dell’Unità Nazionale

Il Vittoriano o Altare della Patria è un monumento di grandissima valenza simbolica che riunisce in sé tutti i valori dell’Italia risorgimentale e della nostra Costituzione.

Questo è uno dei monumenti più emblematici della storia del nostro Paese ed è il simbolo dell’Italia D’Italia, del Risorgimento e della monarchia sabauda.

La storia dell’Altare della Patria

La prima pietra fu posta da Umberto I di Savoia nel 1885, figlio di Vittorio Emanuele II, il primo re d’Italia. La necessità era quella di avere un monumento commemorativo estremamente simbolico per testimoniare i cambiamenti del Paese.

La scelta di costruire il Vittoriano sul Campidoglio non è stata certo casuale: si tratta infatti del primo colle su cui, secondo la leggenda, fu fondata Roma nonché dove fu eretto il tempio a Giove Capitolino.

Simbolicamente fu deciso di porre il Vittoriano non lontano dal Colosseo, massimo simbolo della Roma imperiale e in contrapposizione a San Pietro, che rappresentava il potere temporale dei Papi.

Sempre per fare da contrappeso al potere dei papi, fu costruito pochi anni dopo il palazzo di Giustizia vicino a Castel Sant’Angelo. Questo edificio era una prigione sotto il controllo del Vaticano e perciò simbolo di un potere religioso che ormai doveva lasciare il posto all’Italia unita e laica.

Il progetto del Vittoriano

Per il progetto del Vittoriano fu indetto un concorso pubblico, vinto da Giovanni Sacconi, giovane architetto de Le Marche che aveva un progetto ambizioso e di forte valenza simbolica.

Per erigere il monumento molti furono gli espropri e le distruzioni ai danni soprattutto di edifici medievali circostanti per fare largo alla nuova costruzione. Il lavori durarono quasi 25 anni per terminarla.

All’inaugurazione dell’altare della patria, risalente al 1911, erano presenti tutte le più grandi personalità dello Stato.

I significati allegorici dell’Altare della Patria

Questo edificio rappresenta la Patria: ai due lati, dove sorge e tramonta il sole, vi sono due fontane con i mari Adriatico e Tirreno, come ai lati della Penisola.

In alto, sui due propilei, troneggiano le scritte in caratteri cubitali “PATRIAE UNITATI” e “CIVIUM LIBERTATI” ovvero “All’unità della patria” e “Alla libertà dei cittadini” che rappresentano quindi i due principi fondamentali di unità e libertà di cui si faceva promotore il nuovo Stato.

L’enorme edificio, che con le quadrighe raggiunge gli 81 metri di altezza, è tutto decorato da gruppi scultorei eseguiti da vari artisti che rappresentano i valori del popolo italiano: troviamo la Forza, il Diritto, l’Azione, la Concordia, il Sacrificio ed il Pensiero.

Al centro, accanto alla tomba del Milite Ignoto, posta nel 1921 a monito e memoria dopo la Prima Guerra Mondiale, troneggia la statua di Roma. Sullo sfondo di un mosaico dorato a simboleggiare l’importanza della nuova capitale e la sua centralità geografica e politica; sui due lati troviamo la rappresentazione dell’agricoltura e dell’industria, cioè il lavoro su cui poggia l’economia del Paese e l’amor patrio su cui si fonda la società.

Sul piedistallo che sorregge l’enorme statua equestre di Vittorio Emanuele II troviamo quattordici città italiane. Sopra, in corrispondenza delle colonne che fanno da quinta al re a cavallo, vi sono invece allegorie delle sedici regioni dell’epoca, frutto del lavoro di artisti provenienti dalla regione che rappresentava.

Due alte colonne, sormontate da vittorie alate, coronano quest’esaltazione dell’Italia e dei suoi valori, del suo popolo e della sua storia.

Le terrazze dell’Altare della Patria

L’interno del colonnato che costituisce la terrazza è decorato con marmi e mosaici di Giulio Bargellini. Rappresentano la Fede, il Lavoro, la Forza e la Sapienza da un lato, la Legge, il Valore, la Pace e l’Unione dell’altro.

Persino i motivi vegetali che decorano l’altare della patria hanno un significato preciso: l’alloro rappresenta il valore, la palma la vittoria, la quercia la forza, il mirto il sacrificio e l’ulivo la pace.

La terrazza delle quadrighe è accessibile e visitabile tramite un suggestivo ascensore a vetri: Ti lascerà a bocca aperta la vista sulla città eterna (prezzo 7 euro, ridotto 3,50). Da qui si gode una delle viste panoramiche più belle di Roma.

La statua equestre del Vittoriano

Riguardo l’enorme statua equestre in bronzo, fatta nel 1910 da Enrico Chiaradia, c’è una curiosità che sembra incredibile: quando fu terminata ospitò all’interno della pancia del cavallo una cena per venti persone, come testimoniano foto d’epoca.

Questa mastodontica composizione è infatti lunga 10 metri e alta 12, spazio più che sufficiente per allestirvi una tavolata.

I musei all’interno dell’Altare della Patria

All’interno del Vittoriano vi è il sacrario delle bandiere, lo splendido museo del Risorgimento (con molte spiegazioni sull’altare della Patria stesso) e il museo dell’emigrazione italiana, aperto dal 2009.

Inoltre vi è uno dei più importanti spazi per esposizioni temporanee di Roma, il Complesso del  Vittoriano appunto.

Una tappa obbligatoria a Roma

Una visita al Vittoriano è dunque d’obbligo per ogni italiano ed ogni turista che viene a scoprire a Roma, la sua storia e le sue tradizioni.

Vorresti scoprire i parchi più belli dove passeggiare a Roma e allontanarti dai soliti posti pieni di turisti? Forse ho quello che fa per te!

Ci sono dei luoghi a Roma di cui spesso neppure i romani sono a conoscenza. Uno di questi è Villa Torlonia, un vero e proprio gioiello nel bel mezzo di un parco pubblico sulla via Nomentana.

Villa Torlonia è parco bellissimo e le residenze principesche al suo interno sono ricche di storia e bellezza.

Situate in mezzo al verde, sulla via Nomentana, si ergono varie costruzioni distinte: il Casino nobile, il Casino dei Principi e la Casina delle Civette, tutte costruite tra il XIX ed il XX secolo dalla potente famiglia Torlonia.

Oggi il parco ospita due musei, uno dedicato alla scuola romana e uno alla villa stessa. Continua a leggere se le vuoi scoprire cosa vedere a villa Torlonia!

Come venne costruita villa Torlonia

Villa Torlonia a Roma prende il nome dai principi Torlonia che la acquistarono nel 1797 e ne fecero la loro residenza principale. Ottenuto il titolo nobiliare, Giovanni Torlonia decise di farne una tenuta degna del suo rango.

I lavori di sistemazione furono affidati a Valadier, che sistemò il giardino organizzandolo “all’inglese”. Vennero cosi costruiti il casino Nobile, il casino dei Principi e le scuderie. Il figlio di Giovanni, Alessandro, decise di ampliare ancora di più la tenuta e fece costruire dall’architetto Carretti una tribuna, un tempio di Saturno e dei falsi ruderi.

Villa Torlonia fu dotata perfino di un campo da gioco, di grotte artificiali e vennero eretti il teatro, la limonaia o aranciera e la capanna svizzera. Quest’ultima è poi diventata poi la casina delle civette.

Infine fece costruire due obelischi in onore dei genitori.

Suo figlio, a sua volta, fece costruire una guardiania, il villino Rosso (oggi all’incrocio con via Siracusa), il villino medievale e diede l’aspetto attuale alla Casina delle Civette.

Feste e bunker: il Duce e villa Torlonia

Oltre ai Torlonia, in questa villa alloggiò anche Benito Mussolini durante gli anni della sua dittatura. Gli fu concesso infatti di risiedervi dal 1925 al 1943 e qui organizzò incontri, feste sfarzose e riunioni. In questo di periodo il parco di Villa Torlonia a Roma fu convertito in un orto di guerra e vennero realizzati dei bunker antiaereo sotto al casino Nobile.

Dal 1944 al 1947, villa Torlonia fu occupata dalle forze anglo-americane per poi essere acquistato dal comune di Roma, restaurato e reso pubblico.

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Il casino Nobile: finte tombe etrusche, sale da ballo e Valadier

Il Casino Nobile di Villa Torlonia fu costruito da Valadier tra il 1802 e il 1806. La sistemazione attuale, che la fa sembrare un tempio classico, fu tuttavia realizzata più tardi, per rendere l’edificio ancora più maestoso.

Gli interni erano sfarzosamente decorati e si possono ancora ammirare splendide sale, come il grande salone delle feste o la bellissima sala egizia. Quella che mi è piaciuta di più è la sala dei poeti italiani, dove sono ritratti con le loro muse ispiratrici.

Fu proprio nel casino Nobile di villa Torlonia che abitò Mussolini. Sotto alla struttura, oltre ai bunker, è riemersa una finta tomba etrusca, costruita probabilmente dal Caretti.

La casina delle Civette

La Casina delle civette è il vero e proprio fiore all’occhiello del parco di Villa Torlonia sia per la sua particolare struttura ma soprattutto per le vetrate: un perfetto esempio di stile liberty tipico dell’inizio del secolo scorso.

Dell’originale capanna svizzera non rimangono che i muri: tra il 1908 e il 1930 infatti la casina venne trasformata interamente. Vennero aperte grandi finestre decorate con magnifiche vetrate colorate e gli interni furono arricchiti con maioliche, boiseries e sculture a tema zoo e fitomorfo (con forme quindi di animali e piante).

L’aspetto divenne quello di una dimora medievaleggiante e quasi favolesca. Presto iniziò ad essere chiamata casina delle civette, sia per la famosa vetrata con questi animali, che per il ricorrere di questi uccelli notturni nella casa.

Il significato esoterico delle civette è legato all’antichità greco-romana, in quanto animale della dea della sapienza Atena. Sarebbe dunque simbolo di una sapienza ancestrale e lontana: questo uccello notturno infatti “vede” nelle tenebre, come il sapiente riesce a discernere il bene nel male.

La cura e l’attenzione posti alla decorazione degli interni della casina delle civette ti lasceranno a bocca aperta: ogni stanza ha un proprio argomento di decorazione. La parte più interessante sono comunque le vetrate, un unicum nel panorama artistico di Roma in quegli anni.

La ricchezza dei mobili, delle statue e degli stucchi è veramente sorprendente, come l’armonia della struttura architettonica che, più che ad un appartamento, la fa sembrare un tempio di pace e benessere.

Insomma, è un luogo magico dove tutti sognano di poter vivere.

rondini villa torlonia

Una delle più belle ville di Roma

Passeggiare per villa Torlonia ti farà immergere in un’atmosfera incantata. Il parco non è molto grande, ma resta una delle ville meno conosciute di Roma nonostante il suo innegabile fascino.

Dopo i restauri degli anni ’90 e la riqualificazione degli anni 2000, ora è un centro di cultura e di incontro per i cittadini. Vengono infatti organizzati concerti e mostre.

E’ davvero posto da visitare!

Vetrate villa torlonia roma

Informazioni pratiche su villa Torlonia

L’accesso al parco pubblico di villa Torlonia è gratuito ma l’entrata alle casine è a pagamento (circa 10 euro). La prima domenica di ogni mese, soltanto per i residenti a Roma, l’entrata è gratuita.

villa torlonia a roma

cigno villa torlonia

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Vuoi conoscere tutte le curiosità sulla Cappella Sistina di Michelangelo? Sei nel posto giusto!

In questo articolo vi parlerò di Michelangelo e del suo lavoro all’interno della Cappella Sistina: scopriremo l’uomo che si cela dietro questo artista straordinario, le curiosità e i particolari che ci aiuteranno a capire le molteplici sfaccettature del suo lavoro.

Sei pronto a scoprire tutte le curiosità e gli aneddoti sulla Cappella Sistina?

Si parte!

La personalità di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti era una persona molto particolare e soprattutto eccentrica. Conosciamo il suo carattere iracondo grazie alle descrizioni del Vasari, primo “storico dell’arte” ante litteram e suo grande ammiratore (per gli interessati ecco un approfondimento su Michelangelo).

Grazie al suo genio e alle commesse ricevute, Michelangelo Buonarroti aveva accumulato notevoli ricchezze nel corso della sua carriera. Tuttavia si racconta che vivesse al limite della sopravvivenza, ossessionato e sofferente. Egli era infatti ossessionato per il problema della morte e della salvezza ultraterrena. 

Poco famose sono le poesie di Michelangelo, che ci parlano del forte turbamento emotivo dovuto alla sua omosessualità unita ad una fervente fede cattolica (nel 1500 non doveva essere facile).

Gli antagonisti di Michelangelo alla corte papale

Si racconta che Michelangelo fosse oggetto di scherno da parte degli altri artisti presenti alla corte papale. Le cause furono il suo caratteraccio e la sua scarsa igiene personale. La riprova ci arriva  direttamente da parte di Raffaello Sanzio nella “Scuola di Atene” (ne ho parlato approfonditamente qui).

Raffaello era infatti un epico rivale di Michelangelo e nel celebre dipinto “la scuola di Atene”, raffigura l’artista solitario ed enigmatico. Ma la cosa che mette in evidenza sono soprattutto i suoi stivali logori che Michelangelo era solito non togliere mai.

L’aneddoto sulla tomba di Giulio II

Emblematico è l’episodio che vede Michelangelo fuggire a Firenze a seguito di un disguido circa la monumentale tomba per Papa Giulio II della Rovere. L’artista scrisse una lettera piuttosto irriverente al pontefice che si vide costretto a chiedere d’intercedere per lui affinché Michelangelo tornasse a Roma.

Tuttavia gli aneddoti sulla cappella Sistina sono molto più interessanti.

Bramante, Michelangelo e la Cappella Sistina

Secondo Vasari, Michelangelo venne ingaggiato dal Papa per dipingere la volta della Cappella Sistina su consiglio del Bramante, che voleva umiliarlo e favorire il suo amico Raffaello presso il pontefice.

Bramante sapeva della scarsa esperienza di Michelangelo in pittura, e in particolare nell’affresco, visto che l’arte che amava di più era la scultura.

Michelangelo rifiutò varie volte l’incarico di affrescare la Cappella Sistina finché, provocata la collera del Papa, fu costretto ad accettare.

Quando si ritrovò a dover costruire le impalcature per sostenerlo capì che il piano del Bramante era mettergli i bastoni tra le ruote: quest’ultimo gli suggerì infatti di costruire delle impalcature sospese, direttamente attaccate al soffitto. Alla domanda su come avrebbe poi fatto a ricoprire i buchi provocati dai montanti, l’altro gli rispose che ci avrebbe pensato a lavoro ultimato.

Michelangelo, capito che ” o Bramante in questo valeva poco, o che e’ gl’era poco amico”ideò un sistema innovativo per la costruzione delle impalcature e fu talmente efficace da essere utilizzato anche successivamente.

La finta partenza di Michelangelo dal Vaticano

Michelangelo non lasciò entrare nessuno a vedere i lavori, neanche il Papa. Il pontefice però, oltremodo curioso, insisteva per poter guardare l’opera in esecuzione.

Esasperato, l’artista disse di dover andare a Firenze per affari e che si sarebbe trattenuto qualche giorno raccomandandosi di non entrare nella Cappella. Tuttavia la curiosità del Santo Pontefice era tale che si fece aprire le porte e, entrato, vi trovò l’artista che aveva solo finto di dover partire.

Montato su tutte le furie, Michelangelo minacciò di lasciare il lavoro incompleto, minaccia che per fortuna non mise in atto.

L’impresa solitaria di Michelangelo

Vuoi sapere per quanto tempo Michelangelo lavorò alla Cappella Sistina? Ben 4 anni.

Inizialmente gli furono affidati alcuni aiutanti ma, vedendo che non erano abbastanza bravi, Michelangelo li scacciò in malo modo e completò il lavoro in totale solitudine. I diverbi con il pontefice durarono tutta la vita: si dice addirittura che una volta Giulio II lo prese a bastonate.

Costretto dall’insistenza del Papa a far presto, Michelangelo terminò la Cappella Sistina  il 31 ottobre 1512.

La riteneva ancora imperfetta.

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