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Nelle scorse settimane hai letto il mio articolo sul parco archeologico di Paestum e stai stai pensando di prenotare le vacanze estive in Cilento. Ottima scelta.

Ho avuto la possibilità di andare in Campania nell’estate del 2017 e non potevo non raccontarti cosa mi è piaciuto di più e quali sono i posti da non perdere in Cilento. Questa zona della Campania è una delle più belle di tutta la regione. Si tratta di una terra ricca sia dal punto di vista naturalistico che storico. Io me ne sono letteralmente innamorata. Scommetto che per te sarà lo stesso!

Vale la pena di visitare il Cilento anche solo per il suo splendido paesaggio.

Le strade tortuose si snodano tra la bellissima costa campana e le dolci colline ricoperte di ulivi. Gran parte del territorio del Cilento rientra nel parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano che conserva un ricchissimo patrimonio naturalistico.

Se invece preferisci trascorrere la tua estate al mare, le spiagge del Cilento sono tra le più belle d’Italia. L’acqua è così limpida che sembra di farsi il bagno in una piscina.

Ma quali sono i posti da non perdere in Cilento?

In questa breve guida ho selezionato le 9 località del Cilento che devi assolutamente visitare, tra località di mare e luoghi d’arte unici al mondo. Io ho impiegato circa una settimana per visitarle tutte ma tu puoi prenderti tutto il tempo necessario se vuoi passare la tua vacanza in questa regione incantevole.

Pronto a partire per il Cilento?!

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Visitare Acciaroli tra Hemingway e il mare

Se vuoi sapere cosa vedere in Cilento non puoi perderti Acciaroli.

Questa frazione del comune di Pollica è un borgo di pescatori sul mare, fatto di antiche tradizioni, piccoli negozi e ristoranti tipici. Noi abbiamo alloggiato poco più nell’entroterra, presso Canniclo ma abbiamo spesso passeggiato al tramonto sul lungomare di Acciaroli.

Acciaroli è un luogo talmente pittoresco che persino Ernest Hemingway vi passò lunghi periodi tornandoci addirittura più volte.

Il mare di Acciaroli è rimasto limpido. Il comune ha ottenuto per diversi anni consecutivi le 5 vele per il mare pulito anche se c’è c’è un gran rispetto per l’ambiente in tutta la zona.

Noi abbiamo fatto il bagno nelle splendide spiagge di Acciaroli, poco lontane dal porto. Tienile in considerazione come punto di partenza per esplorare il Cilento.

Dal punto di vista artistico non c’è molto ma ti consiglio di visitare la chiesta dell’Annunziata, costruita nel 1187 proprio a ridosso del mare e i resti della torre di difesa angioina. Impossibile non notarla!

Se vuoi sapere dove mangiare ad Acciaroli, un ottimo il ristorante di pesce e pizza è Luca e la lucciola dove siamo tornati a più riprese!

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Il parco archeologico di Paestum in Cilento

Se anche tu se appassionato di arte classica puoi leggere il mio approfondimento su Paestum.

Il parco archeologico di Paestum mi è rimasto nel cuore e non potevo non inserirlo in questo elenco di cosa vedere in Cilento.

Nonostante sia uno dei complessi monumentali più importanti della Magna Grecia, il parco archeologico di Paestum non è molto visitato dai turisti. Forse sono capitata in un periodo di bassa stagione ma eravamo davvero in pochi ad aggirarci per i bellissimi templi.

Se stai pensando di visitare il parco archeologico di Paestum, ti consiglio anche di visitare anche il Museo Archeologico nazionale. Qui si trovano numerosi reperti e manufatti decorativi di incredibile bellezza e ben conservati.

Paestum è un luogo meraviglioso che ogni italiano dovrebbe conoscere. Fa parte della nostra storia ed è nostro dovere farlo conoscere.

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Grotte di Pertosa- Auletta

Sei ancora indeciso su cosa vedere in Cilento? Se ti piacciono le avventure preparati a scoprire un luogo dove la natura ha dato il meglio di se.

Oltre alle bellezze del mare e dell’arte, tra le cose più belle da vedere in Cilento non potevo non aggiungere una delle meraviglie della natura, una grotta piena di tesori che si trova all’interno di un parco naturale: le grotte di Pertosa- Auletta.

Queste non sono le prime grotte che ho avuto la possibilità di visitare ma sono quelle che mi hanno colpito di più perché hanno una grande particolarità: sono le uniche grotte in Europa ad essere navigabili.

Appena entrato nelle grotte, ti attenderà una barca che ti porterà sul letto del fiume Negro. Questo fiume sotterraneo nasce nelle profondità della montagna e ti offrirà la possibilità di fare un esperienza davvero insolita. A me è sembrato quasi di navigare sull’Acheronte!

Entrare nella grotta e ascoltare il lento il rumore dell’acqua e delle cascate che scorrono è una delle esperienze più belle da fare in Cilento.

Il percorso all’interno delle grotte di Pertosa – Auletta è lungo circa tre chilometri che ti condurranno all’interno di uno spazio antichissimo. Stalattiti e stalagmiti, rocce colorate e spazi che sembrano cattedrali della natura ti lasceranno senza parole, così come le storie legate a questo luogo.

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Battistero san Giovanni in fonte a Padula

Questo è un luogo poco conosciuto che secondo me deve essere inserito tra le attrazioni da vedere in Cilento. Il motivo? E’ raro, forse unico.

Ora ti spiego perché!

E’ noto che in antichità il battesimo veniva fatto solo agli adulti e che avveniva per immersione completa del fedele. Se avevo visto vasche più o meno grandi, risalenti a questo periodo, non mi era mai capitato di visitare un edificio simile.

Beh, all’interno del Battistero di San Giovanni in fonte non ci sono vasche o tinozze ma un vero e proprio fiume che scorre libero all’interno della chiesa.

Ne abbiamo documentazione già nel VI secolo e persistono brandelli di affreschi di epoche successive, purtroppo mal conservati sia a causa dell’umidità che dell’abbandono progressivo dell’edificio. Le murature di tipo romano, le acque gelide del torrente, la campagna tutta intorno rendono questo battistero poetico e incredibile. Assolutamente da inserire nella lista di cosa fare in Cilento!

Non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere!

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Pisciotta: dove il mare incontra la montagna

Pisciotta è un piccolo comune che domina la valle da un’altura.

Si trova all’interno del parco nazionale vallo di Diano ed ha conservato tutto il suo fascino medievale. I piccoli vicoli, le casette in pietra e l’atmosfera rilassata, ti trasporteranno indietro nel tempo. Il paese è dominato dal gigantesco palazzo marchesale Pappacoda e dalla bella chiesa cinquecentesca dedicata ai santi Apostoli Pietro e Paolo. Io ho avuto la fortuna di arrivarci al tramonto, te lo consiglio!

Ho inserito Pisciotta tra i luoghi da visitare in Cilento anche per la bellezza delle sue spiagge. Si sa che in Cilento ci sono alcune delle spiagge più belle d’Italia e quella di Pisciotta è forse una di queste!

Il litorale di Pisciotta è stato premiato con la bandiera blu per l’estrema pulizia e bellezza. Si tratta di una spiaggia fatta di sabbia a ciottoli circondata dagli ulivi e dalle abitazioni del paese, non molto distante.

Il mare a Pisciotta è davvero spettacolare. L’acqua è talmente cristallina e pulita da ricordarmi la vacanza a Rodi. Ti fa venire voglia di restare in acqua per ore e ore.

Nei dintorni ci sono altre spiagge bellissime tra cui quella sabbiosa di Pietracciaio o quelle più ciottolose verso Ascea e Palinuro.

Ti consiglio di farci una passeggiata se vuoi respirare l’atmosfera del Cilento!

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Cosa vedere in Cilento: Marina di Camerota

Se vuoi sapere cosa vedere in Cilento, non potevo non annoverare Marina di Camerota.

Con le sue spiagge, tra le più belle d’Italia, è una delle località balneari più famose della Penisola. La straordinaria bellezza del luogo attrae da anni turisti da tutto il mondo. Inoltre, se stai cercando una spiaggia nudisti in Cilento, la spiaggia del Troncone è una delle poche nel nostro Paese in cui è permesso il naturismo.

Come per Acciaroli e Pisciotta, anche la spiaggia di Marina di Camerota ha ricevuto le cinque vele di Legambiente tanto che qui si trova anche lo splendido villaggio turistico del Touring.

Se sei come me, ti piace nuotare tra i pesci e stai cercando una spiaggia dove fare snorkeling in Cilento, la spiaggia di Marina di Camerota fa al caso tuo.

Qui il litorale di Marina di Camerota è piuttosto frastagliato e l’acqua ha scavato lungo la costa delle bellissime grotte a pelo d’acqua. Questa località del Cilento è talmente belle da essere stata scelta addirittura come set per alcuni film tra cui Gli Argonauti 2 e il recente Wonder Woman.

Tra le spiagge più belle di Marina di Camerota ti consiglio la spiaggia di S. Domenico, caratterizzata da sabbia bianca e mare turchese, si trova non molto distante dal centro storico e dal porto. Io ho fatto il bagno proprio qui e a tratti avevo l’impressione di trovarmi ai tropici. 

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La Certosa di Padula

Situata nel parco di Diano e dedicato a San Lorenzo, il monastero di Padula è uno dei posti più belli da visitare in Cilento.

Si tratta di un nucleo nato nel XIV secolo e poi risistemato in stile barocco. Capolavori di intarsi, affreschi, scale monumentali, sculture e molto altro ti lasceranno a bocca aperta! Purtroppo resta molto poco dello stile originale ma è sicuramente è dei luoghi più belli del Cilento.

Il complesso conta circa 350 stanze ed occupa più di 50.000 metri quadrati. Il chiostro della certosa di Padula è tra i più grandi d’Europa, circa 15.000 metri quadrati. La sua grande estensione, rende la certosa di Padula la seconda più grande in Europa dopo quella di Grenoble in Francia. Incredibile vero?

L’importanza di questo centro ha fatto si che nel 1998 l’UNESCO l’abbia dichiarata Patrimonio dell’Umanità e solo 4 anni più tardi la Regione Campania l’ha inserita nel novero dei Grandi Attrattori Culturali.

Insomma, se anche tu sei un amante dell’arte e della storia non puoi lasciarti scappare questo luogo così denso d’arte e di storia.

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Capo Palinuro e l’arco naturale

Il mare a Capo Palinuro è uno spettacolo.

L’acqua è limpida e si trovano tantissimi pesci e specie diverse. Noi abbiamo fatto una gita in barca che ci ha condotti sino alla grotta azzurra, un’insenatura marina con un’apertura sotterranea che lascia passare la luce rendendo l’acqua di un azzurro irreale. 

Abbiamo potuto nuotare in una piccola baia lungo il litorale e non me ne sarei mai voluta andare tanto era pieno di pesci! 

Splendido anche l’arco naturale scavato dal mare che si trova poco lontano: con i secoli il mare lo corroderà definitivamente ma per ora abbiamo ancora l’opportunità di godere di questa meraviglia della natura.

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Il parco nazionale del Cilento e vallo di Diano

In questo parco naturale si trova una natura eterogenea e sostanzialmente incontaminata. E’ uno dei parchi nazionali più grandi d’Italia e possiede paesaggi molto vari, dal mare alla montagna, dalle grotte ai fiumi.

L’insediamento umano in quest’area, ricca di grotte, risale al Paleolitico medio (500.000 mila anni a.C.). Tutta l’area è protetta e consente di godere delle bellezze della natura unite a quelle artistiche.

L’area è caratterizzata da un’enorme varietà di bellezze naturali. Oltre all’area costiera, nel Parco Nazionale del Cilento ci sono zone montane, foreste e fiumi che rendono l’habitat incredibile sia dal punto di vista faunistico che per la grande varietà di piante autoctone.

All’interno del parco si trova anche un altro gioiello marino: Porto Infreschi, eletta nel 2014 spiaggia più bella d’Italia da Legambiente.

Si tratta di un porto naturale ed è uno dei luoghi più belli e suggestivi da visitare in Cilento. Porto Infreschi è un piccolo angolo di paradiso sulla terra, già conosciuto dagli antichi romani perché costituisce un ottimo approdo naturale.

Qui le onde si infrangono spumeggianti contro le bancate rocciose e spesso sono stati perfino avvistati i delfini, attirati dalla grande abbondanza di pesce.

Se stai cercando un posto insolito dove fare il bagno in Cilento te lo consiglio caldamente.

cosa vedere in Cilento

Opinioni sul Cilento

Cosa ne pensi di questa bellissima terra?

L’hai già visitata o hai intenzione di andarci prossimamente?

Scrivimi pure qui sotto se hai bisogno di qualche suggerimento o se vuoi consigliarmi delle mete che mi sono sfuggite.

Hai mai pensato di visitare Civita di Bagnoregio? Questa città, soprannominata la “città che muore”, è unica al mondo. Ti spiego in questo post perché!Visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio e i calanchi

Civita di Bagnoregio si trova nei pressi del lago di Bolsena nella valle dei calanchi. Il terreno infatti è prevalentemente argilloso e tufaceo, il ché ha prodotto una notevole erosione dovuta alle precipitazioni e ai fiumi che vi passano, rendendo il paesaggio molto caratteristico. 

La progressiva erosione del terreno circostante sta condannando la città a morte: un giorno Civita di Bagnoregio crollerà, scomparendo inesorabilmente!Visitare Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio: 2500 anni di storia…

Questo territorio è abitato dall’epoca degli etruschi, quando fondarono un villaggio proprio su questa collina. La posizione strategica permetteva di controllare tutta la valle circostante. Le vie d’accesso alla città erano garantite da 5 porte, cui conducevano suggestive strade scavate nella roccia. Già all’epoca l’erosione costituiva un problema rilevante, al punto che gli etruschi e poi i romani, scavarono e arginarono fiumi per salvare la piccola Civita.

Gli edifici sono soprattutto di epoca medievale e rinascimentale mentre il grande ponte di accesso risale al 1965. Buona parte del paese originale franò con il terremoto del 1695.

Non mancano testimonianze del periodo etrusco e romano, come una necropoli antica.Visitare Civita di Bagnoregio

Qualche curiosità per visitare Civita di Bagnoregio

Da alcuni anni, Civita di Bagnoregio è divenuta un centro di interesse turistico, proprio perché è la “città che muore”. Ma non è questa l’unica ragione. E’ stata proprio Civita ad ispirare il capolavoro di animazione di  Hayao Miyazaki “La città incantata”, rendendo famoso il piccolo paese nel paese del Sol Levante.

Un altro dato sorprendente è il numero degli abitanti: Civita di Bagnoregio contava nel 2011 solamente 16 persone in tutto il paese!

Visitare Civita di BagnoregioInformazioni pratiche per visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio è possibile solo dietro pagamento di un biglietto d’ingresso di 3 euro giorni feriali e 5 euro a persona nei giorni festivi. Un parcheggio, anch’esso a pagamento, si trova a poca distanza dal ponte, di 300 metri, che collega la città. Il ponte è percorribile solo a piedi.

Civita di Bagnoregio è un luogo incantevole, che sembra rimasto sospeso nel tempo ai secoli passati. Passeggerete tra fiori, casette di pietra e piccole chiese ma non c’è niente da “vedere” veramente. E’ bello nel suo complesso, è bello il paesaggio, è unico al mondo ma non ha un’attrazione nello specifico.

Potrebbe interessarvi il museo geologico e delle frane, per capire meglio il territorio e le sue peculiarità. Tuttavia di borghi simili e molto meno turistici di Civita di Bagnoregio ce ne sono molti, ad esempio Pitigliano (di cui abbiamo parlato qui).

Vi consiglio comunque di visitarla, potremmo essere tra le ultime generazione ad avere il privilegio di farlo!

Visitare Civita di Bagnoregio

Questo post è diverso da tutti gli altri mai scritti e che mai scriverò. Castel Santa Maria per me è un luogo quasi sacro, che amo come nessun altro posto al mondo. La mia famiglia proviene da questo piccolissimo paesino sull’Appennino, che si trova in Umbria, tra Norcia e Cascia. E’ stato il mio primo viaggio a due mesi di vita ed è dove voglio essere sepolta, alla fine di tutto.

Ecco perché è così speciale e cosa ha di incredibile.

Castel Santa Maria: storie di terremoti

In cima ad una montagna, sorgeva sin dagli albori della civiltà, un piccolo villaggio. Non sappiamo esattamente da quanto l’uomo si sia insediato sul nostro colle, poiché le prime testimonianze risalgono al medioevo, quando era già un Castro (castello) sotto il controllo di Norcia.

A Castel Santa Maria si viveva di agricoltura e pastorizia: ho l’impressione che i secoli siano passati più o meno tutti simili. Poi, nel 1703, venne il terremoto, che distrusse il castello, uccise 25 dei 75 abitanti complessivi e costrinse i castellani a ricostruire il paese poco più sotto. Prima e dopo ce ne furono altri di terremoti, ma mai così distruttivi.

Nel 1979 un altro terremoto lo rase al suolo,  stavolta definitivamente. Il paese fu riedificato sulla collina accanto, perdendo il suo fascino di antico villaggio e diventando una fila di identiche villette a schiera in cemento armato.

Nel 2016, anche queste case antisismiche sono state danneggiate. Solo 3 su più di 30 sono ora agibili. Vi ho parlato del terremoto de 2016 e di cosa abbiamo perso in questo post.castel-santa-maria

Il tesoro di Castel Santa Maria: la Madonna della Neve

Nel piccolo villaggio di pastori c’era però un tesoro di valore enorme per la gente del posto. Si trattava di un santuario, di pianta ottagonale, edificato ispirandosi ad un disegno di Bramante. Era dedicato alla Madonna della Neve, poiché anche a Castel Santa Maria, in mezzo alle montagne, c’era stato un miracolo.

Un uomo, travolto da una tormenta di neve, era rimasto intrappolato sotto alla coltre gelata. Gli abitanti del paese riuscirono a liberarlo solo tre giorni dopo e lo trovarono incredibilmente ancora vivo. Il viandante si era infatti votato alla Madonna e aveva a lungo pregato. In quel luogo, ai piedi del paese,  iniziò la costruizione della chiesa nel 1565, grazie alle donazioni popolari.

La chiesa fu affrescata dai pittori locali, gli Angelucci da Mevale, e sopravvisse a vari terremoti, tra cui quello del 1703. Non scampò tuttavia alla scossa del 1979, che distrusse quattro delle sue otto facciate.

C’è chi dice che furono i lavori di ristrutturazione ad appesantirne troppo la volta e a causarne il crollo. Quello che sappiamo per certo è che la chiesa fu lasciata in uno stato di sostanziale abbandono fino ad oggi.

La Madonna della Neve è stata la mia tesi di laurea e probabilmente uno dei motivi per cui ho deciso di studiare storia dell’arte: volevo impedire che monumenti del genere fossero lasciati alle intemperie come se non valessero nulla.castel santa maria

Perché Castel Santa Maria è un posto incredibile

Perché questo paesino tra gli Appennini è così incredibile per me? Sicuramente perché sono affezionata al paese e alle persone che lo frequentano, ma penso che gran parte del suo fascino sia dovuto al fatto che intorno non c’è niente.

O forse sarebbe meglio dire che intorno c’è tutto. 

E’ immerso nel verde del parco dei monti Sibillini: ci sono campi di grano, lepri, volpi, cinghiali, lupi e cervi. Ci sono aquile, poiane, falchi, ricci e talpe. C’è l’aria fresca e ci sono delle tempeste meravigliose. Ci sono dei tramonti magici e delle notti piene di stelle.

A Castel Santa Maria c’è la natura, una natura identica da secoli e piena di fascino, di energia e di bellezza. E’ per questo, penso, che amo così tanto quelle montagne.castel santa maria

I progetti per Castel Santa Maria

In questo periodo sono un pò assente dal blog perché sto lavorando molto ad uno dei più grandi sogni della mia vita: ricostruire la Madonna della Neve.

Dopo 40 anni, sembra che questo sogno possa finalmente avverarsi, anche se non è facile e richiede molto impegno. Ricostruire la chiesa ora può sembrare privo di senso ma è tutto il contrario: in un momento in cui tutte le chiese di Norcia sono andate distrutte, ridare vita ad un’opera d’arte può contribuire a creare un indotto turistico, in tutto il territorio senza contare il significato simbolico che assumerebbe. Ridarebbe vita al paese e magari potrebbe contribuire a creare del lavoro. Tornerebbe ad essere un luogo di aggregazione per tutte le persone della montagna, di preghiera e di pellegrinaggio, come è stato per secoli.

La proloco di Castel Santa Maria si sta occupando di promuove e diffondere la nostra storia. Per questo abbiamo aperto una pagina facebook che si chiama Ritorno a Castello dove raccontiamo la storia del paese e le iniziative per promuovere il progetto. Se vi interessa, mettete mi piace, ci sono un sacco di eventi che bollono in pentola!

La bellissima chiesa di Santa Maria del Popolo ha una storia davvero unica.

Leggende di streghe, fantasmi e malefiche riunioni in un bosco di pioppi lasciano spazio ad una delle chiese più belle di Roma.

In questo edificio vi sono capolavori inestimabili di alcuni dei più importanti artisti italiani e un’icona bizantina antichissima.

Scopri tutti i segreti e le bellezze che nasconde!

Santa Maria del Popolo a Roma

Santa Maria del Popolo fu costruita su un luogo molto particolare, uno dei luoghi più macabri di Roma.

Proprio qui, prima della chiesa, sorgeva la tomba dell’imperatore Nerone il più grande persecutore dei cristiani. Tutto intorno vi era un boschetto di pioppi che si diceva fosse infestato di spiriti maligni. Secondo le superstizioni popolari, in questo bosco, sempre sorvolato da neri corvi, si riunivano  streghe e fantasmi.

Il popolo era cosi preoccupato che verso il 1100 la zona fu esorcizzata e poi sistemata: gli alberi vennero tagliati e vi fu eretta una prima cappella, seguita da una vera e propria chiesa nel 1227.

Secondo alcuni, i materiali furono acquistati grazie alle elargizioni del popolo romano, da cui il nome della chiesa. Secondo altri il nome Santa Maria del Popolo e piazza del Popolo derivano invece dapioppo” che in latino si dice “populus”. La chiesa quindi forse sarebbe Santa Maria del Pioppo e non del Popolo!

Interno di Santa Maria del Popolo

Piazza del Popolo e la sua chiesa

D’altronde la piazza del Popolo ha una lunga e macabra tradizione: proprio qui, sino alla metà dell’800 avvenivano le esecuzioni capitali. Anche il famoso “muro torto” che costeggia la piazza fu a lungo considerato demoniaco per la sua forma “torta” appunto.

Santa Maria del Popolo fu successivamente  ristrutturata in forme rinascimentali nel tardo ‘400 e poi barocche nel 1650 circa. All’interno dell’edificio hanno lavorato alcuni tra i più importanti artisti ed architetti della storia dell’arte italiana: Raffaello, Bernini, Caravaggio e Carracci.

Continua a leggere per scoprire i capolavori che hanno lasciato in Santa Maria del Popolo!

Tomba nella cappella Chigi

La cappella Cerasi: due capolavori di Caravaggio e uno di Carracci

Nella cappella Cerasi sono conservate tre incredibili tele. Puoi trovarle nel transetto, a sinistra dell’altare.

Queste opere sono di due grandi artisti coevi ma diversissimi, Caravaggio e Annibale Carracci. Sulle pareti destra e sinistra si trovano i due fondatori della chiesa in due momenti topici della loro vita: la vocazione di San Paolo ed il martirio di San Pietro opera di Caravaggio.

Nella vocazione, San Paolo è rappresentato ad occhi chiusi, caduto da cavallo, nell’atto di ricevere la visione di Dio che gli consentirà poi di convertirsi e compiere la sua missione. Il giovane soldato, incredulo, ha le braccia spalancate e quasi arretra. La luce è tutta sul suo corpo e non si notano il servo ed il cavallo che fanno da cornice al miracolo. Il cavallo non schiaccia Paolo proprio per intervento divino infatti è ritratto con la zampa sollevata, mentre guarda il suo padrone.

Nel martirio di San Pietro invece, Caravaggio dà sfoggio del suo crudo realismo. La luce è tutta concentrata sul santo che sta per essere crocifisso a testa in giù. I suoi carnefici non hanno volto e sono ritratti nell’atto di tirare su la croce, in un complesso sistema di spinte e trazioni. Da notare ancora una volta i piedi sporchi di uno di loro in primo piano. Caravaggio infatti prendeva come modelli persone del popolo e le ritraeva, a volte con grande scandalo, in tutto il loro realismo anche nei particolari più sordidi.

Tra questi due capolavori vi è anche l’assunzione della Vergine di Annibale Carracci. La Madonna esce vittoriosa dal sepolcro sorretta da angioletti che la portano verso il cielo. I due principi degli apostoli, Pietro e Paolo, assistono sorpresi all’evento e quasi spaventati dall’improvvisa ascensione della Vergine.

I dedicatari della cappella erano infatti i due santi e la Madonna.

La cappella Chigi: il genio di Raffaello, le forme di Bernini

La cappella Chigi, lungo la navata sinistra, fu progettata da Raffaello. Fu lui a disegnare la decorazione a mosaico della cupola che fu eseguita da Luigi De Pace. Le tombe Chigi in Santa Maria del Popolofurono pensate dall’artista come simboli di eternità e quindi resurrezione dell’anima, e simbolo della trinità.

La cappella fu sistemata da Bernini che la arricchi con due splendide sculture: la celebre Abacuc e l’angelo e la splendida Daniele e il leone. La statua con il profeta Abacuc è particolarmente teatrale, con l’angelo che chiede al profeta di soccorrere Daniele che si trova nella fossa con i leoni. Le due statue infatti fanno parte della stessa narrazione.

Sul pavimento vi è una tarsia rappresentante la morte alata. Tutti i lettori di Angeli e Demoni la ricorderanno ma in realtà fu ideata da Bernini con la scritta Mors ad caelos, per comporre, con le lettere maiuscole, la date di esecuzione dell’opera: MDCL cioè 1650.

Abacuc e l’angelo

Un’icona dipinta da San Luca in persona

Sull’altare maggiore di Santa Maria del Popolo vi è una delle icone bizantine più belle di Roma. Attribuita addirittura a San Luca, quest’icona fu portata dal Laterano a Santa Maria del popolo verso il 1231 da Papa Gregorio IX.

Fu molto imitata in epoca rinascimentale e anche successivamente ma forse è essa stessa una copia di una precedente icona bizantina.

Tra le chiese più belle di Roma

Santa Maria del Popolo è una delle chiese più belle di Roma e di notevole importanza storica. 

Nonostante questo, tra le chiese importanti della capitale, è forse quella meno conosciuta e meno visitata dai turisti. In pochi infatti sono a conoscenza dei tesori che nasconde e quindi passa in sordina rispetto alla vicinissima piazza del popolo, piazza di Spagna o una passeggiata sul Pincio

Tu cosa ne pensi? Sai mai entrato in questa bellissima chiesa di Roma?

Vuoi fare un tour della Puglia e vuoi saperne di più sulla bellissima cattedrale di Ruvo? Ti trovi nel posto giusto!

La Puglia è una regione meravigliosa capace di offrire paesaggi meravigliosi e bellezze naturali ed artistiche a non finire.

Possiede alcune splendide cattedrali in stile romanico pugliese, tra le quali spicca per originalità la cattedrale di Ruvo di Puglia, piccolissima località dell’entroterra.

concattedrale di Ruvo di Puglia, dedicata a Santa Maria Assunta e rappresenta uno dei più importanti esempi di romanico pugliese. L’edificio è sicuramente la chiesta più importante della città di Ruvo oltre ad essere il fulcro del centro storico della città.

Ho avuto la possibilità di visitare Ruvo durante uno dei miei viaggi a Matera da cui Ruvo non è molto distante.

In questo articolo ti racconto cosa mi ha colpito di più e la storia di questa signora di pietra che trae le sue origini fin dalla preistoria.

La storia di Ruvo di Puglia

Questa cittadina, di origini antichissime, fu prima insediamento preistorico, poi importante centro della Magna Grecia e città Romana. Dopo le invasioni barbariche, conobbe una ripresa economica e culturale sotto Federico II di Svevia,  che fece erigere anche la splendida cattedrale.

La cattedrale di Ruvo e la facciata a salienti “scoscesi”

Il modello della cattedrale di Ruvo ricalca quello presente in tante località pugliesi: la facciata a salienti (una successione di spiovenze di diversa altezza), il grande rosone centrale e una quantità di fantasiose ed affascinanti sculture. In questo caso più degli altri, la forma degli spioventi è molto accentuata.

Come nelle altre chiese coeve, graziosi archetti fanno da contorno al profilo di questa struttura, sostenuti da foglioline e animaletti. All’interno della cattedrale di Ruvo sono da notare i capitelli, le parti di affresco rimaste e le varie sculture medievali, come pure le pietre tombali usurate dal tempo.

L’ipogeo della cattedrale di Ruvo: memorie dei peuceti

Il vero tesoro della cattedrale di Ruvo, tuttavia, è il suo sottosuolo. L’entrata all’ipogeo costa 2 euro e e li vale tutti. Si conservano infatti sepolture risalenti ai peuceti, popolazione preromana, i mosaici di una domusc he vi sorse nei primi secoli dopo Cristo, e il basamento, nonché uno dei muri, della cattedrale che precedette quella attuale, risalente gli inizi dell’XI secolo e crollata probabilmente intorno al 1088.

L’attuale struttura della cattedrale, costruita tra il XII e il XIII secolo, poggia ancora su queste antiche basi.

Un’altra curiosità da sapere è che il campanile, staccato dal corpo della chiesa, è precedente ad essa: risale infatti all’anno 1000 ca, e fungeva, in principio, da torretta di osservazione.

Personalmente è valsa la pena di andare a visitare questa località anche solo per la cattedrale, tuttavia deve essere notevole anche il museo di Palazzo Jatta, che racchiude importanti reperti locali sia preistorici che di epoca greco-ellenistica. Purtroppo io l’ho trovato chiuso.

Cosa visitare a Ruvo?

Hai mai visitato questa città della Puglia?

Ci sono altre cose che vale la pena visitare?

Scrivimelo qui sotto nei commenti!

Sull’Aventino si trova uno dei luoghi più romantici di Roma. Si tratta del famoso buco della serratura da cui è possibile osservare la cupola di San Pietro. In pochi sanno però che, al di la della porta, si trova uno dei più bei giardini di Roma: il giardino del priorato di Malta.

Se hai appena scoperto questo luogo suggestivo e vorresti scoprire come visitare il priorato di Malta sull’Aventino, devi sapere che le visite sono concesse solo su prenotazione e solo in alcuni precisi orari e giorni della settimana.

Se vuoi passare la porta del “buco della serratura” più famoso di Roma, visitare i bellissimi giardini e capire più a fondo chi sono questi misteriosi cavalieri, non ti resta che visitare l’antica Villa Magistrale sul colle Aventino.

Io l’ho fatto! Sei pronto a scoprire la mia esperienza? Te la racconto qui sotto.

I cavalieri di Malta, tra mito e realtà

C’è chi ancora confonde i Cavalieri di Malta con i Templari, chi pensa che siano un ordine monastico e chi crede che siano tutti maltesi. Sull’ordine dei cavalieri di Malta in generale regna una grande confusione.

Io stessa, varcata la porta del Priorato di Malta sull’Aventino a Roma, mi aspettavo di trovare uomini intonacati a cavallo, una spada in un fianco e una croce a otto punte sul mantello.

In realtà quest’ordine antichissimo ha perso gran parte del suo carattere militare e si occupa soprattutto di assistenza. Si tratta infatti di un ordine ospedaliero. L’avresti mai detto?

Continuate a leggere per scoprire la loro incredibile storia!

 La villa del priorato di Malta ed il giardino

La villa del Priorato di Malta

La villa del Priorato di Malta o villa Magistralis si trova sul colle Aventino a Roma, in una posizione rialzata dalla quale si può ammirare tutta la città. In epoca romana, dove oggi sorge questa splendida sede, si trovavano dei templi pagani.

Dopo le devastazioni delle invasioni barbariche, vi fu costruito un monastero benedettino che poi fu poi ceduto ai templari. Dopo la soppressione di questo ordine, da cui deriva la confusione di molti, i cavalieri di Malta vi stabilirono il loro priorato.

Nel 1765 si decise di ristrutturare la villa: l’opera fu affidata a Giovanni Battista Piranesi. Fu lui a costruire la bella piazzetta antistante l’ingresso, lui a ricostruire la piccola chiesa di Santa Maria del Priorato e a creare la straordinaria prospettiva del “buco della serratura”.

Ma non è finita qui!

 Roma vista dal priorato di Malta

Il buco della serratura a Roma e l’illusione ottica di Piranesi

Il buco della serratura del priorato di Malta è famoso perché permette di avere una visuale perfettamente inquadrata della cupola di San Pietro in Vaticano. Ogni giorno e ogni sera, romani e turisti si recano in quello che è diventato uno dei luoghi più romantici di Roma, solo per ammirare il trompe d’oeil che ci ha regalato Piranesi.

La prospettiva dal buco della serratura del priorato di Malta è stata studiata dall’architetto per farla sembrare molto più vicina di quanto non sia in realtà.

Se infatti avrai la possibilità di entrare nel Priorato di Malta sull’aventino, ti potrai rendere conto che percorrendo lo stretto corridoio fatto di piante intrecciate infatti, si accede alla terrazza e la cupola si mostra molto più lontana di quello che sembra.

Inquadrare tra le piante la basilica più importante di Roma dà infatti l’illusione che sia più grande e quindi più vicina!

All’interno del Giardino del Priorato di Malta

La parte che ho amato di più della villa è senza dubbio il giardino del priorato.

Qui si trova l’unica testimonianza rimasta dell’epoca templare a Roma, rappresentata da un piccolo pozzo in pietra, numerosi busti di uomini illustri e delle siepi a forma di croci, molto ben curate. Il risultato è di un’armonia perfetta, sembra di essere in un’oasi di pace che si affaccia su Roma.

Mi è piaciuto il corridoio di cespugli che crea la prospettiva sulla cupola di San Pietro. Ma siccome ho un debole per la storia e gli oggetti antichi, è normale che abbia anche una passione smisurata per gli alberi molto vecchi (non a caso ho scritto un libro che si chiama “Radici“!).

Al centro del giardino del Priorato di Malta si trova un cedro del Libano. Non si tratta di un albero qualunque: non solo è il più grande d’Europa ma ha più di 600 anni!! Ha un tronco enorme e rami ampi che coprono tutto intorno.

Si dice che perfino Michelangelo usasse riposare e disegnare sotto la sua ombra! Immagina la mia emozione quando mi hanno raccontato questa storia!

Il cedro del libano del priorato di Malta

La villa Magistrale di Piranesi: come una nave

Piranesi era un architetto geniale ma anche un massone e un fine simbolista. Per questa ragione decise di dare una forma ben precisa alla villa del priorato di Malta e di disegnarne i contorni perché, dall’alto, potesse apparire come una nave.

Il palazzo infatti ha una torretta su cui spicca la bandiera dell’ordine: è l’albero maestro. Il fitto intrico del giardino sono le corde della nave, pronte ad essere tirate per salpare l’ancora.

Questa simbologia rappresenta ovviamente la vocazione militare e di navigatori dell’ordine dei Cavalieri di Malta che passarono di isola in isola per tutto il Mediterraneo fondando città e villaggi che ancora oggi è possibile visitare.

La chiesa di Santa Maria del Priorato e i suoi significati simbolici

La simbologia all’interno della villa di Piranesi è presente soprattutto nella piccola chiesa che si trova accanto al palazzo. E’ qui che hanno luogo le cerimonie più importanti e che si trova il trono del gran maestro dell’ordine.

Questo edificio mi ha colpita perché è bianco sia all’esterno che all’interno e riesce ad essere sobrio ed elegante nonostante la ricchezza della decorazione. Sulla facciata scorgiamo quattro lesene scanalate con i simboli  dell’ordine gerosolimitano come la nave, la croce, armi ed emblemi militari. Il serpente qui non rappresenta il male ma riprende la vocazione ospedaliera dell’ordine: il serpente, attributo di Esculapio, antico dio della medicina, è ancora oggi rappresentato nel caduceo, simbolo della farmacia e della medicina.

Il colle Aventino inoltre era conosciuto come mons serpentarius, il monte dei serpenti.

Le due mezzelune incatenate rappresentano la sottomissione dei musulmani, eterni nemici dei cavalieri di Malta. I castelli invece ricordano le rocche dove si riparavano e si organizzavano per controllare le isole e combattere gli assalitori.

L’interno della chiesa di Santa Maria del Priorato: stratagemmi geniali e studio della luce

L’interno della chiesa è un originale mix tra sobrietà neoclassica ed esuberanza barocca: le forme sono regolari e semplici tranne che per la grande decorazione a stucco del soffitto, che celebra l’ordine, e le sculture dell’altare.

Queste sculture sono un’opera di Tommaso Righi e rappresentano il fulcro della chiesa in un intreccio di forme, raggi, puttini . In un bassorilievo vi è la Madonna con il bambino mentre sopra vi è San Basilio in gloria, molto venerato dall’ordine dei Cavalieri di Malta. Il santo poggia su un’arca, a metà tra un antico sarcofago ed una nave, ancora una volta, a ricordare la vocazione marinara e militare dei committenti.

Anche qui Piranesi utilizza uno dei suoi stratagemmi: il bianco dello stucco viene esaltato nei chiaroscuri delle sculture, dalla luce naturale proveniente da una finestra dietro l’altare, invisibile allo spettatore. La parte posteriore del gruppo è inoltre perfettamente levigata e senza decorazione per permettere alla luce di filtrare facilmente ed andare ad illuminare il santo assunto in cielo, come se fosse divina.

La tomba di Piranesi nella chiesa dei cavalieri di Malta a Roma

Piranesi volle essere sepolto proprio in questa piccola chiesa. La statua a grandezza naturale che fu posta a decorazione della sua sepoltura, fu realizzata da Angelini nel 1780. E’ una scultura unica a Roma per un monumento funebre di quell’epoca. Il grande architetto è ritratto pensoso, con tutti gli strumenti del suo mestiere, il compasso e la squadra.

Questi strumenti sono spesso associati anche alla massoneria di cui l’artista faceva parte. I massoni d’altronde nascono come una confraternita di costruttori tanto che il terminemaçon in francese designa ancora oggi il muratore.

Anche qui i rimandi simbolici non sono pochi.

Le torce rovesciate ad esempio, rappresentano la morte mentre il serpente intrecciato dietro alla testa dell’artista, l’uroboro, simboleggia l’eterna continuità degli eventi, della vita e dell’energia della natura.

L’artista è ritratto come un antico filosofo, appoggiato ad un’erma. In mano tiene un cartiglio con la pianta di un tempio che ha fatto molto discutere gli storici. Questo architetto cosi originale nelle sue simbologie riesce a sorprendere e far discutere anche per la sua sepoltura!

I cavalieri di San Giovanni: militari ospedalieri tra Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e Roma

I cavalieri di Malta nacquero nel 1048 in Terra Santa quando un gruppo di mercanti della repubblica marinara di Amalfi costruì una chiesa a Gerusalemme per l’assistenza dei pellegrini. Il loro nome era ordine di San Giovanni di Gerusalemme e presto vennero chiamati solo gerosolimitani.

L‘ordine dei Cavalieri di Malta venne riconosciuto dalla chiesa come ordine religioso laicale nel 1113. A seguito delle guerre che videro Gerusalemme contesa e continuamente centro di scontri, quest’ordine divenne anche militare, per difendere i pellegrini e proteggere le proprie sedi.

Dopo la perdita dei territori da parte dei cristiani, i cavalieri di Malta migrarono a Cipro, poi a Rodi e, infine a Malta. E’ con grande orgoglio che il cavaliere che ci ha guidato alla scoperta della villa, ci ha detto che l’ordine aveva contribuito alla vittoria della flotta cristiana durante la battaglia di Lepanto nel 1571!

I cavalieri di Malta si insediarono sul colle Aventino a Roma nel 1834 facendone il loro quartier generale. L’ordine ha sempre avuto carattere internazionale ed è presente in ogni parte del mondo.

Ho visitato il loro castello medievale a Rodi un paio di anni fa e già all’epoca convivevano cavalieri di nazionalità diverse e lingue differenti.

Se vuoi saperne di più sui cavalieri di Malta, trovi maggiori sull‘ordine di Malta a questo link!

Informazioni per la visita al Priorato dei Cavalieri di Malta

Dal 2013 la villa del priorato è aperta a visite guidate su prenotazione.

Per accedere alla villa magistrale del priorato di Malta puoi prenotare seguendo le istruzioni riportate al link.

Il prezzo del biglietto per la Villa del Priorato di Malta a Roma costa circa 20 euro a persona e dura più o meno 2 ore.

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Hai già avuto modo di visitare uno dei luoghi più belli di Roma?

Fammi sapere cosa ne pensi dell’articolo commentando qui sotto!

Stai pensando di trascorrere un weekend romantico sulle rive del lago di Bolsena? Ti consiglio di visitare Marta!

Marta è un piccolo paesino di case colorate che sorge proprio sulle rive del lago. Tra le sue bellezze vi sono il borgo dei pescatori, la torre medievale dell’orologio e la natura selvaggia che la circonda.

La sua storia tuttavia è fatta anche di un terribile tradimento che ha scatenato una guerra sanguinosa durata decenni.

Sei curiosi di scoprire la storia di Marta? Te ne parlo qui sotto

Una passeggiata a Marta

Ho passeggiato per Marta respirando l’aria fredda e il vento del lago. In lontananza le due isole del lago di Bolsena: l’isola Martana e l’isola Bisentina. Le case colorate del borgo dei pescatori, che si avventurano sulle tipiche imbarcazioni, salgono sulla collina sino alla torre dell’orologio.

Di Marta mi ha colpito il paesaggio, la vastità del lago e la bellezza del borgo medievale. Tra i suoi vicoli, pieni di gatti adorabili, si scopre il ritmo lento e immutato della vita sul lago.

Le leggende di questa terra sono interessanti e antichissime, come la storia della regina Amalasunta e del terribile tradimento di cui fu vittima.

Marta vista dal Lago

La storia della regina Amalasunta e dell’isola Martana

La regina Amalasunta era l’unica figlia di Teodorico, l’illuminato re degli Ostrogoti. Sposò Eutarico nel 515 ma rimase vedova dopo pochi anni, con due figli. Alla morte del padre, nel 526, fu reggente per il figlio Atalarico. Era una donna colta e intelligente, cresciuta con un’educazione romana.

Voleva l’integrazione dei latini e dei goti ma questo non fece che inasprire i rapporti con la nobiltà della sua gente. Quando decise che suo figlio sarebbe stato educato da precettori romani, i suoi antagonisti la osteggiarono. Essi non sopportavano di essere governati da una donna e non potevano certo accettare che il loro futuro re fosse educato agli usi del popolo che essi avevano sottomesso!

Imposero quindi al giovane Atalarico un’educazione prettamente gota.

La regina intanto stringeva alleanze con l’imperatore bizantino Giustiniano. Anche la sua politica di equilibrio con l’impero d’oriente la rendeva sospetta agli occhi della nobiltà gota, tanto che pensavano volesse usurpare il trono a suo figlio.

La sua posizione divenne ancora più critica quando il figlio morì, nel 534. Non avendo più il ruolo di reggente e non potendo governare da sola in quanto donna, decise di sposare il cugino Teodato, duca di Tuscia.

I delicati equilibri politici dell’epoca furono spezzati alla sua morte. Durante un viaggio in Tuscia infatti, suo marito e cugino ordinò di esiliarla sull’isola Martana, proprio di fronte a Marta.

E’ qui che verrà uccisa nel 535 questa infelice regina, tradita da chi le era più caro. Proprio quest’omicidio darà a Giustiniano il pretesto per iniziare le sanguinose guerre gotiche che videro i bizantini scontrarsi con i goti per quasi vent’anni.

L’isola Martana dove fu uccisa la regina Amalasunta

La torre dell’orologio di Marta

La torre dell’orologio è il simbolo di Marta.

Sovrasta questa cittadina dai suoi 21 metri di altezza e dall’alto si gode una magnifica vista del lago di Bolsena. La costruzione è antichissima forse addirittura anteriore al XII secolo. Ovviamente in quest’epoca non aveva un orologio ma era un bastione difensivo e di controllo del territorio.

Da lassù, tra i gabbiani che volteggiano sui tetti di Marta, ho potuto ammirare tutta l’estensione del lago. Uno spettacolo che non puoi perderti se sei in visita in questa cittadina!

Tra i vari signori che si contesero Marta per secoli, la torre subi numerosi danni e fu restaurata a più riprese. Fu ricostruita nel 1323 sotto papa Giovanni XXII e poi sotto i Farnese nel XV secolo.

La torre dell’orologio a Marta

Le specialità di Marta: cosa mangiare

Il ristorante che ho provato e dove ho mangiato davvero bene si chiama “il Pirata”. Da provare se passate nei dintorni!

Le specialità di Marta sono i lattarini, piccoli pesci di lago, l’ottimo olio d’oliva e il vino DOC Cannaiola. I piatti tipici della tradizione sono Scafata (piatto povero a base di fave) e la Sbroscia (la zuppa di pesce del lago). Anche le anguille, il coregone e il luccio fanno parte del pescato e si possono gustare in molti piatti locali.

Commenti su Marta

Hai già visitato questa cittadina sul lago di Bolsena?

Fammi sapere la tua esperienza a Marta o chiedimi pure informazioni se hai ancora delle cuoriosità.

Vuoi scoprire cosa fare e Pitigliano e dintorni ma non sai bene da dove cominciare? Ti trovi nel posto giusto.

Pitigliano è una città Toscana con alcune particolarità che la rendono assolutamente unica: si trova incastonata nella roccia ed è chiamata la città del tufo. Ci sono capitata per caso durante la primavera e, solo guardandola dall’esterno, mi sono subito innamorata.

La città di Pitigliano si trova sulla cima di una rupe di tufo tanto che sembra ricordare la famosa Civita di Bagnoregio ma anche piccoli paesi come Calcata o Vitorchiano. Il centro storico di Pitigliano è interamente costruito in tufo. Questa pietra dal colore ocra caratterizza tutto il borgo ed è protagonista in tutti e 60 i vicoli in cui è divisa Pitigliano.

Proprio in tufo è costruita anche la Sinagoga del Ghetto Ebraico di Pitigliano. Questo edificio ci racconta una lunga storia di tolleranza tra la città e la comunità ebraica tanto che Pitigliano ha preso il soprannome di “La piccola Gerusalemme”.

Insomma nel borgo di Pitigliano e nei dintorni ci sono moltissime cose da fare e da vedere.

Continua a leggere per scoprire perché mi ha colpita così tanto e per conoscere le pagine più oscure della sua storia.

Perché Pitigliano mi ha lasciata a bocca aperta

Quando sono arrivata a Pitigliano ho spalancato gli occhi. L’ho vista da lontano, appoggiata sul nulla. Se ne sta arroccata su uno sperone di roccia, circondata per tre lati da burroni profondissimi. Le case sono a strapiombo sul vuoto. Sembra essere sospesa sopra la foresta e i fiumi che le scorrono sotto, a metà tra terra e cielo.

E’ uno spettacolo incredibile.

Alcune persone del luogo mi hanno raccontato che Pitigliano era abitata sin dall’epoca degli etruschi di cui sono stati ritrovati nuclei abitativi visitabili. D’altronde la posizione e la ricchezza di acqua ne facevano un punto perfetto per il controllo dell’area circostante.

Il suo aspetto medievale è rimasto intatto grazie al palazzo fortificato degli Orsini e al magnifico campanile della chiesa dei santi Pietro e Paolo.

Ma non è finita qui, la storia di Pitigliano è molto più appassionante.

Ecco perché Pitigliano si chiama la Piccola Gerusalemme

Pitigliano o piccola Gerusalemme ha un quartiere del ghetto, dove furono confinati gli ebrei per secoli.

Ho avuto modo di visitare il museo interno al ghetto di Pitigliano dove ho scoperto gli si e costumi della comunità ebraica. L’entrata costa 5 euro e comprende una visita alle botteghe del ghetto e alla sinagoga.

Nelle antiche grotte di Pitigliano, scavate nel tufo, si conservava il vino, prodotto di eccellenza del territorio. Ho visto poi la bottega della carne, dove si macellava il bestiame secondo la tradizione. Vi sono anche un forno dove si produceva il tipico pane azzimo e una tintoria. Il tutto in uno spazio molto angusto.

L’ambiente più bello è la sinagoga, riccamente decorata e dall’aspetto quasi barocco. Oggi la Sinagoga di Pitigliano è parte del museo perché in disuso. Servono infatti almeno dieci uomini ebrei in età adulta (sopra i 13 anni) perché la Sinagoga possa essere in funzione e celebrare i riti sacri.

Il museo non mi ha colpita particolarmente, ma sono rimasta sconvolta nel leggere la lapide che ricordava gli ebrei di Pitigliano morti nei campi di concentramento. In una città cosi piccola e tranquilla, non mi aspettavo di trovare cosi tante vite spezzate senza un motivo.

Le persecuzioni iniziarono molto prima della seconda grande guerra, leggete sotto per scoprire di più.

La sinagoga di Pitigliano

Interno della sinagoga di Pitigliano

Lo Sfratto di Pitigliano

Una scoperta che ho fatto a Pitigliano è il tipico dolce ebraico: lo sfratto.

Questo dolce ricorda quando, nel XVII secolo, fu emanato un editto che confinava nel ghetto tutti gli ebrei della città e dei dintorni. I funzionari del Granduca di Toscana, bussarono alle porte delle case per intimare alle famiglie di religione ebraica di lasciarle.

Quasi un secolo dopo, fu creato questo dolce di forma allungata che ricorda i bastoni con cui bussarono alle porte delle loro case. Dentro alla pasta c’è un delizioso ripieno di miele, noci, scorze d’agrume, noce moscata e anice.

Io l’ho gustato al “Forno del Ghetto” dove la proprietaria mi ha fatto assaggiare alcune specialità della tradizione ebraica e locale.

Lo sfratto non è l’unica specialità di questa cittadina, leggete oltre per saperne ancora.

Lo sfratto di Pitigliano

Il castello degli Orsini a Pitigliano

Uno degli edifici più belli della città è il castello degli Orsini. La struttura medievale fu ristrutturata nel XVI secolo su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane.

Oggi ospita il museo diocesano di Palazzo Orsini e il museo civico archeologico di Pitigliano.

In realtà ha avuto un ruolo chiave nella storia di questa cittadina. Il castello infatti fu roccaforte degli Aldobrandeschi prima e degli Orsini poi e difese la città dai continui tentativi di sottomissione di Siena ed Orvieto.

Solo nel 1604 Pitigliano fu annessa al Granducato di Toscana ed iniziò il suo lento declino.

Il vino bianco di Pitigliano

In questo territorio il vino è un prodotto tipico ricercato e frutto di secoli di selezione e lavoro. Il bianco di Pitigliano ha la certificazione DOC e viene prodotto solo nei comuni di Pitigliano e Sorano.

Il vino che ho assaggiato è quello più famoso, il bianco Ildebrando. Non me ne intendo molto di ma devo dire che era davvero molto buono!

Commenti su Pitigliano

Hai mai visitato questa città della Toscana?

Hai qualche suggerimento su cosa vedere a Pitigliano e dintorni?

Fammelo sapere qui sotto nei commenti

Stai pensando di fare un tour della Toscana e vorresti sapere quali sono le città che devi assolutamente visitare? Ti suggerisco di fare un piccolo tour a Lucca.

Lucca è una bellissima città della Toscana. Fu fondata dagli Etruschi e passò sotto il dominio romano nel 180 a.C. di cui conserva ancora l’antico piano urbanistico. L’attuale chiesa di San Michele era l’antico foro mentre l’antico anfiteatro di Lucca è oggi inglobato nell’omonima piazza, di cui conserva ancora la forma.

La Cattedrale di San Martino a Lucca si ispira a quella del duomo di Pisa ma è arricchito con elementi tipici dello stile romanico lucchese. Al suo interno spiccano due capolavori e numerosi sono i misteri: all’interno della cattedrale di Lucca si nasconde un labirinto misterioso, un cavaliere senza macchia, una bella addormentata e un Cristo nero.

Sei pronto a scoprirne tutti i segreti?

Percorso turistico a Lucca, cosa vedere

La maggior parte delle chiese di Lucca si trovano all’interno del perimetro delle mura. Sono raggiungibili a piedi e vennero quasi tutte costruite durante il Medioevo. Questo fu u infatti uno dei periodo più floridi per la città.

Il percorso turistico a Luca include la visita alla chiesa di San Michele, piazza dell’Anfiteatro e la chiesa di San Giovanni. ti consiglio assolutamente di salire sulla torre di San Giovanni, dove si può accedere con lo stesso biglietto che si paga per visitare l’area archeologica di Lucca.

Piazza Napoleone risale invece al periodo della conquista di Lucca da parte di Napoleone nel 1805. Fu proprio la sorella dell’imperatore francese ad operare numerose trasformazioni in questa bellissima città della Toscana. Se ci fai caso piazza Napoleone ha proprio l’aspetto delle grandi piazze parigine che Napoleone fece costruire all’epoca.

Lucca è sicuramente una delle città più belle della Toscana grazie anche alle sue mura rinascimentali: il perimetro delle mura di Lucca è di ben 4 chilometri e 223 metri e sono ancora molto ben conservate.

L’edificio più emblematico di questa città è sicuramente la cattedrale.

Il biglietto per la Cattedrale di Lucca è di 7 euro e si può visitare il museo della cattedrale, che ospita dei bellissimi capolavori alcuni dei quali avvolti da un alone di mistero.

Panoramica aerea di Lucca

La Cattedrale di Lucca, perché la facciata è asimmetrica?

La cattedrale di Lucca, dedicata a San Martino, fu costruita nel VI secolo ma fu riedificata nel 1070, nel tipico stile romanico toscano.  Dell’originale rimane integra solo la facciata a salienti, divisa da arcatelle. Questa struttura ospita interessanti capolavori ed ha alcune particolarità uniche, legate all’esoterismo e alla spiritualità medievale.

La prima cosa che si nota della Cattedrale di Lucca è che la facciata è asimmetrica. Questa caratteristica è molto rara per una struttura medievale poiché l’armonia e la simmetria simboleggiano l’opera di Dio. Forse fu un errore degli architetti, o forse una necessità statica per adattare l’edificio al campanile, sta di fatto che il duomo di Lucca ha una facciata unica per i suoi tempi.

Sulla facciata della cattedrale di Lucca si possono ammirare sculture di Guidetto e i suoi collaboratori come il martirio di san Regolo, raffigurato nella lunetta posta sopra l’ingresso della navata destra, il ciclo dei mesi e storie di San Martino, e la Deposizione di Nicola Pisano una delle opere più all’avanguardia del tempo (1260).

Il labirinto all’interno della cattedrale di Lucca

Proprio sul lato destro della facciata, su un pilastro, c’è una strana incisione: si tratta di un labirinto. Queste incisioni vengono spesso associate all’esoterismo e sono presenti in forma simile in molte altre chiese e templi antichi. Accanto, un’iscrizione in latino recita:

Hic quem creticus edit dedalis est laberint hus ded(U)-Onullus-s vader- e quivit qui fuit intus ni these-us grat-is adrian-e stami-ne iutus

ossia

Questo e’ il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire salvo tranne Teseo grazie al filo di Arianna

Come anche nelle cattedrali francesi di Chartres, Reims e Amiensil labirinto rappresenta un’allegoria della vita: si può raggiungere la salvezza ed “uscire” solo seguendo il “filo” di Dio. Il labirinto però rappresenta anche gli architetti, eredi di Dedalo, primo grande inventore mitico, che con la loro arte riescono a costruire edifici incredibili, come le cattedrali.

Ma all’interno della cattedrale di Lucca ci sono anche altre stranezze!

Simbologie “massoniche” nella cattedrale di Lucca

Se ci fai caso all’interno di San Martino a Lucca ci sono numerosi simboli esoterici o “di associazioni segrete”. Questo non ti deve sconvolgere perché nelle chiese ci sono sepolcri, opere d’arte e monumenti per ricordare eventi o persone, ovviamente decorati con i simboli dei committenti.

A queste logge sono sempre appartenuti potenti esponenti politici ed ecclesiastici ed è ovvio trovare i loro simboli all’interno degli edifici ecclesiastici.

Se fai attenzione sono in tantissime chiese!

San Martino, il cavaliere della cattedrale

La figura del cavaliere ricorre nella cattedrale di Lucca: c’è un cavaliere sul pavimento, sulla facciata e sulla controfacciata.

Il dedicatario della cattedrale, San Martino, era infatti un possente cavaliere. Fu soldato dell’esercito romano e si convertì al cristianesimo dopo un sogno in cui gli apparve Gesù Cristo.

L’episodio per cui è più famoso è proprio quello che lo vede donare una parte del suo mantello ad un povero viandante che gli apparve in sogno sotto le sembianze del Salvatore. Il giovane cavaliere iniziò poi il suo viaggio spirituale che lo portò a combattere le eresie e a diventare vescovo di Tours.

Il misterioso Cristo nero della cattedrale di Lucca

Altro tesoro di questa cattedrale è il “volto del Santo“ a cui sono attribuiti moltissimi miracoli. Questa statua risale all’XI secolo e le dimensioni di questo crocifisso sono notevoli, misura infatti 2 metri e 45 cm.

La statua del Cristo Nero di Lucca è molto venerata in tutta Europa grazie alla fama dei miracoli compiuti, tanto da essere addirittura considerata una scultura acheropita cioè scolpita da mano non umana ma divina.

In molti si chiedono perché il Cristo raffigurato qui abbia la pelle scura e la spiegazione è molto semplice. Si tratta di una scultura lignea che per secoli è stata esposta al fumo di ceri e candele votive. In altre parole il volto del santo è nero perché è affumicato!

Il mistero della donna ne “l’ultima cena” di Tintoretto

Interessante è la meravigliosa tela dell’ultima cena di Tintoretto in cui molti vedono un dodicesimo apostolo donna.

La figura messa sotto esame è quella sulla destra, vestita di rosso. Sinceramente la luce e la distanza non sono stati sufficienti per farmene un’idea chiara. Sicuramente è più enigmatica la figura che allatta in primo piano.

Ricordiamoci che si tratta della prima eucarestia e dunque la donna che allatta dovrebbe essere considerata piuttosto come un’allegoria del Cristo che ci fa dono di sé tanto da farci mangiare il suo “corpo”.

La bella addormentata nella cattedrale di Lucca

Tra i tesori della cattedrale di Lucca, quello che ho amato di più è la tomba di Ilaria del Carretto, giovane moglie di Guinigi, signore di Lucca agli inizi del XV secolo. La donna morì di parto all’età di soli 26 anni.

Questo sepolcro è un capolavoro di Jacopo della Quercia ed è interessante perché evidenzia il passaggio tra arte gotica e rinascimentale: la giovane donna è rappresentata come una “bella addormentata” con un cane ai suoi piedi, simbolo di fedeltà. I particolari delle vesti, del viso, il marmo così levigato, danno l’impressione che questa giovane stia per svegliarsi da un momento all’altro.

Il panorama dalla torre della chiesa di San Giovanni

Il punto panoramico più bello di Lucca è probabilmente la torre della chiesa di San Giovanni. Questa torre svetta sulla città e permette di godersi un bellissimo panorama dall’alto. Raggiungerla è facile, si trova proprio di fronte alla cattedrale!

Personalmente sono rimasta molto spaventata dalla scalinata. E’ infatti fatta di ferro e sospesa praticamente nel vuoto (mi sa che soffro un po’ di vertigini). Sembrava davvero poco stabile, ma la vista dall’alto mi ha ripagata della salita e della paura.

Orari di apertura della cattedrale di Lucca

Ti lascio con gli orari di apertura di San Martino: la cattedrale è aperta tutti i giorni ma gli orari variano un po’ in base alla stagione.
Bassa stagione (fino all’ingresso ora legale)
Dal lunedì al venerdì: 9.3017:00
Sabato: 9.30- 18:00
Domenica: 11:30 – 17:00

Alta stagione (ora legale)
Feriali 9.30 – 18.00
Sabato 9.30 – 18.45
Domenica 9.00 – 10.00 / 11.45  – 18:00  La cattedrale di LUcca

Commenti su Lucca?

Lucca è sicuramente una delle città più belle della Toscana e, se ancora non lo hai fatto, ti consiglio di visitarla almeno una volta.

Cos’altro mi consigli di visitare in questa bellissima regione? Fatemelo sapere nei commenti.

Piazza della Repubblica è una delle più belle piazze di Roma.

Prima del 1960 si chiamava piazza Esedra per via della sua forma semicircolare. Questa zona della città fu costruita alla fine del XIX secolo, quando il re, decise di trasformare Roma in una capitale moderna.  Egli volava rendere più moderna la città con grandi strade alberate su modello dei boulevards francesi e grandi fontane.

Al centro di piazza della Repubblica c’è infatti la vasta e bellissima fontana delle naiadi, capolavoro di Mario Rutelli (bisnonno del’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli).

La storia di Piazza della Repubblica a Roma e della fontana delle Naiadi è quella di una città in trasformazione.

Ecco alcune curiosità che devi assolutamente conoscere.

La fontana delle Naiadi

Le naidi sono antiche divinità acquatiche, appartenenti alla mitologia greco-romana. Ve ne erano di diversi tipi, a seconda delle acque che popolavano. Queste fanciulle divine avevano poteri taumaturgici legati alle facoltà dell’acqua.

Il monumento rappresenta le Ninfe dei fiumidegli oceani, dei laghi e delle acque sotterranee. Al centro troneggia Glauco, simboleggiante il potere dell’uomo sulle forze naturali. L’acquedotto venne distrutto dai Goti alla fine dell’impero e ripristinato da papa Pio IX solo nel XIX secolo.

In queste acque, credute taumaturgiche, fece il bagno persino l’imperatore Nerone!

Il contesto storico della città di Roma dopo l’Unità

La sistemazione di piazza della Repubblica si colloca in un momento di grandi cambiamenti per la città di Roma. Questa si trovava improvvisamente ad essere la capitale di un nuovo regno e a passare da città santa a città laica.

Nello stesso periodo fu costruita via Nazionale, in modo da collegare la stazione Termini con la strada principale, via Lata, da allora chiamata via del Corso.

Fu sempre in quest’epoca che fu edificato l’altare della Patria, il palazzo di giustizia e molti altri importanti edifici.

Piazza della Repubblica è anche un importante luogo d’incontro: in questa grande piazza campeggia l’antica chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, costruita all’interno delle antiche terme romane di Diocleziano.

E’ qui che si trovano alcuni degli hotel più belli e lussuosi di Roma nonché molti bar eleganti, un cinema ed una grande libreria.

Lo scandalo della fontana delle Naiadi a Roma

I corpi nudi e bagnati dall’acqua risultarono essere uno spettacolo immorale per l’ala conservatrice che ancora viveva nella città e di cui si faceva ovviamente capo il Vaticano.

Intorno alla fontana delle Naiadi venne inizialmente mantenuto uno steccato in legno proprio per impedire la vista del monumento, in attesa che il comune prendesse una decisione sul da farsi. Tuttavia, lo steccato ebbe un effetto opposto.

L’andirivieni dei giovani che si fermavano ad ammirare le statue tra le tavole sconnesse non faceva che alimentare il senso di scandalo che la fontana di piazza della repubblica suscitava in tutta Roma.

Per fortuna il comune abbracciò le tesi progressiste e, il 10 febbraio 1901, lasciò che i romani abbattessero lo steccato liberando per sempre le bellissime ninfe.

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