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Se vuoi sapere cosa c’è a Villa Adriana a Tivoli non ti resta che leggere questo post!

Ti racconto la mia esperienza di visita presso questo bellissimo palazzo romano che ho scoperto essere molto più che una semplice residenza estiva!

Villa Adriana a Tivoli era la dimora delle “vacanze” di un imperatore straordinario.  Fu lui a concepirla come un vero capolavoro dell’arte romana antica: uno splendido esempio per ricordare il glorioso passato della città eterna.

E’ un luogo dove sembra di essere trasportati in un’altra epoca e dove ci si trova a fare i conti con una civiltà che sorprende sempre per l’avanzamento tecnologico.

Ti spiego perché nel post qui sotto!

villa adriana a tivoli

Perché villa Adriana fu costruita a Tivoli?

Villa Adriana si chiama così perché fu voluta dall’imperatore Adriano nel II d.C. La zona fu scelta perché poco lontana dalla città di Roma e collegata dalla via Tiburtina, ma sopratutto perché ricchissima d’acqua e vicina a ben tre acquedotti.

L’acqua è uno degli elementi principali a villa Adriana poiché serviva per alimentare fontane, laghetti e terme. Era un palazzo per “vacanze” fatto per fuggire dalle afose estati romane e dotato di ogni comfort.

Cosa ne rimane oggi?

Purtroppo ci rimangono solo le rovine, il ricordo, della maestosità di questo luogo, tuttavia mentre passeggiavo per villa Adriana non potevo non sentirmi orgogliosa e partecipe del nostro passato.

villa adriana a tivoli

Villa Adriana a Tivoli: palazzo o città?

Visitando villa Adriana a Tivoli ho avuto l’impressione di essere in  una città in miniatura, dotata di tutto il necessario per sollazzare l’imperatore. Chiamarlo palazzo sarebbe infatti riduttivo: all’interno troviamo terme, granai, piazze colonnate, templi, ninfei, teatri e molto altro.

Anche se oggi la vediamo spoglia della maggior parte degli arredi e delle decorazioni, rimane impressionante per le sue mastodontiche architetture millenarie.

Le più stupefacenti?

Le altissime volte, le colonne, i palazzi a più piani come le Cento Camerelle, un complesso di stanze che si trovano sotto al pecile, disposte su quattro livelli dove probabilmente alloggiava la servitù.

Non dobbiamo infatti immaginare che in questa straordinaria villa venisse solo l’imperatore con la sua famiglia, piuttosto che vi si spostasse l’intera corte con la servitù, le guardie pretoriane, i consiglieri e molti nobili e amici del sovrano.

villa adriana a tivoli
le cento camerelle

Il pecile, un pezzo di Atene a villa Adriana a Tivoli

Una delle strutture che mi ha incuriosita di più è stata il pecile. Si tratta di  una lunghissima vasca circondata da un porticato a colonne.

L’idea di questo spazio veniva dallo Stoà Pecile di Atene, che Adriano aveva visto durante i suoi viaggi.

Oggi, non essendovi più le colonne, si sono realizzate delle siepi di forma circolare ad imitazione delle colonne, soluzione che ho trovato molto azzeccata ed intelligente poiché aiuta ad immaginare la forma originale di questa struttura  ma senza essere invasiva.

E’ piaciuta molto anche alle mie compagne di avventura, soprattutto ad Elisa, che ringrazio per le bellissime foto che vedete!

La costruzione di questa vasca e del colonnato fu possibile solo grazie ad una possente sostruzione (struttura di sostegno) per superare il dislivello del terreno.

Qui sotto sorsero quindi le Cento Camerelle di cui ti ho parlato nel paragrafo sopra.

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Il ninfeo di villa Adriana a Tivoli

Di particolare bellezza e molto ben conservato è il ninfeo di Villa Adriana, o canopo, immerso nel verde e circondato dalle splendide cariatidi.

Nella vasca centrale potrai ammirare addirittura la statua di un coccodrillo.

Sul lato lungo è impossibile non notare le quattro donne/colonne: sono le cariatidi, ispirate a quelle dell’Eretteo di Atene. Il complesso doveva essere una sorta di giardino esotico dove l’imperatore ed i suoi invitati potevano rilassarsi e conversare.

Nell’esedra, l’edificio semicircolare alla fine della vasca, si tenevano i sontuosi banchetti imperiali, resi ancora più spettacolari dai giochi d’acqua della fontana. I commensali si adagiavano sul triclinio, per pranzare semisdraiati e chiacchieravano mentre gli schiavi servivano loro raffinate vivande.

Mi è sembrato quasi di vederli quando ci siamo dovute riparare sotto l’imponente cupola per non bagnarci con la pioggia!

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Il teatro marittimo, dove l’imperatore fuggiva dal mondo

A villa Adriana a Tivoli vi è un edificio davvero particolare.

Si tratta del teatro marittimo, un portico che delimitava una vasca circolare con al centro una sorta di piccola domus, anch’essa circolare.

In questa piccola dimora secondaria, era solito ritirarsi l’imperatore Adriano per fuggire temporaneamente dal mondo.

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L’Antinoeion e la tragica storia d’amore di Adriano

Si pensa che uno degli edifici nei pressi delle Cento Camerelle, fosse un luogo deputato al culto di Antinoo, amante dell’imperatore morto prematuramente.

Il ragazzo, secondo le fonti, era annegato nel Nilo ma la sua morte rimane un mistero.

Di questo giovane sappiamo molto poco: era di origini greche e fu il favorito dell’imperatore. La relazione tra Antinoo e Adriano fu talmente intensa e profonda, che continuò anche dopo la sua morte.

Infatti l’imperatore, ossessionato dalla sua immagine e memoria, fondò una città di nome Antinopoli, iniziò ad adorarlo e a venerarlo sotto forma di Antinoo-Osiride, divinizzandolo e diffondendo il culto in tutto l’impero.

L’imperatore Adriano indisse addirittura dei giochi in suo onore in varie città!

Sulla morte di Antinoo circolarono molti pettegolezzi: di certo si sa solo che annegò nel fiume ma nessuno saprà mai se si sia trattato di un incidente, di suicidio o di un omicidio.

Ancora oggi e per secoli, Antinoo e Adriano sono  considerati tra le coppie omosessuali più famose della storia.

villa adriana a tivoli
(Immagine presa da internet)

Cosa vedere a villa Adriana a Tivoli

Se vuoi visitare Villa Adriana a Tivoli considera che avrai bisogno di alcune ore!

All’interno del parco sono ancora ben riconoscibili le biblioteche, dormitori (o hospitalia, in cui ogni stanza aveva un pavimento diverso, tutti a mosaico!), piazze, fontane… questo incredibile palazzo, immerso nella natura, tra ulivi, alberi e prati, ti lascerà senza fiato.

Ti consiglio di passeggiare a Villa Adriana con una guida o l’audioguida e di goderti la bellezza del parco archeologico e delle rovine.

Fermati ad osservare i dettagli, i fori nei muri, le colonne, i capitelli… tutto serve ad immaginare come doveva essere questo palazzo 1900 anni orsono!villa adriana a tivoli

La storia di Villa Adriana a Tivoli

Gli edifici di Villa Adriana a Tivoli dovevano essere ricchi di mosaici, marmi, affreschi e stucchi.

Il progressivo abbandono del palazzo, dal III secolo in poi, ha però determinato un deterioramento durato secoli. I materiali più preziosi, soprattutto marmi e mosaici, sono stati rimossi per essere riutilizzati nelle ville dei ricchi abitanti di Tivoli e dintorni.

Nel Rinascimento Villa Adriana era già conosciuta e visitata: Ligorio, Borromini, Piranesi e molti altri artisti ed intellettuali si interessarono alla villa nei secoli, realizzando incisioni, disegni e schizzi.

Le statue che la decorarono furono disperse in varie collezioni, che possiamo ancora oggi ammirare in tutto il mondo.

Tuttavia Villa Adriana a Tivoli fu scavata solo nel 1870 quando il neonato Stato Italiano la acquistò e iniziò ad occuparsi della sua manutenzione.

Nel 1999 è stato dichiarato sito UNESCO ed è oggi uno dei siti archeologici più visitati in Italia e nel mondo.

villa adriana a tivoli

Come era villa Adriana a Tivoli

Passeggiando tra questi antichi edifici non si può non porsi la domanda: com’era villa Adriana ai tempi della sua costruzione?

Una proposta interessante è possibile vederla in questo video , in cui c’è una ricostruzione degli edifici principali.

villa adriana a tivoli

Come visitare villa Adriana a Tivoli

Visitare villa Adriana a Tivoli è un’esperienza indimenticabile.

Personalmente ho organizzato il mio tour con Italy Travels  un tour operator che organizza viaggi e visite d’arte nei maggiori siti di interesse d’Italia. Questa agenzia lavora con i maggiori musei e ha reso la mia visita semplice ed unica.

A volte è bello riuscire a rilassarsi lasciando l’organizzazione a degli specialisti!

Puoi trovare i biglietti a questo link!

villa adriana a tivoliSei mai stato a Villa Adriana a Tivoli?

E tu, cosa ne pensate?

Per qualsiasi domanda, informazione o chiarimento, scrivetemi pure nei commenti.

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Visitare il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle è un’esperienza che difficilmente dimenticherete. Avevo a lungo desiderato di andarci ma non mi aspettavo assolutamente quello che ho visto. E’ stato un viaggio nella mente eclettica e nella vita di un’artista che conoscevo pochissimo e che mi ha affascinata spingendomi ad approfondire.

La scelta di non voler spiegare la sua opera e le sue sculture è interessante, proprio perché l’arte deve lasciare lo spettatore libero di leggere nelle opere quello che più si avvicina al suo punto di vista e al suo bagaglio culturale. Tuttavia ho deciso di dare in questo articolo la mia soggettiva interpretazione delle sue rappresentazioni dei tarocchi. Trovate tutte le informazioni pratiche per scoprire questo giardino a dir poco unico!visitare il giardino dei tarocchi

Cosa sono i tarocchi?

I tarocchi sono un mazzo di carte la cui origine è ancora discussa. Sicuramente venivano già usati in Italia settentrionale verso il XV secolo. Le carte sono divise in arcani minori e maggiori. I minori sono le carte  italiane che tutt’oggi vengono usate nei giochi che tutti conosciamo come scopa, rubamazzo o briscola. Gli arcani maggiori, che oggi non utilizziamo per giocare, hanno assunto nel tempo un valore diverso tanto da perdere il loro ruolo di carte da gioco per essere considerati strumenti per predire il futuro.

Gli arcani maggiori sono 21 con l’aggiunta del Matto. Si tratta di figure di persone o oggetti che rappresentano però concetti. Nell’interpretazione delle carte, ciascuna ha diversi significati, che combinati con le altre, aiuterebbero ad elaborare il responso sulla scelta da prendere. Diverse tradizioni, hanno rappresentato queste figure in modo differente e con attributi vari ma va tenuto presente che in ciascuna delle raffigurazioni ogni piccolo oggetto o decorazione ha uno specifico significato. Per questo è tanto interessante vedere il modo in cui l’artista Niki de Saint Phalle ha raffigurato questi personaggi!visitare il giardino dei tarocchi

L’ispirazione di Niki de Saint Phalle

L’artista franco-americana si è visibilmente ispirata, come d’altronde ha scritto lei stessa, sia al parco dei mostri di Bomarzo  che a villa d‘Este a Tivoli. Ma una delle sue più costanti ispirazioni fu l’architetto spagnolo Gaudì. Nella realizzazione del giardino dei Tarocchi in particolare, è evidente l’ispirazione al suo parque Guell a Barcellona. L’artista finanziò personalmente il progetto, che andò avanti dal 1979 al 2002, anno in cui morì. Diede indicazioni sulle aperture, la conservazione delle sue creazioni e di lasciare incomplete le opere che non era riuscita a finire. Un lavoro incredibile che portò avanti con suo marito Jean Tinguely, cui si devono le numerose strutture meccaniche semoventi, e pochi altri amici artisti ed architetti. Oltre a numerosi operai, vi lavorarono: Nico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie ed Isabelle Le Jeune, Alan Davie e Marino Karella.visitare il giardino dei tarocchi

Il giardino dei tarocchi: 21 (e più) sculture incredibili

I tarocchi, parliamo degli arcani maggiori in particolare, sono stati e sono tuttora utilizzati come figure esoteriche in grado di predire il futuro. Non è un caso che Niki de Saint Phalle abbia scelto proprio queste figure e le abbia associate ad altri concetti considerati per antonomasia “esoterici”. Come abbiamo detto, ciascuno può vederci quello che vuole, e io un pò ci ho visto una metafora della vita e un invito all’introspezione. Visitare il giardino dei Tarocchi vuol dire fare un percorso iniziatico in modo più o meno cosciente.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la ruota della fortuna

Non è chiaro, appena si  arriva, che anche la grande fontana all’entrata rappresenti una carta. E’ la ruota della fortuna, la carta numero 10. Nella lettura dei tarocchi, può rappresentare il cambiamento, la ciclicità, lo scorrere del tempo. La fortuna va e viene, sta a noi coglierla. Le grandi ruote, come un ingranaggio, sono mosse dall’acqua, che io ho letto come la rappresentazione del caso, degli eventi, qualcosa che fluisce e non può essere fermato, facendo girare tutto il resto degli ingranaggi dell’esistenza. I quattro cuori sulla ruota maggiore mi sono sembrati un quadrifoglio, simbolo di buona fortuna. Posta al di sotto del Mago e della Papessa, questa fontana assume un significato ancora più pregno.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il mago

La prima scultura che si incontra quando si va a visitare il giardino dei Tarocchi è, quasi inevitabilmente  il Mago. Detto anche Bagatto o Alchimista è la prima carta degli arcani maggiori. E’ facile da individuare perché è praticamente sovrapposta a quella della Papessa ed è rappresentata come un viso, una sorta di maschera, con una mano alzata, interamente ricoperto di specchi. Nella tradizione delle carte il Mago rappresenta l’unione del divino con il terreno ma anche la creatività. L’alchimista è colui che trasforma gli elementi, che è padrone di un sapere e lo mette al servizio degli altri: non è quello che fanno gli artisti, ed in particolare Niki de Saint Phalle, dandoci la possibilità di visitare questo giardino?visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la papessa

La scultura enorme richiama subito alla mente quella dell’orco nel giardino dei mostri di Bomarzo. La bocca spalancata, da cui fuoriesce l’acqua che alimenta la fontana,  i capelli in disordine. La Papessa, carta numero 2 rappresenta la dualità, qualcosa di segreto che non deve essere rivelato ed è sempre disegnata come una sacerdotessa seduta. L’acqua è spesso legata alla figura della luna, presente nella carta, e associata alla donna, forse per questo Niki de Saint Phalle l’ha associata a questa rappresentazione. Sembra un pò la medusa di Caravaggio o la medusa dei Musei Capitolini. All’interno della bocca della papessa troviamo la vera papessa. In una grotta stellata in cui l’acqua crea incredibili riverberi di luce, sta una figura ammantata che sembra quasi viva. E’ lei la vera papessa, colei che custodisce saperi inconsci e segreti che non possono essere rivelati.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: l’imperatrice

E’ impossibile visitare il giardino dei Tarocchi e non soffermarsi sulla mastodontica struttura dell’Imperatrice. La carta numero 3 degli arcani maggiori, è costruita anche come la casa in cui alloggiò Niki de Saint Phalle durante la realizzazione del giardino. La figura, ricoperta di ceramiche coloratissime, è facilmente assimilabile alle Nanas rappresentate in numerose installazioni dall’artista. Prosperosa ed enorme, non credo sia un caso che sia stata scelta come abitazione. L’Imperatrice rappresenta infatti la maternità, la fecondità e la femminilità. E’ colei che dà la vita e dentro la quale prendono vita le cose, la forza creatrice. All’interno vi era l’abitazione dell’artista, come se fosse il luogo in cui le idee e i progetti prendono vita. Incredibilmente, la casa è tutta fatta di specchi (ancora mi chiedo come facessero a pulire quel mosaico di specchi!) che me ne hanno fatto innamorare a prima vista.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la forza

Questa è stata in assoluto la mia preferita. Un gigantesco drago di specchi verdi, con ali rosso fuoco, digrigna i denti  davanti ad una donna vestita di bianco, una mano sul fianco, l’altra che sembra tenerlo al guinzaglio. La forza è la carta numero 11 dei tarocchi, e di solito la giovane vestita di bianco è ritratta con un 8 orizzontale, ,simbolo dell’infinito, nell’atto di aprire la bocca ad un leone. L’interpretazione che ne ha dato Niki de Saint Phalle mi ha fatto subito pensare ad una rivisitazione dell’opera di Paolo Uccello San Giorgio e il drago. Qui una giovane dama tiene al guinzaglio un enorme drago e sembra voler fermare il cavaliere che lo sta trafiggendo. La forza, quella vera, è addomesticare ed ammansire la bestia più spaventosa di tutte: noi stessi. La forza vera è essere padroni di sé stessi, dei propri istinti, del proprio destino, dei propri impeti. Il bianco dell’abito della donna rappresenta la purezza d’animo e di intenti, quella che serve per imparare ad essere forti davvero. In questa interpretazione il guinzaglio invisibile che lega i due personaggi sembra essere più che presente.

Penso che essere rimasta così affascinata da quest’opera voglia dire che devo ancora lavorare molto su me stessa prima di arrivare al punto di tenere al guinzaglio il mio drago interiore. Ho riflettuto molto su questo punto. Si vedrà!visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il sole

Dall’altro lato della piazza c’è una porta, enorme, con una rappresentazione del sole. Carta numero 19, il sole rappresenta la vittoria, i successi, la luce benefica e vitale. Niki de Saint Phalle scrisse che ha rappresentato un uccello perché sono gli esseri che si avvicinano di più al sole. Io invece l’ho visto ed interpretato subito come se fosse una fenice, l’uccello leggendario che rinasce dalle proprie ceneri.  Per visitare il giardino dei tarocchi dovrai necessariamente passarci sotto. Alla fine chi più del sole può simboleggiare la “resurrezione” intesa come rinascita, fisica, emotiva o spirituale?visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il papa

Nei tarocchi, il Papa rappresenta il sapere spirituale. Qui l’artista lo ha interpretato come un santo, un eremita, un illuminato insomma. Sulla base della struttura su cui è inginocchiato, vi è un viso con il terzo occhio aperto, simbolo di illuminazione spirituale. Nella carta, tradizionalmente, il Papa è ritratto mentre insegna a due monaci, assumendo quindi anche il significato di maestro o guida. Qui ad imparare da lui è una figura femminile molto colorata che solleva lo sguardo verso la triplice croce. Il fatto che sia la carta numero 5 dei tarocchi, rappresenta anche la quintessenza o quinto elemento, la parte spirituale che è difficile spiegare.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: l’appeso

L’appeso sta in una sorta di nicchia di specchi, i contorni colorati e il corpo evanescente, appeso per un tallone. La 12 carta dei tarocchi rappresenta un giovane appeso a testa in giù che sembra però calmo e tranquillo. In effetti a questa carta si associa l’equilibrio e il punto di vista “alternativo”, quello che può avere una persona appesa al contrario. E’ una delle figure più enigmatiche, anche di quelle che vedrai se vorrai visitare il giardino dei tarocchi.  Talvolta viene chiamato l’impiccato, anche se non è impiccato veramente. Viene interpretato come un anticonformista, una persona che vive la sua vita incurante del giudizio degli altri e capace di trovare, comunque, un equilibrio.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: l’eremita

Niki de Saint Phalle ha pensato l’eremita come una statua quasi trasparente. Quest’uomo in cerca della propria spiritualità e dei segreti della vita, è rappresentato con un bastone che somiglia molto ad un cadueceo. E’ la carta numero 9, e rappresenta la saggezza e la ricerca interiore. L’artista dice che ha pensato l’oracolo come la versione femminile di questa carta (che non esiste nei tarocchi tradizionali). La scultura dell’oracolo la troverai più avanti salendo la collina.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la giustizia

Mi è piaciuta tantissimo l’interpretazione della carta numero 8, la giustizia. L’artista l’ha pensata come un’enorme donna vestita di bianco e nero (bene e male), che tiene in mano una bilancia, costituita dai suoi stessi seni. Nella sua mastodontica gonna, c’è una nicchia, chiusa da un cancello, in cui si muovono ingranaggi di un meccanismo ideato dal marito di Niki, Jean Tinguely. Questa macchina stride e fa un rumore orribile, tra crani di animali e strani ingranaggi che sembrano arrugginiti. Nel visiatare il giardino dei tarocchi, la prima cosa che mi è venuta in mente guardando questa statua è che la giustizia contiene in sé sempre anche una parte di ingiustizia, non essendo mai tutto bianco e nero ma di tante diverse sfumature. Il mio compagno di viaggio invece l’ha vista come un modo di rappresentare gli arruginiti e complessi meccanismi per arrivare alla giustizia, gli anni di processo, di accuse e controaccuse e così via. Quello che è certo è che non si parla solo di giustizia in senso generale ma soprattutto di essere giusti e capaci di giudicare sé stessi.  Come abbiamo detto, la lettura “simbolica” dei tarocchi spinge all’analisi di sé stessi in primis, e la giustizia è quella che dobbiamo trovare con il nostro comportamento, ogni giorno.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la stella

Concepita come una fontana, questa statua è incompleta ed offre un’interessante occasione per capire il processo di creazione delle sculture. I bordi della vasca sono infatti privi delle maioliche colorate. La carta dei tarocchi rappresenta una giovane donna nuda che versa acqua da due brocche, una che alimenta i fiumi della terra e un’altra uno specchio d’acqua. E’ la 17esima carta e nel visiare il giardino dei tarocchi, ti renderai conto che è una delle poche che sorride. Simbolicamente è associabile al fluire della vita, e della natura ma anche del tempo.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: gli innamorati

La carta numero 6 è quella degli innamorati che l’artista ha rappresentato come Adamo ed Eva. E’ la carta della scelta, una scelta consapevole. Una giovane coppia che si trova a compiere una scelta: giusta o sbagliata? Personalmente trovo che la scelta di rinunciare a tutti i piaceri, gli agi, sia pure la vita eterna per SAPERE, perché di questo si tratta, non sia per niente sbagliata. Ovviamente è la strada più difficile da percorrere ma, come disse Dante fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. A questo ho pensato quando ho visitato il giardino dei Tarocchi.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: l’imperatore

Non si può visitare il giardino dei Tarocchi senza soffermarsi sull’imperatore. Inserito in un’architettura visionaria fatta di due livelli che si aprono su una corte interna, l’imperatore è quella grossa scultura rossa  e dorata. La quarta carta dei tarocchi rappresenta l’uomo inteso come energia e potere maschile. E’ inserito in una sorta di chiostro visionario molto simile alle architetture di Gaudì al Parque Guell, con tanto di fontana al centro, specchi, maioliche e colonne, scacchiere e teschi che ricordano quelle del dia dos muertos messicano.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la torre

Poco lontano sorge la torre, XVI arcano . Rappresenta la torre di Babele e, ce lo dice Niki de Saint Phalle stessa, è una costruzione fisica e mentale che deve essere abbattuta per guardare oltre. In alto, la scultura in ferro, rappresenta il fulmine che la colpisce e la distrugge. Ho pensato che fosse un pò la rappresentazione della vita: a volte le nostre certezze crollano ma solo per essere ricostruite su basi più solide. Le sue dimensioni sono impressionanti e sembra davvero caderti addosso!visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il giudizio

All’interno della cappella sovrastata dalla temperanza, vi è una rappresentazione del giudizio, inteso non solo come giudizio universale ma anche come vita dell’essere umano. E’ infatti rappresentato su uno specchio, con tre diverse figure che possono essere lette come le tre età dell’uomo o tre persone di etnie diverse, africana, asiatica ed europea. Questi tre uomini sono tutti davanti ad una tomba. Il giudizio è l’arcano 20 dei tarocchi e ribadisce il concetto di uguaglianza: siamo tutti  uguali davanti alla morte e al giudizio “superiore”.

Giardino dei Tarocchi: il carro

Il carro rappresenta la vittoria. E’ stata pensata dall’artista come una piccola scultura all’interno della casa-imperatrice. Il carro della vittoria mi fa sempre pensare a quello che veniva condotto dai generali romani di ritorno dalla guerra, acclamati e lodati dal popolo. Dietro ai generali c’era però un servo che gli sussurruva “hominem te esse memento” ossia “ricordati che sei solo un uomo“. La vittoria è un’ingannatrice e bisogna imparare a stare sul carro senza lasciarsi trascinare via da lui. Un monito e un insegnamento da non sottovalutare!visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la temperanza

Concepita come una cappella privata, la temperanza getta acqua  tra due brocche. Rappresenta la calma, la responsabilità ma anche la consapevolezza e la pazienza. La XIV carta non a caso è associata al raccoglimento e all’introspezione della religione: è all’interno di noi stessi, grazie a pazienza e contemplazione che troveremo la pace. Le mura della cappella sono ricoperte di specchi, ennesimo invito a guardare dentro sé stessi.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la luna

La scultura della luna mi ha un pò delusa. Questa carta, la 18, è uno spicchio da cui emerge un profilo femminile, sostenuto da una sorta di granchio o aragosta che ricorda un pò Dalì e che potrebbe rappresentare il cancro e allo stesso tempo l’acqua, alla quale la luna è sempre legata. Il significato della carta è l’immaginazione, anche inteso nel senso di estraneamento dalla realtà. Ci sono anche due cani sotto. Non so, forse non l’ho capita bene, mi ha lasciata insoddisfatta.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: la morte

E’ la carta 13 che spaventa sempre di più ma in realtà rappresenta un cambiamento profondo. Ogni giorno una parte di noi muore per lasciare spazio a qualcosa di nuovo, vale per le idee, per la società e per le generazioni. La morte è un’equalizzatrice democratica anche può apparire spietata. Nell’immaginario di Niki de Saint Phalle cavalca un destriero stellato e falcia tutto, animali, piante ed esseri umani. E’ al di sopra di tutto e sempre in movimento.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il diavolo

Questa scultura è inquietante come ciò che rappresenta. E’ legato ai piaceri terreni come il sesso ma anche all’uso di sostanze stupefacenti e alla perdita di controllo. E’ l’opposto della carta degli amanti, quella in cui si proponeva una scelta. Qui la scelta è stata palesemente sbagliata.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il matto

Vuoti e pieni, colori fuori posto e un grande dinamismo caratterizzano la carta senza numero del mazzo dei tarocchi, il matto. Rappresentato come un viandante o un giullare, il matto è colui che si è distaccato da tutto ciò che è terreno e vaga alla ricerca di qualcosa di più alto e irragiungibile. Non a caso è la carta 0, o XXII, il principio o il compimento ultimo. O tutte e due le cose?visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi: il mondo

L’ultima scultura che incontrerete è anche l’ultima carta, la XXI. Il mondo rappresenta la vita, la creazione,  il compimento. Non a caso l’artista lo rappresenta come un uovo, simbolo di vita ma anche di perfezione, avvolto da un serpente che richiama il caduceo della medicina ma sopratutto l’uroboro, simbolo dell’infinito, il serpente che si morde la coda. Un meccanismo fa ruotare la scultura che sembra ascendere verso l’alto. E’ il termine di un percorso iniziatico ed interiore che ci ha lasciato questa artista così visionaria ed originale!visitare il giardino dei tarocchi

Altre sculture del Giardino dei Tarocchi

Dall’oracolo che sembra una dea cretese dei serpenti al gatto Ricardo, dal profeta di specchi alle sculture di serpenti giganteschi che ci raccontano la storia della vita di Niki de Saint Phalle come una moderna colonna serpentina di Delfi, il giardino non si esaurisce nelle carte dei tarocchi e nei significati che possiamo leggervi. Persino la targa all’entrata ci parla del progetto di quest’artista, della sua visione della vita e dell’arte, oltre che dei tarocchi e dell’esoterismo. I legami che formano le sue sculture/architetture, il percorso che si snoda tra pavimenti ricoperti di frasi, firme, poesie, geroglifici e scacchiere, tutto fa parte di un progetto incredibile e assolutamente visionario. Una cosa è certa: per me è stata un’ispirazione e uno spunto di riflessione incredibile!visitare il giardino dei tarocchi

Come arrivare al giardino dei Tarocchi

Il giardino non è molto ben segnalato ma si trova non lontano da Capalbio, in Toscana. Si trova in località Garavicchio, nei pressi di Pescia Fiorentina. Se vi state chiedendo come arrivare al giardino dei Tarocchi da Roma è semplice: basta prendere l’E80 o Aurelia in direzione nord. Molto comoda l’autostrada da Civitavecchia.visitare il giardino dei tarocchi

Giardino dei Tarocchi biglietti

Il prezzo dei biglietti per entrare al giardino dei Tarocchi è 12 euro per gli adulti, 7 euro ridotto. Trovate le informazioni sull’orario di apertura, il periodo in cui è visitabile e le riduzioni sul sito del giardino dei Tarocchi.

Non sono un’esperta di tarocchi e di esoterismo, quindi penso di aver capito solo un decimo del significato reale che l’artista voleva dare a questo parco e alle sue sculture, ma vi assicuro che sono bellissime anche per chi non ne capisce niente come me. Se qualcuno ci è stato mi piacerebbe sapere le vostre impressioni: vi è piaciuto? Conoscevate già quest’artista? Qual è stata la vostra scultura/architettura preferita? Fatemelo sapere nei commenti!visitare il giardino dei tarocchi

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Nelle scorse settimane hai letto il mio articolo sul parco archeologico di Paestum e stai stai pensando di prenotare le vacanze estive in Cilento. Ottima scelta.

Ho avuto la possibilità di andare in Campania nell’estate del 2017 e non potevo non raccontarti cosa mi è piaciuto di più e quali sono i posti da non perdere in Cilento. Questa zona della Campania è una delle più belle di tutta la regione. Si tratta di una terra ricca sia dal punto di vista naturalistico che storico. Io me ne sono letteralmente innamorata. Scommetto che per te sarà lo stesso!

Vale la pena di visitare il Cilento anche solo per il suo splendido paesaggio.

Le strade tortuose si snodano tra la bellissima costa campana e le dolci colline ricoperte di ulivi. Gran parte del territorio del Cilento rientra nel parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano che conserva un ricchissimo patrimonio naturalistico.

Se invece preferisci trascorrere la tua estate al mare, le spiagge del Cilento sono tra le più belle d’Italia. L’acqua è così limpida che sembra di farsi il bagno in una piscina.

Ma quali sono i posti da non perdere in Cilento?

In questa breve guida ho selezionato le 9 località del Cilento che devi assolutamente visitare, tra località di mare e luoghi d’arte unici al mondo. Io ho impiegato circa una settimana per visitarle tutte ma tu puoi prenderti tutto il tempo necessario se vuoi passare la tua vacanza in questa regione incantevole.

Pronto a partire per il Cilento?!

cosa vedere in Cilento

Visitare Acciaroli tra Hemingway e il mare

Se vuoi sapere cosa vedere in Cilento non puoi perderti Acciaroli.

Questa frazione del comune di Pollica è un borgo di pescatori sul mare, fatto di antiche tradizioni, piccoli negozi e ristoranti tipici. Noi abbiamo alloggiato poco più nell’entroterra, presso Canniclo ma abbiamo spesso passeggiato al tramonto sul lungomare di Acciaroli.

Acciaroli è un luogo talmente pittoresco che persino Ernest Hemingway vi passò lunghi periodi tornandoci addirittura più volte.

Il mare di Acciaroli è rimasto limpido. Il comune ha ottenuto per diversi anni consecutivi le 5 vele per il mare pulito anche se c’è c’è un gran rispetto per l’ambiente in tutta la zona.

Noi abbiamo fatto il bagno nelle splendide spiagge di Acciaroli, poco lontane dal porto. Tienile in considerazione come punto di partenza per esplorare il Cilento.

Dal punto di vista artistico non c’è molto ma ti consiglio di visitare la chiesta dell’Annunziata, costruita nel 1187 proprio a ridosso del mare e i resti della torre di difesa angioina. Impossibile non notarla!

Se vuoi sapere dove mangiare ad Acciaroli, un ottimo il ristorante di pesce e pizza è Luca e la lucciola dove siamo tornati a più riprese!

cosa vedere in Cilento

Il parco archeologico di Paestum in Cilento

Se anche tu se appassionato di arte classica puoi leggere il mio approfondimento su Paestum.

Il parco archeologico di Paestum mi è rimasto nel cuore e non potevo non inserirlo in questo elenco di cosa vedere in Cilento.

Nonostante sia uno dei complessi monumentali più importanti della Magna Grecia, il parco archeologico di Paestum non è molto visitato dai turisti. Forse sono capitata in un periodo di bassa stagione ma eravamo davvero in pochi ad aggirarci per i bellissimi templi.

Se stai pensando di visitare il parco archeologico di Paestum, ti consiglio anche di visitare anche il Museo Archeologico nazionale. Qui si trovano numerosi reperti e manufatti decorativi di incredibile bellezza e ben conservati.

Paestum è un luogo meraviglioso che ogni italiano dovrebbe conoscere. Fa parte della nostra storia ed è nostro dovere farlo conoscere.

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Grotte di Pertosa- Auletta

Sei ancora indeciso su cosa vedere in Cilento? Se ti piacciono le avventure preparati a scoprire un luogo dove la natura ha dato il meglio di se.

Oltre alle bellezze del mare e dell’arte, tra le cose più belle da vedere in Cilento non potevo non aggiungere una delle meraviglie della natura, una grotta piena di tesori che si trova all’interno di un parco naturale: le grotte di Pertosa- Auletta.

Queste non sono le prime grotte che ho avuto la possibilità di visitare ma sono quelle che mi hanno colpito di più perché hanno una grande particolarità: sono le uniche grotte in Europa ad essere navigabili.

Appena entrato nelle grotte, ti attenderà una barca che ti porterà sul letto del fiume Negro. Questo fiume sotterraneo nasce nelle profondità della montagna e ti offrirà la possibilità di fare un esperienza davvero insolita. A me è sembrato quasi di navigare sull’Acheronte!

Entrare nella grotta e ascoltare il lento il rumore dell’acqua e delle cascate che scorrono è una delle esperienze più belle da fare in Cilento.

Il percorso all’interno delle grotte di Pertosa – Auletta è lungo circa tre chilometri che ti condurranno all’interno di uno spazio antichissimo. Stalattiti e stalagmiti, rocce colorate e spazi che sembrano cattedrali della natura ti lasceranno senza parole, così come le storie legate a questo luogo.

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Battistero san Giovanni in fonte a Padula

Questo è un luogo poco conosciuto che secondo me deve essere inserito tra le attrazioni da vedere in Cilento. Il motivo? E’ raro, forse unico.

Ora ti spiego perché!

E’ noto che in antichità il battesimo veniva fatto solo agli adulti e che avveniva per immersione completa del fedele. Se avevo visto vasche più o meno grandi, risalenti a questo periodo, non mi era mai capitato di visitare un edificio simile.

Beh, all’interno del Battistero di San Giovanni in fonte non ci sono vasche o tinozze ma un vero e proprio fiume che scorre libero all’interno della chiesa.

Ne abbiamo documentazione già nel VI secolo e persistono brandelli di affreschi di epoche successive, purtroppo mal conservati sia a causa dell’umidità che dell’abbandono progressivo dell’edificio. Le murature di tipo romano, le acque gelide del torrente, la campagna tutta intorno rendono questo battistero poetico e incredibile. Assolutamente da inserire nella lista di cosa fare in Cilento!

Non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere!

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Pisciotta: dove il mare incontra la montagna

Pisciotta è un piccolo comune che domina la valle da un’altura.

Si trova all’interno del parco nazionale vallo di Diano ed ha conservato tutto il suo fascino medievale. I piccoli vicoli, le casette in pietra e l’atmosfera rilassata, ti trasporteranno indietro nel tempo. Il paese è dominato dal gigantesco palazzo marchesale Pappacoda e dalla bella chiesa cinquecentesca dedicata ai santi Apostoli Pietro e Paolo. Io ho avuto la fortuna di arrivarci al tramonto, te lo consiglio!

Ho inserito Pisciotta tra i luoghi da visitare in Cilento anche per la bellezza delle sue spiagge. Si sa che in Cilento ci sono alcune delle spiagge più belle d’Italia e quella di Pisciotta è forse una di queste!

Il litorale di Pisciotta è stato premiato con la bandiera blu per l’estrema pulizia e bellezza. Si tratta di una spiaggia fatta di sabbia a ciottoli circondata dagli ulivi e dalle abitazioni del paese, non molto distante.

Il mare a Pisciotta è davvero spettacolare. L’acqua è talmente cristallina e pulita da ricordarmi la vacanza a Rodi. Ti fa venire voglia di restare in acqua per ore e ore.

Nei dintorni ci sono altre spiagge bellissime tra cui quella sabbiosa di Pietracciaio o quelle più ciottolose verso Ascea e Palinuro.

Ti consiglio di farci una passeggiata se vuoi respirare l’atmosfera del Cilento!

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Cosa vedere in Cilento: Marina di Camerota

Se vuoi sapere cosa vedere in Cilento, non potevo non annoverare Marina di Camerota.

Con le sue spiagge, tra le più belle d’Italia, è una delle località balneari più famose della Penisola. La straordinaria bellezza del luogo attrae da anni turisti da tutto il mondo. Inoltre, se stai cercando una spiaggia nudisti in Cilento, la spiaggia del Troncone è una delle poche nel nostro Paese in cui è permesso il naturismo.

Come per Acciaroli e Pisciotta, anche la spiaggia di Marina di Camerota ha ricevuto le cinque vele di Legambiente tanto che qui si trova anche lo splendido villaggio turistico del Touring.

Se sei come me, ti piace nuotare tra i pesci e stai cercando una spiaggia dove fare snorkeling in Cilento, la spiaggia di Marina di Camerota fa al caso tuo.

Qui il litorale di Marina di Camerota è piuttosto frastagliato e l’acqua ha scavato lungo la costa delle bellissime grotte a pelo d’acqua. Questa località del Cilento è talmente belle da essere stata scelta addirittura come set per alcuni film tra cui Gli Argonauti 2 e il recente Wonder Woman.

Tra le spiagge più belle di Marina di Camerota ti consiglio la spiaggia di S. Domenico, caratterizzata da sabbia bianca e mare turchese, si trova non molto distante dal centro storico e dal porto. Io ho fatto il bagno proprio qui e a tratti avevo l’impressione di trovarmi ai tropici. 

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La Certosa di Padula

Situata nel parco di Diano e dedicato a San Lorenzo, il monastero di Padula è uno dei posti più belli da visitare in Cilento.

Si tratta di un nucleo nato nel XIV secolo e poi risistemato in stile barocco. Capolavori di intarsi, affreschi, scale monumentali, sculture e molto altro ti lasceranno a bocca aperta! Purtroppo resta molto poco dello stile originale ma è sicuramente è dei luoghi più belli del Cilento.

Il complesso conta circa 350 stanze ed occupa più di 50.000 metri quadrati. Il chiostro della certosa di Padula è tra i più grandi d’Europa, circa 15.000 metri quadrati. La sua grande estensione, rende la certosa di Padula la seconda più grande in Europa dopo quella di Grenoble in Francia. Incredibile vero?

L’importanza di questo centro ha fatto si che nel 1998 l’UNESCO l’abbia dichiarata Patrimonio dell’Umanità e solo 4 anni più tardi la Regione Campania l’ha inserita nel novero dei Grandi Attrattori Culturali.

Insomma, se anche tu sei un amante dell’arte e della storia non puoi lasciarti scappare questo luogo così denso d’arte e di storia.

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Capo Palinuro e l’arco naturale

Il mare a Capo Palinuro è uno spettacolo.

L’acqua è limpida e si trovano tantissimi pesci e specie diverse. Noi abbiamo fatto una gita in barca che ci ha condotti sino alla grotta azzurra, un’insenatura marina con un’apertura sotterranea che lascia passare la luce rendendo l’acqua di un azzurro irreale. 

Abbiamo potuto nuotare in una piccola baia lungo il litorale e non me ne sarei mai voluta andare tanto era pieno di pesci! 

Splendido anche l’arco naturale scavato dal mare che si trova poco lontano: con i secoli il mare lo corroderà definitivamente ma per ora abbiamo ancora l’opportunità di godere di questa meraviglia della natura.

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Il parco nazionale del Cilento e vallo di Diano

In questo parco naturale si trova una natura eterogenea e sostanzialmente incontaminata. E’ uno dei parchi nazionali più grandi d’Italia e possiede paesaggi molto vari, dal mare alla montagna, dalle grotte ai fiumi.

L’insediamento umano in quest’area, ricca di grotte, risale al Paleolitico medio (500.000 mila anni a.C.). Tutta l’area è protetta e consente di godere delle bellezze della natura unite a quelle artistiche.

L’area è caratterizzata da un’enorme varietà di bellezze naturali. Oltre all’area costiera, nel Parco Nazionale del Cilento ci sono zone montane, foreste e fiumi che rendono l’habitat incredibile sia dal punto di vista faunistico che per la grande varietà di piante autoctone.

All’interno del parco si trova anche un altro gioiello marino: Porto Infreschi, eletta nel 2014 spiaggia più bella d’Italia da Legambiente.

Si tratta di un porto naturale ed è uno dei luoghi più belli e suggestivi da visitare in Cilento. Porto Infreschi è un piccolo angolo di paradiso sulla terra, già conosciuto dagli antichi romani perché costituisce un ottimo approdo naturale.

Qui le onde si infrangono spumeggianti contro le bancate rocciose e spesso sono stati perfino avvistati i delfini, attirati dalla grande abbondanza di pesce.

Se stai cercando un posto insolito dove fare il bagno in Cilento te lo consiglio caldamente.

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Opinioni sul Cilento

Cosa ne pensi di questa bellissima terra?

L’hai già visitata o hai intenzione di andarci prossimamente?

Scrivimi pure qui sotto se hai bisogno di qualche suggerimento o se vuoi consigliarmi delle mete che mi sono sfuggite.

Hai mai pensato di visitare Civita di Bagnoregio? Questa città, soprannominata la “città che muore”, è unica al mondo. Ti spiego in questo post perché!Visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio e i calanchi

Civita di Bagnoregio si trova nei pressi del lago di Bolsena nella valle dei calanchi. Il terreno infatti è prevalentemente argilloso e tufaceo, il ché ha prodotto una notevole erosione dovuta alle precipitazioni e ai fiumi che vi passano, rendendo il paesaggio molto caratteristico. 

La progressiva erosione del terreno circostante sta condannando la città a morte: un giorno Civita di Bagnoregio crollerà, scomparendo inesorabilmente!Visitare Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio: 2500 anni di storia…

Questo territorio è abitato dall’epoca degli etruschi, quando fondarono un villaggio proprio su questa collina. La posizione strategica permetteva di controllare tutta la valle circostante. Le vie d’accesso alla città erano garantite da 5 porte, cui conducevano suggestive strade scavate nella roccia. Già all’epoca l’erosione costituiva un problema rilevante, al punto che gli etruschi e poi i romani, scavarono e arginarono fiumi per salvare la piccola Civita.

Gli edifici sono soprattutto di epoca medievale e rinascimentale mentre il grande ponte di accesso risale al 1965. Buona parte del paese originale franò con il terremoto del 1695.

Non mancano testimonianze del periodo etrusco e romano, come una necropoli antica.Visitare Civita di Bagnoregio

Qualche curiosità per visitare Civita di Bagnoregio

Da alcuni anni, Civita di Bagnoregio è divenuta un centro di interesse turistico, proprio perché è la “città che muore”. Ma non è questa l’unica ragione. E’ stata proprio Civita ad ispirare il capolavoro di animazione di  Hayao Miyazaki “La città incantata”, rendendo famoso il piccolo paese nel paese del Sol Levante.

Un altro dato sorprendente è il numero degli abitanti: Civita di Bagnoregio contava nel 2011 solamente 16 persone in tutto il paese!

Visitare Civita di BagnoregioInformazioni pratiche per visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio è possibile solo dietro pagamento di un biglietto d’ingresso di 3 euro giorni feriali e 5 euro a persona nei giorni festivi. Un parcheggio, anch’esso a pagamento, si trova a poca distanza dal ponte, di 300 metri, che collega la città. Il ponte è percorribile solo a piedi.

Civita di Bagnoregio è un luogo incantevole, che sembra rimasto sospeso nel tempo ai secoli passati. Passeggerete tra fiori, casette di pietra e piccole chiese ma non c’è niente da “vedere” veramente. E’ bello nel suo complesso, è bello il paesaggio, è unico al mondo ma non ha un’attrazione nello specifico.

Potrebbe interessarvi il museo geologico e delle frane, per capire meglio il territorio e le sue peculiarità. Tuttavia di borghi simili e molto meno turistici di Civita di Bagnoregio ce ne sono molti, ad esempio Pitigliano (di cui abbiamo parlato qui).

Vi consiglio comunque di visitarla, potremmo essere tra le ultime generazione ad avere il privilegio di farlo!

Visitare Civita di Bagnoregio

Questo post è diverso da tutti gli altri mai scritti e che mai scriverò. Castel Santa Maria per me è un luogo quasi sacro, che amo come nessun altro posto al mondo. La mia famiglia proviene da questo piccolissimo paesino sull’Appennino, che si trova in Umbria, tra Norcia e Cascia. E’ stato il mio primo viaggio a due mesi di vita ed è dove voglio essere sepolta, alla fine di tutto.

Ecco perché è così speciale e cosa ha di incredibile.

Castel Santa Maria: storie di terremoti

In cima ad una montagna, sorgeva sin dagli albori della civiltà, un piccolo villaggio. Non sappiamo esattamente da quanto l’uomo si sia insediato sul nostro colle, poiché le prime testimonianze risalgono al medioevo, quando era già un Castro (castello) sotto il controllo di Norcia.

A Castel Santa Maria si viveva di agricoltura e pastorizia: ho l’impressione che i secoli siano passati più o meno tutti simili. Poi, nel 1703, venne il terremoto, che distrusse il castello, uccise 25 dei 75 abitanti complessivi e costrinse i castellani a ricostruire il paese poco più sotto. Prima e dopo ce ne furono altri di terremoti, ma mai così distruttivi.

Nel 1979 un altro terremoto lo rase al suolo,  stavolta definitivamente. Il paese fu riedificato sulla collina accanto, perdendo il suo fascino di antico villaggio e diventando una fila di identiche villette a schiera in cemento armato.

Nel 2016, anche queste case antisismiche sono state danneggiate. Solo 3 su più di 30 sono ora agibili. Vi ho parlato del terremoto de 2016 e di cosa abbiamo perso in questo post.castel-santa-maria

Il tesoro di Castel Santa Maria: la Madonna della Neve

Nel piccolo villaggio di pastori c’era però un tesoro di valore enorme per la gente del posto. Si trattava di un santuario, di pianta ottagonale, edificato ispirandosi ad un disegno di Bramante. Era dedicato alla Madonna della Neve, poiché anche a Castel Santa Maria, in mezzo alle montagne, c’era stato un miracolo.

Un uomo, travolto da una tormenta di neve, era rimasto intrappolato sotto alla coltre gelata. Gli abitanti del paese riuscirono a liberarlo solo tre giorni dopo e lo trovarono incredibilmente ancora vivo. Il viandante si era infatti votato alla Madonna e aveva a lungo pregato. In quel luogo, ai piedi del paese,  iniziò la costruizione della chiesa nel 1565, grazie alle donazioni popolari.

La chiesa fu affrescata dai pittori locali, gli Angelucci da Mevale, e sopravvisse a vari terremoti, tra cui quello del 1703. Non scampò tuttavia alla scossa del 1979, che distrusse quattro delle sue otto facciate.

C’è chi dice che furono i lavori di ristrutturazione ad appesantirne troppo la volta e a causarne il crollo. Quello che sappiamo per certo è che la chiesa fu lasciata in uno stato di sostanziale abbandono fino ad oggi.

La Madonna della Neve è stata la mia tesi di laurea e probabilmente uno dei motivi per cui ho deciso di studiare storia dell’arte: volevo impedire che monumenti del genere fossero lasciati alle intemperie come se non valessero nulla.castel santa maria

Perché Castel Santa Maria è un posto incredibile

Perché questo paesino tra gli Appennini è così incredibile per me? Sicuramente perché sono affezionata al paese e alle persone che lo frequentano, ma penso che gran parte del suo fascino sia dovuto al fatto che intorno non c’è niente.

O forse sarebbe meglio dire che intorno c’è tutto. 

E’ immerso nel verde del parco dei monti Sibillini: ci sono campi di grano, lepri, volpi, cinghiali, lupi e cervi. Ci sono aquile, poiane, falchi, ricci e talpe. C’è l’aria fresca e ci sono delle tempeste meravigliose. Ci sono dei tramonti magici e delle notti piene di stelle.

A Castel Santa Maria c’è la natura, una natura identica da secoli e piena di fascino, di energia e di bellezza. E’ per questo, penso, che amo così tanto quelle montagne.castel santa maria

I progetti per Castel Santa Maria

In questo periodo sono un pò assente dal blog perché sto lavorando molto ad uno dei più grandi sogni della mia vita: ricostruire la Madonna della Neve.

Dopo 40 anni, sembra che questo sogno possa finalmente avverarsi, anche se non è facile e richiede molto impegno. Ricostruire la chiesa ora può sembrare privo di senso ma è tutto il contrario: in un momento in cui tutte le chiese di Norcia sono andate distrutte, ridare vita ad un’opera d’arte può contribuire a creare un indotto turistico, in tutto il territorio senza contare il significato simbolico che assumerebbe. Ridarebbe vita al paese e magari potrebbe contribuire a creare del lavoro. Tornerebbe ad essere un luogo di aggregazione per tutte le persone della montagna, di preghiera e di pellegrinaggio, come è stato per secoli.

La proloco di Castel Santa Maria si sta occupando di promuove e diffondere la nostra storia. Per questo abbiamo aperto una pagina facebook che si chiama Ritorno a Castello dove raccontiamo la storia del paese e le iniziative per promuovere il progetto. Se vi interessa, mettete mi piace, ci sono un sacco di eventi che bollono in pentola!

Ci sono dei luoghi in cui la storia di Roma antica, la nostra storia, non solo è visibile, ma è palpabile. La si può respirare e, con un po’ di immaginazione, la si può vivere.

Il porto di Ostia antica è proprio uno di questi luoghi.

Molto simile agli scavi archeologici di Pompei o Ercolano (ma anche alle rovine di villa Adriana a Tivoli), visitare il porto di Ostia antica ti riporterà indietro nel tempo di 2000 anni.

Ostia antica fu fondata nel IV secolo a.C. come colonia di Roma e ingrandita notevolmente in epoca imperiale. Era qui che sfociava il Tevere nei tempi antichi, anche se sembra inverosimile vista la distanza attuale della zona archeologica dal mare (colpa dei detriti portati dal fiume!).

Oggi il parco di Ostia Antica è uno dei più belli e famosi del mondo.

Scoprilo con me!

Visitare Ostia Antica: un viaggio nel passato

Entrando nel parco archeologico di Ostia Antica ci si trova subito a percorre il decumano massimo e in un mondo completamente diverso: le mura delle case, le colonne dei templi o delle terme, le statue di personaggi pubblici, iscrizioni e mosaici, ci accompagnano ad ogni angolo.

La città è enorme e vi si trovano ogni sorta di costruzioni: il più suggestivo è decisamente il teatro con i suoi gradoni spogli, con tre maschere scolpite sullo sfondo, che ci ricordano di quanto l’opera teatrale fosse sacra e divertente in epoca classica.

Il teatro di Ostia antica

Il teatro di Ostia Antica fu costruito in epoca augustea (12 a.C.). Venne più volte restaurato ed ampliato, sino a raggiungere una capienza di circa 4000 persone. Un tempo era arricchito da sculture, epigrafi e lastre marmoree. Ospitava rappresentazioni comiche, tragiche ma anche giochi acquatici, realizzati tramite condutture che portavano l’acqua alla cavea.

Ho avuto la fortuna di fermarci a fare una pausa proprio mentre una scolaresca, di circa trenta ragazzi indiani, si esibiva in danze e canti corali, con musica latina, inglese e indiana.

L’emozione è stata indescrivibile!

Ecco come dei bambini venuti dall’altro lato del mondo, semplicemente con le loro voci, con i loro gesti, possono ridare linfa vitale ad un luogo dimenticato dai secoli.

Dopo duemila anni, l’acustica all’interno del teatro di Ostia Antica è ancora perfetta, le sensazioni così travolgenti da farmi commuovere. Chissà se chi l’ha costruito avrebbe mai potuto pensare che, duemila anni dopo, si sarebbe ballato su quelle pietre al ritmo di Jennifer Lopez e canti gregoriani!

Per un istante ho visto quei gradoni luccicare di marmi, e sulla scena degli attori recitare il latino, le voci amplificate dalle maschere, i vestiti sgargianti. E mi è venuta una nostalgia tremenda.

Dall’inizio del ‘900, quando fu riportato alla luce, il teatro di Ostia Antica fu utilizzato per varie rappresentazioni classiche, nelle sere d’estate. Spero tanto di poter assistere ad una di queste serate, appena inizia l’estate, e di poter ascoltare (magari in latino)  le battute ancora simpaticissime delle commedie di Plauto.

Le case romane a Ostia Antica

Passeggiare tra le antiche domus di Ostia Antica è stato come tornare indietro nel tempo.

Le domus non solo possono essere osservate dall’esterno ma potrai entrare, affacciarti alle finestre e, con un po’ di fantasia, osservare qual mondo perduto eppure ancora così vicino ed attuale.

Come le moderne città d’Europa anche Ostia Antica era suddivisa in quartieri. Passeggiando lungo le strade di basoliti potrai passare attraverso i quartieri popolari della città, caratterizzati dai resti delle antiche insulae. Queste erano infatti le case “popolari” dell’epoca di cui oggi, purtroppo, conserviamo solo il piano terra.

Oltre alle abitazioni, ad Ostia Antica sono ancora ben visibili locali commerciali antichi di 2000 anni, gli spazi occupati dalle botteghe degli artigiani e perfino i solchi dei loro carri, resi indelebili sul manto stradale.

A Ostia Antica potrai entrare all’interno degli edifici pubblici come le antiche terme romane, il bellissimo anfiteatro e le palestre in cui gli antichi romani già si prendevano cura del loro corpo. Insomma uno spaccato di umanità così vicino al nostro modo di vivere eppure così lontano nel tempo da sembrare inverosimile.

Tra i vicoli della città è possibile trovare perfino le latrine pubbliche a testimonianza di quanto la civiltà romana fosse già socialmente avanzata.

Cosa non perdere a Ostia Antica

Tra gli edifici più importanti che puoi trovare ad Ostia Antica, oltre al magnifico teatro, non puoi assolutamente perderti le bellissime Terme di Nettuno. Questa struttura ospita ancora dei mosaici stupendi e sono ancora ben riconoscibili gli spazi destinati per la cura del corpo e l’attività fisica.

Come ogni grande città anche Ostia Antica era a rischio incendi. Ecco perché gli antichi romani pensarono bene di costruire una caserma per i vigili del fuoco. Oggi questo edificio è ancora visitabile anche se resta solo il piano terra. Tuttavia è ancora riconoscibile l’ampio cortile e le fontane che venivano utilizzate come approvvigionamento di acqua ma anche per le abluzioni e i bagni.

Infine ti segnalo il Thermopolium della via Diana. Se pensi che i pub siano un’invenzione moderna ti sbagli di grosso. Gli antichi romani amavano molto la vita pubblica e per questo motivo avevano già previsto delle strutture che potessero avere la funzione di ritrovo sociale. Il Thermopolium può essere considerato come una vera e propria locanda dell’epoca. L’edificio è conservato molto bene e ci fa capire come il nostro stile di vita non è così cambiato negli ultimi 2000 anni.

L’incuria a Ostia antica

Purtroppo, vista anche l’enormità del patrimonio architettonico che ci è stato lasciato, ho trovato alcune zone di Ostia antica in uno stato di semi-abbandono.

Mi sono sentita davvero abbattuta quando mi sono trovata faccia a faccia con un mosaico ricoperto da piante infestanti o di fronte ad un affresco lasciato alle intemperie. Inoltre i pannelli esplicativi sono piccoli, molti sono sbiaditi o rimossi. Non ho visto alcun tipo di sorveglianza e gli affreschi sono poco “protetti” da tettoie risalenti a non si sa quanti anni fa.

Dovremmo fare di più per proteggere e preservare questo e tutti gli altri siti archeologici che fanno parte non solo del nostro patrimonio artistico ma della nostra memoria storica.

Informazioni pratiche su Ostia Antica

Per arrivare ad Ostia Antica con i mezzi pubblici puoi prendere la linea ferroviaria Roma-Lido da Piramide, San Paolo o Eur Magliana e scendere alla fermata Ostia Antica. Il viaggio in treno da Roma a Ostia dura circa mezz’ora.

Una volta scesi alla fermata Ostia Antica, la biglietteria del parco archeologico si troverà a pochi passi e non avrai il problema di dover cercare parcheggio.

Solitamente la biglietteria per il parco archeologico di Ostia Antica non è molto affollata e il prezzo del biglietto è di 10 euro per gli adulti, ridotto a 6 per i bambini.

Per info sugli orari e altro puoi cliccare qui.

Commenti su Ostia Antica?

Hai mai avuto la possibilità di visitare questo parco archeologico?

Se hai dei dubbi o vuoi raccontarmi la tua esperienza scrivimi qui sotto nei commenti.

Se stai pensando di fare un giro presso uno dei laghi più famosi d’Italia, non puoi certo lasciarti sfuggire l’occasione di entrare nel castello di Bracciano. Questa località vicino Roma deve infatti molta della sua fama al bellissimo Castello Orsini-Odescalchi.

Ho avuto la possibilità di entrare nel castello di Bracciano in una giornata piuttosto uggiosa e malinconica. Il clima ideale per passeggiare tra sue antiche ed enormi sale ricordando il passato.

Questo è uno dei luoghi più suggestivi della città di Bracciano: la vista che si gode sul lago è semplicemente magnifica ed il castello è reso ancora più affascinante dalle numerose piante rampicanti che in alcuni punti lo avvolgono completamente.

Sei pronto a scoprire di più su questo bellissimo castello vicino Roma?

Si parte!

La storia del castello di Bracciano

Il castello di Bracciano fu costruito dalla famiglia Orsini. Oggi è invece proprietà della famiglia Odescalchi. Questi ultimi ne entrarono in possesso nel 1696 e lo abitano tutt’ora in un ala privata non accessibile dai turisti.

A metà tra un palazzo ed una fortezza militare, questa struttura ha radici medievali ma fu eretta così come la vediamo nel 1470.

Cosa c’è all’interno del Castello di Bracciano

Ho visitato personalmente gli interni del castello di Bracciano e ne sono rimasta molto colpitaSi passa nelle varie sale di rappresentanza fino al grande salone, attraversando i secoli, gli affreschi e gli arredi antichi.

I quadri alle pareti ci parlano delle persone che lo hanno popolato e dei nobili personaggi che vi furono ospitati. Ogni angolo ha la sua piccola storia da raccontare!

I soffitti lignei del castello, finemente affrescati ma rimaneggiati per la maggior parte nell’800, lasciano a bocca aperta

Vi sono splendidi affreschi di autori come Antoniazzo Romano con il suo ciclo sulla vita della nobildonna, i fratelli Zuccari o Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo.

Questo antico maniero è unico proprio grazie al mosaico di stili che si alternano tra le varie stanze, rendendolo un vero e proprio scrigno d’arte.

La sanguinosa leggenda del castello di Bracciano

Vuoi conoscere la leggenda del Castello di Bracciano?

Pare che Isabella de’ Medici, moglie di Paolo Giordano Orsini, tradisse frequentemente il marito con alcuni giovani. Una volta terminato l’amplesso, se ne sbarazzava facendoli precipitare in una botola posta sul pavimento. Le botole non sono mai state trovate quindi si pensa sia solo una leggenda.

Il marito, scoperto il tradimento della bella sposa, la strangolò con un nastro, aiutato da un sicario. Questo omicidio è storicamente dimostrato.

Ad infittire il mistero ci sono pervenuti dei carteggi tra Isabella ed il cugino del marito, che spingono a pensare che avesse davvero relazioni extraconiugali. Quanto c’è di vero non lo sapremo.

Si dice che il fantasma aleggi ancora per le stanze!

il castello di bracciano

Matrimoni famosi al castello di Bracciano oggi

Il castello di Bracciano, oltre ad essere aperto per le visite, ospita anche alcuni eventi mondani tra cui banchetti e matrimoni.

Tra i matrimoni più famosi che si sono svolti all’interno del Castello di Bracciano ci sono quello di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker e, nel 2006, quello tra Katie Holmes e Tom Cruise che, tra le altre cose, ha anche cercato di acquistare l’intero castello.

il castello di bracciano

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Quanto costa l’ingresso per il castello di Bracciano

Il biglietto intero costa 7.50 e la visita è accompagnata da una guida: il gruppo parte ogni 20 minuti nei giorni festivi e ogni ora nei giorni feriali, altre info a questo link.

Non ci sono riduzioni che per i bambini.

il castello di bracciano

Commenti sul castello di Bracciano?

Hai mai visitato il Castello di Bracciano? Cosa ti ha emozionato di più?

Scrivimelo qui sotto!

La bellissima chiesa di Santa Maria del Popolo ha una storia davvero unica.

Leggende di streghe, fantasmi e malefiche riunioni in un bosco di pioppi lasciano spazio ad una delle chiese più belle di Roma.

In questo edificio vi sono capolavori inestimabili di alcuni dei più importanti artisti italiani e un’icona bizantina antichissima.

Scopri tutti i segreti e le bellezze che nasconde!

Santa Maria del Popolo a Roma

Santa Maria del Popolo fu costruita su un luogo molto particolare, uno dei luoghi più macabri di Roma.

Proprio qui, prima della chiesa, sorgeva la tomba dell’imperatore Nerone il più grande persecutore dei cristiani. Tutto intorno vi era un boschetto di pioppi che si diceva fosse infestato di spiriti maligni. Secondo le superstizioni popolari, in questo bosco, sempre sorvolato da neri corvi, si riunivano  streghe e fantasmi.

Il popolo era cosi preoccupato che verso il 1100 la zona fu esorcizzata e poi sistemata: gli alberi vennero tagliati e vi fu eretta una prima cappella, seguita da una vera e propria chiesa nel 1227.

Secondo alcuni, i materiali furono acquistati grazie alle elargizioni del popolo romano, da cui il nome della chiesa. Secondo altri il nome Santa Maria del Popolo e piazza del Popolo derivano invece dapioppo” che in latino si dice “populus”. La chiesa quindi forse sarebbe Santa Maria del Pioppo e non del Popolo!

Interno di Santa Maria del Popolo

Piazza del Popolo e la sua chiesa

D’altronde la piazza del Popolo ha una lunga e macabra tradizione: proprio qui, sino alla metà dell’800 avvenivano le esecuzioni capitali. Anche il famoso “muro torto” che costeggia la piazza fu a lungo considerato demoniaco per la sua forma “torta” appunto.

Santa Maria del Popolo fu successivamente  ristrutturata in forme rinascimentali nel tardo ‘400 e poi barocche nel 1650 circa. All’interno dell’edificio hanno lavorato alcuni tra i più importanti artisti ed architetti della storia dell’arte italiana: Raffaello, Bernini, Caravaggio e Carracci.

Continua a leggere per scoprire i capolavori che hanno lasciato in Santa Maria del Popolo!

Tomba nella cappella Chigi

La cappella Cerasi: due capolavori di Caravaggio e uno di Carracci

Nella cappella Cerasi sono conservate tre incredibili tele. Puoi trovarle nel transetto, a sinistra dell’altare.

Queste opere sono di due grandi artisti coevi ma diversissimi, Caravaggio e Annibale Carracci. Sulle pareti destra e sinistra si trovano i due fondatori della chiesa in due momenti topici della loro vita: la vocazione di San Paolo ed il martirio di San Pietro opera di Caravaggio.

Nella vocazione, San Paolo è rappresentato ad occhi chiusi, caduto da cavallo, nell’atto di ricevere la visione di Dio che gli consentirà poi di convertirsi e compiere la sua missione. Il giovane soldato, incredulo, ha le braccia spalancate e quasi arretra. La luce è tutta sul suo corpo e non si notano il servo ed il cavallo che fanno da cornice al miracolo. Il cavallo non schiaccia Paolo proprio per intervento divino infatti è ritratto con la zampa sollevata, mentre guarda il suo padrone.

Nel martirio di San Pietro invece, Caravaggio dà sfoggio del suo crudo realismo. La luce è tutta concentrata sul santo che sta per essere crocifisso a testa in giù. I suoi carnefici non hanno volto e sono ritratti nell’atto di tirare su la croce, in un complesso sistema di spinte e trazioni. Da notare ancora una volta i piedi sporchi di uno di loro in primo piano. Caravaggio infatti prendeva come modelli persone del popolo e le ritraeva, a volte con grande scandalo, in tutto il loro realismo anche nei particolari più sordidi.

Tra questi due capolavori vi è anche l’assunzione della Vergine di Annibale Carracci. La Madonna esce vittoriosa dal sepolcro sorretta da angioletti che la portano verso il cielo. I due principi degli apostoli, Pietro e Paolo, assistono sorpresi all’evento e quasi spaventati dall’improvvisa ascensione della Vergine.

I dedicatari della cappella erano infatti i due santi e la Madonna.

La cappella Chigi: il genio di Raffaello, le forme di Bernini

La cappella Chigi, lungo la navata sinistra, fu progettata da Raffaello. Fu lui a disegnare la decorazione a mosaico della cupola che fu eseguita da Luigi De Pace. Le tombe Chigi in Santa Maria del Popolofurono pensate dall’artista come simboli di eternità e quindi resurrezione dell’anima, e simbolo della trinità.

La cappella fu sistemata da Bernini che la arricchi con due splendide sculture: la celebre Abacuc e l’angelo e la splendida Daniele e il leone. La statua con il profeta Abacuc è particolarmente teatrale, con l’angelo che chiede al profeta di soccorrere Daniele che si trova nella fossa con i leoni. Le due statue infatti fanno parte della stessa narrazione.

Sul pavimento vi è una tarsia rappresentante la morte alata. Tutti i lettori di Angeli e Demoni la ricorderanno ma in realtà fu ideata da Bernini con la scritta Mors ad caelos, per comporre, con le lettere maiuscole, la date di esecuzione dell’opera: MDCL cioè 1650.

Abacuc e l’angelo

Un’icona dipinta da San Luca in persona

Sull’altare maggiore di Santa Maria del Popolo vi è una delle icone bizantine più belle di Roma. Attribuita addirittura a San Luca, quest’icona fu portata dal Laterano a Santa Maria del popolo verso il 1231 da Papa Gregorio IX.

Fu molto imitata in epoca rinascimentale e anche successivamente ma forse è essa stessa una copia di una precedente icona bizantina.

Tra le chiese più belle di Roma

Santa Maria del Popolo è una delle chiese più belle di Roma e di notevole importanza storica. 

Nonostante questo, tra le chiese importanti della capitale, è forse quella meno conosciuta e meno visitata dai turisti. In pochi infatti sono a conoscenza dei tesori che nasconde e quindi passa in sordina rispetto alla vicinissima piazza del popolo, piazza di Spagna o una passeggiata sul Pincio

Tu cosa ne pensi? Sai mai entrato in questa bellissima chiesa di Roma?

Vuoi fare un tour della Puglia e vuoi saperne di più sulla bellissima cattedrale di Ruvo? Ti trovi nel posto giusto!

La Puglia è una regione meravigliosa capace di offrire paesaggi meravigliosi e bellezze naturali ed artistiche a non finire.

Possiede alcune splendide cattedrali in stile romanico pugliese, tra le quali spicca per originalità la cattedrale di Ruvo di Puglia, piccolissima località dell’entroterra.

concattedrale di Ruvo di Puglia, dedicata a Santa Maria Assunta e rappresenta uno dei più importanti esempi di romanico pugliese. L’edificio è sicuramente la chiesta più importante della città di Ruvo oltre ad essere il fulcro del centro storico della città.

Ho avuto la possibilità di visitare Ruvo durante uno dei miei viaggi a Matera da cui Ruvo non è molto distante.

In questo articolo ti racconto cosa mi ha colpito di più e la storia di questa signora di pietra che trae le sue origini fin dalla preistoria.

La storia di Ruvo di Puglia

Questa cittadina, di origini antichissime, fu prima insediamento preistorico, poi importante centro della Magna Grecia e città Romana. Dopo le invasioni barbariche, conobbe una ripresa economica e culturale sotto Federico II di Svevia,  che fece erigere anche la splendida cattedrale.

La cattedrale di Ruvo e la facciata a salienti “scoscesi”

Il modello della cattedrale di Ruvo ricalca quello presente in tante località pugliesi: la facciata a salienti (una successione di spiovenze di diversa altezza), il grande rosone centrale e una quantità di fantasiose ed affascinanti sculture. In questo caso più degli altri, la forma degli spioventi è molto accentuata.

Come nelle altre chiese coeve, graziosi archetti fanno da contorno al profilo di questa struttura, sostenuti da foglioline e animaletti. All’interno della cattedrale di Ruvo sono da notare i capitelli, le parti di affresco rimaste e le varie sculture medievali, come pure le pietre tombali usurate dal tempo.

L’ipogeo della cattedrale di Ruvo: memorie dei peuceti

Il vero tesoro della cattedrale di Ruvo, tuttavia, è il suo sottosuolo. L’entrata all’ipogeo costa 2 euro e e li vale tutti. Si conservano infatti sepolture risalenti ai peuceti, popolazione preromana, i mosaici di una domusc he vi sorse nei primi secoli dopo Cristo, e il basamento, nonché uno dei muri, della cattedrale che precedette quella attuale, risalente gli inizi dell’XI secolo e crollata probabilmente intorno al 1088.

L’attuale struttura della cattedrale, costruita tra il XII e il XIII secolo, poggia ancora su queste antiche basi.

Un’altra curiosità da sapere è che il campanile, staccato dal corpo della chiesa, è precedente ad essa: risale infatti all’anno 1000 ca, e fungeva, in principio, da torretta di osservazione.

Personalmente è valsa la pena di andare a visitare questa località anche solo per la cattedrale, tuttavia deve essere notevole anche il museo di Palazzo Jatta, che racchiude importanti reperti locali sia preistorici che di epoca greco-ellenistica. Purtroppo io l’ho trovato chiuso.

Cosa visitare a Ruvo?

Hai mai visitato questa città della Puglia?

Ci sono altre cose che vale la pena visitare?

Scrivimelo qui sotto nei commenti!

Sull’Aventino si trova uno dei luoghi più romantici di Roma. Si tratta del famoso buco della serratura da cui è possibile osservare la cupola di San Pietro. In pochi sanno però che, al di la della porta, si trova uno dei più bei giardini di Roma: il giardino del priorato di Malta.

Se hai appena scoperto questo luogo suggestivo e vorresti scoprire come visitare il priorato di Malta sull’Aventino, devi sapere che le visite sono concesse solo su prenotazione e solo in alcuni precisi orari e giorni della settimana.

Se vuoi passare la porta del “buco della serratura” più famoso di Roma, visitare i bellissimi giardini e capire più a fondo chi sono questi misteriosi cavalieri, non ti resta che visitare l’antica Villa Magistrale sul colle Aventino.

Io l’ho fatto! Sei pronto a scoprire la mia esperienza? Te la racconto qui sotto.

I cavalieri di Malta, tra mito e realtà

C’è chi ancora confonde i Cavalieri di Malta con i Templari, chi pensa che siano un ordine monastico e chi crede che siano tutti maltesi. Sull’ordine dei cavalieri di Malta in generale regna una grande confusione.

Io stessa, varcata la porta del Priorato di Malta sull’Aventino a Roma, mi aspettavo di trovare uomini intonacati a cavallo, una spada in un fianco e una croce a otto punte sul mantello.

In realtà quest’ordine antichissimo ha perso gran parte del suo carattere militare e si occupa soprattutto di assistenza. Si tratta infatti di un ordine ospedaliero. L’avresti mai detto?

Continuate a leggere per scoprire la loro incredibile storia!

 La villa del priorato di Malta ed il giardino

La villa del Priorato di Malta

La villa del Priorato di Malta o villa Magistralis si trova sul colle Aventino a Roma, in una posizione rialzata dalla quale si può ammirare tutta la città. In epoca romana, dove oggi sorge questa splendida sede, si trovavano dei templi pagani.

Dopo le devastazioni delle invasioni barbariche, vi fu costruito un monastero benedettino che poi fu poi ceduto ai templari. Dopo la soppressione di questo ordine, da cui deriva la confusione di molti, i cavalieri di Malta vi stabilirono il loro priorato.

Nel 1765 si decise di ristrutturare la villa: l’opera fu affidata a Giovanni Battista Piranesi. Fu lui a costruire la bella piazzetta antistante l’ingresso, lui a ricostruire la piccola chiesa di Santa Maria del Priorato e a creare la straordinaria prospettiva del “buco della serratura”.

Ma non è finita qui!

 Roma vista dal priorato di Malta

Il buco della serratura a Roma e l’illusione ottica di Piranesi

Il buco della serratura del priorato di Malta è famoso perché permette di avere una visuale perfettamente inquadrata della cupola di San Pietro in Vaticano. Ogni giorno e ogni sera, romani e turisti si recano in quello che è diventato uno dei luoghi più romantici di Roma, solo per ammirare il trompe d’oeil che ci ha regalato Piranesi.

La prospettiva dal buco della serratura del priorato di Malta è stata studiata dall’architetto per farla sembrare molto più vicina di quanto non sia in realtà.

Se infatti avrai la possibilità di entrare nel Priorato di Malta sull’aventino, ti potrai rendere conto che percorrendo lo stretto corridoio fatto di piante intrecciate infatti, si accede alla terrazza e la cupola si mostra molto più lontana di quello che sembra.

Inquadrare tra le piante la basilica più importante di Roma dà infatti l’illusione che sia più grande e quindi più vicina!

All’interno del Giardino del Priorato di Malta

La parte che ho amato di più della villa è senza dubbio il giardino del priorato.

Qui si trova l’unica testimonianza rimasta dell’epoca templare a Roma, rappresentata da un piccolo pozzo in pietra, numerosi busti di uomini illustri e delle siepi a forma di croci, molto ben curate. Il risultato è di un’armonia perfetta, sembra di essere in un’oasi di pace che si affaccia su Roma.

Mi è piaciuto il corridoio di cespugli che crea la prospettiva sulla cupola di San Pietro. Ma siccome ho un debole per la storia e gli oggetti antichi, è normale che abbia anche una passione smisurata per gli alberi molto vecchi (non a caso ho scritto un libro che si chiama “Radici“!).

Al centro del giardino del Priorato di Malta si trova un cedro del Libano. Non si tratta di un albero qualunque: non solo è il più grande d’Europa ma ha più di 600 anni!! Ha un tronco enorme e rami ampi che coprono tutto intorno.

Si dice che perfino Michelangelo usasse riposare e disegnare sotto la sua ombra! Immagina la mia emozione quando mi hanno raccontato questa storia!

Il cedro del libano del priorato di Malta

La villa Magistrale di Piranesi: come una nave

Piranesi era un architetto geniale ma anche un massone e un fine simbolista. Per questa ragione decise di dare una forma ben precisa alla villa del priorato di Malta e di disegnarne i contorni perché, dall’alto, potesse apparire come una nave.

Il palazzo infatti ha una torretta su cui spicca la bandiera dell’ordine: è l’albero maestro. Il fitto intrico del giardino sono le corde della nave, pronte ad essere tirate per salpare l’ancora.

Questa simbologia rappresenta ovviamente la vocazione militare e di navigatori dell’ordine dei Cavalieri di Malta che passarono di isola in isola per tutto il Mediterraneo fondando città e villaggi che ancora oggi è possibile visitare.

La chiesa di Santa Maria del Priorato e i suoi significati simbolici

La simbologia all’interno della villa di Piranesi è presente soprattutto nella piccola chiesa che si trova accanto al palazzo. E’ qui che hanno luogo le cerimonie più importanti e che si trova il trono del gran maestro dell’ordine.

Questo edificio mi ha colpita perché è bianco sia all’esterno che all’interno e riesce ad essere sobrio ed elegante nonostante la ricchezza della decorazione. Sulla facciata scorgiamo quattro lesene scanalate con i simboli  dell’ordine gerosolimitano come la nave, la croce, armi ed emblemi militari. Il serpente qui non rappresenta il male ma riprende la vocazione ospedaliera dell’ordine: il serpente, attributo di Esculapio, antico dio della medicina, è ancora oggi rappresentato nel caduceo, simbolo della farmacia e della medicina.

Il colle Aventino inoltre era conosciuto come mons serpentarius, il monte dei serpenti.

Le due mezzelune incatenate rappresentano la sottomissione dei musulmani, eterni nemici dei cavalieri di Malta. I castelli invece ricordano le rocche dove si riparavano e si organizzavano per controllare le isole e combattere gli assalitori.

L’interno della chiesa di Santa Maria del Priorato: stratagemmi geniali e studio della luce

L’interno della chiesa è un originale mix tra sobrietà neoclassica ed esuberanza barocca: le forme sono regolari e semplici tranne che per la grande decorazione a stucco del soffitto, che celebra l’ordine, e le sculture dell’altare.

Queste sculture sono un’opera di Tommaso Righi e rappresentano il fulcro della chiesa in un intreccio di forme, raggi, puttini . In un bassorilievo vi è la Madonna con il bambino mentre sopra vi è San Basilio in gloria, molto venerato dall’ordine dei Cavalieri di Malta. Il santo poggia su un’arca, a metà tra un antico sarcofago ed una nave, ancora una volta, a ricordare la vocazione marinara e militare dei committenti.

Anche qui Piranesi utilizza uno dei suoi stratagemmi: il bianco dello stucco viene esaltato nei chiaroscuri delle sculture, dalla luce naturale proveniente da una finestra dietro l’altare, invisibile allo spettatore. La parte posteriore del gruppo è inoltre perfettamente levigata e senza decorazione per permettere alla luce di filtrare facilmente ed andare ad illuminare il santo assunto in cielo, come se fosse divina.

La tomba di Piranesi nella chiesa dei cavalieri di Malta a Roma

Piranesi volle essere sepolto proprio in questa piccola chiesa. La statua a grandezza naturale che fu posta a decorazione della sua sepoltura, fu realizzata da Angelini nel 1780. E’ una scultura unica a Roma per un monumento funebre di quell’epoca. Il grande architetto è ritratto pensoso, con tutti gli strumenti del suo mestiere, il compasso e la squadra.

Questi strumenti sono spesso associati anche alla massoneria di cui l’artista faceva parte. I massoni d’altronde nascono come una confraternita di costruttori tanto che il terminemaçon in francese designa ancora oggi il muratore.

Anche qui i rimandi simbolici non sono pochi.

Le torce rovesciate ad esempio, rappresentano la morte mentre il serpente intrecciato dietro alla testa dell’artista, l’uroboro, simboleggia l’eterna continuità degli eventi, della vita e dell’energia della natura.

L’artista è ritratto come un antico filosofo, appoggiato ad un’erma. In mano tiene un cartiglio con la pianta di un tempio che ha fatto molto discutere gli storici. Questo architetto cosi originale nelle sue simbologie riesce a sorprendere e far discutere anche per la sua sepoltura!

I cavalieri di San Giovanni: militari ospedalieri tra Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e Roma

I cavalieri di Malta nacquero nel 1048 in Terra Santa quando un gruppo di mercanti della repubblica marinara di Amalfi costruì una chiesa a Gerusalemme per l’assistenza dei pellegrini. Il loro nome era ordine di San Giovanni di Gerusalemme e presto vennero chiamati solo gerosolimitani.

L‘ordine dei Cavalieri di Malta venne riconosciuto dalla chiesa come ordine religioso laicale nel 1113. A seguito delle guerre che videro Gerusalemme contesa e continuamente centro di scontri, quest’ordine divenne anche militare, per difendere i pellegrini e proteggere le proprie sedi.

Dopo la perdita dei territori da parte dei cristiani, i cavalieri di Malta migrarono a Cipro, poi a Rodi e, infine a Malta. E’ con grande orgoglio che il cavaliere che ci ha guidato alla scoperta della villa, ci ha detto che l’ordine aveva contribuito alla vittoria della flotta cristiana durante la battaglia di Lepanto nel 1571!

I cavalieri di Malta si insediarono sul colle Aventino a Roma nel 1834 facendone il loro quartier generale. L’ordine ha sempre avuto carattere internazionale ed è presente in ogni parte del mondo.

Ho visitato il loro castello medievale a Rodi un paio di anni fa e già all’epoca convivevano cavalieri di nazionalità diverse e lingue differenti.

Se vuoi saperne di più sui cavalieri di Malta, trovi maggiori sull‘ordine di Malta a questo link!

Informazioni per la visita al Priorato dei Cavalieri di Malta

Dal 2013 la villa del priorato è aperta a visite guidate su prenotazione.

Per accedere alla villa magistrale del priorato di Malta puoi prenotare seguendo le istruzioni riportate al link.

Il prezzo del biglietto per la Villa del Priorato di Malta a Roma costa circa 20 euro a persona e dura più o meno 2 ore.

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