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Hai mai pensato di visitare Civita di Bagnoregio? Questa città, soprannominata la “città che muore”, è unica al mondo. Ti spiego in questo post perché!Visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio e i calanchi

Civita di Bagnoregio si trova nei pressi del lago di Bolsena nella valle dei calanchi. Il terreno infatti è prevalentemente argilloso e tufaceo, il ché ha prodotto una notevole erosione dovuta alle precipitazioni e ai fiumi che vi passano, rendendo il paesaggio molto caratteristico. 

La progressiva erosione del terreno circostante sta condannando la città a morte: un giorno Civita di Bagnoregio crollerà, scomparendo inesorabilmente!Visitare Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio: 2500 anni di storia…

Questo territorio è abitato dall’epoca degli etruschi, quando fondarono un villaggio proprio su questa collina. La posizione strategica permetteva di controllare tutta la valle circostante. Le vie d’accesso alla città erano garantite da 5 porte, cui conducevano suggestive strade scavate nella roccia. Già all’epoca l’erosione costituiva un problema rilevante, al punto che gli etruschi e poi i romani, scavarono e arginarono fiumi per salvare la piccola Civita.

Gli edifici sono soprattutto di epoca medievale e rinascimentale mentre il grande ponte di accesso risale al 1965. Buona parte del paese originale franò con il terremoto del 1695.

Non mancano testimonianze del periodo etrusco e romano, come una necropoli antica.Visitare Civita di Bagnoregio

Qualche curiosità per visitare Civita di Bagnoregio

Da alcuni anni, Civita di Bagnoregio è divenuta un centro di interesse turistico, proprio perché è la “città che muore”. Ma non è questa l’unica ragione. E’ stata proprio Civita ad ispirare il capolavoro di animazione di  Hayao Miyazaki “La città incantata”, rendendo famoso il piccolo paese nel paese del Sol Levante.

Un altro dato sorprendente è il numero degli abitanti: Civita di Bagnoregio contava nel 2011 solamente 16 persone in tutto il paese!

Visitare Civita di BagnoregioInformazioni pratiche per visitare Civita di Bagnoregio

Visitare Civita di Bagnoregio è possibile solo dietro pagamento di un biglietto d’ingresso di 3 euro giorni feriali e 5 euro a persona nei giorni festivi. Un parcheggio, anch’esso a pagamento, si trova a poca distanza dal ponte, di 300 metri, che collega la città. Il ponte è percorribile solo a piedi.

Civita di Bagnoregio è un luogo incantevole, che sembra rimasto sospeso nel tempo ai secoli passati. Passeggerete tra fiori, casette di pietra e piccole chiese ma non c’è niente da “vedere” veramente. E’ bello nel suo complesso, è bello il paesaggio, è unico al mondo ma non ha un’attrazione nello specifico.

Potrebbe interessarvi il museo geologico e delle frane, per capire meglio il territorio e le sue peculiarità. Tuttavia di borghi simili e molto meno turistici di Civita di Bagnoregio ce ne sono molti, ad esempio Pitigliano (di cui abbiamo parlato qui).

Vi consiglio comunque di visitarla, potremmo essere tra le ultime generazione ad avere il privilegio di farlo!

Visitare Civita di Bagnoregio

Burg Eltz è un castello fiabesco che si trova in una regione altrettanto fiabesca, la splendida Mosella. Il castello di Eltz, perché è questo che vuol dire la parola burg, si trova in una posizione piuttosto isolata all’interno di un piccolo borgo immerso in una foresta. Sembra un villaggio di fate ma è molto di più: la storia di questo maniero è infatti intensa ed interessante, vi racconto tutto in questo post!burg eltz

Burg Eltz: un castello per tre famiglie

Abbiamo spesso l’idea che i castelli siano stati realizzati da ricchissimi e facoltosi nobili, che li hanno fatti costruire per mostrare la propria magnificenza. In realtà Burg Eltz è un Ganerbenburg, cioè un castello collettivo. I tre figli di un nobiluomo, il signore di von und zu Eltz, non potendosi permettere un castello per ciascuno, si associarono e misero i fondi per costruire un unico castello diviso in tre parti, una per ciascun fratello. Per questo vi sono le dimore di tre diverse famiglie: i Rübenach, i Rodendorf, i Kempenich. Il castello, dal XII secolo, è ancora proprietà degli eredi, ed è sempre rimasto in loro possesso da 33 generazioni!burg eltz

L’incredibile storia di Burg Eltz

La prima testimonianza del castello risale addirittura all’epoca di Federico Barbarossa ma la struttura attuale è frutto di vari interventi che si sono succeduti nei secoli. Gli ultimi ampliamenti risalgono addirittura al XVI secolo!

Ma la cosa più incredibile di questo castello è la continuità storica che lo ha visto protagonista: non fu mai distrutto da guerre ed è rimasto in possesso della stessa famiglia da ormai 850 anni!

Tre sono i simboli araldici che rappresentano le tre casate in cui si divise la famiglia: il leone d’oro, il leone d’argento e le corna di bufalo. Se fate attenzione troverete nelle corrispondenti ale del castello questi simboli ripetuti e potrete identificarne i proprietari.

Una delle parti più interessanti è sicuramente l’arredo d’epoca che comprende tavoli, letti, bauli, armature, arsenale da caccia, trofei e antichità diverse. I personaggi che si sono succeduti in questo castello e la storia di cui è impregnato rendono la visita oltre che interessante, assolutamente indimenticabile.

Nella sala del tesoro, visitabile a parte mostrando il biglietto, potrete ammirare capolavori dell’oreficeria e argenteria di diverse epoche e scoprirne l’evoluzione.burg eltz

Scoprire la vita della nobilità al Burg Eltz

La spiegazione della guida è stata magnetica per me. Ho scoperto cose che non avrei mai immaginato! I piccoli cannoni che si trovano in alcune sale, ad esempio, erano modellini portati dai fabbricanti per mostrare ai nobili un nuovo modello di cannone. Questi “omaggi” in miniatura, venivano poi utilizzati dai bambini e dai ragazzi per esercitarsi nell’uso dell’arma o per giocare. Lo avreste mai detto?

La convivenza tra le tre famiglie era regolamentata da un vero e proprio codice che somiglia in parte ai nostri regolamenti di condominio.

Bellissima la simbologia che permea alcune delle sale più importanti, come la rosa del silenzio nella sala delle riunioni. Questo simbolo era posto sopra la porta, ad indicare che tutto quello che sarebbe stato detto sarebbe rimasto all’interno di quella sala. Accanto alla rosa vi sono delle curiose maschere dei buffoni sulle pareti: i buffoni erano gli unici alle corti medievali a poter dire tutto quello che volevano senza incappare in dure punizioni. Così si incitavano i cavalieri ad essere totalmente sinceri e a non prendersi troppo sul serio ma anche a mantenere il segreto di quanto detto nella riunione!burg eltz

Informazioni pratiche per visitare Burg Eltz

Il castello di Eltz si trova all’interno di una foresta e per raggiungerlo vi consiglio di fare a piedi il suggestivo cammino Eltzer Burgpanorama, classificato come uno dei più bei percorsi naturalistici della Germania.

La visita al castello costa 10 euro per gli adulti ed include una guida. I turni di visita partono all’incirca ogni 15 minuti e dura all’incirca 45 minuti. Potete trovare tutte le informazioni sul Burg Eltz qui.burg eltz

Impressioni su Burg Eltz

Ho visitato Burg Eltz pensando che fosse sicuramente più bello da fuori che dentro. Putroppo all’interno non è permesso fare foto ma vi assicuro che vale la pena visitarlo ed ascoltare la guida! Il castello è meraviglioso e la quantità di arredi originali non fa che renderlo ancora più interessante e affascinante. Il posto in cui si trova, su una piccola altura circondata dal fiume, immerso in una foresta verdissima e circondato da un piccolo nucleo di casette, lo fa sembrare ancora più fiabesco. Me ne sono innamorata e l’ho trovato davvero bellissimo, come e più di altri splendidi castelli tedeschi!burg eltz

Una delle più belle vacanze della mia vita è stata a Rodi.

Quest’isola greca in cui si respira la Turchia, è baciata dal sole per 300 giorni l’anno. Ha un mare incantato, monumenti dell’antichità classica e del medioevo, una foresta di farfalle e dei tramonti indescrivibili.

In questo post cercherò di raccontarti cosa ho amato di Rodi e perché, sperando che miei consigli possano esserti utili!

Vacanza a Rodi: come organizzarsi

L’isola di Rodi è una meta turistica molto popolare, per questo ti consiglio di evitare i periodi di maggiore affluenza (come agosto).  Personalmente ci sono stata a settembre e non ho trovato tanto affollamento: questo mi ha permesso di godermi al meglio la vacanza.

Siccome non mi piace stare ferma in un posto, ho noleggiato un’auto durante il soggiorno e mi sono sempre mossa con quella. Senza l’automobile non so come altro avrei potuto vedere tutte le cose che ho visto, mi ha dato una flessibilità che con gli autobus non avrei sicuramente avuto, quindi ti consiglio di noleggiare un’auto o una motocicletta per visitare Rodi.

Ho preso un appartamento vicino (ma non troppo) Faliraki, il centro della vita notturna della città, pieno di locali e ristoranti. Noi abbiamo soggiornato presso le residenze Summer Days che consiglio se vuoi visitare Rodi con un mezzo proprio. Le maggiori città, Rodi e Lindos, si trovano a 20/30 minuti di automobile, così anche alcune delle spiagge più belle dell’isola.  Ecco qualche idea che ho sperimentato su cosa fare a Rodi.visitare rodi

La valle delle farfalle a Rodi, Petaloudes

Se vuoi visitare Rodi devi includere una passeggiata a Petaloudes, la foresta delle farfalle. Lungo il fiume Pelkanos sorge una lussureggiante foresta, dove ogni anno, tra luglio e settembre, le farfalle vanno a riprodursi. Mentre passeggi tra ponticelli e sentieri, potrai ammirare migliaia di esemplari  volteggiare nel loro habitat e dormire sulle rocce. Salendo fino alla cima potrai anche ammirare una bella vista sulla valle.visitare rodi

Le più belle spiagge di Rodi

Ti sconsiglio di fermarti sempre alla stessa spiaggia. A Rodi ci sono golfi e spiagge bellissime e diversissime, che ti permetteranno di vedere anche paesaggi diversi.  Considera che ombrellone e due lettini li puoi noleggiare quando vuoi a 4 euro.

Una delle mie preferite è stata la baia di Anthony Queen, un piccolo golfo roccioso con l’acqua cristallina dove nuotano pesci bellissimi. Da grande amante dello snorkeling me ne sono innamorata!

Splendida anche la spiaggia di Lindos, dominata dall’acropoli della città con le sue case colorate. Ho amato molto anche la spiaggia di Kallithea, Agios Pavlos (una piscina naturale!), la spiaggia Stegna e Oasis (incantevole). Un discorso diverso va fatto per Prassonissi, all’estremità dell’isola, dove si incontrano mar Egeo e Mar Mediterraneo. E’ il paradiso per gli amanti di windsurf, infatti è molto ventosa: sicuramente un posto da visitare ma assolutamente inadatta per lo snorkeling!

Anche a Faliraki e a Kalithea ci sono spiagge molto attrezzate ma anche molto frequentate. Se preferite posti più tranquilli, vi consiglio Agathi, Gennadi o Glyfada.visitare rodi

Rodi medievale: storie di cavalieri e castelli

La città di Rodi ti accoglierà con le sue mura imponenti ed il suo enorme castello medievale. Ripercorrere la storia della città non è semplice, tra i dedali delle sue vie, i minareti che si mescolano a resti di templi greci e bastioni medievali che si alternano ai tipici mulini a vento. Visitare Rodi città è un’esperienza che rimarrà impressa nei tuoi ricordi!

Rodi deve il suo fascino proprio a questo insieme eterogeneo di storia e di storie. Se vuoi sapere cosa fare a Rodi, ti consiglio di iniziare a visitarla dal suo castello, appartenuto ai cavalieri templari e poi ai cavalieri di Malta. Questo magnifico palazzo, fu pesantemente ricostruito nel XX secolo a seguito di un’esplosione. Potrai ammirare antichi arredi italiani e reperti vari. Le parti originali sono un insieme di stili: i cavalieri che lo fondarono come snodo per la navigazione verso la Terra Santa, provenivano da paesi diversi. Francia, Provenza, Italia e Spagna avevano le loro pensioni ma i cavalieri provenivano principalmente da sette stati: Provenza, Alvernia, Germania, Italia, Inghilterra, Aragona e Francia.

La passeggiata lungo le mura, vi darà un’idea della magnificenza di questa struttura che, nonostante i restauri, resta un luogo estremamente affascinante.

Percorrendo l’antica via dei Cavalieri noterete edifici in cui l’arte gotica e romanica, con influssi diversi, si mescolano a formare uno stile unico e bellissimo.

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Una delle porte d’entrata della città di Rodi

Il museo archeologico di Rodi

Presso l’antico ospedale di San Giovanni è oggi allestito il museo archeologico di Rodi. Tra i tanti, incredibili reperti, le palle di cannone e la splendida sala grande segnalo la Venere accovacciata che si asciuga i capelli, un mosaico paleocristiano e lenti di ingrandimento in cristallo di rocca risalenti all’epoca classica.visitare rodi

Visitare Rodi tra siti archeologici e castelli

Altri luoghi di interesse artistico e panoramico sono i castelli, disseminati in tutta l’isola. I più belli oltre a quello della città di Rodi secondo me sono i castelli di  Monolithos e Kritinia.

Se vuoi visitare Rodi città fino in fondo, non devi perderti la parte archeologica dove sorgono i resti del tempio di Zeus, padre degli dei e di Athena Polias, dea della sapienza. Anticamente questi due dei proteggevano la città ed avevano templi dedicati a loro in molte città greche.

Altro sito archeologico magnifico a Rodi è Kamiros, in cui si può scoprire la città di più di 2500 anni fa. L’acropoli di Lindos, un luogo veramente magico, a cui ripenso spesso, è uno dei siti archeologici che devi vedere se vuoi visitare davvero Rodi. Non farti spaventare dalla salita, ne vale davvero la pena!

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acropoli di Lindos

Dove mangiare a Rodi

A Rodi si mangiano tutte le specialità della cucina greca più alcune delizie della Turchia. Non manca la cucina italiana, vista la massiva presenza di connazionali sull’isola, quindi, quanto a cibo, non potrete andarvene insoddisfatti!

Dalla cucina greca vi consiglio pita e suvlaki, la tipica piadina che costituisce un perfetto pranzo al sacco o cena veloce. Il kebab, che in Turchia è eccezionale, è sicuramente buono anche a Rodi. Ma la cucina greca si diversifica soprattutto quando si parla di pesce: ottimo il pescato fresco che ho assaggiato a Lindos. I miei due posti preferiti, dove sono tornata più di una volta sono stati l’Auvergne café a Rodi, ospitato in un angolo tranquillo di mura, all’ombra di un grande albero secolare. Sembrava di tornare davvero indietro nel tempo e i club sandwich sono eccezionali!

L’altro ristorante, una delle cene più romantiche della mia vita, è stata in riva al mare da Maria Mouria dove si servono piatti della tradizione greca cucinati in modo semplice e gustoso.visitare rodi

La bellezza di Rodi

La bellezza di Rodi non finisce qui! Ci sono terme, golfi, prodotti tipici, paesaggi magnifici e tramonti magici da vedere. Se state pensando di visitare Rodi, vi consiglio questo sito che può aiutarvi a programmare la vostra vacanza in quest’isola meravigliosa. Per gli amanti dello snorkeling, Rodi è perfetta e vi farà innamorare! Spero che questo post sia stato utile, per qualunque domanda scrivetemi pure!

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Questo post è diverso da tutti gli altri mai scritti e che mai scriverò. Castel Santa Maria per me è un luogo quasi sacro, che amo come nessun altro posto al mondo. La mia famiglia proviene da questo piccolissimo paesino sull’Appennino, che si trova in Umbria, tra Norcia e Cascia. E’ stato il mio primo viaggio a due mesi di vita ed è dove voglio essere sepolta, alla fine di tutto.

Ecco perché è così speciale e cosa ha di incredibile.

Castel Santa Maria: storie di terremoti

In cima ad una montagna, sorgeva sin dagli albori della civiltà, un piccolo villaggio. Non sappiamo esattamente da quanto l’uomo si sia insediato sul nostro colle, poiché le prime testimonianze risalgono al medioevo, quando era già un Castro (castello) sotto il controllo di Norcia.

A Castel Santa Maria si viveva di agricoltura e pastorizia: ho l’impressione che i secoli siano passati più o meno tutti simili. Poi, nel 1703, venne il terremoto, che distrusse il castello, uccise 25 dei 75 abitanti complessivi e costrinse i castellani a ricostruire il paese poco più sotto. Prima e dopo ce ne furono altri di terremoti, ma mai così distruttivi.

Nel 1979 un altro terremoto lo rase al suolo,  stavolta definitivamente. Il paese fu riedificato sulla collina accanto, perdendo il suo fascino di antico villaggio e diventando una fila di identiche villette a schiera in cemento armato.

Nel 2016, anche queste case antisismiche sono state danneggiate. Solo 3 su più di 30 sono ora agibili. Vi ho parlato del terremoto de 2016 e di cosa abbiamo perso in questo post.castel-santa-maria

Il tesoro di Castel Santa Maria: la Madonna della Neve

Nel piccolo villaggio di pastori c’era però un tesoro di valore enorme per la gente del posto. Si trattava di un santuario, di pianta ottagonale, edificato ispirandosi ad un disegno di Bramante. Era dedicato alla Madonna della Neve, poiché anche a Castel Santa Maria, in mezzo alle montagne, c’era stato un miracolo.

Un uomo, travolto da una tormenta di neve, era rimasto intrappolato sotto alla coltre gelata. Gli abitanti del paese riuscirono a liberarlo solo tre giorni dopo e lo trovarono incredibilmente ancora vivo. Il viandante si era infatti votato alla Madonna e aveva a lungo pregato. In quel luogo, ai piedi del paese,  iniziò la costruizione della chiesa nel 1565, grazie alle donazioni popolari.

La chiesa fu affrescata dai pittori locali, gli Angelucci da Mevale, e sopravvisse a vari terremoti, tra cui quello del 1703. Non scampò tuttavia alla scossa del 1979, che distrusse quattro delle sue otto facciate.

C’è chi dice che furono i lavori di ristrutturazione ad appesantirne troppo la volta e a causarne il crollo. Quello che sappiamo per certo è che la chiesa fu lasciata in uno stato di sostanziale abbandono fino ad oggi.

La Madonna della Neve è stata la mia tesi di laurea e probabilmente uno dei motivi per cui ho deciso di studiare storia dell’arte: volevo impedire che monumenti del genere fossero lasciati alle intemperie come se non valessero nulla.castel santa maria

Perché Castel Santa Maria è un posto incredibile

Perché questo paesino tra gli Appennini è così incredibile per me? Sicuramente perché sono affezionata al paese e alle persone che lo frequentano, ma penso che gran parte del suo fascino sia dovuto al fatto che intorno non c’è niente.

O forse sarebbe meglio dire che intorno c’è tutto. 

E’ immerso nel verde del parco dei monti Sibillini: ci sono campi di grano, lepri, volpi, cinghiali, lupi e cervi. Ci sono aquile, poiane, falchi, ricci e talpe. C’è l’aria fresca e ci sono delle tempeste meravigliose. Ci sono dei tramonti magici e delle notti piene di stelle.

A Castel Santa Maria c’è la natura, una natura identica da secoli e piena di fascino, di energia e di bellezza. E’ per questo, penso, che amo così tanto quelle montagne.castel santa maria

I progetti per Castel Santa Maria

In questo periodo sono un pò assente dal blog perché sto lavorando molto ad uno dei più grandi sogni della mia vita: ricostruire la Madonna della Neve.

Dopo 40 anni, sembra che questo sogno possa finalmente avverarsi, anche se non è facile e richiede molto impegno. Ricostruire la chiesa ora può sembrare privo di senso ma è tutto il contrario: in un momento in cui tutte le chiese di Norcia sono andate distrutte, ridare vita ad un’opera d’arte può contribuire a creare un indotto turistico, in tutto il territorio senza contare il significato simbolico che assumerebbe. Ridarebbe vita al paese e magari potrebbe contribuire a creare del lavoro. Tornerebbe ad essere un luogo di aggregazione per tutte le persone della montagna, di preghiera e di pellegrinaggio, come è stato per secoli.

La proloco di Castel Santa Maria si sta occupando di promuove e diffondere la nostra storia. Per questo abbiamo aperto una pagina facebook che si chiama Ritorno a Castello dove raccontiamo la storia del paese e le iniziative per promuovere il progetto. Se vi interessa, mettete mi piace, ci sono un sacco di eventi che bollono in pentola!

Stai pensando di visitare la Bretagna ma non sai bene cosa vedere!? Ti consiglio assolutamente di trascorrere una giornata a Dol-de-Bretagne è un posto da fiaba in cui ho lasciato il cuore.

E’ un luogo in cui la storia dell’uomo affonda le sue radici e che a distanza di millenni non smette di stupire ed emozionare.

Dalla preistoria al medioevo, questo piccolo paese Bretone ha conservato tutto il suo fascino antico tra storia e misticismo.

Il tempo sembra essersi fermato secoli fa… sei pronto a visitarlo con me?

Il menhir di Champ-Dolent: arte della preistoria

L’area verde del Dol-de-Bretagne era abitata già dalla preistoria. La più antica testimonianza della presenza umana è data dal menhir de Champ-Dolent che si trova oggi in aperta campagna.

Queste enormi pietre, issate in posizione verticale, presentano spesso delle decorazioni incise, appartenenti per lo più ad epoche successive. Probabilmente erano legate ad una qualche forma di culto religioso, tuttavia non se ne conosce ancora la funzione certa.

Il più grande menhir della Bretagna

Questo menhir misura 9,30 m di altezza, ha una circonferenza di 8,7 m e pesa circa 100 tonnellate, proporzioni considerevoli che ne fanno il più grande menhir della Bretagna.

Ovviamente non si conosce la data di erezione di questo monumento che si perde nella memoria dei secoli.

La cattedrale di San Sansone a Dol-de-Bretagne

All’interno della cittadina ho visitato la splendida cattedrale di San Sansone, dedicata ad uno dei sette santi fondatori della chiesa Bretone (assieme a Saint-Malo).

L’edificio fu costruito tra il XII e il XIII secolo ed ospita alcune bellissime vetrate medievali in una struttura maestosa ed impressionante.

La facciata, dalle forme molto dure ma anche eterogenea, l’ho trovata grandiosa ed unica nel suo genere.

Il diluvio universale

Una voce dal medioevo: impressioni e sensazioni da Dol-de-Bretagne

A Dol-de-Bretagne ho scoperto anche alcune belle case medievali da visitare. C’é perfino un museo interamente dedicato alle tecniche di costruzione delle cattedrali nel Medioevo.

Questo paesino è uno dei luoghi più affascinanti che abbia mai visitato. Dà l’impressione di essere un organismo vivente che a fatica è riuscito a sopravvivere ai secoli, alle invasioni e resta li a guardarci per non farci dimenticare da dove veniamo.

Mentre si passeggia tra i vicoli, respirando l’aria fredda del nord, non si può non restare affascinati da queste “pietre antiche” che ci osservano ma che soprattutto sembrano smaniose di raccontarci vecchie storie di cavalieri e santi, menhir e cattedrali.

Vuoi fare un tour della Puglia e vuoi saperne di più sulla bellissima cattedrale di Ruvo? Ti trovi nel posto giusto!

La Puglia è una regione meravigliosa capace di offrire paesaggi meravigliosi e bellezze naturali ed artistiche a non finire.

Possiede alcune splendide cattedrali in stile romanico pugliese, tra le quali spicca per originalità la cattedrale di Ruvo di Puglia, piccolissima località dell’entroterra.

concattedrale di Ruvo di Puglia, dedicata a Santa Maria Assunta e rappresenta uno dei più importanti esempi di romanico pugliese. L’edificio è sicuramente la chiesta più importante della città di Ruvo oltre ad essere il fulcro del centro storico della città.

Ho avuto la possibilità di visitare Ruvo durante uno dei miei viaggi a Matera da cui Ruvo non è molto distante.

In questo articolo ti racconto cosa mi ha colpito di più e la storia di questa signora di pietra che trae le sue origini fin dalla preistoria.

La storia di Ruvo di Puglia

Questa cittadina, di origini antichissime, fu prima insediamento preistorico, poi importante centro della Magna Grecia e città Romana. Dopo le invasioni barbariche, conobbe una ripresa economica e culturale sotto Federico II di Svevia,  che fece erigere anche la splendida cattedrale.

La cattedrale di Ruvo e la facciata a salienti “scoscesi”

Il modello della cattedrale di Ruvo ricalca quello presente in tante località pugliesi: la facciata a salienti (una successione di spiovenze di diversa altezza), il grande rosone centrale e una quantità di fantasiose ed affascinanti sculture. In questo caso più degli altri, la forma degli spioventi è molto accentuata.

Come nelle altre chiese coeve, graziosi archetti fanno da contorno al profilo di questa struttura, sostenuti da foglioline e animaletti. All’interno della cattedrale di Ruvo sono da notare i capitelli, le parti di affresco rimaste e le varie sculture medievali, come pure le pietre tombali usurate dal tempo.

L’ipogeo della cattedrale di Ruvo: memorie dei peuceti

Il vero tesoro della cattedrale di Ruvo, tuttavia, è il suo sottosuolo. L’entrata all’ipogeo costa 2 euro e e li vale tutti. Si conservano infatti sepolture risalenti ai peuceti, popolazione preromana, i mosaici di una domusc he vi sorse nei primi secoli dopo Cristo, e il basamento, nonché uno dei muri, della cattedrale che precedette quella attuale, risalente gli inizi dell’XI secolo e crollata probabilmente intorno al 1088.

L’attuale struttura della cattedrale, costruita tra il XII e il XIII secolo, poggia ancora su queste antiche basi.

Un’altra curiosità da sapere è che il campanile, staccato dal corpo della chiesa, è precedente ad essa: risale infatti all’anno 1000 ca, e fungeva, in principio, da torretta di osservazione.

Personalmente è valsa la pena di andare a visitare questa località anche solo per la cattedrale, tuttavia deve essere notevole anche il museo di Palazzo Jatta, che racchiude importanti reperti locali sia preistorici che di epoca greco-ellenistica. Purtroppo io l’ho trovato chiuso.

Cosa visitare a Ruvo?

Hai mai visitato questa città della Puglia?

Ci sono altre cose che vale la pena visitare?

Scrivimelo qui sotto nei commenti!

Sull’Aventino si trova uno dei luoghi più romantici di Roma. Si tratta del famoso buco della serratura da cui è possibile osservare la cupola di San Pietro. In pochi sanno però che, al di la della porta, si trova uno dei più bei giardini di Roma: il giardino del priorato di Malta.

Se hai appena scoperto questo luogo suggestivo e vorresti scoprire come visitare il priorato di Malta sull’Aventino, devi sapere che le visite sono concesse solo su prenotazione e solo in alcuni precisi orari e giorni della settimana.

Se vuoi passare la porta del “buco della serratura” più famoso di Roma, visitare i bellissimi giardini e capire più a fondo chi sono questi misteriosi cavalieri, non ti resta che visitare l’antica Villa Magistrale sul colle Aventino.

Io l’ho fatto! Sei pronto a scoprire la mia esperienza? Te la racconto qui sotto.

I cavalieri di Malta, tra mito e realtà

C’è chi ancora confonde i Cavalieri di Malta con i Templari, chi pensa che siano un ordine monastico e chi crede che siano tutti maltesi. Sull’ordine dei cavalieri di Malta in generale regna una grande confusione.

Io stessa, varcata la porta del Priorato di Malta sull’Aventino a Roma, mi aspettavo di trovare uomini intonacati a cavallo, una spada in un fianco e una croce a otto punte sul mantello.

In realtà quest’ordine antichissimo ha perso gran parte del suo carattere militare e si occupa soprattutto di assistenza. Si tratta infatti di un ordine ospedaliero. L’avresti mai detto?

Continuate a leggere per scoprire la loro incredibile storia!

 La villa del priorato di Malta ed il giardino

La villa del Priorato di Malta

La villa del Priorato di Malta o villa Magistralis si trova sul colle Aventino a Roma, in una posizione rialzata dalla quale si può ammirare tutta la città. In epoca romana, dove oggi sorge questa splendida sede, si trovavano dei templi pagani.

Dopo le devastazioni delle invasioni barbariche, vi fu costruito un monastero benedettino che poi fu poi ceduto ai templari. Dopo la soppressione di questo ordine, da cui deriva la confusione di molti, i cavalieri di Malta vi stabilirono il loro priorato.

Nel 1765 si decise di ristrutturare la villa: l’opera fu affidata a Giovanni Battista Piranesi. Fu lui a costruire la bella piazzetta antistante l’ingresso, lui a ricostruire la piccola chiesa di Santa Maria del Priorato e a creare la straordinaria prospettiva del “buco della serratura”.

Ma non è finita qui!

 Roma vista dal priorato di Malta

Il buco della serratura a Roma e l’illusione ottica di Piranesi

Il buco della serratura del priorato di Malta è famoso perché permette di avere una visuale perfettamente inquadrata della cupola di San Pietro in Vaticano. Ogni giorno e ogni sera, romani e turisti si recano in quello che è diventato uno dei luoghi più romantici di Roma, solo per ammirare il trompe d’oeil che ci ha regalato Piranesi.

La prospettiva dal buco della serratura del priorato di Malta è stata studiata dall’architetto per farla sembrare molto più vicina di quanto non sia in realtà.

Se infatti avrai la possibilità di entrare nel Priorato di Malta sull’aventino, ti potrai rendere conto che percorrendo lo stretto corridoio fatto di piante intrecciate infatti, si accede alla terrazza e la cupola si mostra molto più lontana di quello che sembra.

Inquadrare tra le piante la basilica più importante di Roma dà infatti l’illusione che sia più grande e quindi più vicina!

All’interno del Giardino del Priorato di Malta

La parte che ho amato di più della villa è senza dubbio il giardino del priorato.

Qui si trova l’unica testimonianza rimasta dell’epoca templare a Roma, rappresentata da un piccolo pozzo in pietra, numerosi busti di uomini illustri e delle siepi a forma di croci, molto ben curate. Il risultato è di un’armonia perfetta, sembra di essere in un’oasi di pace che si affaccia su Roma.

Mi è piaciuto il corridoio di cespugli che crea la prospettiva sulla cupola di San Pietro. Ma siccome ho un debole per la storia e gli oggetti antichi, è normale che abbia anche una passione smisurata per gli alberi molto vecchi (non a caso ho scritto un libro che si chiama “Radici“!).

Al centro del giardino del Priorato di Malta si trova un cedro del Libano. Non si tratta di un albero qualunque: non solo è il più grande d’Europa ma ha più di 600 anni!! Ha un tronco enorme e rami ampi che coprono tutto intorno.

Si dice che perfino Michelangelo usasse riposare e disegnare sotto la sua ombra! Immagina la mia emozione quando mi hanno raccontato questa storia!

Il cedro del libano del priorato di Malta

La villa Magistrale di Piranesi: come una nave

Piranesi era un architetto geniale ma anche un massone e un fine simbolista. Per questa ragione decise di dare una forma ben precisa alla villa del priorato di Malta e di disegnarne i contorni perché, dall’alto, potesse apparire come una nave.

Il palazzo infatti ha una torretta su cui spicca la bandiera dell’ordine: è l’albero maestro. Il fitto intrico del giardino sono le corde della nave, pronte ad essere tirate per salpare l’ancora.

Questa simbologia rappresenta ovviamente la vocazione militare e di navigatori dell’ordine dei Cavalieri di Malta che passarono di isola in isola per tutto il Mediterraneo fondando città e villaggi che ancora oggi è possibile visitare.

La chiesa di Santa Maria del Priorato e i suoi significati simbolici

La simbologia all’interno della villa di Piranesi è presente soprattutto nella piccola chiesa che si trova accanto al palazzo. E’ qui che hanno luogo le cerimonie più importanti e che si trova il trono del gran maestro dell’ordine.

Questo edificio mi ha colpita perché è bianco sia all’esterno che all’interno e riesce ad essere sobrio ed elegante nonostante la ricchezza della decorazione. Sulla facciata scorgiamo quattro lesene scanalate con i simboli  dell’ordine gerosolimitano come la nave, la croce, armi ed emblemi militari. Il serpente qui non rappresenta il male ma riprende la vocazione ospedaliera dell’ordine: il serpente, attributo di Esculapio, antico dio della medicina, è ancora oggi rappresentato nel caduceo, simbolo della farmacia e della medicina.

Il colle Aventino inoltre era conosciuto come mons serpentarius, il monte dei serpenti.

Le due mezzelune incatenate rappresentano la sottomissione dei musulmani, eterni nemici dei cavalieri di Malta. I castelli invece ricordano le rocche dove si riparavano e si organizzavano per controllare le isole e combattere gli assalitori.

L’interno della chiesa di Santa Maria del Priorato: stratagemmi geniali e studio della luce

L’interno della chiesa è un originale mix tra sobrietà neoclassica ed esuberanza barocca: le forme sono regolari e semplici tranne che per la grande decorazione a stucco del soffitto, che celebra l’ordine, e le sculture dell’altare.

Queste sculture sono un’opera di Tommaso Righi e rappresentano il fulcro della chiesa in un intreccio di forme, raggi, puttini . In un bassorilievo vi è la Madonna con il bambino mentre sopra vi è San Basilio in gloria, molto venerato dall’ordine dei Cavalieri di Malta. Il santo poggia su un’arca, a metà tra un antico sarcofago ed una nave, ancora una volta, a ricordare la vocazione marinara e militare dei committenti.

Anche qui Piranesi utilizza uno dei suoi stratagemmi: il bianco dello stucco viene esaltato nei chiaroscuri delle sculture, dalla luce naturale proveniente da una finestra dietro l’altare, invisibile allo spettatore. La parte posteriore del gruppo è inoltre perfettamente levigata e senza decorazione per permettere alla luce di filtrare facilmente ed andare ad illuminare il santo assunto in cielo, come se fosse divina.

La tomba di Piranesi nella chiesa dei cavalieri di Malta a Roma

Piranesi volle essere sepolto proprio in questa piccola chiesa. La statua a grandezza naturale che fu posta a decorazione della sua sepoltura, fu realizzata da Angelini nel 1780. E’ una scultura unica a Roma per un monumento funebre di quell’epoca. Il grande architetto è ritratto pensoso, con tutti gli strumenti del suo mestiere, il compasso e la squadra.

Questi strumenti sono spesso associati anche alla massoneria di cui l’artista faceva parte. I massoni d’altronde nascono come una confraternita di costruttori tanto che il terminemaçon in francese designa ancora oggi il muratore.

Anche qui i rimandi simbolici non sono pochi.

Le torce rovesciate ad esempio, rappresentano la morte mentre il serpente intrecciato dietro alla testa dell’artista, l’uroboro, simboleggia l’eterna continuità degli eventi, della vita e dell’energia della natura.

L’artista è ritratto come un antico filosofo, appoggiato ad un’erma. In mano tiene un cartiglio con la pianta di un tempio che ha fatto molto discutere gli storici. Questo architetto cosi originale nelle sue simbologie riesce a sorprendere e far discutere anche per la sua sepoltura!

I cavalieri di San Giovanni: militari ospedalieri tra Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e Roma

I cavalieri di Malta nacquero nel 1048 in Terra Santa quando un gruppo di mercanti della repubblica marinara di Amalfi costruì una chiesa a Gerusalemme per l’assistenza dei pellegrini. Il loro nome era ordine di San Giovanni di Gerusalemme e presto vennero chiamati solo gerosolimitani.

L‘ordine dei Cavalieri di Malta venne riconosciuto dalla chiesa come ordine religioso laicale nel 1113. A seguito delle guerre che videro Gerusalemme contesa e continuamente centro di scontri, quest’ordine divenne anche militare, per difendere i pellegrini e proteggere le proprie sedi.

Dopo la perdita dei territori da parte dei cristiani, i cavalieri di Malta migrarono a Cipro, poi a Rodi e, infine a Malta. E’ con grande orgoglio che il cavaliere che ci ha guidato alla scoperta della villa, ci ha detto che l’ordine aveva contribuito alla vittoria della flotta cristiana durante la battaglia di Lepanto nel 1571!

I cavalieri di Malta si insediarono sul colle Aventino a Roma nel 1834 facendone il loro quartier generale. L’ordine ha sempre avuto carattere internazionale ed è presente in ogni parte del mondo.

Ho visitato il loro castello medievale a Rodi un paio di anni fa e già all’epoca convivevano cavalieri di nazionalità diverse e lingue differenti.

Se vuoi saperne di più sui cavalieri di Malta, trovi maggiori sull‘ordine di Malta a questo link!

Informazioni per la visita al Priorato dei Cavalieri di Malta

Dal 2013 la villa del priorato è aperta a visite guidate su prenotazione.

Per accedere alla villa magistrale del priorato di Malta puoi prenotare seguendo le istruzioni riportate al link.

Il prezzo del biglietto per la Villa del Priorato di Malta a Roma costa circa 20 euro a persona e dura più o meno 2 ore.

Commenti!

Hai già avuto modo di visitare uno dei luoghi più belli di Roma?

Fammi sapere cosa ne pensi dell’articolo commentando qui sotto!

Stai pensando di trascorrere un weekend romantico sulle rive del lago di Bolsena? Ti consiglio di visitare Marta!

Marta è un piccolo paesino di case colorate che sorge proprio sulle rive del lago. Tra le sue bellezze vi sono il borgo dei pescatori, la torre medievale dell’orologio e la natura selvaggia che la circonda.

La sua storia tuttavia è fatta anche di un terribile tradimento che ha scatenato una guerra sanguinosa durata decenni.

Sei curiosi di scoprire la storia di Marta? Te ne parlo qui sotto

Una passeggiata a Marta

Ho passeggiato per Marta respirando l’aria fredda e il vento del lago. In lontananza le due isole del lago di Bolsena: l’isola Martana e l’isola Bisentina. Le case colorate del borgo dei pescatori, che si avventurano sulle tipiche imbarcazioni, salgono sulla collina sino alla torre dell’orologio.

Di Marta mi ha colpito il paesaggio, la vastità del lago e la bellezza del borgo medievale. Tra i suoi vicoli, pieni di gatti adorabili, si scopre il ritmo lento e immutato della vita sul lago.

Le leggende di questa terra sono interessanti e antichissime, come la storia della regina Amalasunta e del terribile tradimento di cui fu vittima.

Marta vista dal Lago

La storia della regina Amalasunta e dell’isola Martana

La regina Amalasunta era l’unica figlia di Teodorico, l’illuminato re degli Ostrogoti. Sposò Eutarico nel 515 ma rimase vedova dopo pochi anni, con due figli. Alla morte del padre, nel 526, fu reggente per il figlio Atalarico. Era una donna colta e intelligente, cresciuta con un’educazione romana.

Voleva l’integrazione dei latini e dei goti ma questo non fece che inasprire i rapporti con la nobiltà della sua gente. Quando decise che suo figlio sarebbe stato educato da precettori romani, i suoi antagonisti la osteggiarono. Essi non sopportavano di essere governati da una donna e non potevano certo accettare che il loro futuro re fosse educato agli usi del popolo che essi avevano sottomesso!

Imposero quindi al giovane Atalarico un’educazione prettamente gota.

La regina intanto stringeva alleanze con l’imperatore bizantino Giustiniano. Anche la sua politica di equilibrio con l’impero d’oriente la rendeva sospetta agli occhi della nobiltà gota, tanto che pensavano volesse usurpare il trono a suo figlio.

La sua posizione divenne ancora più critica quando il figlio morì, nel 534. Non avendo più il ruolo di reggente e non potendo governare da sola in quanto donna, decise di sposare il cugino Teodato, duca di Tuscia.

I delicati equilibri politici dell’epoca furono spezzati alla sua morte. Durante un viaggio in Tuscia infatti, suo marito e cugino ordinò di esiliarla sull’isola Martana, proprio di fronte a Marta. E’ qui che verrà uccisa nel 535 questa infelice regina, tradita da chi le era più caro. Proprio quest’omicidio darà a Giustiniano il pretesto per iniziare le sanguinose guerre gotiche che videro i bizantini scontrarsi con i goti per quasi vent’anni.

L’isola Martana dove fu uccisa la regina Amalasunta

La torre dell’orologio di Marta

La torre dell’orologio è il simbolo di Marta.

Sovrasta questa cittadina dai suoi 21 metri di altezza e dall’alto si gode una magnifica vista del lago di Bolsena. La costruzione è antichissima forse addirittura anteriore al XII secolo. Ovviamente in quest’epoca non aveva un orologio ma era un bastione difensivo e di controllo del territorio. Da lassù, tra i gabbiani che volteggiano sui tetti di Marta, ho potuto ammirare tutta l’estensione del lago. Uno spettacolo che non puoi perderti se sei in visita in questa cittadina!

Tra i vari signori che si contesero Marta per secoli, la torre subi numerosi danni e fu restaurata a più riprese. Fu ricostruita nel 1323 sotto papa Giovanni XXII e poi sotto i Farnese nel XV secolo.

La torre dell’orologio a Marta

Le specialità di Marta: cosa mangiare

Il ristorante che ho provato e dove ho mangiato davvero bene si chiama “il Pirata”. Da provare se passate nei dintorni!

Le specialità di Marta sono i lattarini, piccoli pesci di lago, l’ottimo olio d’oliva e il vino DOC Cannaiola. I piatti tipici della tradizione sono Scafata (piatto povero a base di fave) e la Sbroscia (la zuppa di pesce del lago). Anche le anguille, il coregone e il luccio fanno parte del pescato e si possono gustare in molti piatti locali.

Commenti su Marta

Hai già visitato questa cittadina sul lago di Bolsena?

Fammi sapere la tua esperienza a Marta o chiedimi pure informazioni se hai ancora delle cuoriosità.

La capitale della Spagna è una grande città ricca di storia e di attrazioni da scoprire.

Ho raccolto in una piccola guida e qualche spunto interessante per visitare Madrid ed assaggiare le prelibatezze culinarie spagnole che mi sono piaciute di più.

Partendo dalla storia, percorrendo le sue piazze più famose, entrando nei suoi musei e scoprendo la sua cucina.

La storia di Madrid

Madrid è una città antichissima abitata sin dalla preistoria. Il suo ingrandimento decisivo avvenne solo  nel 1561 quando il re Filippo II decise di stabilirvi la sua capitale.

Il primo insediamento reale risale a molto tempo prima quando, nell’865 d.C. Muhammad I ibn ʿAbd al-Raḥmān, vi fece costruire un palazzo fortificato. Sullo stesso luogo sorge oggi il Palacio Real.

La sua posizione al centro della Spagna ne fece area di frequenti scontri tra Cristiani e Musulmani.  Nel 1085, Alfonso IV di Castiglia, libero’ la città dalla dominazione araba.

Nei secoli si sono succedute costruzioni di bellezze architettoniche e crudeli distruzioni portate dalle guerre. Le truppe napoleoniche, la guerra civile e il dominio del generale Franco non hanno di certo aiutato la città. Negli ultimi decenni Madrid si è imposta come capitale giovane, centro di cultura ed arte.

L’orso e il corbezzolo, simboli di Madrid

I musei di Madrid da visitare assolutamente

Proprio negli ultimi decenni si è inaugurato uno dei più grandi musei di arte contemporanea in europa, il Reina Sofia. Si è aggiunto alla già lunga lista dei bellissimi musei della capitale spagnola. Immancabili il Prado, il Museo Thyssen-Bornemisza e il museo archeologico nazionale.

Entrata del museo el Prado Madrid

I parchi più belli di Madrid

Tra i numerosi parchi di Madrid è impossibile non fare una passeggiata al parque El Retiro ed al giardino botanico poco distante. Bellissimi anche ai giardini del Campo del Moro, accanto al palazzo reale e ai jardines de Sabatini.

 Monumento ad Alfonso XII al parco del Buen Retiro

Parco de el retiro

Fontana al parco El Retiro

Una visita alle chiese più importanti di Madrid

Tra le più importanti architetture religiose di Madrid c’é la cattedrale de Almuneda voluta da Carlo I nel XVI secolo. Fu costruita solo nel 1883 ed inaugurata nel 1993 da Papa Giovanni Paolo II.

La chiesa di Sant’Isidro, che ospita le reliquie del patrono di Madrid, ne fu per tanti secoli la cattedrale provvisoria. Questa chiesa risale al XVII secolo ed è costruita nel tipico barocco spagnolo cosi come le chiese di San Marcos e San Miguel.

Altra chiesa interessante è San Francisco, eretta sul luogo leggendario dove riposo’ il santo quando si fermo’ a Madrid durante il suo pellegrinaggio verso il santuario di Santiago de Compostela.

Tour tra le piazze più belle di Madrid

Un modo interessante per visitare Madrid è fare una passeggiata attraverso le sue piazze storiche per riprercorrerne i secoli e le vicissitudini, scoprirne i segreti e le leggende.

Plaza Mayor, puerta del Sol, plaza de Cibeles, plaza de Espana e plaza de Colon sono solo alcune delle grandi piazze madrilene che vale la pena visitare.

Gustarsi Madrid, i piatti tipici e lo street food low cost

Madrid è una città vivace e piena di bar e ristoranti che servono specialità del luogo. Non si hanno difficoltà a trovare il posto giusto per mangiare un boccone.

Le tapas sono una delle tradizioni culinarie spagnole più gustose e sfiziose, consistenti in piccoli antipastini da mangiare con un bicchiere di vino, di sangria o di birra. Potrete gustarle in piedi o seduti su piccoli sgabelli. Se ci sono tavoli e volete sedervi, non aspettatevi tovaglie o bicchieri di cristallo, a meno che il cameriere non si innamori improvvisamente di una vostra amica come è capitato a me!

Una catena di ristoranti “fast food” eccezionale è 100 montaditos, in cui si servono piccoli panini con offerte la domenica e durante la settimana, che permettono di gustare un panino a un euro. I gusti sono i più vari, é un’idea per un pasto veloce e simpatico tra una visita e l’altra. La paella non é un piatto tipico di Madrid, meglio assaggiare piatti che comprendano jamon, i fritti di pesce, le albondigas le polpette di pesce o le croquetas di pollo.

I panini con i calamari e le patatas bravas, patate condite con una salsa piccante, sono davvero eccezionali. Non lasciatevi impressionare dall’aspetto di alcuni tapas bar, pieni di fazzolettini per terra: è normale gettare in terra le salviette sporche quindi non é indice di sporcizia ma di una numerosa clientela!

I piatti madrileni che troverete sul menù spiegati passo passo

  • patatas bravas: patate cotte in padella e condite con salsa piccante
  • albondigas: polpettine di pesce
  • croquetas: polpette di pollo o carne con varianti
  • tortilla de patatas: è una sorta di frittata con patate molto gustosa, si trova con altre varianti, con carne, prosciutto, cipolle ecc…
  • bocadillos de calamares: panino con calamari fritti
  • cocido madrileÑo: un po difficile da descrivere, il piatto tipico per eccellenza, stufato di ceci con differenti tipi di carne cotto a fuoco lento (siccome non mangio la carne non l’ho assaggiato ma credo che, se ben cucinato, sia una delizia).
  • gambas al ajillo: gamberi con aglio
  • jamon serrano- jamon iberico: prosciutto tipico
  • tapas bar: semplicemente un bar che serve tapas
  • calamares a la romana: o meglio, calamari fritti
  • chorizo: salsiccia stagionata con paprica
  • morcilla: salsiccia morbida di sangue di maiale
  • patatas alioli: patate con salsa aioli, una salsa all’aglio che ho imparato ad amare in Francia (ma solo per veri estimatori dell’aglio e per chi non è in viaggio con la sua dolce metà da sbaciucchiare)
  • boquerones en vinagre: alici marinate
  • churros e porras: uno rigirato e uno dritto, sono lunghe frittelle dolci di farina e acqua che d’inverno si immergono in una tazza di cioccolata calda

Potete trovare un’enorme quantità di dolci tipici nelle pasticcerie del centro, e anche se non sono famosi come altre pietanze, sono buonissimi!

Da bere

cana (1/4 di litro di birra)

  • pinta (1/2 litro di birra)
  • tinto de varano: una bevanda fresca con un basso tasso alcolico, da provare
  • sangria: bevanda a base di vino e frutta, con molte varianti (attenti che va giù come fosse succo di frutta ma poi risale come se fosse vino…)

Spero che questa guida vi sia stata utile, aspetto i vostri commenti!

Montato su tutte le furie, Michelangelo minacciò di lasciare il lavoro incompleto, minaccia che per fortuna non mise in atto.

Vuoi scoprire cosa fare e Pitigliano e dintorni ma non sai bene da dove cominciare? Ti trovi nel posto giusto.

Pitigliano è una città Toscana con alcune particolarità che la rendono assolutamente unica: si trova incastonata nella roccia ed è chiamata la città del tufo. Ci sono capitata per caso durante la primavera e, solo guardandola dall’esterno, mi sono subito innamorata.

La città di Pitigliano si trova sulla cima di una rupe di tufo tanto che sembra ricordare la famosa Civita di Bagnoregio ma anche piccoli paesi come Calcata o Vitorchiano. Il centro storico di Pitigliano è interamente costruito in tufo. Questa pietra dal colore ocra caratterizza tutto il borgo ed è protagonista in tutti e 60 i vicoli in cui è divisa Pitigliano.

Proprio in tufo è costruita anche la Sinagoga del Ghetto Ebraico di Pitigliano. Questo edificio ci racconta una lunga storia di tolleranza tra la città e la comunità ebraica tanto che Pitigliano ha preso il soprannome di “La piccola Gerusalemme”.

Insomma nel borgo di Pitigliano e nei dintorni ci sono moltissime cose da fare e da vedere.

Continua a leggere per scoprire perché mi ha colpita così tanto e per conoscere le pagine più oscure della sua storia.

Perché Pitigliano mi ha lasciata a bocca aperta

Quando sono arrivata a Pitigliano ho spalancato gli occhi. L’ho vista da lontano, appoggiata sul nulla. Se ne sta arroccata su uno sperone di roccia, circondata per tre lati da burroni profondissimi. Le case sono a strapiombo sul vuoto. Sembra essere sospesa sopra la foresta e i fiumi che le scorrono sotto, a metà tra terra e cielo.

E’ uno spettacolo incredibile.

Alcune persone del luogo mi hanno raccontato che Pitigliano era abitata sin dall’epoca degli etruschi di cui sono stati ritrovati nuclei abitativi visitabili. D’altronde la posizione e la ricchezza di acqua ne facevano un punto perfetto per il controllo dell’area circostante.

Il suo aspetto medievale è rimasto intatto grazie al palazzo fortificato degli Orsini e al magnifico campanile della chiesa dei santi Pietro e Paolo.

Ma non è finita qui, la storia di Pitigliano è molto più appassionante.

Ecco perché Pitigliano si chiama la Piccola Gerusalemme

Pitigliano o piccola Gerusalemme ha un quartiere del ghetto, dove furono confinati gli ebrei per secoli.

Ho avuto modo di visitare il museo interno al ghetto di Pitigliano dove ho scoperto gli si e costumi della comunità ebraica. L’entrata costa 5 euro e comprende una visita alle botteghe del ghetto e alla sinagoga.

Nelle antiche grotte di Pitigliano, scavate nel tufo, si conservava il vino, prodotto di eccellenza del territorio. Ho visto poi la bottega della carne, dove si macellava il bestiame secondo la tradizione. Vi sono anche un forno dove si produceva il tipico pane azzimo e una tintoria. Il tutto in uno spazio molto angusto.

L’ambiente più bello è la sinagoga, riccamente decorata e dall’aspetto quasi barocco. Oggi la Sinagoga di Pitigliano è parte del museo perché in disuso. Servono infatti almeno dieci uomini ebrei in età adulta (sopra i 13 anni) perché la Sinagoga possa essere in funzione e celebrare i riti sacri.

Il museo non mi ha colpita particolarmente, ma sono rimasta sconvolta nel leggere la lapide che ricordava gli ebrei di Pitigliano morti nei campi di concentramento. In una città cosi piccola e tranquilla, non mi aspettavo di trovare cosi tante vite spezzate senza un motivo.

Le persecuzioni iniziarono molto prima della seconda grande guerra, leggete sotto per scoprire di più.

La sinagoga di Pitigliano

Interno della sinagoga di Pitigliano

Lo Sfratto di Pitigliano

Una scoperta che ho fatto a Pitigliano è il tipico dolce ebraico: lo sfratto.

Questo dolce ricorda quando, nel XVII secolo, fu emanato un editto che confinava nel ghetto tutti gli ebrei della città e dei dintorni. I funzionari del Granduca di Toscana, bussarono alle porte delle case per intimare alle famiglie di religione ebraica di lasciarle.

Quasi un secolo dopo, fu creato questo dolce di forma allungata che ricorda i bastoni con cui bussarono alle porte delle loro case. Dentro alla pasta c’è un delizioso ripieno di miele, noci, scorze d’agrume, noce moscata e anice.

Io l’ho gustato al “Forno del Ghetto” dove la proprietaria mi ha fatto assaggiare alcune specialità della tradizione ebraica e locale.

Lo sfratto non è l’unica specialità di questa cittadina, leggete oltre per saperne ancora.

Lo sfratto di Pitigliano

Il castello degli Orsini a Pitigliano

Uno degli edifici più belli della città è il castello degli Orsini. La struttura medievale fu ristrutturata nel XVI secolo su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane.

Oggi ospita il museo diocesano di Palazzo Orsini e il museo civico archeologico di Pitigliano.

In realtà ha avuto un ruolo chiave nella storia di questa cittadina. Il castello infatti fu roccaforte degli Aldobrandeschi prima e degli Orsini poi e difese la città dai continui tentativi di sottomissione di Siena ed Orvieto.

Solo nel 1604 Pitigliano fu annessa al Granducato di Toscana ed iniziò il suo lento declino.

Il vino bianco di Pitigliano

In questo territorio il vino è un prodotto tipico ricercato e frutto di secoli di selezione e lavoro. Il bianco di Pitigliano ha la certificazione DOC e viene prodotto solo nei comuni di Pitigliano e Sorano.

Il vino che ho assaggiato è quello più famoso, il bianco Ildebrando. Non me ne intendo molto di ma devo dire che era davvero molto buono!

Commenti su Pitigliano

Hai mai visitato questa città della Toscana?

Hai qualche suggerimento su cosa vedere a Pitigliano e dintorni?

Fammelo sapere qui sotto nei commenti

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