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Diario di viaggio

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Catania, Marzo 2018

Era il 2007 quando partecipai allo scambio culturale a scuola. Venne scelta una piccola cittadina tedesca, con mio grande disappunto, poiché studiavo francese ed ero innamorata della Francia. All’epoca non sapevo che quell’esperienza mi avrebbe radicalmente cambiato la vita.

Fu durante lo scambio che ho conosciuto uno dei miei migliori amici, un ragazzo tedesco con cui è nata subito un’amicizia che è sopravvissuta agli anni e alla distanza, alle intemperie della vita e alla differenza linguistica.

In questo post ti racconto come ci siamo ritrovati sull’Etna! Pronto a partire con noi?

salire sull'EtnaLontani ma vicini: home is where your heart is

Oggi considero la Germania la mia seconda casa e, anche se ancora non parlo tedesco, ho un gruppo di amici che sono contenta di riabbracciare ogni volta che posso. Insieme abbiamo viaggiato in mezza Europa: Parigi, Napoli, Pisa, Colonia, Ravenna, Dusseldorf, Bruges, Pompei, Spoleto, Bruxelles, Monaco di Baviera, Firenze e molte altre città.  Ci siamo innamorati dei nostri Paesi, li abbiamo esplorati e poi abbiamo iniziato ad esplorare anche gli altri. Siamo cresciuti insieme.

Abbiamo finito il liceo, preso la patente, vissuto la vita universitaria e l’inizio delle nostre carriere inviandoci messaggi in inglese, incontrandoci non importava dove, appena possibile. Grazie a lui ho capito l’importanza di studiare le lingue e ho praticato l’inglese. Insieme abbiamo fatto i primi viaggi da soli e ci siamo innamorati dei viaggi. Abbiamo condiviso esperienze, tradizioni, conoscenze e momenti felici dai 40 gradi di Roma ai -7 di Colonia. Siamo saliti insieme su grattacieli, torri, cupole, campanili, montagne, e stavolta abbiamo deciso di salire sull’Etna. Ecco com’è andata.

Mi ha chiamata un mesto fa, dicendomi che aveva dei giorni di ferie che gli avanzavano dal 2017. “Vieni a Roma!” gli ho detto tutta contenta “Elisa, ti andrebbe di andare in Sicilia per salire sull’Etna?”.  La risposta ovviamente è stata sì.

salire sull'EtnaSalire sull’Etna: mille sensazioni straordinarie

Siamo partiti verso questa nuova avventura in un posto in cui non eravamo mai stati.

Se hai intenzione di salire sull’Etna ti consiglio di prenotare un tour organizzato. Noi abbiamo fatto così e ci siamo trovati molto bene. La nostra guida, un esperto speleologo, ci ha spiegato moltissime cose che non avremmo mai potuto sapere. Sapevi che ci vogliono 400 anni perché la vegetazione cresca di nuovo sulla lava solidificata?

La guida ci ha portati con il pulmino a vedere una grotta sull’Etna in cui si possono notare le bolle di gas, gli strati delle eruzioni e le differenti componenti delle colate. E’ stato come fare un viaggio al centro della terra.

E ovviamente ci ha spiegato che a Catania si usa tantissimo il basalto, la pietra nera di origine vulcanica (se ti interessa sapere in quali edifici di Catania è stata usata ne ho parlato qui).

Se ti stai chiedendo che temperatura ci sia sull’Etna, la risposta è… FA FREDDO!  Abbiamo camminato nel vento gelido e fortissimo per più di due ore, da un cratere all’altro, tra la sabbia nera e la neve candida. E ho scoperto che ci sono delle differenze perfino tra i diversi crateri: su un cratere dove c’era più ferro sembrava di stare su Marte, su un altro di stare sulla Luna.

Il mare in lontananza, la sensazione assurda di essere su una montagna e la percezione che in realtà si tratti di qualcosa di molto più potente E’ difficile da descrivere quello che ho provato sul vulcano. L’idea di camminare su qualcosa di vivo, in divenire, in movimento in qualche modo, è impossibile da spiegare.

Posso solo dire che è stato interessante, affascinante ed emozionante.

salire sull'EtnaLa popolazione che aspetta le colate

Il nome Etna deriva dal greco Etnea, che significa bruciare. L’Etna è un vulcano gentile, perché produce solo eruzioni effusive. Vuol dire che non scoppia, erutta piano piano fiumi di lava. Negli scorsi anni la popolazione ha fatto  in tempo a scappare o addirittura a deviare il flusso della lava. Tutto questo territorio è in continua evoluzione e cambiamento, grazie all’Etna.

“Quella è la colata del 1669. Quell’altra della fine dell’800. Quella lì è del ’91/92, questa qui del 2001” ci racconta la guida a mano a mano che saliamo con il piccolo furgoncino. Sembra quasi che mi presenti i suoi parenti. “Ora stiamo aspettando” ci dice “aspettiamo la nuova colata. Ci sono state piccole scosse di terremoto, vuol dire che tra poco arriverà”.

Le sue parole mi hanno colpita.

Non posso immaginare come sia vivere ai piedi di un vulcano che veglia sulla valle e che ogni tanto getta fuori dalle profondità del pianeta fiumi infuocati.

salire sull'EtnaL’Etna, sito UNESCO

L’Etna è stato di recente annoverato tra i siti patrimonio dell’UNESCO e i visitatori si sono moltiplicati, generando un grande indotto turistico. Forse da qualche parte dentro di loro gli abitanti della valle  ringraziano questo vulcano, anche se li minaccia. D’altronde se si vive in questo luogo da millenni, nonostante le eruzioni, vuol dire che con un vulcano ci si può convivere.

“Guarda Elisa: questo è il tuo Paese. Avete il mare, le montagne, l’arte, una cucina eccezionale e persino i vulcani…” mi ha detto il mio amico tedesco guardando il paesaggio “il tuo Paese è meraviglioso!”.

Non ho detto niente ma ho pensato che avesse proprio ragione.

salire sull'Etna

Ci ho messo mesi per scrivere di Tomar, perché scriverne non è affatto facile per me. Mia madre desiderava tantissimo andarci ma non ha fatto in tempo. Era appassionata dai templari e da tutte le leggende che girano intorno a quest’ordine di monaci combattenti.

Ero terrorizzata all’idea di visitare Tomar per via delle reazioni emotive che avrei potuto avere, ma allo stesso tempo sentivo di doverlo fare un pò per lei e un pò per me stessa.

Pensando poco ai templari e molto di più al significato simbolico che aveva per me quel viaggio, sono partita da Lisbona per visitare Tomar.

visitare tomarCome arrivare da Lisbona a Tomar in treno

Ho deciso di visitare Tomar il penultimo giorno in Portogallo. Il modo più pratico per arrivarci  è prendere il treno dalla stazione di Santa Apolonia che parte all’incirca ogni ora e che ti porta da Libona a Tomar.

C’erano le nuvole quando sono partita. Dopo aver preso posto sul treno appare la scritta: destino Tomar. Lo so che destino è la parola portoghese per destinazione ma mi ha fatto una certa impressione. Ho sorriso e mi sono goduta il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino.

visitare tomarArrivare al castello di Tomar grazie ai campanili

Quando sono scesa dal treno, con il mio lungo vestito bianco a fiori, sembrava di essere sbarcati in un altro mondo. Lasciata la confusione di Lisbona, intorno alla stazione di Tomar non c’era assolutamente nulla.

Il sole a picco, un vento leggero. Niente bus, niente auto, niente abitanti. Ho visto la punta di un campanile da lontano e mi sono diretta lì.

Grazie ai campanili, che da quando sono stati concepiti svolgono la funzione di segnalare i centri abitati, scandire il tempo e mettere in evidenza i luoghi sacri, ho trovato la direzione.  Strano come all’epoca di Google maps una millennial blogger presa dalla desolazione si aggrappi ad un retaggio medievale come un campanile per trovare la via.

Del castello di Tomar neanche l’ombra. Come si fa a non vedere un castello?

Svolto, seguo le croci templari sui marciapiedi, svolto. mi immergo per le strade deserte di Tomar. E poi lo vedo.

L’enorme castello di Tomar, cinto da mura, arroccato sul colle, imperioso, maestoso, bellissimo. Mi arrampico, felice, su per la salita. Fa caldo ma c’è un vento che rende sopportabile il sole.

Quando varco quelle mura antiche mi assale un’emozione potente: rovine medievali, muri di mille anni che si mescolano a più recenti, le limpide forme del XIII secolo che si alternano allo sfarzoso stile manuelino. Un luogo unico.

Ora vi racconto perché vale la pena di visitare Tomar e il suo convento!

visitare tomarIl convento di Tomar e i templari

L’ordine dei cavalieri templari fu soppresso molto violentemente nel 1312 tanto che gli esponenti più importanti furono bruciati vivi in un rogo pubblico. Le ragioni sono prettamente politiche ed economiche in quanto quest’ordine, sorto durante la prima crociata, era nel tempo diventato ricco e potente al punto di inimicarsi il re di Francia Filippo il Bello. Inoltre l’ambiguità di essere combattenti e monaci allo stesso tempo era in conflitto con la dottrina cristiana.

In Portogallo però le cose andarono diversamente.

Quando l’ordine dei cavalieri del Tempio fu abolito da papa Clemente V, il re Denis del Portogallo non poteva permettere che fossero perseguitati nella sua nazione. Questi guerrieri avevano infatti aiutato i sovrani portoghesi nella cacciata dei Mori, permettendo ad  Alfonso I di ristabilire il cristianesimo in Portogallo.

I templari avevano combattuto accanto al futuro re nel 1139 e, una volta vinta la guerra, si erano guadagnati vari privilegi per il loro coraggio.

Il convento di Tomar era stato fondato proprio in quell’epoca e con quello scopo. I templari godevano quindi di grande stima da parte del re, che gli era debitore del suo stesso potere. Denis del Portogallo perciò pregò il Papa di costituire un nuovo ordine, l’Ordine del Cristo.

Sostanzialmente cambiò solo il nome:  tutti i beni che vennero espropriati ai templari negli altri regni, in Portogallo rimasero al nuovo ordine religioso.

Il convento di Tomar rimase il loro quartier generale. La famosa croce rossa su campo bianco, che contraddistingueva navi e caravelle portoghesi, era il simbolo dell’Ordine di Cristo!visitare tomar

Il castello di Tomar e le sue meraviglie

Visitare Tomar e il suo convento è come scoprire un tesoro nascosto. Al centro campeggia la chiesa ottagonale, nucleo centrale del monastero e cuore della comunità. La forma riprende quella della chiesa del Santo Sepolcro di Cristo a Gerusalemme.

La parte centrale è del XII secolo mentre l’enorme navata attorno risale al XV secolo. Sculture romaniche convivono con le decorazioni successive, in stile manuelino, dal nome del sovrano Manuele I che era anche gran maestro dell’ordine. Le varie vicissitudini architettoniche ci raccontano la storia dell’ordine e del regno intero.

Le parti più suggestive del castello di Tomar sono i chiostri, in particolare quello gotico. La famosa finestra manuelina, che sembra fatta di corde, narra storie di navigazione e tenacia, di quando i portoghesi solcarono gli oceani e scoprirono nuovi continenti. La bellezza di questo monastero sta tutta nel silenzioso raccoglimento che vi si respira. Tuttavia ci si sente a tratti dentro ad una vera e propria fortezza, poiché questo centro aveva anche una funzione difensiva.

Passeggiando lungo le mura si può ancora vedere la vecchia sala capitolare, dove si riunivano in consigli i membri dell’ordine e le feritoie a forma di croce.

La mia giornata a Tomar mi ha riempita di emozioni. Un angolo di storia che aspetta solo di essere esplorato e raccontato, che si può leggere sulle pietre e assaporare al ritmo pigro di una giornata di fine luglio nell’entroterra portoghese.visitare tomar

Sei mai stato a Tomar?

Hai mai visitato questa bellissima città templare del Portogallo? Fammi sapere nei commenti come è andato il tuo viaggio o se hai bisogno di consigli per raggiungere Tomar e vedere il suo bellissimo convento templare.

visitare tomarvisitare tomarvisitare tomarvisitare tomar

Come tutti gli anni questi giorni sono fatti di bilanci e speranze per l’anno nuovo. Di questo 2017 appena trascorso non mi sento di dire che è stato il più brutto della mia vita perché l’ho affrontato dopo il 2015 e il 2016 ed ero pronta a fronteggiare tutto quello che è successo.



I meravigliosi viaggi che mi ha regalato il 2017

Prima di tutto ho ripreso finalmente a viaggiare a pieno ritmo che è una delle cose che mi rende più felice al mondo. Sono finalmente riuscita a tornare a Berlino, sono stata a Milano tre volte, ho sono andata di nuovo a Matera e l’ho vista con la neve, ho scoperto la Valle Imagna e la splendida Bergamo, ho navigato sul lago di Como. Sono riuscita a visitare finalmente Gubbio e  Bomarzo, sono tornata a Colonia e mi sono innamorata del Burg Eltz e della Mosella con due dei miei migliori amici, sono stata una settimana a Lisbona da sola, a Sintra e a Tomar. Ho passato molto tempo tra le mie montagne, in Umbria, e ci tornerò anche domani. Ho scoperto il Cilento, le bellezze di Rimini e il rione Sanità di Napoli che mi ha colpita tantissimo. Sono partita con altri 8 amici per un weekend rilassante a Bagno di Romagna e poi a Trieste e Lubiana con mia zia.

Il blog è cresciuto tantissimo e così i miei progetti ed i miei sogni. Molti di voi mi hanno accompagnata durante i viaggi, ho incontrato nuove persone, ho riabbracciato amici, assaggiato piatti diversi, visitato 11 castelli, 35 tra musei e mostre, 9 siti archeologici e più di 60 chiese.

Di tutti questi viaggi non posso che portare ricordi meravigliosi che resteranno per sempre impressi nella mia anima.  Da un altro lato però è stato uno degli anni più duri della mia vita.

2017Le prove che ho dovuto affrontare

Ho iniziato il 2017 piena di gioia ma ho trascorso la metà dell’anno in ospedale ad accudire mia nonna prima e mia madre poi. All’inizio del 2017 la mia più grande paura era che le persone che amavo morissero. Alla fine del 2017 non più, perché ho capito che peggio della morte c’è vedere le persone che ami soffrire.

Sicuramente quest’anno mi ha portato una sofferenza indescrivibile dal punto di vista emotivo e una fatica grandissima ma non ho ragione di lamentarmi o di essere triste. Credo invece che sia stato uno degli anni più felici della mia vita. Ad aprile, quando mia nonna era uscita dall’ospedale e mia madre sembrava starsi riprendendo, mi svegliavo ogni giorno sentendomi la donna più fortunata della Terra.

E così è adesso. Ho passato due mesi orribili ad guardare impotente mia madre che moriva, ma sono fiera di come ho affrontato gli ultimi momenti insieme, con forza e dignità, come ha fatto lei. Sono felice di averle stretto la mano sino all’ultimo respiro, di essere stata con lei, fino alla fine. E sono orgogliosa di mio padre, della forza che ha dimostrato e sta dimostrando, di essere stato non solo il miglior padre al mondo ma anche il miglior marito. Sono grata a mia zia, che è stata una sorella affettuosa e ci ha supportati ed aiutati.

2017Quello che mi ha insegnato il 2017

Sono la donna più fortunata del mondo perché ho accanto persone straordinarie e perché ho iniziato a capire quanto valore abbia il semplice stare insieme. Ora apprezzo la bellezza di una domenica pomeriggio a prendere un caffè o una sera qualunque a sorseggiare una tisana e guardare un film. Mi sto allenando ad assaporare ogni piccolo momento,  ogni gioia e anche ogni dolore, perché dal dolore e dalle brutte esperienze si impara tantissimo.

Ho tanti progetti per il futuro, piccoli e grandi. Sto dando una mano a ricostruire le chiese crollate con il terremoto, grazie alle mie tesi di laurea e, da settembre, sono impegnata in uno stage presso la Galleria Borghese, uno dei musei più belli del mondo.

2017I sogni  e i progetti per il 2018

Per il 2018 ho solo una speranza: che sia pieno di viaggi. In previsione ho subito le mie montagne umbre, poi Barcellona e Merano.

Il mio travel dream è senz’altro il cammino di Santiago de Compostela che vorrei intraprendere da anni e spero di realizzare a settembre.

Vorrei tornare a Praga e  fare un viaggio più lungo fuori dall’Europa, se avrò tempo di studiarne un pò l’arte, magari in Sud America.

Salutiamo il 2017 con gratitudine per tutto quello che ci ha insegnato e le prove a cui ci ha sottoposto e accogliamo questo 2018 con gioia e speranza. Buon anno a tutti voi e grazie per leggere questo blog, per le parole gentili, per il supporto, per i messaggi, per gli incoraggiamenti. Forse non lo sapete ma nei momenti più brutti voi per me siete un motivo per andare avanti e continuare ad appassionarmi a quello che amo.

Un nuovo anno che si apre è sempre pieno di incognite e sogni, quello che auguro a tutti voi è di fare un passo avanti per realizzarli!

2017

Lubiana, dicembre 2017

Vi ricordate del mio viaggio a Lisbona della scorsa estate? Avevo programmato il viaggio con mia zia che alla fine si era rotta una caviglia e quindi sono partita da sola.

Questo viaggio aveva un significato simbolico molto importante per entrambe perché doveva mettere fine ad una serie di “sfighe” accadute durante l’anno, ed era in programma da tantissimo tempo!

Dopo gesso e fisioterapia, ad ottobre abbiamo iniziato a pensare ad una meta dove andare insieme prima di Natale. Abbiamo escluso una serie di città e alla fine abbiamo deciso di partire per Trieste. Ovviamente come potevamo non approfittarne per visitare anche Lubiana, in Slovenia?

Vi raccontro la mia esperienza di viaggio a Trieste e Lubiana!

trieste e lubianaL’arrivo a Trieste

Perché abbiamo scelto proprio Trieste e Lubiana? Perché erano raggiungibili in treno (mia zia ha un pò paura dell’aereo) e perché non le avevamo mai visitate.

Il mezzo più comodo per arrivare a Trieste è proprio il treno. Così, all’inizio di dicembre, ci siamo imbarcate alla stazione termini di Roma e qualche ora più tardi eravamo già nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia. Arrivate alla stazione di Trieste ci aspettavamo la bora e invece ci ha accolte un bel sole sul mare.

Il mare in inverno è una delle cose più incantevoli al mondo: quando è calmo ha quel colore grigio e quelle nuvole che dipingono le onde di una luce livida. Quando è mosso, invece, riesce a farti capire tutta la potenza della natura sprigionando un’energia impressionante. Mi piace quasi di più che in estate!trieste e lubiana

Nel nostro hotel a Trieste si respirava un’aria di inizio secolo: tra le vie della città ci siamo perse in quell’atmosfera elegante che fa sembrare la città un misto tra Vienna e Milano. La nostra prima sera siamo salite sino al castello, ci siamo arrampicate sulla cima del campanile e abbiamo osservato la città dall’alto, mentre il tramonto ne trasfigurava i contorni. E’ stato uno spettacolo incredibile!

Il castello di Miramare è stato una delle esperienze più belle, di cui vi parlerò presto. Inoltre c’era una mostra sullo stile Liberty con tantissime opere di uno dei miei artisti preferiti, Alphonse Mucha. Sarei rimasta lì dentro per giorni interi, non c’era un vasetto o un gioiello che non mi sarebbe piaciuto avere in casa. Ho spesso la sensazione di aver sbagliato epoca, quando vedo oggetti in stile liberty in particolar modo!

Quello che ci ha impressionate di più è stata sicuramente la gentilezza delle persone, il cibo eccezionale e la bellezza degli edifici della città.

trieste e lubianaL’arrivo a Lubiana da Trieste

Se siete a Trieste e non sapete come andare a Lubiana, vi consiglio di prendere il pullman. Bastano solo un paio d’ore di autostrada  e vi troverete nella capitale della Slovenia. Trieste e Lubiana distano solo 100 chilometri!

Lubiana ci ha accolte con un freddo penetrante. L’aria natalizia già riempiva le strade di colori e luci, passeggiando tra i mercatini di Natale ci siamo riempite di profumi e vin brulé. L’hotel in cui siamo state era fantastico:  vi dico solo che ci hanno spostate in una suite che era più grande di casa mia!

Ho trovato la Slovenia accogliente e luminosa, nonostante la neve. Ho incontrato i draghi. Il simbolo della città è proprio un grande drago, e si trovano dragoni e draghetti un pò dappertutto! I più belli sono quelli del ponte dei draghi ma di questo vi parlerò in uno dei prossimi post su Trieste e Lubiana!

Tra le altre cose, abbiamo preso la funivia per salire sulla collina e mi sono persa nel suo castello. Ho ammirato la neve e la pianura dall’alto della torre e mi sono un pò innamorata di questa città e dei suoi colori.

Una delle scene più imbarazzanti della mia vita è stata quando mia zia ha deciso di improvvisarsi fotografa per ritrarmi con un lungo vestito rosso. Solo più tardi ci siamo accorte che un fotografo vero mi stava immortalando. Mi ha fatto una sorta di servizio fotografico, in cui sarò venuta con facce stranissime come al solito perché non sono capace a mettermi in posa. Non mi sono mai vergognata così tanto! Però da un pò di tempo ho capito che dovrei indossare solo lunghi vestiti perché mi piacciono da morire, pure se sembro matta.

andare-a-triesteCosa ho capito da questo viaggio

Le nostre giornate sono trascorse piene di passeggiate, musei e nuove esperienze. Abbiamo assaggiato cibi nuovi e abbiamo scoperto lati di noi stesse che non conoscevamo. Non c’è niente che ti possa unire alle persone come viaggiare, perché in viaggio emergono le nostre vere essenze, cadono le maschere ed esce fuori il nostro carattere. Mai come quest’anno ho “scoperto” le persone della mia famiglia, passando tra le difficoltà, lo stress e le gioie.

Abbiamo assaporato ogni momento di questa vacanza, lo stare insieme, le persone che abbiamo incontrato, le cose che abbiamo visto. Trieste e Lubiana sono entrambe splendide. Lo abbiamo fatto per mia nonna, lo abbiamo fatto per mia madre e lo abbiamo fatto per noi. E questo è il più bel regalo di Natale che si possa ricevere, il tempo che una persona è disposta a dedicarti, le risate fatte insieme, la condivisione di esperienze.

Mi sto allenando ad essere felice e ad apprezzare ciò che la vita mi regala.

Ho capito di essere veramente una persona fortunata.

Ah, e ho capito che mia zia doveva fare l’instagrammer, è una bomba a posare per le foto!

trieste e lubiana

 

A Napoli ho conosciuto persone incredibili che hanno trovato il coraggio e la forza di impegnarsi quotidianamente per cambiare il proprio quartiere e, nel loro piccolo, per migliorare il mondo.

Ti racconto qui sotto chi sono e cosa fanno…



Napoli, novembre 2017

Quando sono partita per il blog tour a Napoli con Insolita Italia, sapevo che stavo andando a visitare un quartiere fuori dai soliti itinerari turistici, dove alcune persone si stavano impegnando nella riqualificazione del patrimonio.

Interessante, direte voi. E pensando questo infatti, sono partita.

Una volta arrivata mi sono resa conto che non mi trovavo in un posto qualunque: sembrava di essere in una periferia, che però aveva chiese barocche e palazzi antichi. Appena arrivati al b&b, ci hanno raccontato che il chiostro affrescati era stato tagliato in due da un mastodontico ponte ottocentesco. Alloggiavamo presso la casa del Monacone, che si è scoperta solo dopo essere parte di un progetto più ampio della cooperativa la Paranza.

Paranza a Napoli non è solo il fritto misto, ma è la compagnia degli amici, la comitiva, il gruppo di ragazzi del quartiere. Proprio così è nata questa iniziativa, da cinque ragazzi raccolti intorno ad un parroco geniale, che ha guardato al futuro e ha creduto in loro. Hanno risistemato il convento, creando un b&b con camere spaziose. Si fa colazione sopra la sagrestia, dalle finestre si vede la chiesa di lato. Hanno poi preso la gestione dellecatacombe di San Gennaro, che hanno risistemato, restaurato ed aperto, restituendo i suoi incredibili affreschi e mosaici alla città.

Lo stesso con  le catacombe di san Gaudioso, proprio accanto alla cripta della chiesa. Il tutto in un quartiere che viene considerato malfamato, in una periferia di quelle senza speranze, dove il tasso di disoccupazione e abbandono scolastico è altissimo e tutto partendo dal basso, con fondi privati e bandi pubblici. Grazie al loro coraggio, le cose sono cambiate.

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Oggi la cooperativa dà lavoro a più di 20 persone, si occupa di visite guidate lungo il miglio sacro, di cui vi parlerò presto, alle catacombe di Napoli e al cimitero delle Fontanelle.

Questo ce lo racconta Enzo, come se fosse la cosa più semplice e ovvia del mondo, prima di cena.

Cena che ci cucinano le mamme della Sanità, un altro progetto per impiegare le donne del quartiere e valorizzare le loro incredibili qualità di cuoche. La tavolata si imbandisce di piatti tipici: il cuoppo di frittura di alici, pasta e patate, friarielli e polpette e l’immancabile biscotto all’amarena.

Già a quel punto eravamo tutti molto colpiti, non solo dalla cucina delle mamme, ma dalla storia e dai progetti di questi ragazzi. Non sapevamo ancora cosa avremmo scoperto i giorni seguenti.

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Dal loro esempio sono nati altri progetti sociali, in primis quello di casa Tolentino, che ha ridato vita ad un antico convento agostiniano nei quartieri Spagnoli. E’ stato fondato infatti un b&b con un giardino, un orto condiviso in preparazione e una terrazza panoramica che abbraccia Napoli e il suo golfo.

In tre giorni, abbiamo incontrato gli attori del nuovo teatro Sanità, ricavato in una chiesa in disuso, che ospita spettacoli e laboratori pomeridiani per i bambini.

Poi siamo stati alla  casa dei Cristallini, spazio riqualificato di un antica casa per poveri che ora ospita un doposcuola proprio per evitare che i più giovani abbandonino gli studi. E attenzione! Tutti questi progetti sono nello stesso quartiere, a pochi metri gli uni dagli altri e convivono, coesistono e dialogano in continuazione.

Ciro Oliva, chef famoso del quartiere Sanità, ci ha servito una delle migliori pizze che abbia mai mangiato supiatti disegnati dai bambini della casa dei Cristallini. Anche lui era uno di loro, e adesso gli paga le lezioni di inglese del giovedì.

L’ultima sera abbiamo anche conosciuto Don Antonio Loffredo, che ha dato l’impulso a tutto questo e che è guida della comunità, non solo spiritualmente.

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Questa rivoluzione dal basso ha innescato un circolo virtuoso anche in altri quartieri.

Ai quartieri Spagnoli c’è la signora Tina, che apre il suo negozietto di frutta a tutti una volta alla settimana per cucinare insieme e viaggiare scambiandosi ricette e sapori. Si mette in piedi su una cassetta della frutta per raccontarci che a lei non interessa che tu sia siciliano o milanese, immigrato o turista, bianco o nero, è convinta che la cucina unisca tutti (ed ha ragione).

Poi c’è Salvatore Iodice, che si è stufato di vedere rifiuti abbandonati nel suo quartiere, quindi li porta nella sua falegnameria e gli dà nuova vita. Anche lui accoglie i bambini e gli insegna a dipingere, fabbricare piccoli oggetti e “usare le mani per qualcosa di buono” come dice lui. Le sue di mani, quando ce le stringe, sono sporche di vernice e forti, come lui.

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Mentre camminiamo tra meraviglie artistiche, scorci da clichè, palazzi nobiliari e chiese, ci raccontano che hanno chiamato street artist da tutto il mondo in questi quartieri, per decorare facciate di palazzi altrimenti anonime. Quindi tra i panni stesi e i piccoli negozi, ci si imbatte di tanto in tanto in qualche coloratissima opera d’arte contemporanea.

Ah, c’è stata la notte bianca al quartiere Sanità, che si è riempito di luci e spettacoli musicali. C’è un’orchestra di ragazzi e bambini, Sanità Ensemble, che va a suonare in giro per l’Italia. Dalle finestre, oltre ai cantanti neomelodici, ora si sentono suonare anche i violini.

Sembrano piccole cose forse, ma vi rendete conto sommate quante sono?

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Siamo stati con loro per tre giorni, abbiamo visto il risultato del lavoro di anni, di impegno, coraggio e tenacia. La lezione che ho imparato è che per quanto impossibile qualcosa possa sembrare, se sei determinato a farla, la farai. Cambiare l’immagine di un quartiere, cambiare la mentalità delle persone può sembrare impossibile, ma non lo è.

Il mondo siamo noi, e ogni giorno decidiamo come cambiarlo con le nostre azioni, anche le più piccole.

Le parole per raccontare la passione e la forza che ho trovato nei ragazzi delle catacombe di Napoli non ci sono, dovresti incontrarli dal vivo. Quello che posso dirti è che in un quartiere che tutti considerano un brutto posto, ci sono cose meravigliose e persone che stanno lavorando per realizzare il proprio sogno di renderlo un luogo bello come merita di essere. E già ci sono riusciti per quanto mi riguarda.

Sono tornata con la valigia piena di sfogliatelle, il cuore pieno di emozioni e la testa ancora più piena di sogni.

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Lo so, stai per partire e ti stai chiedendo come fare la valigia!

Non sai dove mettere tutte le cose che ti serviranno per il viaggio? Ti faccio vedere cosa porto io nella mia e ti svelo qualche trucchetto per risparmiare spazio in valigia!

Sei pronto? Si parte!



Come fare la valigia: quello che serve e quello che non serve

Sono domande esistenziali, tipo “essere o non essere”. Quando non sappiamo come fare la valigia iniziamo a chiederci “ma l’asciugacapelli mi servirà? Qual è il senso della vita? Le ciabatte da doccia le porto? Ma io chi sono veramente? E l’accappatoio?

Scherzi a parte, preparare i bagagli non è semplice, soprattutto se viaggiamo con una valigia piccola e dobbiamo stare fuori a lungo. La prima cosa da fare è capire veramente se qualcosa ci serve oppure no. Tornando all’esempio dell’asciugacapelli: se andrai in hotel, probabilmente non ti servirà, perché quasi tutti lo forniscono (e anche negli ostelli più economici si può richiedere in prestito alla reception).

Non portare vestiti in più di quelli che ti serviranno perché tanto NON LI USERAI. Prepara i tuoi abbinamenti a casa se ci tieni particolarmente allo stile e portati solo uno o due indumenti “jolly” che puoi usare nel caso qualcosa si macchi o rovini in viaggio. Tieni presente che nella maggior parte dei posti ci sono lavatrici che puoi richiedere di usare o lavanderie in casi di emergenza quindi non serve portarsi tutto il guardaroba!

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Come fare la valigia: ecco come faccio la mia

Mi è stato richiesto di scrivere questo post tempo fa, ma ci ho messo tanto perché mi sono resa conto che non faccio mai le valigie allo stesso modo. Dipende dove devo andare, quanto tempo devo stare via e che stagione è ma soprattutto dipende dai limiti di spazio e peso che mi impongono i mezzi di trasporto.

Per mostrarti una valigia “tipo” ho deciso di rendermi le cose complicate: preparerò un bagaglio a mano (quindi non da imbarcare) per una compagnia low cost. Il “viaggio” che ho immaginato dovrebbe avere la durata di una settimana ed ho scelto il periodo invernale perché è il più complicato dal punto di vista dello spazio. Tieni conto che a volte porto anche molte meno cose, dipende che tipo di viaggio devo fare, se mi devo spostare spesso oppure dormo sempre nello stesso posto, ad esempio. Quindi considera che questa valigia non è ridotta veramente allo stretto indispensabile 🙂

La mia valigia ha le seguenti dimensioni: lunghezza 50 cm (inclusi i piedini), larghezza 36 cm e profondità 19 cm.

Continua a leggere per scoprire cosa porto!

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Per una settimana invernale mi porto:

  • 4 maglioni
  • 1 maglione extra size (da mettere in caso di grande freddo sotto al cappotto e sopra all’altro maglione. Da indossare alla partenza.)
  • 5 magliette a maniche lunghe
  • 5 canottiere
  • 4 paia di pantaloni
  • una gonna
  • un vestito pesante
  • 1 pigiama
  • 7 mutande
  • 7 paia di calzini
  • 3 leggins o calze pesanti (da mettere sotto al vestito, alla gonna o anche sotto i pantaloni se fa freddo)
  • 2 reggiseni (facoltativo per gli uomini :D)
  • 2 asciugamani grandi in microfibra
  • 1 costume da bagno
  • 1 paio di stivali (con cui parto)
  • 1 paio di scarpe da ginnastica
  • 1 paio di ciabattine
  • 1 beauty case piccolo con l’occorrente (medicine incluse)
  • il pc e un libro
  • 1 busta dove mettere i panni sporchi al ritorno
  • un cappotto
  • una sciarpa
  • un cappellino
  • un paio di guanti
  • carica batterie
  • portafogli
  • cellulare

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Consigli per fare la valigia

Ti ho già detto quello che secondo me è indispensabile portare nel bagaglio a mano. In questo caso la nostra valigia è anche il bagaglio a mano, quindi le 8 cose da tenere nel bagaglio a mano le ho messe in valigia.

Non ho applicato tutti e 5 i consigli salvaspazio che sto per darti, perché non ce n’è stato bisogno. Ad ogni modo spero possano tornarti  utili! Se devi portare ancora più cose potrebbe interessarti anche questo post suitraslochi internazionali

  • il sottovuoto: se devi portare molti indumenti ingombranti in valigia il mio consiglio è di chiuderli nelle buste sottovuoto. Forse si sgualciranno ma occuperanno un terzo dello spazio!
  • stirare bene i vestiti: prima di partire ricordati di stirare i vestiti (non come ho fatto io!), occuperanno meno spazio!
  • tappare i buchi: le calze, i carica batterie, persino le scarpe (se separate in due buste diverse!) sono perfetti per occupare i “buchi” lasciati dai vestiti.
  • partire sempre con gli indumenti più ingombranti: indossa sempre gli indumenti più ingombranti con cui vuoi partire. Stivali, tacchi, maglioni molto spessi e cappotto, se hai poco spazio, li devi indossare alla partenza!
  • cose da viaggio: saponi piccoli, boccette dove mettere i tuoi shampoo, pettinini, asciugamani in microfibra… porta con te le cose che occupano meno spazio!

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Quando devo partire per capire cosa devo portare metto tutti i vestiti su un tavolo. In questo modo ho un’idea di quanta roba mi sto per portare, di cosa manca e di cosa potrei avere bisogno (o lasciare a casa).

La biancheria intima la metto in una sacchetta pulita nella tasca sul retro del coperchio della valigia assieme ai calzini, in un’altra busta. Come pantofole porto sempre e solo delle infradito impermeabili che chiudo in una busta mettendole l’una contro l’altra. Se decido di portare un secondo paio di scarpe, le divido e le chiudo in due bustine diverse da inserire un po’ come “tappabuchi” nella valigia.

Nella tasca esterna del bagaglio tengo sempre i documenti in una sacchetta di plastica, fazzolettini, libro o ebook e cellulare, a meno che non abbia una piccola borsa con me. Gli apparecchi elettronici, come il pc, li porto sempre in una custodia imbottita fatta apposta, che li protegge dagli urti. A volte, per proteggerli ulteriormente, li inserisco tra i vari strati di vestiti.

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Per il beauty case scriverò presto un post dedicato.Se devo portare i miei asciugamani, quando vado in ostello o ospite da qualcuno, ne porto sempre due grandi in microfibra, uno per il corpo e uno per il viso. La microfibra forse è il massimo come materiale per asciugarsi ma occupa pochissimo spazio, si asciuga subito ed è molto pratica. Anche questi due teli li tengo in una o due bustine pulite assieme alla biancheria o come “tappabuchi”. C’è un’altra cosa che non lascio mai a casa: un costume da bagno. I motivi sono due:

1 sono wateraddicted, appena vedo una pozza, un fiume, una piscina, mi ci tuffo letteralmente.

2 Non so perché ma ogni volta che non l’ho portato poi ne ho dovuto comprare uno per il lago/terme/spa etc e ormai non parto più senza neanche per un weekend 🙂

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C’è una cosa che non riesco a capire: perché alcuni quando viaggiano vogliono trovare e portare con sé tutte le comodità di casa? Sei in VIAGGIO non a casa! Quindi sfodera il tuo senso dell’adattamento e la tua flessibilità!

Al diavolo pantofoline da doccia e pantofoline da camera, ciabattine da mare, e ciabattine da fighetto/a! Tira fuori le infradito di plastica brutte della piscina e usa solo quelle per fare tutto, inclusi bagni al mare e passeggiate! Esci dalla tua comfort zone, mettiti alla prova anche sulle cose più piccole: rinunciare a qualche inutile comodità potrebbe farti scoprire cose di te stesso che non immaginavi! E’ anche questo un modo per superare i propri limiti 😉

Fare la valigia è come giocare a tetris: un lavoro di incastri e selezione. L’importante è non perdere la calma ed informarsi bene su cosa c’è o non c’è all’arrivo. Se vai in un hotel che offre asciugamani e asciugacapelli, ciabattine e shampoo non ci sarà bisogno di portare i tuoi.

Curiosando nel web ho trovato molto interessante anche questo video, con un metodo diverso per piegare i vestiti. Non avrò mai la pazienza di applicarlo, ma magari tu si!

Spero che questo post sia stato utile, fammi sapere nei commenti come ti organizzi per fare la valigia, sono curiosa!

 

Vi hanno mai perso il bagaglio? A me è successo e me lo hanno ridato dopo giorni. Da questa (tragica!) esperienza ho imparato che ci sono cose che è sempre meglio tenere nel bagaglio a mano. Vi dico qui sotto quali sono!



Avete mai avuto un imprevisto in viaggio?

Viaggiare comporta imprevisti e necessità di adattamento. Le valigie possono essere smarrite, rubate o danneggiate. Il vostro treno o aereo può essere in ritardo e potete ritrovarvi separati dal vostro bagaglio da un momento all’altro per ore ed ore o peggio per giorni interi.

Per far fronte ad ore di attesa, dolorose separazioni forzate, smarrimenti e lunghi ritardi, ecco a voi le 8 cose che secondo me sono necessariamente da tenere nel bagaglio a mano (non nella valigia grande MA nella borsa/zainetto/borsello che portate sempre con voi). Pronti? Cominciamo!

1) Soldi, documenti e tutto ciò che avete di prezioso

Soldi e documenti sono le uniche due cose che vi servono veramente quando viaggiate. Sono la priorità assoluta e devono sempre essere a portata di mano. Infatti senza documenti non partirete e senza soldi non andrete lontano. Sempre da tenere nel bagaglio a mano.

Se portate con voi oggetti di valore (computer, macchine fotografiche, tablet, gioielli etc), vi consiglio di includerli nel bagaglio a mano. Ecco tre motivi:

  1. li controllerete più facilmente
  2. spesso i bagagli imbarcati vengono “lanciati” e ammassati gli uni sugli altri, il che potrebbe danneggiare i vostri apparecchi
  3. se il bagaglio a mano non dovesse arrivare, almeno avrete il materiale per lavorare o fotografare la vostra vacanza (o gioielli da rivendere per comprare nuovi vestiti!)

2) Le mutande

Se state sghignazzando fate pure, ma vi assicuro che se vi perderanno il bagaglio e rimarrete senza mutande non vi verrà più tanto da ridere…

Sembra stupido, ma è bene portare almeno un paio di mutande sempre con sé anche se il bagaglio a mano consiste in un’elegante borsetta. Per qualunque imprevisto vi possa capitare, sono una delle cose più indispensabili, credetemi!

3) Lo spazzolino da denti

Altri due oggetti secondo me indispensabili alla vita sono lo spazzolino da denti e il dentifricio. Io li ho comprati da viaggio: occupano pochissimo spazio e li porto puntualmente con me. Se li volete tenere nel bagaglio a mano non ve ne pentirete!

4) Il caricabatterie

Usiamo il cellulare per fare di tutto, ma poco per chiamare. Quando poi ci serve per fare una telefonata, è puntualmente scarico. Il vostro viaggio potrebbe tardare, potrebbero esserci imprevisti e il famoso bagaglio potrebbe andare perduto chissà dove… portare con sé il caricabatterie e ancora meglio una batteria powerbank potrebbe esservi di grandissima utilità.

5) Il libro

Dico libro ma può essere anche un giornale, un ebook o una rivista. Qualcosa da leggere secondo me quando si viaggia è indispensabile. Aiuta a trascorrere il tempo, ad estraniarsi dal caos di aeroporti e stazioni e a rilassarsi.

6) La sciarpa

Una bella sciarpa grande e calda può tornarvi utilissima! Vi coprirà velocemente dall’aria condizionata se messa come uno scialle o dalla pioggia se usata come cappuccio. Può essere usata come cuscino o da coperta di emergenza se vi dovesse capitare di dormire per terra/in stazione/in aereo o in qualunque altro luogo che non sia un vero letto. Può fare da pareo, da laccio emostatico e persino da sciarpa per coprire il collo, l’avreste mai creduto?

La sciarpa a differenza di altri indumenti, occupa poco spazio ed è davvero versatile. Sempre da tenere nel bagaglio a mano!

7) Kit “trucco e parrucco” di emergenza

Questo punto riguarda principalmente le donzelle ma anche per gli uomini che magari usano il gel per capelli o altro 😀 . Cosa fate se il vostro bagaglio con tutti i trucchi viene smarrito? Li ricomprate tutti? Io mi trucco poco ma ho adottato una soluzione di emergenza che funziona bene e che è diventata il mio beauty case per trasferte brevi: porto sempre un piccolo astuccio con le cose necessarie in versione ridotta.

Un mascara da viaggio, campioncini di crema idratante, di struccante, di bagnoschiuma, una matita per gli occhi molto consumata e un piccolo pettine di plastica per me sono le sole cose necessarie al “trucco e parrucco”. I risultati non sono eccezionali ma meglio di niente! Se vi interessa prossimamente scrivo un post su come risparmiare spazio in valigia e nel beautycase, fatemi sapere se può interessarvi!

8) La felpa comoda

Un antico filosofo diceva che l’importante per l’essere umano era non avere sete, non avere fame e non avere freddo. Siccome io sono completamente d’accordo con questa affermazione, vi consiglio di portare con voi almeno una felpa o un giacchetto comodi. Si, anche se state andando ai tropici può esservi di grande aiuto. Se il vostro bagaglio sarà smarrito avrete qualcosa con cui coprirvi e se l’aria condizionata cercherà di uccidervi avrete un degno alleato (assieme alla sciarpa ovviamente!) con cui tenerle testa!

Quali sono per voi gli oggetti indispensabili da portare nel bagaglio a mano? Fatemelo sapere nei commenti!

Ti parlo della mia dipendenza, della mia paura e di come stia cercando di affrontarla.



Roma, Agosto 2017

“Qual è il tuo rapporto con la scrittura?” mi è stato chiesto durante una delle presentazioni del mio libro, uno dei momenti più spaventosi e terrorizzanti della mia vita.

Beh. Da dove cominciare?

Ho iniziato a scrivere prima di imparare a scrivere. Strano no? Dettavo le storie che inventavo a mia madre che le trascriveva a macchina. A sei anni, in prima elementare, ho iniziato il mio primo libro. Scrivevo storie su storie, su storie.

Ma quella di scrivere è una sorta di maledizione. 

A undici anni avevo finito un racconto piuttosto lungo, ovviamente scritto molto male. Ogni sera, quando finivo i compiti, accendevo il pc di mio padre e scrivevo. Con gli anni le cose non sono cambiate. Né le storie nella mia testa, né la mia dipendenza dalla scrittura.

A diciassette anni ho iniziato a soffrire orribilmente perché non riuscivo mai ad esprimere completamente quello che pensavo, sentivo, vivevo. Lo scrivevo bene magari, ma non riuscivo a trasmettere emozioni, sentivo che era incompleto. A diciannove, ho finito una storia orribile, così orribile che quando l’ho riletta mi sono venuti i brividi. A ventuno l’ho mandata ad un editore, che ha deciso di pubblicarla. E lì, mi è venuto meno il coraggio.

Molto di rado facevo leggere le cose che scrivevo, figuriamoci mettere sotto gli occhi di tutti i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie paure. Scrivere ti rende vulnerabile perché le parole a volte dicono molto più di quello che vorresti. Alla fine quel libro non fu pubblicato, solo perché non fui abbastanza coraggiosa.

Nel 2012 ho aperto questo blog, Arttrip. Scrivere di arte è più semplice che scrivere le proprie riflessioni, tuttavia comunicare la propria passione è tutt’altro che facile. L’arte mi provoca delle emozioni difficili da riportare a parole, difficili da comunicare, figuriamoci da trasmettere!

Il blog però mi ha aiutata ad aprirmi, a farmi leggere. Ogni volta che un lettore mi ringraziava perché aveva trovato informazioni utili sul sito, sentivo di aver fatto un passo in avanti nel mio rapporto con la scrittura.

Nel 2015, mentre ero a Parigi, ho vinto un piccolo concorso letterario per un racconto. La sera prima della presentazione dell’antologia, sono stata malissimo. Fisicamente proprio. Per la paura ho vomitato per due ore.

Nell’ottobre del 2016 ho passato una settimana in un posto speciale, dove ho incontrato una ragazza molto dolce. Parlando di scrittura le ho raccontato della mia paura a farmi leggere. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto molto riflettere “se hai le storie nella testa e ami scriverle vuol dire che hai un dono. Chi ha un dono deve condividerlo, altrimenti commetti un peccato contro il mondo e te stessa”.

Poco dopo un editore a cui avevo mandato la bozza del libro ha deciso di pubblicarlo. Mi sono detta che era giunta l’ora di affrontare la paura di essere letta e ho accettato. L’entusiasmo iniziale si è trasformato in terrore il giorno della prima presentazione. Ma quando sono riuscita a superarla senza svenire mi sono sentita molto meglio.

Affrontare le paure è l’unico modo per crescere.

Ad ogni presentazione di Radici sono stata presa dal terrore, da un’ansia pazzesca. Hai presente preparare un discorso di notte e discutere la tesi di laurea senza aver dormito? Ecco, molto, molto peggio.

Il problema è che scrivere per me è una necessità, non è un passatempo o un divertimento. Non riesco ad immaginare la mia vita senza scrittura: se mi viene in mente una storia non riesco a concentrarmi su nient’altro finché non la scrivo. E’ che se mi piace qualcosa, se mi ispira, non posso proprio fare a meno di scriverne.

Scrivere è frustrante a volte, ma mi fa sentire bene, mi aiuta a capire e a capirmi, a ricordare, a calmarmi.

Il viaggio più difficile è quello che ti fa più paura.

A me non fa paura scrivere, mi fa paura essere letta. Mi fa paura che tu stia leggendo queste parole ora, e forse ci conosciamo, forse no, ma qui ci sta un pezzetto di me, e te lo sto mostrando senza filtri.

E’ come se mi mettessi nuda davanti a tutti e dicessi “bene, ora giudicate il mio corpo“. Solo che lo faccio con qualcosa di molto più importante del corpo, che è quello che ho dentro.

Forse ti sembrerà stupido tutto questo. Non so che farci, non è una cosa razionale.

Sto cercando di vincere le mie paure e di migliorarmi, per questo ho voluto condividere qui la mia esperienza con la scrittura. Ho deciso che non permetterò più alla paura di influenzare le mie scelte nella vita, quindi sto provando a mettermi in gioco, non solo sul blog, ma scrivendo anche per altri giornali e lavorando al secondo romanzo.

La soddisfazione più grande che traggo dalla scrittura è quando qualcuno mi dice che le mie parole lo hanno fatto emozionare. Allora sento che sono sulla strada giusta e che è valsa la pena di affrontare questo terrore che ho di essere letta!

Se ti rispecchi, in un modo o in un altro in quello che ho scritto, ti lascio con una domanda: cos’è che ti fa paura e perché?

Scrivimelo nei commenti 🙂 .

Avete mai avuto quella strana voglia di partire e viaggiare da soli? Che sia per una settimana, un mese o per fare il giro del mondo, non lasciatevi impaurire. Viaggiare in compagnia è bellissimo ma partire in solitaria darà al vostro viaggio un sapore completamente diverso.

Ma quali sono i problemi del viaggiare da sola? Ve ne parlo in questo post!



Roma, agosto 2017

Di recente sono partita per Lisbona da sola. Non era il mio primo viaggio in solitaria, e non sarà l’ultimo (spero).

Prima della partenza, anche se non era previsto che partissi sola, non ho avuto nessun tipo di ansia. Viaggiare da sola mi dà molte meno preoccupazioni che dover partire con qualcun altro che magari ha paura dell’aereo, problemi alimentari o poco senso dell’adattamento.

Vuoi sapere qual’è la più grande preoccupazione del viaggiare da soli? Te lo dico tra poco!

Ho quasi 30 anni, ho già viaggiato da sola in diverse situazioni, eppure sono rimasta sconvolta dallaquantità di persone che si sono preoccupate per me.

“Ma davvero parti per Lisbona da sola? Perché il tuo ragazzo non viene con te? Non hai nessuna amica che possa accompagnarti?”

E no, non sto parlando solo di mia nonna!

La domanda che mi è stata posta più volte è stata: “Ma non hai paura di viaggiare da sola?”.

La domanda con cui ho risposto più volte è stata “di cosa dovrei avere paura?” Sono andata a Lisbona, non in una zona di guerra. Ho sempre vissuto in grandi capitali, so come muovermi, cosa fare, come comportarmi, quali posti e persone evitare.

Non voglio essere polemica. Ho detto che avrei parlato dei problemi del viaggiare da sola per una donna.

Ecco cosa ho da dire: per quella che è la mia esperienza NON C’E’ NESSUN PROBLEMA NEL VIAGGIARE DA SOLE.

Nessuno proprio!

Ci sono pro e contro, quello è ovvio. Il primo contro che mi viene in mente è che non c’è nessuno che possa farti le foto in posti fighissimi. Quelle poche che ti fai fare da poveri turisti malcapitati sono tutte sfocate perché non sanno usare la tua macchinetta fotografica. Oppure ti devi fare i selfie e ti senti una cretina.

Viaggiare da sola è scomodo perché nella tua borsa deve esserci tutto ciò di cui hai bisogno e non puoi dividerti il peso con nessuno. Quindi, se come me vi portate dietro mezza casa, avrete una borsa pesantissima. Vi pare un vero problema?

Ah si, c’è la questione dello stare attenta a possibili aggressori… pensate davvero che il centro di Lisbona, pieno di turisti, negozi, ristoranti e telecamere possa essere più pericoloso della periferia di Roma o Parigi nelle quali ho vissuto? Seriamente? O che la compagnia di un’amica sia un vero deterrente per possibili aggressori? Non credo proprio!

L’ultimo e più importante contro è che vedi posti incredibilmente belli e non puoi condividere tutta quella meraviglia con nessun altro. Mi è capitato spesso di pensare a quanto sarebbe piaciuto un posto a quella o a quell’altra persona della mia vita. Ma credo che i ricordi siano ancora più indelebili se sei l’unico a custodirli.

Il silenzio, che a volta dura ore, è una delle cose che ho apprezzato di più. Il silenzio è prezioso quando si vive una vita in continuo contatto con gli altri e con rari momenti di raccoglimento.

L’argomento più a favore del viaggiare soli è la flessibilità: puoi fare tutto quello che vuoi, non hai un compagno di viaggio con cui accordarti se visitare questo o quello, o che si stanca prima di te e ti chiede di rientrare. Decidi tutto tu, fai quello che vuoi e ti puoi gestire il tempo esattamente come hai voglia di fare.

Non è poco per una persona innamorata dell’arte che spende tempi interminabili a guardare opere dentro ai musei.

Altra cosa: nessuno si lamenterà che l’hotel (o ostello della gioventù, nel mio caso) sia troppo sporco, lontano, grande, piccolo, freddo, caldo.

Quando viaggi impari a conoscere i tuoi limiti e a volte a superarli. Per me non è difficile adattarmi e quindi ero sicura che mi sarei trovata benissimo in un ostello. Ah, ho capito di essere una persona che si adatta facilmente proprio viaggiando.

“Ma non ti annoi da sola?”

Altra domanda che mi hanno fatto in tanti. Ma come ci si può annoiare in una città bellissima che si conosce appena? Ho cercato di godermi ogni istante e di visitare, esplorare, assaggiare tutto il possibile. Comunque, se stai bene con te stesso, non ti annoi mai.

Mi sono divertita. Mi sono rilassata, ho avuto tempo per pensare, per conoscere nuove persone, per scrivere, per riempirmi occhi ed anima di opere e paesaggi meravigliosi.

Non è detto neppure che viaggiare da soli voglia dire stare soli. Anzi, viaggiare da soli ti spinge a fare nuove conoscenze.

Poter contare solo su sé stessi a volte ti mostra lati di te stesso che non potevi neanche immaginare.

Se non lo avete mai fatto, provate a fare un viaggio da sole/i. E’ un’esperienza che vi insegnerà tantissimo su voi stessi e sulle vostre capacità di adattamento.

Ricordiamoci che i problemi, a volte, sono i limiti che ci poniamo da soli.

E voi? Avete mai fatto un viaggio da soli o avete voglia di farne uno?
Scrivetemi pure nei commenti le vostre esperienze o le vostre domande (anche le più assurde)

Quando stai per affrontare un viaggio molto speciale da sola e senti che ogni prova che la vita ti mette davanti ti rende più forte.



Lisbona, luglio 2017

Negli ultimi due anni mi sono successe molte cose belle ma anche molte cose brutte. La mia vita è cambiata tantissime volte e sono passata per esperienze molto difficili che, se da un lato mi hanno formata e resa più forte, dall’altro mi hanno anche duramente messa alla prova.

Voglio raccontarti questa piccola storia di resilienza, sperando che possa farti fare una risata sull’ironia della vita. A me sembra ancora assurda come congiunzione di eventi! Ma andiamo con ordine…

Era fine marzo quando mi sono ritrovata a bere un caffè con mia madre e mia zia. Nel 2015 era scomparsa mia nonna (ti ricordi della maledizione di Berlino?) e tutte e tre abbiamo deciso di fare un viaggio insieme in suo onore.

Dopo lunghe discussioni su dove andare, abbiamo scelto la nostra meta: Lisbona.

Eravamo pronte per prenotare quando mia madre si è ammalata.

Il suo viaggio è finito a giugno, dopo due mesi di agonia.

Un paio di settimane fa, parlando con mia zia, le ho domandato che programmi avesse per le vacanze. Ci siamo chieste se fosse il caso di partire o meno e alla fine abbiamo prenotato per Lisbona. Sarebbe stato il primo viaggio sole io e lei, ed eravamo eccitate e curiose. Ci sembrava di avere una ragione in più per andare, una persona in più da ricordare e da portare con noi.

Quando ho ritrovato la guida del Portogallo che aveva acquistato mia madre, ho scoperto che aveva già sottolineato tutte le cose interessanti da vedere. Eravamo felici di poter partire insieme, di fare l’itinerario che voleva fare lei, di goderci finalmente un po’ di relax.

Il volo sarebbe partito il 18 luglio. Mia zia il 15 mi ha telefonato. Con una voce al limite tra l’incredulo e il disperato mi ha detto: “Mi sono rotta una caviglia, non potrò partire…“.

Non sapevamo se ridere o piangere. Ci siamo ritrovate al telefono, a dirci che era assurdo, improbabile, irreale. Alla fine siamo scoppiate a ridere.

Ironia dell’ironia? Il nostro volo, anche se caro, non era rimborsabile! Quello di mia zia probabilmente sarà rimborsato a causa dell’incidente, ma il mio non c’era proprio modo di recuperarlo o spostarlo.

Senza un attimo di esitazione ho disdetto l’hotel 5 stelle e l’ho scambiato per un ostello della gioventù a un decimo del prezzo. Ho fatto la valigia, sacco a pelo alla mano, e sono pronta a partire da sola.

la scorsa volta a Lisbona con mia zia, quando avevo 16 anni!

Ci sono viaggi che vanno fatti. Non posso certo lasciarmi intimidire dalla vita!

Una mia amica si è tatuata di recente una frase che mi piace molto “cadi sette volte, rialzati otto“. Io domani parto per Lisbona. E porterò tutte le mie donne, tutta la mia famiglia che non è potuta venire con me, dentro al mio cuore, stretta stretta.

Con mia zia stiamo già pianificando un altro viaggio per quando toglierà il gesso… intanto ho un percorso da fare, una guida del Portogallo da seguire e non vedo l’ora di cominciare!

Se vuoi seguire la mia avventura, puoi trovare le foto e le dirette su facebook ed instagram. Ti aspetto!

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