Stai facendo un tour della Germania e ti chiedi cosa vedere a Dusseldorf in un giorno?

Ti avviso subito: se cerchi il centro storico medievale intatto, hai sbagliato città. Dusseldorf ha perso la maggior parte dei suoi monumenti sotto i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, e quello che vedi oggi è in gran parte ricostruito.

Quindi non c’è niente da vedere?

Al contrario, e questa è la cosa che ho capito solo arrivandoci: Dusseldorf ha smesso di competere sul passato e ha vinto sul presente. Oggi è una delle capitali europee dell’arte contemporanea e dell’architettura, ha una delle collezioni di arte del Novecento più importanti della Germania e un porto industriale trasformato in un parco di archistar.

Io ci sono arrivata in treno, quasi per caso, con una giornata a disposizione. In questo post ti racconto cosa vedere a Dusseldorf in un giorno rimettendo le cose nell’ordine giusto: prima l’arte, poi la birra.

Si parte!

L'edificio centrale del Neuer Zollhof di Frank Gehry, con la facciata ondulata in acciaio inox

1 – Il Rheinturm, il punto più alto della città

La prima cosa da fare appena arrivi è salire, perché così capisci subito com’è fatta la città.

La torre di Dusseldorf si chiama Rheinturm (torre del Reno) e non è, come si legge spesso, una generica “Fernsehturm”: è il simbolo della città, costruita tra il 1978 e il 1982 e portata a 240,50 metri nel 2004 con l’antenna attuale. La piattaforma panoramica è a 168 metri e ha una vista a 360 gradi.

Le pareti sono di vetro e sono inclinate: appoggiarsi dà proprio la sensazione di cadere nel vuoto. Io ho avuto il coraggio di sdraiarmi sul vetro per la foto, tu vedi.

Ma la cosa più bella del Rheinturm non è la vista.

Guarda il fusto della torre dall’esterno, di sera. Quella fila di luci non è decorazione: è il “Lichtzeitpegel” di Horst H. Baumann, un’opera di luce che funziona come un orologio. Si legge l’ora esatta contando le lampade, e il Guinness dei primati la registra come il più grande orologio decimale del mondo. Un’installazione artistica che è anche un cronometro urbano, alta 240 metri.

Informazioni pratiche: biglietto adulti 10 € (non i 4 € che leggi nelle guide vecchie, me compresa: era il prezzo di dieci anni fa), aperto tutti i giorni dalle 10 a mezzanotte, con bar e lounge in cima. Verifica sempre prima di andare.

Il coronamento vetrato del Rheinturm di Dusseldorf visto dal basso

Il panorama sui tetti di Dusseldorf visto dalla piattaforma del Rheinturm

2 – I Gehry del MedienHafen

Sotto la torre si apre il MedienHafen, il porto commerciale dismesso che dagli anni Novanta è diventato il quartiere dei media e dell’architettura d’autore. Ci si passeggia gratis, ed è la cosa che a Dusseldorf mi ha impressionata di più.

Il pezzo forte è il Neuer Zollhof di Frank Gehry: tre edifici completati nel 1998 e inaugurati il 19 ottobre 1999, che formano un insieme unico pur essendo tutti diversi. Guardali uno per uno, perché il gioco sta nei materiali:

  • l’edificio verso il porto è interamente rivestito in mattoni e deformato con spigoli;
  • quello centrale ha la facciata ondulata in acciaio inossidabile, che riflette gli altri due e tutto il cielo intorno;
  • il terzo è in intonaco bianco, con volumi che si incastrano in grandi curve.

A Dusseldorf tutti li chiamano “la famiglia”: quello di mezzo sarebbe il figlio, che con i suoi specchi riflette e riproduce i genitori, il padre sarebbe quello scuro e spigoloso e la madre quella bianca e sinuosa. È una lettura che si racconta in città e che funziona benissimo davanti agli edifici, ma è interpretazione popolare, non una dichiarazione di Gehry: le fonti ufficiali parlano solo di una “trinità” di volumi scultorei. Tienila per quello che è, una bella storia.

Non fermarti ai Gehry: il MedienHafen ha anche il Colorium di Will Alsop, la torre a tessere di vetro colorate, e i progetti di Steven Holl, David Chipperfield e Joe Coenen. È un catalogo di architettura contemporanea a cielo aperto, e si visita in un’ora di camminata lungo l’acqua.

L'edificio in intonaco bianco del Neuer Zollhof, con le linee morbide

L'edificio centrale del Neuer Zollhof rivestito in acciaio riflettente

L'edificio in mattoni scuri del Neuer Zollhof, dalle forme spigolose

3 – I Flossis: la storia di un’opera che non c’è più

E qui devo correggere me stessa, perché quando scrissi la prima versione di questo post i Flossis c’erano ancora.

I Flossis erano ventiquattro figure umane coloratissime che sembravano scalare la facciata di un magazzino del porto, il Roggendorf-Haus in Speditionstraße, più altre cinque sull’edificio accanto. Le aveva create nel 1998 l’artista rosalie (pseudonimo di Gudrun Müller), e non per quel palazzo: erano nate come installazione temporanea per l’inaugurazione del Deutsches Kunststoff Museum, il museo tedesco della plastica, all’Ehrenhof. Sul Roggendorf-Haus sono arrivate nel 2002, e sono diventate una delle immagini più fotografate della città.

Il 14 maggio 2018 sono state smontate.

Il motivo è quasi ironico, e smentisce quello che avevo scritto io. Nella prima versione di questo post spiegavo che i Flossis erano fatti “con resine particolari capaci di resistere alle basse temperature”. Non era così: erano plastica pensata per un museo, non per stare vent’anni all’aperto. Intemperie, corrosione e infiltrazioni le avevano degradate al punto di diventare un pericolo per chi passava sotto, e il comune le ha rimosse per ragioni di sicurezza.

Da allora sono in deposito. Al momento in cui aggiorno questo post non sono state restaurate né rimesse al loro posto, e il loro futuro è incerto.

Ti racconto tutto questo per due ragioni. La prima è pratica: non andare al MedienHafen aspettandoti di vederle, perché non ci sono, e trovi ancora decine di articoli (compreso il mio) che te le promettono. La seconda è che è una bella lezione su cosa vuol dire arte pubblica: un’opera nata per stare al chiuso qualche mese ha finito per definire lo skyline di un quartiere per sedici anni, e poi la materia ha presentato il conto.

La foto qui sotto, ormai, è un documento.

I Flossis di rosalie che scalano la facciata del Roggendorf-Haus a Dusseldorf, con il Colorium sullo sfondo

4 – K20 e K21: il vero motivo per venire a Dusseldorf

Se sei su questo blog, questo è il capitolo che ti interessa, ed è quello che nella prima versione di questo post mancava del tutto. Rimedio.

La Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen è la collezione d’arte del Land Renania Settentrionale-Vestfalia, e si visita in due sedi con due nomi che dicono tutto:

  • il K20 al Grabbeplatz, dedicato al Novecento, con oltre 180 capolavori del modernismo classico e del dopoguerra: Paul Klee, Matisse, Picasso, Pollock, Warhol, e poi i tedeschi di casa, Joseph Beuys e Gerhard Richter;
  • il K21 nello Ständehaus, l’ex parlamento regionale, dedicato all’arte contemporanea e alle grandi mostre temporanee, con installazioni che sfruttano l’architettura dell’edificio.

Aggiungo un pezzo di contesto che rende Dusseldorf ancora più interessante per chi ama l’arte del Novecento: qui c’è la Kunstakademie, l’accademia dove hanno insegnato Beuys e dove si è formata la cosiddetta scuola fotografica di Dusseldorf (Bernd e Hilla Becher e i loro allievi, tra cui Andreas Gursky e Thomas Struth). Questa città ha prodotto una parte enorme dell’arte tedesca contemporanea, non l’ha solo comprata.

I biglietti costano una decina di euro a sede, con differenze tra K20 e K21 e tra collezione e mostre: controlla sul sito prima di andare, perché cambiano con le mostre in corso.

5 – Il Kunstpalast, riaperto nel 2023

Nella prima versione di questo post scrivevo che il Kunstpalast non l’avevo ancora visitato. Nel frattempo è cambiato tutto, e stavolta la notizia è buona.

Il museo ha chiuso per tre anni di lavori e ha riaperto il 21 novembre 2023 completamente ripensato. Espone circa 800 opere scelte tra le 130.000 delle sue collezioni, che coprono undici secoli: pittura, scultura, arti applicate e una raccolta di vetri tra le più importanti d’Europa. Il nuovo allestimento mescola le epoche invece di separarle, che è una scelta coraggiosa e per me riuscita.

Nello stesso complesso dell’Ehrenhof c’è anche il NRW-Forum, dedicato a fotografia, design e cultura pop, ed è proprio il luogo per cui erano nati i Flossis.

6 – L’Altstadt e “la birreria più lunga del mondo”

Adesso la parte da mangiare e bere, e a Dusseldorf non è un dettaglio.

Nonostante i bombardamenti una porzione del centro storico si è salvata: è l’Altstadt, la città vecchia, un reticolo di vicoli tra il Reno e la Königsallee. Qui c’è uno dei pochi edifici storici sopravvissuti, il Rathaus (il municipio) sulla Marktplatz, il cui nucleo più antico risale al 1573: quello che vedi è in realtà un insieme di cinque corpi di fabbrica costruiti fino all’Ottocento che chiudono la piazza. Al centro c’è la statua equestre barocca del 1711 dedicata a Johann Wilhelm von der Pfalz, che i dusseldorfiani chiamano affettuosamente Jan Wellem.

Ma l’Altstadt è famosa per un’altra ragione. In poche centinaia di metri si contano oltre trecento locali, e per questo si è guadagnata il titolo di “längste Theke der Welt”, il bancone più lungo del mondo.

Quello che si beve qui è la Altbier, la birra di Dusseldorf: scura di rame, amara, e a fermentazione alta (è questo il senso di “alt”, “vecchio”, il metodo di prima che arrivassero le lager). Si beve nei bicchierini da 0,25 e i camerieri delle birrerie storiche, i cosiddetti Köbes, te ne piazzano uno nuovo davanti finché non metti il sottobicchiere sopra al bicchiere. Le birrerie di culto sono Uerige, Füchschen e Schumacher, che la producono in casa.

Io l’Altbier l’ho bevuta in un pub del centro dove i ragazzi del posto mi hanno fatto provare uno short drink analcolico chiamato “stress”, talmente piccante che ci sono servite tre birre per riprenderci. Funziona: dopo, ogni altro problema sembra piccolo.

Se hai fame, il posto giusto è il Carlsplatz, il mercato coperto del centro: banchi di formaggi, pesce, fiori e street food, e ci si pranza benissimo in piedi.

Uno scorcio dei tetti di Dusseldorf dall'alto

7 – Little Tokyo, il Giappone in Germania

Questa è la cosa più inattesa di Dusseldorf, e nella prima versione del post non c’era.

Intorno alla Immermannstraße, a due passi dalla stazione, c’è un quartiere giapponese vero, che tutti chiamano Little Tokyo: insegne in giapponese, librerie, supermercati, pasticcerie, e alcuni dei migliori ramen d’Europa.

Non è un’operazione turistica: nell’area di Dusseldorf vivono circa 15.000 giapponesi, ed è la comunità giapponese più grande della Germania. Si è formata a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, quando le imprese giapponesi scelsero la città come base europea per la sua posizione centrale, la vicinanza alla Ruhr industriale e i collegamenti con i porti.

Se hai un solo pranzo a disposizione a Dusseldorf, il mio consiglio è controintuitivo: mangia giapponese, e bevi l’Altbier la sera.

8 – Dove è nato Heinrich Heine

Un’ultima tappa breve per chi ama la letteratura. In Bolkerstraße 53, in pieno Altstadt, nacque nel 1797 Heinrich Heine, il più grande poeta tedesco dell’Ottocento dopo Goethe, e uno degli spiriti più liberi e sarcastici della sua epoca.

L’edificio ospita dal 2006 un centro di letteratura, che dal 2017 si chiama Heine Haus Literaturhaus Düsseldorf e organizza incontri e letture. Anche solo passarci davanti vale la deviazione di due minuti: Heine con questa città ha avuto un rapporto complicato, l’ha lasciata da giovane e l’ha guardata da lontano tutta la vita.

Informazioni pratiche per visitare Dusseldorf

Come arrivare. Dusseldorf ha un aeroporto internazionale collegato al centro in una decina di minuti di S-Bahn, ed è un nodo ferroviario importante: la stazione centrale è vicina al Rheinturm e all’Altstadt. Io sono arrivata in treno, ed è comodissimo perché ti scarica direttamente in città.

Quanto tempo serve. Un giorno basta per Rheinturm, MedienHafen, Altstadt e un museo. Se vuoi fare K20 e K21, o aggiungere il Kunstpalast, servono due giorni. La città è compatta e i mezzi funzionano benissimo.

La DüsseldorfCard. Ha senso solo se fai i musei, e va detto chiaramente. La versione base da 24 ore costa 13,90 € (non i 10 € di qualche anno fa) e include trasporti illimitati in città più riduzioni fino al 100% su oltre ottanta offerte; esistono anche le versioni da 48, 72 e 96 ore e le varianti “Plus” e di gruppo. Se sei di passaggio per una passeggiata al porto, lascia perdere: MedienHafen, Altstadt e lungoreno non costano niente. Se invece la giornata prevede due musei e qualche spostamento, qui trovi la DüsseldorfCard e si ripaga da sola.

Quando andare. D’inverno fa freddo e umido, quindi il periodo migliore è tra la primavera e l’inizio dell’autunno, quando il lungoreno e le terrazze del MedienHafen si riempiono di gente. Se capiti a Carnevale, sappi che qui è una cosa seria (e rivale di quello di Colonia).

Cosa mi resta da vedere. Il castello di Benrath, la residenza rococò rosa fuori città con il suo parco, e lo Schloss Jägerhof. Non ci sono ancora arrivata: al prossimo viaggio ti aggiorno.


Dusseldorf sta al centro di una delle zone d’Europa più dense di cose belle, e la cosa più intelligente è usarla come base. A venti minuti di treno c’è Colonia con il suo duomo e i suoi cinque musei imperdibili; poco più lontano Aachen con la cappella palatina di Carlo Magno, e sulla Mosella il castello di Eltz.

E tu, di Dusseldorf ti attira più l’arte contemporanea o la birreria più lunga del mondo?